CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

La strada

Si sa che la strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni.

Bhé … Sessantatre trifogli credo che siano più che sufficienti.

Delle intenzioni italiane solo flebili e esili tracce.

Ne dovremo riparlare domenica prossima … Forse…. Se ne sarà il caso.

Forse è meglio cambiare bevanda … Basta birra … Vinello e pane e salame.

Ruttare con molta moderazione.

Il bislungo

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Di 28 ce ne uno

Di ventotto ce ne uno … Veramente sono stati 33, ma … Fa nulla.

Insomma ci siamo ritrovati in un campo di porri, con dei narcisi in mano a far figure,  in fondo.

Domani ci sono i trifogli e come comandante in capo ne abbiamo uno di loro. E manca più di un mese a San Patrizio, anche se …. Una buona parola anche per noi, non farebbe male. Anzi. Speriamo che si impietosisca.

Allora come sempre: niente paura, birra e rutto libero e tanta, ma tanta incoscienza. Chissà se possa funzionare.

Il bislungo

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E arrivato Febbraio…

E’ arrivato Febbraio… E allora,mi direte voi, simpatici e amichevoli patati. Qualcuno potrebbe opinare: ” E adesso, che c’è febbraio? C’è anche la lezione di metereologia? Filosofia sullo scorrere del tempo? Prova provata dell’evidente e ineluttabile rimbambimento del nostro Capehorn?”

No ! ! Sangue di Diana, No ! E’ febbraio… E arrivato il tempo del

6   N A Z I O N I 

Ma come, proprio voi, che nelle ambascie e nella tormenta della prima crisi della terza età, che ora vò affrontando e con sfiancante lotta tento di brandeggiare in qualche modo, voi, dicevo, nessuno che mi ricordi l’arrivo del mese dei mesi.

Ahimè lasso, non chè tapino, negletto tra le genti ovali e non, destinato a terminare la mia ria esistenza oltre la linea del pallone morto e neppure una touche che molce l’anima mia così esacerbata e ferita nel profondo.

Ma noi, che affrontammo altre pugne, ben dolorose e terrifiche, all’occhi altrui, sapremo ancora una volta superare l’angoscia di questi tempi e addivenire, alfine, con scarpini puliziati a dovere e odorosi d’oli canforati e olezzanti di linimenti vari, addiverremo dicevo al tanto agognato temine. All’impresa che ogni anno urge nei nostri cuori, palpita nell’ima anima di ciascuno.

Sarà ancora una volta ” Italia, vituperio delle genti ? “. Oppure , come grandiosamente proclamava Eddie O’Sullivan, mediano d’apertura ed allenatore irlandese di ovale e imperitura memoria: ” Ogni placcaggio degli italiano ha l’effetto di un frontale con un camion”.

Noi auspichiamo la seconda, perché oggi alle 15 allo Stadio Olimpico l’Italia affronta la prima partita con il Galles.

Niente scuse, nessun tentennamento…  Niente paura (Lo canta anche il Liga). Televisione sintonizzata, birra in mano e rutto libero, ma soprattutto

“FORZA ITALIA”.

Il Bislungo … Che via ha perdonato, fratelli di questo mondo ovale.

 

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Toc… Toc

Toc … Toc.. Chi è? Io … A poco servizio, perché manca il tempo, la voglia e lo spirito giusto per mettermi a scrivere. Anche due scemenze.

Il mese, che non è ancora finito è stato lungo, difficile e tormentato. Problemi di lavoro e meno male che ci sono perché vuol dire che c’é il lavoro, anche se … Se i problemi mi abbandonassero, andassero in ferie, ne trarrei di molto giovamento. Ma tant’é.

Seguo quando posso e come posso, ma lavorando soprattutto di pomeriggio al mattino ho altro che fare e la notte, quelle poche ore di sonno tento di farmele. Detto così suona un po’ strano, ma fa parte di questo gioco, che mi tocca giocare per ora.

Tento di sopravvivere a me stesso, anche a mia insaputa. Anzi è meglio che io non sappia. Occhio non vede, cuore non duole.

Un giorno o l’altro tornerò a darvi fastidio. Prendetela come volete … Minaccia, cortese avvertimento, avviso ai naviganti, ciesse viaggiare informati. Come meglio preferite.

A presto … O tardi … O a piacere.

E’ finita, ma …

E per quest’anno è finita. Bilanci? Ma anche no. In fondo non è andata peggio di quanto ce lo aspettassimo, ma neppure ha imboccato quella strada dritta e piana che era nei nostri recondidi desideri.

E’ andata e tanto fa. I prossimi 365 giorni saranno … Saranno come li vivremo. Intensi o meno secondo quanto ci applicheremo perché lo siano. Il resto in fondo è aria fritta. Non valgono i se e i ma, valgono le nostre azioni, frutto delle nostre scelte e delle nostre responsabilità. Quelle che ci assumiamo e sono nostre decisioni e quelle che decidiamo di assumere, e queste sono decisioni altrui a cui non possiamo , non dobbiamo, non vogliamo decedere.

Per chi ha voglia, possibilità, opportunità guardi lontano e si prepari all’uopo. Per coloro cui l’orizzonte è corto o chiuso, non viva nell’angoscia, ma ricordi chi è e quanto ha faticato per diventarlo. Nessuno ha diritto di rubare nulla a nessuno. Sogni o ricordi che siano.

Buona Anno a tutti quanti, nella speranza che possa essere, secondo voglie e desideri di ciascuno … Quell’anno !!!

Ormai è fatta … o quasi

Si. Ormai è fatta. Ventiquattro,trentasei ore ed è Natale.

Ci si prepara 364 giorni, ma si arriva alla fine che … Poi non ci si sente così preparati.

Io per primo. Fa nulla. Ho di fronte altri 365 giorni o quasi per prepararmi a dovere.

Quello del prossimo anno sarà un Natale … Vedrete!

Per intanto godetevi quello di quest’anno. Trattatelo bene perché è l’unico che avete… Che abbiamo … Che ho.

Sembra stupido dirlo, ma è la verità. Non ce n’è un altro e ne ci sarà .

E’ unico ed irripetibile. Proprio come ognuno di noi.

Buon Natale

Non è quel che sembra

Sì, sì … Dico a te. Proprio a te. Con quella coda di pavone.

Ricordati che sotto hai solo un culo da pollo !!!

Ufficio Facce – Dicembre 2016

NEW_UFFACE

 

 

Sono finiti i cerchi

I cinque cerchi sono finiti e se ne parla nel 2020. Se ne riparlerà in giapponese, quindi … Ripassiamo un po’ il verbo nipponico. Giusto per non fare le solite figure, che rischiamo di fare, appena lasciato il suolo italico.

Cambiamo discorso, anzi, rimaniamo giusto per ricordare che in questi giorni ci sono i Giochi Paralimpici. Olimpiadi per le diverse abilità. Mi sono molto cari questi giochi, vuoi per l’impegno di volontariato che ho nei confronti dei più fragili tra di noi, vuoi che sinceramente mi diverto di più a vedere un diversamente abile demolire un record mondiale che vedere correre Bolt. E di record ne ho visti demoliti come se nulla fosse. La linea del record che rimaneva soletta alle spalle del nuovo vincitore e la fierezza, la gioia che riesce a trasmettere lo sguardo di chi ha vinto, ma anche di chi ha perso. Perché lui ci ha provato e ha giocato fino in fondo, anche se ne uscito sconfitto                   bandparalimpic2016

Intanto che Rio de Janeiro è per un momento ancora l’ombelico del mondo, questa estate è ormai agli sgoccioli. Undici giorni e sarà da archiviare. Mi vengono in mente i Righeira, con il loro tormentone degli anni ’80 “L’estate sta finendo”. Praticamente una vita fa.

Di questa estate ricorderemo, se mai ce la dovessimo dimenticare, la precarietà del nostro territorio e di come, come sempre ci scordiamo da una volta all’altra di far opera di prevenzione e di conoscenza. Perché conoscere è prevenire e prevenire è anche allungarsi l’esistenza nei migliori dei modi.

Vallo a spiegare, adesso ai 296 nostri concittadini che non ne sapevano quasi niente. A tutte quelle occasioni perdute, che non conosceremo mai. Tutti quei bambini, ragazzi, giovani, che non vedranno la fine dell’estate 2016. La loro estate è finita il 23 agosto. Non sapremo mai cosa ci siamo persi. Quanti di loro avevano nelle mani, nel cuore, nella testa quell’idea, quel ragionamento, che avrebbe cambiato l’esistenza , il corso delle cose. Il cambiamento c’è stato, è vero, ma è cambiato a loro insaputa. E’ cambiato per noi, per quanti sono rimasti a ricominciare da capo una vita. Ricominciare anche quando la copeta è corta, in tutti i sensi. Eppure …

Il cerchio si è chiuso, è finito, adesso occorre inventarne un altro e pensare come riuscire a chiuderlo, perché questo ci tocca. Fare cerchi e farli bene, che a quadrarli, da che mondo è mondo, nessuno ci è riuscito. Almeno per ora … Domani, chissà …

Ci sono a cinque cerchi

Dato e assodato che ci sono e anche a cinque cerchi e non a cinque narici … Guarda che ti ho visto mascherina !!!

Ci sono, dicevo e sono emozionato. Al di là delle medaglie conquistate dai nostri baldi atleti e naturalmente in discipline che nessuno, o almeno la maggior parte degli “sportivi” non s’incula per il resto dell’anno (Perché volete forse sostenere che esistono folle oceaniche che vanno ai campionati, di qualunque genere di Skeet o di tiro con l’arco o di judo?) Sono stato arciere anch’io e alle poche competizioni cui ho partecipato, non ho visto la moltitudine. Anzi i soliti quattro gatti, che si barcamenavano tra il campo di tiro e il bar. Dunque ..

No. L’emozione e non poteva essere altro che quelle del rugby 7. Lo so non é il XV, classico canonico universalmente accettato e giocato, adorato e odiato secondo le scuole di pensiero. E’ solo giocato a 7 con le stesse leggi (modificate giusto senza sminuirne l’essenza. Lo stesso campo e il medesimo punteggio. Varia solo la durata 10 minuti per tempo per gli ometti e 7 minuti per le femminucce.

In compenso una valanga di mete, una velocità di gioco e un divertimento assicurato. E qui scopriamo delle vere novità. Saltano fuori squadre e nazioni che mai più avremmo immaginato. Il Kenya? Ma da quando? Ma quando mai?! La Spagna, normalmente in un cono d’ombra nel XV, nel Seven ha una squadra che è andata alle Olimpiadi.

Ma nel Seven è una questione squisitamente meridionale. Nel senso che è nell’Emisfero Sud di questa povera terra, che emergono i veri campioni. Emergono da quegli sputi di terra persi nell’immensità dell’Oceano Pacifico.Fiji, Samoa, Tonga e se ci fosse qualche abitante in più Le Isole Marchesi,  Le Salomone, Vanuatu e gli altri atolli di cui ignoriamo il nome, ma che evocano immagini di languida bellezza, di ozio, di eterna vacanza, di una giovinezza senza fine.

Ora ciò posto per le donne ha vinto, ma non così facilmente l’Australia. Il torneo femminile è stato tosto. In campo c’erano compagini che tecnicamente e fisicamente si eguagliavano un po’ tutte e si è subito capito sin dall’inizio che avrebbe vinto, partita dopo partita, che ne aveva di più delle altre. In fisico e tecnica, in tenuta e volontà. Le “Cangure” appunto. E non che le avversarie fossero teneri fiorellini. Nuova Zelanda, Francia, Gran Bretagna, Canada, Stati Uniti, Colombia, Sud Africa. Insomma i “soliti noti” Con Colombia Giappone e Brasile a far figura. Per ora, perchè le prossime Olimpiadi si svolgono in Giappone e i “samurai” hanno sconfitto gli  All Blacks. Tenetelo a mente. Certo è che il rugby del Sud in questi anni si sta dimostrando il migliore. Nel ranking mondiale i primi quattro posti sono occupati da neozelandesi, australiani, sud africani e argentini. Almeno con gli uomini. Per le donne Inghilterra e Francia hanno il loro peso specifico e lo fanno sentire. E qui c’è la sorpresa … Le nostre fanciulle sono la bestia nera per molte squadre europee. Per le scozzesi e le gallesi in primis. Le suonate nel Sei Nation oltremanica le sentono ancora.

Torniamo a noi. Finito con le donne ecco gli ometti e qui iniziano le sorprese. All Black affondati dal Giappone e poi nel proseguo del torneo si spengono fino ad arrivare a metà del tabellone. Quinto posto. Lo avreste mai detto? No! Sicuro.

Il torneo lo vincono le Fiji. Demolendo, polverizzando letteralmente la Gran Bretagna in finale: 43 a 7. Ho seguito la finale nell’ora del lupo e ne sono uscito come in un sogno. Tosti, duri, decisi, mai domi e amanti dello scontro fisico e ho capito che fare a sportellate con loro c’è solo da guadagnare ecchimosi, contusioni, commozioni di vario genere.  Fuori campo poi … I supporter sono meraviglioso. Oltre alle parrucche azzurre, le bandiere come abiti c’erano quelli che invece in costume quasi adamitico danzavano e incitavano la squadra con la “Cibi” o “Thimbi” haka. La danza propiziatoria agli scontri. L’haka fijiana, come quella maori digli A.B. o come la “Sivi haka” di Samoa. Il popolo dell’Oceano ha in fondo usi e costumi simili e lo dimostrano.

Il bello di questa squadra è la coesione, la fede in ciò che fanno, la cieca costanza che non è stupido fanatismo, ma consapevolezza, coscienza, responsabilità dei e nei propri mezzi.

Hanno stupito tutti anche la momento della premiazione. Ogni atleta si è inginocchiato dinnanzi alla Principessa Anna, che come Presidentessa, anche se onoraria, del Board Scozzese aveva tutti i diritti di premiare i vincitori. Ora le Fiji hanno un rapporto un po’ complicato con mamma Albione e non perdo tempo a districare la matassa politica. Dinnanzi alla Princess, però … C’è tutta la storia dell’Impero e ci potrebbero essere anche gli occhi di “Zia Betty” che li guardavano. E “Zia Betty” è sempre e lo sarà per sempre “Zia Betty”. Meglio inginocchiarsi senza tante storie.  Poi inginocchiarsi, per inginocchiarsi non solo la squadra, ma un intero popolo l’ha fatto, dopo la vittoria. Pregare per loro è una parte fondamentale dell’esistenza. E pregare per la riuscita dell’impresa è stato naturale. Se guardate su YouTube c’è il filmato di una famiglia che guarda la finale e gioisce al momento della fine, ma subito dopo il capo famiglia raduna tutti per la preghiera di ringraziamento. Anche gli atleti in campo l’hanno fatto. Forse a molti sarà sfuggito e lo sarà anche alle riprese televisive, ma vi assicuro che lo hanno fatto. Ricordo a Modena nei test matchs invernali. Finita la partita, tutti in circolo per la preghiera. Ora quando la squadra rientrerà, bhè quel giorno il 22 agosto se non sbaglio sarà giorno di festa nazionale e così per il futuro. Perché quella medaglia d’oro non è solo di quegli atleti, ma è di quell’intero popolo.

Uno sputo di terra perso nell’immensità dell’Oceano Pacifico, ma nel cuore degli dei del rugby.

Il Bislungo

Olimpia     Ovunque3

Ci sono …

Ci sono, ma … A cinque cerchi. Questo è il momento.

Se non ora, quando ?Olimpia

 

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