CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Malmostosa

Malmostosa è stata questa giornata. Al Capo hanno scartavetrato le palle, gli si sono attaccati, con la pervicacia e la ferocia di un gatto isterico, ai maroni. Tuppe Tuppe oggi ha esagerato. Premesso che da una decina di giorni, l’Azienda non rifornisce "buoni pasto". Ignoro il motivo e sinceramente, non mi frega nulla. Però il popolo mormora, già sento aria di sedizione, figure furtive si incrociano nei corridoi, dietro gli schermi dei PC. Si annidiano come afidi, tra le penne sulle scrivanie. Ora data la stura, con l’ennesimo peana, alle doglianze di questa mancanza, per la gioia di tutti ha preteso ed ottenuto, altrimenti ci avrebbe raccontato per l’ennesima volta la sua genealogia, con specifica di tutti i rami (Chi fa che cosa) e tra un abbozzo, una mezza parola, un ammiccamento, avrebbe ripetuto la sua familiarietà con persone, di cui si narra nelle leggende.Il Capo in questo periodo non attraversa,mari tranquilli, non c’è bonaccia, anzi i fortunali, i groppi di vento, le burrasche si accavallano ad ogni ora. Bene, ciò detto, mi ha ingiunto di assolvere (Anche "obtorto collo" ) ai "desiderata" dello smerigliatore.

Mio malgrado , così ho fatto, gettando via tempo prezioso, che avevo già programmato per alcuni lavori, noiosi anzichè no, dei cui frutti, ne avremmo goduto in futuro tutti quanti. Li farò domani. Come dicono in Trinacria "Notte persa e figlia femmina".

Oggi ho aperto una delle tante caselle postali di cui mi fregio (2 e son bastevoli). In una le solite offerte di: pillole miracolose, incontri al fine di scambi di umori corporei dietro giusto guiderdone, oggetti di gran marca taroccati in maniera mirabolante. Il tutto gettato nel cestino del portale. Io leggo la posta lì, poi sposto eventualmente. Nell’altra gioia, gaudio, tripudio. Un vecchio amico (di cose perdute reciterebbe all’impronta il vate di Pavana) si è affacciato e mi ha ricordato che l’ho negletto, per alcuni giorni. Loda il mio operato, quì a casa Splinder, però giustamente annota che l’ho trascurato.

Ahimè lasso, tapino, dolente.

Mi son cosparso il capo di cenere e ho rimediato. Com’è difficile, anzi facile dimenticare o comunque sfumare, le persone, quando il nuovo avanza.

In fondo queste pagini virtuali sono tali e un po’ sfiziose. E’ un nuovo giocattolo e i vecchi giocattoli vengono abbandonati.

 Così anche gli amici, ne trovi uno nuovo, c’è tutto da soprire e lasci la via vecchia, per scoprire quella nuova.

Amico mio, come siamo fragili, inconsistenti nel nostro essere uomini. Incoerenti nel dirci uomini.

Basta un refolo e subito s’innalzano le vele per altri lidi, senza sapere se il mare che dovremo navigare, sia il migliore di tutti.

Ammaino le vele davanti a te e riconosco che gli ardori giovanili, debbano essere lasciati ai giovani.

A noi basta il leggero zefiro e non la pressante tramontana.

Scusa per questo momentaneo distacco.

L’emozione della novità, la sete di conoscere, l’avidità di mostrarsi.

Ho cercato l’avere, ho dimenticato l’essere.

Tu saggiamente mi hai mostrato qual’è la via, nuovamente mi hai posto innanzi il sentiero per i futuri passi. Ti ringrazio.

Noi, quelli del’54 non lasciano indietro gli amici.

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