CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

22 ottobre 1915 – 8 gennaio 2008

La parola che non ti ho detto

 

La parola che non ti ho detto è : ciao.

Non sono riuscito a dirtela, in fondo che sono 4 lettere in fila.

Eppure quelle quattro lettere normalmente le dici a un amico, a una persona che con te, ha un rapporto speciale, qualunque esso sia.

Un rapporto fatto di amicizia, di complicità, di discorsi mai finiti ed ancora da iniziare, Di sguardi che significano tutto per chi li lancia e niente per chi li guarda, ma sono chiari indizi per chi ha la capacità di osservare.

E’ facile dire “arrivederci” , oppure “ buon giorno” o anche “buona sera anche a lei”; è facile, è educazione, sono espressioni che impari da piccolo; che i tuoi genitori ti hanno insegnato e guai se le omettevi.

Dire “salve a tutti” , quante volte lo facciamo soprattutto quando andiamo sul posto di lavoro. E’ il luogo che più frequentiamo, a volte più di casa nostra. Ma non è la stessa cosa. E’ vero, condividiamo un lavoro, uno spazio, ma non un sentimento che ci unisce; anzi il più delle volte, diciamolo fuor dei denti,  è un sentimento che divide. Piccole e grandi invidie, screzi, litigate,il desiderio di sembrare migliori agli occhi dei superiori: apparire.

Addio lo dici a cose e persone che cessano con te di avere dei rapporti.  “Addio giovinezza” oppure “Addio amore” detto a quella persona che ha condiviso un tratto della tua vita. Addio lo dici a chi non c’è più, a chi non farà più parte della tua vita.

Non te l’ho detto “ ciao”  e non so quando sarò in grado di dirtelo.

Non l’ho detto neppure alla mamma e son passati vent’anni.

Ci son cose che non si possono dire, che non si riescono a dire.

Neppure “ Ciao, papà!”

Un uomo, mio padre

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2 pensieri su “22 ottobre 1915 – 8 gennaio 2008

  1. NunzioRotondo in ha detto:

    ciao Carlo!

  2. eventounico in ha detto:

    Non è mai tardi per dire “ciao”, tanto meno inutile. In quattro lettere si possono riassumere sguardi, pensieri, emozioni. E’ la bellezza delle parole, ma non sono tutte uguali. Quella che dici qui a tuo padre non è uguale a nessun’altra. Tuttavia non per la parola in sè, bensì per ciò che tuo padre, ne sono sicuro, è riuscito a sentire. Un caro saluto.

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