CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Ho scritto

Cari ospiti, questa sera ho fatto una cosa che mai più avrei immaginato di fare.

Neppure voi lo immaginereste.

Ho scritto ad un giornale, anzi al mio giornale :"La Stampa".

Non è nel mio stile, armarmi di penna, carta, calamaio e tempestare le redazioni, di lai, frizzi, lunghe disquisizioni su chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo e là, se c’è posto a sedere.

Questa volta però, ho sentito che si aveva passato il segno. Posso capire molte cose e il più delle volte i miei sforzi, non portano altro se non un gran mal di testa.

Ma accusare un quotidiano, il mio, di origine sabauda, piemontarda, con un leggero birignao e un po’ di puzza subalpina sotto il naso di essere: comunista, o meglio di avere un direttore comunista, questo nò (con l’accento !!) non lo posso, nè debbo accettarlo.

Non perchè il giornale rappresenta Torino, la sua torinesità, già di molto diluita dalle ondate migratorie passate e ulteriormente da quelle presenti, non perchè parla bene della Juve e ha il braccino con il Toro. (meno male che c’è Gramellini che vigila attentamente !)

Non perchè non tocca, se non con velate allusioni iniziatiche, quelli che sono i salotti buoni, gli uffici decisionali, delle sue e altrui sorti, ad esempio quelli di corso Marconi.

No, non per questo.

Bensì aver sputato umore velenoso sulla tradizione e non mi si venga a contestare il fatto e ciò che dico, sulla tradizione appunto liberal conservatrice che ha sempre mosso le colonne di quel giornale.

Mi si risponda sinceramente: Primo Levi era comunista ? Lo era forse Firpo? Gorresio ? Forse Arrigo Levi ?

Oppure Norberto Bobbio, di cui mi onoro di essere stato suo studente all’università, nel corso di Filosofia del Diritto.

Gobetti, dunque? Quinzio, forse?

Oppure e cito l’ultimo: Casalegno. Era comunista tanto che quei quattro burloni chiamati Brigate Rosse, lo hanno spaventato a tal punto che ne è morto, sparandosi ?

Ditemi, spiegatemi l’arcano ?

L’Avvocato credeva di andare in via Marengo al nr. 20, invece a furia di volare di quà e di là, lo portavano a sua insaputa, sulla Piazza Rossa nell’ala est del Palazzo della Lubijanka. Lì invece di discorrere con tal De Benedetti (Terribile direttore d’antan), conversava abilmente con un tal Berija, che si presentava sotto mentite spoglie.

Ma sicuramente è tale, il mio imbornimento, la mia oramai palese anarchia neuronale, lo stato di demenza, che mi fa blaterare e scrivere simili cose.

Sono superato, è vero.

Non capisco che è giocoso dire dell’uomo, che tra poco avrà un peso nel mio e nel destino di molti sulla faccia di questa terra, che ha abusato dei "solarium".

E’ molto glamour esibirsi nell’esilerante "cucù" sciorinato ad un pari grado straniero e non ha importanza se una signora, anzi, povera donna, così severa, così tanto, come dire tedesca, "crucca".

Le ha fatto conoscere la solarità dell’animo italiano, il singolare vezzo di sdrammatizzare, di cogliere il lato birichino delle cose.

E poi via che sarà mai agitare le corna, come da adolescenti si faceva e non nascondetevi, mie mascherine, vi conosco.

Agitare le corna, dicevo, al momento della fotografia ufficiale con dei pari grado o superiori, persino.

Tutti questi, in quella circostanza a rappresentare un popolo, una nazione con lingua, cultura, tradizione da rispettare ed onorare con un comportamento adeguato. Eppure.

Eppure anche lì, il gusto dello sberleffo, di quello sghignazzo tanto caro ad un premio Nobel italiano, della gioiosa trovata, si è manifestata splendida e sfolgorante.

Adesso qualcuno di voi sarà scandalizzato; forse mi volgerà le terga.

Non vi preoccupate più di tanto. So in cuor mio che d’imbelli ne è pieno il mondo.

Devo solo specchiarmi ?

Lo farò, se ciò vi consola.

Io vedrò una persona che mi piace e con cui convivo beatamente da 54 anni.

Di quei tanti o pochi,  essi scivolano sul carrello della mia più profonda indifferenza.

Regole d’ingaggio, non ve ne sono, ma ricordate.

Son sull’uscio di casa … armato.

Noi, quelli del’54

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2 pensieri su “Ho scritto

  1. dormisepolto in ha detto:

    Carlo, cerchi davvero risposte hai tuoi tanti punti di domanda?
    O siamo al marzulliano quesito “si faccia una domanda e si dia una risposta?”

  2. capehorn in ha detto:

    Chiaramente no. Però toccare certe corde, penso che faccia bene. Ricordare non tanto chi sono stati, ma cosa e come hanno scritto e di cosa hanno scritto, fa bene alla pelle e naturalmente allo spirito.
    Che vuoi, il mio spirito è differente… ma non indifferente.
    Carlo

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