CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

56 Sud – 65 West

Cari ospiti, è quì che troverete il vostro vagabondo, oggi.

In cima ad un mondo, alla fine del mondo.

Cari ospiti, oggi ha nevicato alla grande, in queste terre  battute dal gelido inverno.

Era l’alba quando il vostro vagabondo ha sciolto gli ormeggi del suo "Vecchio Calesse", non già agile maxiyacht da "Coppa delle 100 Ghinee", ma più usato gozzo e innalzato una vela da vento pesante (genoa2), ho abbandonato il porto sicuro del mio garage.

File di bestioni gommati, grandi portacontainer alle porte delle autostrade, fermi ed impacciati, sembianti balene, che si spiaggiano sulle ghiaiose rive delle Islas Diego Ramirez.

Con mano ferma e cuore impavido, non curante dei soliti marinai della domenica, che giusto perchè c’è neve per terra si mettono in viaggio e avanzano lenti con il piede sul freno e il muso, regolarmente in un fosso.

Marinai d’acqua dolce, prendete i mezzi, non che scartavetrate i gioielli con manovre improbabili e franate sulla neve simili ad inchiodate, che servono solo a far rizzare i capelli a chi vi segue, per il paventato rischio dello speronamento, quasi inevitabile.

Per quanto, con abili manovre e potenti invettive contro questi mezzi marinai, sono riuscito a dar fondo all’ancora, al solito posto barca.

Il momento migliore è stato il tentativo di abbordare uno dei rari transatrlantici di passaggio, già giunto strapieno.

Simili a quelle tristi carrette dei mari che trasportano povere anime disperate, in cerca di un mondo e una vita migliore, mi è apparso qual barco.

Però, da vecchio e consumato viaggiatore (ferroviario) che sono, non mi gettai nello sconforto. Piuttosto, approfittando di un’altro vapore, mi sono acconciato alla buona posta. Mal me ne incolse, invero, perchè il vapore fu presto pieno e poi , una donna, sofferente per i postumi di una grave ferita, suppongo, mi si è posta di canto.

Da gentiluomo di fortuna, qual sono, potevo io lasciare in ambasce la signora, che torturava con mano malferma, il bastone che la sorreggeva.

Per farla breve, ho ceduto come si conviene ad un gentiluomo il mio posto a sedere e ho continuato la navigazione in piedi. Navigazione che con alterne fortune, infiniti insulti, sul precario stato dei nosatri trasporti (Organizzazione, uomini e mezzi, in un polpettone condito di insulti, cachinne e fescennini) si è protratta e ha sottratto il vostro eroe, alla vista e alla compagnia di degli altri, a lui sodali, esponenti del "Pazzificio".

Oggi giornata intensa, intensissima a volte convulsa. Grandi eventi, splendidi scenari si stanno parando ed il vostro viaggiatore, in questa ennesima contesa avrà una parte, non irrilevante. Se del caso ne parlerò, così, giusto per tedia mia e vostra. Tiè!

Ora sono nel tranquillo porto di casa e tra poco, andrò in cambusa e da quella alla cucina, appronterò le mense.

Miei cari,  vi  e mi auguro: una buona cena.

Noi, quelli del ’54

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2 pensieri su “56 Sud – 65 West

  1. anneheche in ha detto:

    Buon appetito, caro 🙂

  2. RedPasion in ha detto:

    buona cena anche a te:)

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