CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Esiste

Cari ospiti, s’impone.

Anzi le circostanze della vita e i preziosi suggerimenti di amici, impongono una spiegazia festaiola delle multiformi epifanie dell’ormai leggendario: Occhio a Pallino.

Ne parlammo anzi tempo (Come mi piace Ne parlammo , sa di "vecchio saggio", d’ "illumianzione psichica", di "chiarissimo professore"), ne parlammo dicevo, alcuni tempi addietro, dell’ Occhio a Pallino e delle molteplici manifestazioni fisiche e metafisiche del suddetto.

Ora è d’uopo introdurre, al fine di averne un quadro più completo, l’Occhio a Pallino Festivo e in particolare quello "Natalizio".

Esso si palesa solo durante le festività natalizie e si scompone di tre fasi, alcune e rare volte in quattro fasi, come il motore a scoppio e per l’appunto di scoppio si parlerà, anche.

Miei diletti avete pronti i quaderni, la matite sono state temperate a giusta misura, bene iniziamo.

Dicesi Occhio a Pallino Natalizio quell’occhio, palliforme, generalmente venato di rosso, rubiscenza dovuta a : ferocissimi scoppi di rabbia repressa durante i mesi passati nell’arrovello di quali  e a chi dovevano farsi i regali. Scoppi che inperversano nei luoghi atti allo scopo, in cui si trova il mondo, ma l’oggetto agognato è stato venduto pochi attimi prima ed è teminato, senza possibilità di recuperi, anche rovistando i meandri più oscuri dei magazzini, degli angiporti del Medio e Lontano Oriente. Pensate dunque al magazzini del" Paradise’s Gift- Tutto  per Tutti e Ancora". Poi le venature si possono fare a gomena, in quanto il sonno viene a mancare, dovendo paludare i pianacei, allestire scene di sacralità famigliare, addobbare le stanze con festoni aurei ed argentei, nascondere il frutto  delle feroci lotte per accaparrarsi il dovuto a figli, parenti, amici e conoscenti e naturalmente agghindarli per la presentazione il dì di festa.

Ma la rubescenza non cala dopo le feste anzi raggiunge la sua più alta concentrazione e le nuanche si fanno fantasmagoriche, prima ancora con i preparativi, indi durante e poi, in un tripudio parossistico, dopo il pranzone di Natale.

Dinnanzi alla satrapica e sconfinata cornucopia, che è la tavola natalizia imbandita, l’occhio schizza dalle orbite, nel dilatarsi in dimensioni sconosciute e fisicamente improbabili, onde far luogo all’empito enfiatico dello stomaco e dei visceri a lui collegati.

Oramai l’occhio ha assunto una rubescenza degna dei migliori esemplari birmani di "Sangue di Piccione" e l’espressione tutta del corpo dei manducanti è quella prostrata del caduto nelle lande gelide a ridosso del Don. Corpo teso, assenza di luce e tono catalettico dello sguardo, ormai perso in lontani ed imperscrutabili orizzonti, anzi al di là dei medesimi.

Si è a Sud di se stessi. in una posizione preinfartuale e pronti per il classico "colpo " che, benefico, giungerà consolatorio, dopo siffatta erculea fatica.

Non scoratevi, o miei discepoli, tutto non è ancora perduto.

Difatti, un impavido manipolo di brucanti, il giorno appresso Natale, si paleserà con tutti gli avanzi del giorno prima e con occhio a pallino di primo grado, festanti invaderanno la vostra magione e approntate le mense ricominceranno una trimalcionesca agape, che vi troverà, ahimè coinvolti, in un altro pasto pantagruelico, con occhio che pur non riuscendo a raggiungere la rubescenza testè descritta, sarà certamente all’altezza della tenzone.

Ormai l’occhio è perso e siete ritornati non più a Sud di voi stessi, ma ora siete ad Ovest, dei vostri sentimenti e del vostro sentire sensoriale. Non è bene, ma neppure un male. Siete tra "Color che son sospesi…", in una sorta di limbo neuronale che nei giorni a seguire si stempererà fino a raggiungere il centro del vostro essere ed avrete così riacquistato un occhio con parvenze quasi umane.

Attenti però, il veglione di San Silvestro è in agguato e i suoi nefandi effetti, stanno formandosi attorno ai vostri corpicini indifesi.

E quì l’occhio a pallino potrà manifestarsi libero e giocoso dal primo al terzo tipo, esondando in picchi che voi non avreste mai immaginato esistere.

Con che occhio, guardate il dipanarsi del trenino di omini e damazze, che si va dipannado dopo i fatidici botti di fine d’anno?

Ma con l’occhio a pallino di quarto grado. Ormai completatamente obnubilati da lenticchieezampone ingurgitati in quantità industriale e di qualità sospetta, dopo innumeri fette di pandoropanettone immersi in creme dai colori più pop che la vostra mente può concepire e dopo l’ingestione di liquidi di cui è meglio sorvolare origine e creazione, ancorchè frutto di esperimentazione chimica,la più ardita. Ora dicevo potete osservare la varia umanità con occhio criminale, con accenni di stragismo, volgenti alla distruzione dell’imbornito che accanto a voi soffia come un demente nel menelik che gli è stato consegnato come "cotillons" all’inizio dei festeggiamenti e che imperterrito lo fa muggire nelle vostre trombe d’Eustacchio.

Voi non indietreggerete, ma anzi con la ferocia di quei momenti, dovrete ululare "Buon duemilanove" e agitarvi in maniera scomposta, tarantolati dalla musica che come cascata sta sommergendo tutti e colpiti da orgiastico climax, vi dimenerete come erinni, oppure assumendo i tratti fisici e psichici di un aborigero australe, che danza in onore del koala, suo animale totemico.

Alla fine con occhio a pallino spento, abulico ed avulso dalla realtà, o meglio dall’irrealtà che fino ad ora vi ha circonfuso, vi accascerete e là, lasso sarà per voi dolore e stridor di denti.

Se avrete superato poi l’ingozzamento befanico degli ultimi scampoli di dolciumi, soprattutto torroni morbidi, con la consistenza di battistrada di camion, usurati dalle migliaia di km percorse, oppure con la durezza adamantina, gioia per il vostro dentista, che vedrà appalesarsi, dopo presentato a voi il conto del suo lavoro, l’acquisto dell’attico tanto sognato e luogo delle sue efferatezze sessuali, con le amanti del momento; se avrete superato con quell’occhio reduce dei festeggiamenti di capodanno, allora saprete di essere dei sopravvissuti e riuscirete a farlo sino a Pasqua, dove tutto concentrato in poche ore rivivrete, imbarazzati, l’imbarazzante ed annuale concatenazione dei fatti sunnominati.

Dovrete essere forti e consapevoli della prova cui sarete sottoposti a cui in verità potrete sottrarvi solo con l’escissione da voi, delle conseguenze citate, solo abbandonando i luoghi e le persone e ritirandovi in un eremo dove solitudine, un tozzo di pane e penitenza vi saranno compagne, creando l’occhio a pallino dello stilita di cui per "pietas" e perchè gli avanzi di ieri si sono palesati in tavola, vi taccio, proponendone però in un prossimo incontro.

Noi, quelli del ’54

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3 pensieri su “Esiste

  1. LostDoll in ha detto:

    🙂

    grazie cape!

  2. thecicken in ha detto:

    Che racconto, ragazzi!!!!!

  3. capehorn in ha detto:

    Ho riletto e manca qualcosa.
    L’ho riletto con occhio corrusco, sì manca qualcosa. Non so forse il “topos”. Sì miei cari manca il punto focale. Forse quello è al Nord del topic.
    Occorre cercalro.
    CapeH

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