CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Una vita al contrario II parte

Questo stesso scritto lo trovate anche quì:

http://coccoinomani.splinder.com/

Una vita al contrario II Parte:

Si alzò dalla sedia e ripassò ancora una volta le dita sul naso. Fece una capatina nel bagno per specchiarsi e per controllare che tutto fosse in ordine. Nell’uscire, prese il CD, dove sopra c’era il libro e salito in ascensore, si sentì pronto per affrontare i piani alti.

Quegli odori, quei profumi di legni e di fiori freschi, mescolati con le essenze di cui si cospargevano le ragazze di redazione e i dopobarba dei redattori, gli diedero una vertigine assoluta. Lui, così abituato al puzzo della sua stanza, agli odori degli scarichi delle macchine, al rancido di una vita trascorsa senza luce vera, se non quella di un neon, ormai ingiallito dal tempo, ebbe una sorta di capogiro. Lì, in quegli spazi c’era la vita, quella vera vissuta attimo dopo attimo, interagendo, guardando negli occhi l’altro e con finestre spalancate sulla città. Per lui, invece, solo un muro grigio di cemento. Una bocca da lupo carica di lerciume di strada, non più grigia, bensì nera. Una spessa barriera che lo divideva dal mondo. La signorina Giulia, quando lo vide arrivare, non poté trattenere un sorriso ironico, più che altro per l’accostamento, cravattone optical e giacchetta marrone, impiegatizia, di ultima categoria. Moda meno zero. Ridicola e improponibile. Se vestiva abitualmente così, non era assolutamente presentabile al nuovo open-space, che avrebbe riunito tutti gli elementi della casa editrice nel nuovo loft. No, assolutamente bisognava trovare una soluzione alternativa Lui si avvicinò, porgendo il compact. La signorina Giulia, prima lo fissò interrogativa poi si ricordò del favore richiesto. – Grazie – sorriso di circostanza; il compact lanciato nel cassetto e testa china sui fogli che aveva innanzi. Finito. Il mondo sprofondò e anch’egli lo fece. Si sentì lanciato senza paracadute in un gorgo infinito. Quel sentimento che lui aveva coltivato fu bruciato, annullato, calpestato con quel gesto. Il compact lanciato nel cassetto.

Ritornò nella stanza a fissare il vetro opaco dello schermo del PC. Una sorda, improvvisa rabbia gli montò dentro. Comprese confusamente che era stato usato, che il suo sentimento era diventato chiave di volta per una sordida storia editoriale. Ancora una volta il suo ingegno era stato messo al servizio d’ignobili scopi economici. Aveva fatto di lui uno zimbello, per quelle gole profonde, avide di denaro e di gloria. Sentì chiaro il rancore misto a livore trasformarsi in odio, verso tutti e soprattutto verso la signorina Giulia e all’improvviso, contro la sua natura di pavido sottomesso, esplose con una serie d’imprecazioni, chiamando la donna: laida meretrice e l’editore immondo escremento. Presa la poltroncina, iniziò a scagliarla sugli scaffali. Poi si lanciò come un kamikaze contro i muri, battendo più volte la testa e agitandosi scomposto, come un tarantolato.

L’infermiere, sopraggiunse subito, chiamando a gran voce aiuto e il medico di turno.

      Giovanni ha un’altra crisi. Dottore, venga subito !!

      Dategli del fenobarbital, una fiala immediatamente.

Altri infermieri intanto, riempivano lo spazio di quella stanza.

      Bruno, tienilo stretto e tu Giorgio, bloccalo a terra … Fatta l’iniezione, tienilo ancora un attimo, poi lo mettiamo sul letto. Giovanni stavolta l’hai fatta grossa, siamo costretti a legarti.

 Giovanni, ormai preda del sedativo, sentiva i suoi fantasmi andarsene, scivolare attraverso le sue vene. Abbandonavano la sua mente e sparpagliandosi in tutto il suo corpo in una sorta di diaspora, sarebbero rimasti silenti, fino alla prossima volta.

      Povero Giovanni si dice che lavorasse nella casa editrice “XYZ”. Era un correttore di bozze, anche in gamba. Poi la moglie …

      La moglie?

      Sì dai, la signora Giulia … e dai che la conosci. Pensa ha scritto dei racconti su un blog e glieli hanno pubblicati, diventando famosa.

      Lui è sbroccato?

      Eh già, poveraccio. Lui sì, che aveva scritto dei libri, ma … mai pubblicati, sempre dinieghi. Che vita al contrario eh!

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Noi, quelli del ’54

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10 pensieri su “Una vita al contrario II parte

  1. anneheche in ha detto:

    Bello!

  2. capehorn in ha detto:

    @ anneheche = grazie. Detto da te vale doppio.

  3. RedPasion in ha detto:

    ora non posso fermarmi…
    ma tornerò…
    un abbraccio

  4. capehorn in ha detto:

    @ RePasion = per te la porta rimane sempre aperta. Il caffè sempre caldo e i biscotti sono al solito posto.

  5. RedPasion in ha detto:

    che caro…
    davvero…

  6. Wolfghost in ha detto:

    ahahahah ma e’ bellissimo!! Complimenti!! 😀
    Che guai che combina ‘sto Internet, eh?? ;D

  7. inesanimamia in ha detto:

    con internet tutto è possibile… complimenti, è bello… appena potrò ritornerò… un saluto sincero…

  8. capehorn in ha detto:

    @ wolfghost = garzie per i complimenti. Certo che se lo sapevo prima, se qualcuno mi avesse detto prima che Internet combinava guai… ci sarei venuta prima, moooltoo prima :-))))

    @ inesanimamia = grazie per la tua visita e per il tuo commento.
    Ti attendo. Ciao

  9. CurlyzTerron in ha detto:

    bello…soprattutto per il finale a sorpresa!!!
    certo che giuli è proprio una stronza! ops…se po dì stronza? 😀

  10. Fogliadivite in ha detto:

    ma questo Giovanni è impazzito perchè gli rodeva, brutta cosa l’invidia!
    bel racconto 🙂
    p.s. sono rimasta indietro, torno e leggo l’altro tuo 🙂

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