CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

La porta sbagliata II parte

Cari ospiti, sodali amici delle mie scorribande, come promesso aggiungo la seconda parte. Spero che vi sia gradita come la prima.

Ah dimenticavo, è in incubatrice una terza parte a chiusa definitiva de "Una vita la contrario".

Naturalmente in – Sniffavamo Coccoina – Lì è nata e lì deve terminare.

Buon divertimento.

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Qualcuno aveva scoperto lì il sesso e anche lui aveva partecipato alle maratone masturbatorie della giovinezza.

Lì aveva fatto per la prima volta l’amore o forse qualcosa che gli somigliava. Un tempo che ora non si sentiva più di portarsi appresso. Raggiunse l’ansa e finalmente trovò quei quattro gradini, scavati nel tufo della riva, che permettevano di risalire agilmente l’argine. Il viottolo che portava alla casa, lo trovò quasi subito, non ancora coperto dalle foglie dei molti alberi all’intorno. Dopo pochi minuti era in quella stanza, si appoggiò al muro e di colpo si addormentò.

Dall’altra parte del fiume intanto gli uomini della legge erano arrivati all’argine. Le pile scandagliavano le rive, i cespugli e i cani strattonavano i guinzagli, uggiolando e latrando. Sentivano che quella pista che tanto volentieri avevano seguito stava evaporando e non si davano pace.

Il più alto in grado, alla luce di una torcia, aprì una mappa dei luoghi.

-Più avanti c’è una passerella, andiamo là e proseguiamo le ricerche. Forza che la notte è ancora giovane.-

– No, non possiamo andare di là – fece uno dei conduttori dei cani-

– E perché? Di là è proprietà privata? Me ne frego del mandato. Stiamo inseguendo un evaso e non ci vuole nessun mandato. Ha ammazzato una guardia. E’ il secondo morto che fa e questa volta lo friggono. Aspetta che gli metta le mani addosso e lo porto io personalmente sulla sedia elettrica.

– No – fece una voce nel buio – non si tratta di mandati o altro. E’ zona militare!

Dal buio emerse un graduato, armato di tutto punto, in compagnia di alcuni soldati, parimenti armati.

– Questa notte ci sono i tiri notturni dell’artiglieria e colpiranno dall’altra parte del fiume. Quindi non si passa.

      Senti generale, di là c’è il mio uomo. Lo voglio, lo promesso ai miei superiori, che gli avrei portato la testa di quel bastardo.

      Io – serafico il militare – ho promesso ai miei superiori che nessuno, per nessun motivo, questa notte sarebbe entrato nell’area di manovra. Quindi, gentilmente fate dietro front e andatevene.

Così dicendo, alzò la canna del mitra che teneva sotto braccio, così come fecero gli uomini, che erano con lui e, dal buio, venne inequivocabile il rumore di un otturatore di mitragliatrice, che si era armata.

      Spero che i vostri, colpiscano duro e lo polverizzino.

Nell’aria intanto un rombo lontano, come di tuono, si udì appena, ma più forte, prima il sibilo e un urlo straziante, subito dopo. Un boato fragoroso nell’immediato troncò ogni discorso. Si gettarono a terra poliziotti, soldati, conduttori e anche i cani, spaventatissimi. Era iniziato il bombardamento.

Nella casa, al primo rovinoso scoppio, lui si destò e tentò goffamente, di levarsi in piedi, ma il dolore alla gamba non glielo permise. Si rotolò sino alla finestra, che mostrava ancora un moncone di vetro.

      Che diavolo succede? – si chiese smarrito e confuso

La zona fu illuminata da bianchi bengala, che lasciavano una vivida luce, spettrale e algida a illuminare una scena di prossima distruzione.

Vide passare da quella finestra due tracce rosse e sentì l’urlo scomposto dei proiettili che arrivavano e ancora lo scoppio tremendo e i calcinacci che cadevano, il vetro che si frantumava e la fuliggine antica che precipitava dal camino. Doveva uscire da lì, fuggire il più lontano possibile; lanciò ancora uno sguardo fuori e intuì che una nuova rossa scia si stava avvicinando e risentì quell’urlo scomposto. Poi basta. Non si accorse che il proiettile da 155 mm aveva polverizzato letteralmente la casa, creando al suo posto un cratere, accanto agli altri.

      Faccia i miei complimenti alla 3^ batteria – dichiarò il colonnello – Ottimi colpi, tutti a bersaglio.

      Sarà fatto, signor colonnello – rispose il capitano.

      Signore – il tenente incaricato delle comunicazioni si avvicinò compunto – il sergente sta rientrando con alcuni civili, sorpresi vicino alla zona di tiro.

      Come sarebbe a dire vicino alla zona di tiro ? – di rimando il capitano.

      A quanto pare … – continuò il tenente – Sono un gruppo di poliziotti che inseguivano un evaso e pare che quest’ultimo abbia attraversato il fiume.

      Un evaso ! – mormorò il colonnello, con un sorriso appena accennato – Mhmm … che abbia aperto la porta sbagliata?

Noi, quelli del ’54

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4 pensieri su “La porta sbagliata II parte

  1. cautelosa in ha detto:

    Bravo, Carlo.
    Un bel racconto che tiene avvinti fino alla conclusione finale, con questa morte quasi liberatoria…

  2. cristinabove in ha detto:

    Sì, proprio un bel racconto, avvincente e scritto benissimo.

  3. ElysSun in ha detto:

    Avvincente dall’inizio alla fine! La conclusione, anzi, tutta la seconda parte è inaspettata. E a me le cose inaspettate mi sono sempre piaciute!

  4. capehorn in ha detto:

    @ cautelosa – cristinabove – ElySun = carissime, mi confondete.
    Sono contento che i miei sforzi siano stati apprezzati e con uno sforzo in più spero di riuscire a migliorare ancora … il pordotto.
    Grazie, mie splendide signore.

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