CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivi per il mese di “aprile, 2009”

Piccole Note di Fine Aprile

Cari ospiti, ben trovati.

Qualche piccola nota di fine aprile. Le piogge monsoniche sono terminate? La terra ha finito dunque di ballare come una tarantolata? Oppure dobbiamo ancora una volta armare scialuppe, piroghe, zattere e riprendere il corso delle acque. Va bene che siamo un paese di navigatori e "navigare necesse est". Ora però si è passato il segno, se dopo 15 anni non sono stati ancora eretti 800 metri d’argine maestro, non sono state costruite e realizzate le casse d’espansione per contenere la malmostosità di Tanaro, cosa dobbiamo attendere ? Un novello diluvio? Un’epifanica comparsa di Noè e della sua Arca? Io non mi sento di commentare, i fatti lo fanno per me, però agli abitanti della Città della Paglia va tutta la mia solidarietà. Sarà poco, ma la offro volentieri e con tutto il cuore.

Riguardo le terre marsiche, la mia insofferenza verso i tanti che appaiono, grondanti di parole ed affascinati più dalla lucina delle telecamere, che all’ascolto, ma soprattutto pronti a dare risposte e realizzare quanto detto, è giunta ormai a livelli fuori guida. Per ultimo, la solenne carnevalata di effetuare il summit politico-economico, forse quello più mediatico di tutti, nelle terre che avrebbero bisogno di un lavoro duro e serrato, mi pare una trovata squallida ed inaccettabile.

Che qualcuno abbia avuto l’impudenza di dichiarare che almeno, di fronte ai terremotati, non si sarebbero avute quelle manifestazioni, che per anni hanno contribuito ad alimentare fantasmi, acredine, desiderio di vendetta più che di giustizia, che furono i fatti di Genova. Quando ho udito e letto simili parole, non ho avuto neppure il coraggio e la forza di rimanere basito.

L’Ufficio Facce si chiede dov’è il fondo del peggio.

Bon, una nota se vogliamo più allegra, almeno nella forma. Sulla sostanza è libera interpretazione.

Martedì torno a casa dopo un mattino lavorativo convulso , il solito, ma anche caratterizzato da uno spiacevole incidente avvenuto nel Pazzificio. Uno dei colleghi ha avuto un malore e non sapendo circa la sua reale consistenza, diciamo così, si è pensato di chiamare il "118". Questo alle ore 11. L’ambulanza si è presentata alla 12. Dalle indicazioni da noi fornite il codice d’urgenza sarà stato basso, ma di noi non c’é nessuno che abbia mai frequentato i corsi infemieristici serali della Scuola Radio Elettra, neppure per avere informazioni. Quindi sessanta minuti di fibrillazione tra dubbi ed incertezze, riguardo una diagnosi che per noi era come risolvere un’equazione logaritmica (sempre che esistano). Non sò che cosa abbia avuto il collega, di certo le azioni della Scottex (Dieci piani di morbidezza) una volta a casa, hanno subito un’impennata borsistica.

Dicevo del rientro. Giungo a Pavia e sul vagone dove sedevo ecco giungere tre pischelle, che si stravaccano, nel letterale senso della parola, sui sedili ed iniziano un forsennato cicaleccio. intervallato da messaggini, risposte telegrafiche al cellulare e condito con una buona dose di espressioni, come dire … volgari. Bene, ad un certo punto una delle giovani, al passaggio sul ponte di PO e osservando come Eridanio si fosse già ampiamente impossessato delle golene esordisce :

Pensa (rivolta alle due compagne) che tra quarant’anni,quà c’é solo acqua, perché è tutto sommerso, …zo l’ho letto. Che ti ridi str…, l’ha detto Internet !  –

Internet parla. Maledetti lo sapevate tutti e non mi avete detto nulla. Ma che figura mi avete fatto fare. Vi odio, cordialmente, ma vi odio !!

– Poi, cioé (Ah! volevo bene dire.), io … tra quarant’anni … ma c….o, sono vecchia. Ho cinquantasei anni. Sarò sclerata. Nò perché adesso c’ho già del mio, m…a ! –

Ho pensato tra quarant’anni ne avro 95. Ho diritto io di essere sclerato. Anzi sarà mio dovere esserlo. Non avrò un geriatra come medico, ma un paleontologo. Sempre che ci arrivi a quell’età.

– C…o, sarò vecchia. Però, pensa arrivare a 100 anni come Livia Allevi Moscardini, No, cz2o dico! Rita Allievi Moscerini … che cognomi, due da pirla. –

Una delle due ascoltatrici: –  Scleri forte. Rita Levi Montalcini, stordita, cz2o! –

La prima: – Ma sìì, ah sììì quella. Cz2o, ha 100 anni. Ma ti rendi conto, voi due. 100 anni … e poi ha scoperto il DNA nel cervello e le danno anche un premio. Maaa, saranno vent’anni che ci hanno dato il premio. Ueiiìì, l’ha dato il Re, ma non il nostro. L’hanno dato all’estero –

A ripensarci, mi sono rimasti dei brividi, residuato di un attacco di panico e terrore, che mi ha attanagliato dopo quelle parole. Un premio Nober e Senatrice a Vita, scambiata per un’allevatrice di celenterati. Poi la scoperta del DNA NEL cervello. A questo punto mi chiedo non se il cervello della pischella abbia o meno il DNA, bensì se la stessa possieda un cervello. Forse ne ha uno che erutta montagne d’insipienza, ma senza DNA.

Tra me e lei ci sono 39 anni di differenza.

Mi sono chiesto: Dove sono stato? In quale dimensione ho vissuto? Io ho vissuto?

Poi qualcuno si stupisce che io sia a NordOvest di me stesso.

Io comincio a non stupirmi più.

Noi, quelli del’54 (ciò che ne rimane)

Ufficio Facce

Inizia la diciottesima settimana dell’anno:

L’ Ufficio Facce  sostiene l’utilità di trovare sempre un capro espiatorio !!

Noi, quelli del ’54

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ENGAGE *** – Part Two

Cari ospiti, amici e sodali della diversa ovalità del mondo.

Il tempo si è finalmente compiuto. I nodi sono giunti, al rebbio del pettine del fato e, tutto si è compiuto.

La “Compagnia della Buona Morte” di cui conoscete i loschi partecipanti è giunta all’agguato.

Già da giorni si pensava a come trarre prigione il Tony per procedere a puliziarlo, anche perché non se ne poteva più e dei suoi lamenti e delle sue esternazioni gastriche.

Primo perché ulula come un corno da nebbia di una superpetroliera da 500.000 TN, poi perché oramai ha scartavetrato tutto e tutti.  tanto che "Prode Prodiero" si è trovato, ahimè, a transitare mentre emetteva uno dei suoi sonori richiami gastrici e avendo offerto il solo profilo, l’effluvio uscito a conseguenza del tuonante richiamo, gli ha letteralmente polverizzato metà dell’onor del mento.

Il dado quindi andava tratto al più presto.

JeanPierre (ancora un SanBittér), surrettiziamente gli faceva credere, l’altro pomeriggio, che avevano scritto e detto di lui, che oramai aveva perso la tonante, sua specialità, ed emetteva solo gorgheggi farinelliani.

Il Tony, imbufalitosi a tali empie parole, latrando frasi di vendetta come i quaranta urlanti, muggendo insulti come i cinquanta ruggenti; si scagliava letteralmente conto il portone dell’Hostaria ed entrando come un terribile maelstrom, barrì la seguente frase di senso compiuto:  – Chi è stato? -.

Fingendo attonita partecipanza noi tutti abbiamo guardato il Tony, non tanto stupiti per l’irruenza dell’entrata, bensì dalla frase, grammaticalmente corretta, emersa al suo labbro.

JeanPierre, alle sue spalle, come un qualunque Jago, servile e bavoso, annuiva e schiacciava gli occhi. Sembrava un semaforo Morse.

Marat (morto nel bagno):

– A far cosa, oh fiorellino di mandorlo? -.  Gigionando e bullandolo .

Con voce cavernosa carica di nucleare potenza, Lui di rimando:

 – A dir che rutto da castrato!-.

La frase grammaticalmente irreprensibile, fu però intervallata da parole irriferibili, tante che qualcuno nell’applaudire scompostamente il sicofante fu poi ospedalizzato per fratture multiple, anche la cartilagine delle orecchie era riuscito a frangersi.

Tutto era pronto.

Pepé, gonfio al parossismo per una sua ennesima strafogata di pisarei e fassò e che per sicurezza aveva corroborato con una burnia di sancrau e ingollato tre pinte di rossa, si apprestò a colpirlo con un terra-terra d’inimmaginabile potenza.

Noi tutti a calmare "L’Uomo" e i suoi roventi acuti di vendetta  e intanto gli si allungava pintarde di birra scura, che sapevamo per lui soporifera, tanto che al secondo barilotto da 25 lt, cadde come forte cirmolo sotto immane tempesta.

Lo Gnomo Malefico, con il flessibile diamantato, fece alcuni buchi nell’usbergo di fango, che avvolgeva il Tony. Questo per permettere uno sfogo e scoprirete, con raccapriccio del perché, del per come e del per quanto.

Pepé s’introdusse, nel pertuss dl’erbette, un tubo da 250 bar. Fattolo combaciare con un’apertura della muraglia fangosa, emise un rumore consistente, tale che pareva partisse il Saturno II.

Il gas spinto dalla forte contrattura muscolare di Pepé, aggiunta alla strozzatura obbligata del tubo, entrò nell’armatura del Tony a una velocità e una potenza misurata in circa 6 kiloton.

Lo schianto che ne seguì, fu udito per miglia nei dintorni.

Il nostro cappellano padre Cameron McInverness, un fratone scozzese di madre gallese, ma con antenati distribuiti in tutto il Commonwealth, dall’Inghilterra alla Nuova Zelanda, passando per Sud Africa e Australia, Tasmania e Fiji, temendo essersi materializzato l’Armaggedon si catapultò nel campanile del convento e iniziò uno scampanio a martello d’ogni campana in suo possesso.

Lo squillante concerto fu degno dei migliori crescendo rossiniani, tanto che la DeutchGrammophon lo mise immediatamente sotto contratto.

L’usbergo era polverizzato, Pepè fu portato in trionfo. Attendemmo due giorni, perché il polverone si diradasse e l’atmosfera si rendesse respirabile.

Intanto alcune pie donne de “Alla Bella Bignola” inanellavano preci e suppliche, affinché il Toni fosse ritrovato sano e salvo.

Così fu e per sovrapprezzo ancora dormiente, perché tra le sue esternazioni gastriche, quelle del Chimico e la sbronza biblica che si era presa, dormiva della grossa come un angioletto.

– Sì caduto in terra per il troppo peso! – Si udì una voce maliziosa in fondo.

Il giovine fu tosto immerso in una soluzione acida, per poi passare in quella alcalina per terminare nella basica. Così da soddisfare tutti i partecipanti.

Fu brammato, de cappato, de cerato, cardato, sgrassato, smerigliato (Carta del “10”, del “8” e “00” per le finiture di fino) lavato e sciacquato infine puliziato a dovere con sapone di Marsiglia sodico al 3 %, lustrato con il perborato, sbiancato con cenere e ranno. Ripassato a vapore, introdotto nel tunnel per lavaggio camion e quindi spazzolato, usando brusca e striglia. Infine immerso in una soluzione non alcolica emolliente, sfogliante, tonificante, lubrificante e dopo un giorno e una notte di duro ma indefesso lavoro, fu affidato a Jack the Ripper, scuoia muli e tosa pecore, coiffeur puor homme. Onde evitare un successivo contenzioso, con note case di cosmetici, fu indetto un bando di concorso per gli shampoo. Non cito la marca, anche perché non mi sono ancora giunte le royalties pattuite (Tiè, così imparano!). Alla fine la “Compagnia della Buona Morte”, dopo quelle quarantotto ore, aveva la consistenza dell’anfiosso, nei suoi ultimi secondi di vita.

L’Hostaria sembrava colpita da fall-out post-atomico.

Però ” L’Uomo ” è stato lavato, shampato, profumato e tutti iniziammo tutti a pensare alla sua vestizione.

Il Tony

Le molte scuole di pensiero si scontrarono e la lotta è ancora in corso.

Se sopravvivo, narrerò.

Nota tecnica: i pertugi operati nell’usbergo son serviti a far defluire il gas, acciocché "L’Uomo" non implodesse.

Noi,quelli del’54

ENGAGE *** Part One

Cari ospiti, amici e sodali della palla ovale, ciò che pazientemente vi accingete a leggere è il frutto di una fatica, che per le cause di cui tutti ben sappiamo, non è stata pubblicata a tempo debito. Ora che si è sciolta la tensione e il tempo sta lentamente lenendo quella ferita dolorosa mi par giusto rendervi partecipi degli accadimenti che hanno visto la luce prima del sisma. Non se ne vogliano coloro che ancora pensierosi, si affannanno a ragionar dell’immane tragedia. Spero che queste fanfole allegeriscano il peso di chi ancora non sa dare una spiegazione, di chi ancora immelanconito, guarda alle cose d’Abruzzo. Ieri sera guardavo il cielo e prima di salire in macchina per recarmi al lavoro (Perso, in una notte persa, rigorosamente a N.O. di me stesso). Guardavo il cielo e in esso, nei barbagli del tramonto, uno stormo di rondini, giunte al fine anche da noi, intrecciavano volteggi e lanciavano i loro stridii. La primavera è tornata e che le stagioni facciano il loro corso. Per tutti. Bon iniziamo:

Ebbene miei cari, per i due piccioncini si sono realizzati i giorni e delle grandi pulizie e del primo incontro.

Veniamo or dunque alla disamina dei fatti e vi piaccia ascoltare prima la campana, che a festa, manda i suoi richiami da “Alla Bella Bignola”, di poi, ben comodi, ascolterete la gioiosa fanfara delle novelle da “Al Pisellon Fuggiasco”. Per chi vuole: buon divertimento; per chi disdegna: raccontatela voi.

Allora si narrava pocanzi che alla Teresona, occorreva una depilazione totale e profonda.

Le Allegri Comari, ordivano una trama fitta per trarre in agguato la Teresona, addormentarla e depilarla.

Zobeide e Zoraide, avevano invitato la Teresona ad assaggiare la nuova partita d’idromele, giunta in questi giorni; ciò per misurare la giusta sapidità, temperarne il bouquet, confermare la bontà dell’acquisto, ciò in previsione dell’agape di lunedì di Pasqua. Naturalmente ciò ha vellicato la golosità della Teresona, che della bevanda né fa, diciamolo, uso smodato, prendendosene volentieri epiche crapule. Ora la giovinetta, si fa per dire, è andata all’appuntamento, ma le due infide serpi l’hanno colta svogliata, pensierosa e distratta da chissà quali ambasce. Non ottenendo da lei che sospiri, ancorché grevi, per sostanza: avendo di nuovo abusato di polpo e patate. Anche per sonorità parendo quelli, tuoni di una approcciante tempesta.

L’infida Zoraide accennò : – Ah , l’amour, che tempesta di sensi !– Mentre la subdola Zobeide rincarò la dose con un mellifluo : – Gli uomini che mascalzoni  … – Lasciando sospeso il seguito, per carpire se quelle parole avevano sortito effetto. La Teresona, scoppiò, a quel punto, in un pianto a dirotto e tra un singulto e una scatarrata da carrettiere, confidò tra i singhiozzi che l’amata Dorina, vacca frisona di razza eccelsa aveva drasticamente diminuito la quota latte, rivolgendo le sue attenzioni al toro “Bali Caudi”, Quello, vigoroso bovino della vicina cascina “Marinona”, si mostrava tutt’altro che indisponibile e avrebbe voluto concludere

al meglio.

E sappiamo tutti come! A questo punto, come a un segnale convenuto ecco che si materializzano e Pupe d’Or e la contessa Baldacquia (detta” Piede Fetente” e scoprirete tra poco perché) che con fare indifferente, si offrono di consolare la sconsolata e parrebbe inconsolabile. Teresona, più aumentavano le moine, più fluivano le lacrime A questo punto Zoeide, lanciata un’occhiata complice, allunga la mano sul decespugliatore e la Contessa, con fare da vera gentildonna, si sfila il pesante scarpone da montagna, con cui bizzarramente, estate e inverno, è solita passeggiare (Infatti ella non cammina: passeggia. Ella non corre: allunga il passo, ça va sans dire: noblesse, oblige.) Estratto il piede e spogliatolo del pesante calzettone di pura lana, sventola il suo 44 sotto il naso di Teresona sussurrandole: – Mia cav(r)a, cosa ne pensa di questo colov(r)e ungueale, fango di palude? Bello, n’est pas! – Tresona aspira come un’idrovora, non conscia del periglio e con i resti della sua attività nasale, insufla anche un’abbondante dose “Fetor Nobilis pedestris” (L’Istituto di Studi Strategici di Stoccolma, l’ha catalogato tra i gas più pericolosi e li ha inseriti, in giusto comma, nella Convenzione di Ginevra sulle Armi Chimico Batteriologiche e ne ha dichiarato il divieto assoluto all’utilizzo in guerra, come in pace, neppure per studio!). Teresona crolla a terra come un’onusta quercia pluricentenaria. Il gruppo di combattimento, a questo punto, la afferra saldamente. La spoglia completamente, la lega con una robusta corda del "12”. Le due Z, armate dei giusti attrezzi, iniziano l’immane fatica. La Contessa intanto, aiutata da Tutto qui, prepara una caldera di: ceretta per depilazione, di crema emolliente a base floreale: camomilla, malva, tarassaco, tuberosa, fieno montano e cardo scozzese per l’eliminazione della pelle morta (In verità le maligne, saputo del perché e del come, avrebbero voluto farle una bella passata con lo smeriglio, iniziando con la grana del “8”, passare alla grana del  “6”, per concludere con il “00” di rifinitura.) Si sa, sono maligne! Dopo due ore d’improba fatica e ridotta la malcapitata a un fiammeggiante peperone di Soverato, si passò a stendere più e più mani di emolliente e con rulli e pennellesse, ne fu disteso un buono strato. Forse sarebbe stato meglio immergere la poverina, direttamente nella caldera, ma si preferì soprassedere. Anche perché spennellare la Teresona, non è di tutti i giorni, in più alzare la quinta lata di donna, non è impresa facile. Trascorso il tempo dovuto, fu poi presa e fatta passare tra i rulli e i getti d’acqua del vicino autolavaggio. Si proseguì con lo sgrassaggio per finire con l’eliminazione con pasta abrasiva dei pedicelli. Un gruppo di volenterose passò poi al lavaggio e sgrassaggio della criniera di Teresona e, L’Oréal ebbe un’impennata in borsa. Naturalmente le altre case di cosmetici, denunciarono immediatamente all’Anti Trust la faccenda, e tutto è demandato allo studio legale “Legulei & Associati”. Si prevede furiosa battaglia tra principi del foro.

Ahimè, i baffi da ulano, l’onor del labbro, che tanto piacevano alla giovinetta, sono caduti sotto l’impietoso scalpello delle neoestetiste e ora giacciono anch’essi tra i covoni di peli, che stanno ammassati in fondo al “Campo della Tenzone”. Serviranno per i fuochi dell’agape. Abbiamo di che far fuoco. Perché abbattere faggi o lecci per il barbecue?

Le Allegri Comari, alla fine della giornata non avevano più sembianze, che dire umane. In un impeto, pervase dal sacro fuoco della pulizia hanno persino, dato forma, invero sbarazzina, alla pudenda della ragazza, che pare sfoggi ora una … sanfornia triangolare, che per ottenerla si è dovuta battere bolla.

Però che soddisfazione!

In compenso Teresona era riuscita così, dopo le lunghe ore di restauro.

Teresona

 

Ora attendiamo fiduciosi l’opera, altrettanto impervia, che dovranno affrontare i personaggi della “Compagna della Buona Morte” per aver ragione e per dar nuove sembianze a Tony “Te Scartavetro Tutto”.

 

Noi, quelli del ‘54

 

Calendario

Cari ospiti, amici e sodali della palla ovale. E’ giunto il tempo di ricominciare a lucidare gli scarpini, puliziare ben bene bandiere, maglie, sciarpe e cappelli. Preparare cori e scorte di birra, perché come grandiosamente scrive Francesco Costantino in – Hat Trick – ILRUGBY – aprile 2009 – pag 21

Il rugby è un viaggio verso l’inferno

…. Perchè solo sentendoti diavolo puoi sopravvivere in una terra di demoni.

Questo è il calendario del 6N che partirà dal 6 febbraio 2010:

Sabato 6 febbraio : Crok Park – Dublino – Irlanda vs Italia

Domenica 14 febbraio – Flaminio – Roma – Italia vs. Inghilterra

Sabato 27 febbraio – Flaminio – Roma – Italia vs. Scozia

Domenica 14 marzo – Stade de France – St. Denis – Francia vs. Italia

Sabato 20 marzo – Millenium Stadium – Cardiff – Galles vs. Italia

 

 Sentirsi parte di una setta ma anche essere confinati alla follia quando tutto finirà

 

Noi, quelli del’54

Ringraziamenti

Cari ospiti, amici e sodali di questa vita virtuale.
Come potrò mai ringraziarvi per i pensieri e le parole che avete tracciato sulle mura delle mie stanze.
Mi corre l’obbligo di farlo per ciascuno di voi, perchè a ciascuno di voi appartiene un pezzo della mia anima.

@ RedPasion = sei stata tra le prime persone ad accettare le mie visite e colloquiare con me.
Mi hai offerto spiragli e lampi della tua vita, che custodisco geloso.
Pietre preziose, che scaldano per la loro luce.

@ Dirmisepolto = L’unico di voi tutti, che conosco di voce e di volto.
Un’amicizia nata per caso, attraverso commenti e rimandi e che ha trovato un humus particolare ed è cresciuta forte e vigorosa. Come forti e vigorose sono le parole di Spoon River. Sì, Sandro, occorre navigare e non ha importanza se il "maestro" che mi governa sarà impetuoso, oppure teso o semplice bava, scioglierò le vele opportune, inghiottendo paura, dimenticando follia, tralasciando inquitudine, per dare un senso ai miei giorni.

@ Curlytz = ti incrocio sempre con gioia e sapere che tu, come me, ti chiedi sempre cosa farai da grande, spinta a conservare un po’ di fanciullesca voglia di vivere, questo ha aperto la finestra verso l"immortalità dell’animo". Cosa questa che andrà coltivata.
Ah, domanda: acqua q.b. o innaffiatura abbondante?

@ thciken = accumunati da una "rollign maul" infinita, tra "Circo" e "Pazzificio", tra ghepardosauri e ormodicottenni, abbiamo il nostro perché per giungere in meta.
Affronterò il campo con una serenità diversa.

@wolfghost = giusta osservazione. Si cresce sempre, forse non in maniera equilibrata.
In questo periodo, di crisi, forse anch’io risento della stagnazione incombente.
Reagan – Mondale: i frutti di quel duello, non tutti però, li stiamo sgranocchiando ancora.
Speriamo che siano gli ultimi.

@denise82 = ti ho spiazzata con Schopenauer, in compenso mi hai sedotto con i sotterranei, anzi i sottoscala. Avremo tempo di sorprenderci ancora.

@ultimoappello = hai ragione, per l’indignazione e le sue sorelle, non c’è età e forse neppure per inventarsi un luogo di stupidaggini come "Al Pisellon Fuggiasco".
Che i miei orizzonti non siano così stretti?

@ diamanteviola = la Montalcini, 100 anni spesi alla grande. Io dei miei, alcuni li ho sperperati … da adolescente, anche quando quel tempo era già di molto passato.

@ mezzastrega =  Rileggo intorno ad "una testa pensante " e mi chiedo: Chi, io ? Se così è sarà bene che io mi ripensi ben bene.
Intanto seguendo il tuo consiglio, mi sto guardando intorno per vedere se all’orizzonte arriva quello che può sposare mia figlia.
Le gioie vanno condivise.

@ anneheche = Vedi come siamo noi ometti. Vogliamo cambiare dimenticando che ne abbiamo facoltà per almeno altri vent’anni o più.
Che dici, mi affretto con compostezza calvinista o con spirito mediterraneo proscrastino?

@daphnee = anche tu, timida amica che da poco mi frequenti. Grazie per le tue parole. Mi hai donato un’aspetto dell’animo umano di cui pochi parlano, perchè forse pochi lo conoscono, ma sopratutto ne apprezzano il segreto. La bellezza dell’anima.
Non avevo mai pensato che l’anima avesse una bellezza su cui posare gli occhi, da rimirare, da indagare.
Grazie, un regalo prezioso.

@ mulisinasce = Forse hai ragione. La melanconia di chi guarda e sospira su un passato e ansima su un imperscrutabile futuro, mi sta troppo coinvolgendo.
Meglio il normale ed usato presente.
Lo vedi, lo senti, lo usmi ed è quello che è.

@ utente anonimo = ti ho lasciato per ultimo sconosciuto dispensatore di graditi auguri. Aprezzi ciò che scrivo a tutto tondo, ti piace il rugby e per questo ti faccio simpatia.
Di tutto ciò ti ringrazio e ne sono contentissimo.
Scusami però, ti faccio osservazione: la prossima volta lascia almeno il tuo nome. Ami la privacy? Lasciami il nik. Non ce l’hai? Inventane uno per l’occasione.
Mi affligge il sapere che dietro degli apprezzamenti, che accolgo con gioia, esiste un’anonimato che sa di triste.
Lo raccomando a te come a tutti quelli, che si son presi la briga di leggere questo lungo intervento.
Non siate anonimi, ombre sfuggenti, evanescenti ectoplasmi di questo mondo virtuale.
Dite chi siete. Non costa nulla e siate certi che non diventerò il vostro peggior incubo.

Carlo

E … furon gli ultimi

Furon gli ultimiCari ospiti, sodali di tante scorribande, mi corre l’obbligo di comunicarvi che oggi è il giorno del mio compleanno come sopra effigiato.

Voglio subito confortarvi e lenire la possibile prostrazione che vi ha raggiunto alla ferale notizia.

Sarà l’ultima volta che festeggerò il genetliaco.

Qualcuno sosterrà che anche gli ometti sono civettoni e vogliono sentirsi dire: Ma no, non sei vecchio, sei un ragazzino, etc.

Nulla di più sbagliato.

Qualcun altro verrà a dire che orami sono anni che non celebra l’evento.

Buon per lui, anzi anche per me, che non mi sentirò solo in questa decisione.

Altri invece, sono felici di festeggiare e godono e degli auguri e anche di piccoli ma efficaci “cadeau”.

Gioisco di tutto cuore per queste persone, che sanno trarre anche dagli anni che passano motivi di gioiosa partecipazione alla vita.

Invece, oltrepassata la boa di mezza vita, mi ritrovo non nella selva oscura, ma nella sbalordente certezza che si sono compressi i tempi, per progettare il futuro.

Sarà che gli ultimi avvenimenti. mi hanno particolarmente colpito e trovandomi al 55° compleanno ho affrontato tra gli altri, anche il problema dei progetti futuri.

Mi sono domandato e ho risposto che ho ben poco tempo per progettare il mio futuro o almeno i miei progetti devono essere necessariamente ridimensionati.

Gli scenari si sono ridotti oramai a pochi e striminziti casi: andare in pensione, riuscire a laureare la figlia, supportandone economicamente gli sforzi, chissà, forse anche sposarla. Una situazione futura quindi simile a tanti altri e di una banalità quasi imbarazzante, ma in fondo millantare chissà quali grandi eventi futuri sarebbe solo ingannare una volta di più se stessi e gli altri.

Certo che questi pensieri nati come me, in questo giorno, paiono veramente bizzarri e forse anche stonati, ma il fatto d’essere a N.O. di se stessi, procura tali sensazioni.

Anche se per onestà, sono pensieri, sorti in occasione degli eventi tragici di questi giorni. Vedere, ma soprattutto capire che per molti il futuro è sì oscuro, ma esistono possibilità nuove, anche se costerà uno sforzo supremo raggiungerle.

Per altri il futuro si rivela o si potrà rivelare invece tragico, poiché per essi le attese di vita sono ben ridotte, vuoi per età e vuoi anche per quei segni che un simile cataclisma lascia dentro le persone e mostra quanto fragili siano le nostre difese in rapporto agli eventi naturali, le nostre certezze riguardo alla scienza.

Vuoi per interpretare i segni del terremoto, vuoi per i sistemi di costruzione che ne combattono gli effetti.

Eppure la linea grigia che divide la certezza dalla possibilità in questo momento la vedo ancora più marcata.

Quali aspettative ho? Di quali scenari posso essere il creatore? Quando si è giovani, tutto è possibile, fruibile. E’ un cesto ricolmo di frutta gustosa e matura. Ora trovo solo qualche frutto già avvizzito.

Questa è la vita, qualcuno dirà. Non mi resta che concordare. Oramai sono passati gli anni del combattimento contro tutto e tutti. I mulini a vento li riconosco per quello che sono e tanto è.

E’ vero che il gusto per certe cose, mi spinge ancora a rispolverare indignazione e all’occorrenza incazzatura, ma sento che il più delle volte è un abbaiare alla luna. Non serve, ma almeno rende meno pesante il cammino e quell’ululato mi ricorda di quanto sono vivo.

Confido nella frugalità che da una certa età fa compagnia a tanti e quindi non avrò più l’appetito lupigno della gioventù e anche le esigenze future non saranno così impellenti, così pressanti.

Mi accontenterò di ciò che passerà il convento.

Sarà un modo anche per assaporare il tempo della lentezza, nel quale anche un bicchier d’acqua ha sapore.

Forse questa mia esternazione, potrà aver generato perplessità, sarà forse foriera di obbiezioni, ma anche di sana indifferenza.

In fondo sono mal di pancia di un “over ‘50”, che colto dalla sindrome della mezza età e accettato “obtorto collo” il fatto, si domanda cosa farà da … grande.

Sapendo, che le occasioni per crescere sono ormai ridotte.

NordOvest

Ufficio Facce

Inizia la diciasettesima settimana dell’anno:

L’ Ufficio Facce  si dissocia dall’uso inconsapevole della propria esistenza !!

Noi, quelli del ’54

Quei maledetti secondi

Quei maledetti secondi, quanti sono stati? Quanto hanno inciso sulla vita media di un uomo o donna? Il loro rapporto matematico di quant’è? Uno a settecento, ottocentomila? La lunghezza di uno sbadiglio prolungato, oppure la ricerca di un numero telefonico sulla guida? Eppure quei maledetti secondi, hanno distrutto, annientato, divelto uomini e cose, certezze e speranze, passato e futuro.

Hanno mostrato come l’uomo, con tutta la sua grandezza è cosa piccola e insignificante di fronte alla natura e alle leggi che la governano. Hanno mostrato come si ritorna sempre alle domande fondamentali della nostra esistenza. Chi siamo, cosa siamo chiamati a fare, perché siamo nati e perché dobbiamo morire? Qual é il senso della vita, della nostra esistenza, perché noi qui, ora? Dubbi e domande che ci rincorrono, nei secoli, da quando abbiamo coscienza del nostro essere uomini, da quando abbiamo l’uso della parola e poi della scrittura. Sappiamo il valore del tempo, lo abbiamo dato alle cose che ci circondano. Ci siamo rifugiati, nell’addossare la responsabilità di tutto ciò a un Dio. Non importa qual è il suo nome; l’importante è attribuirgli la responsabilità di qualcosa che sfugge ai nostri sensi, al nostro pensiero. A volte si riflettono verso Dio, o come più vi piace chiamarlo, quei sentimenti, quelle passioni che ci rendono diversi da un animale e gli attribuiamo pensieri e azioni, che sono frutto del nostro autonomo pensiero.

Ho letto, tra i tanti articoli, post, interventi, di quanti si sono interrogati sull’assenza di Dio, o come meglio credete chiamarlo. Perché Dio, se c’è, non è intervenuto? Perché Dio, creatore di tutto ha creato anche il terremoto permettendogli di far scempi? Se lo sono chiesto: credenti e non credenti. Soprattutto evocando le parole, se vogliamo di circostanza, di quanti investiti di una particolare posizione, i sacerdoti, hanno pronunciato parole che per certi versi sono risuonate strane, fuori logica, fuori tempo, fuori sentimenti.

La presenza di Dio, o come lo volete indicare, la sua esistenza, la sua immanenza o assenza in rapporto agli eventi umani, ha sempre generato una ridda di opposti pensieri. Chi non crede si stupisce di quanti lo ricercano e lo invocano o lo accusano o dell’assenza o della sua crudele presenza, quasi che l’evento infausto sia una dura punizione a una situazione di peccato, nell’accezione più ampia del termine.

Chi crede è parimenti stupito di come Lui abbia permesso tutto ciò, ma nel frattempo, rassegnato a questa volontà superiore, chiede aiuto e conforto nella crudeltà del tempo che vive.

Chi si pone invece, in atteggiamento dubbioso, ma non troppo, perché non trova abbastanza motivazioni plausibili nel credere o meno, si ritrova nell’angosciante frangente nel quale vede aumentare i suoi dubbi e le sue incertezze.

Alla fine ciascuno di essi si trova concorde, nell’affermare l’errore dell’altro, sia esso credente o non credente, senza però giungerne a una.

Rimangono però, quei maledetti secondi, come un rompicapo insoluto e per il momento irrisolvibile. Una sorta di Nodo di Gordio, che non riesce a trovare il suo Alessandro Magno. Proprio per il groviglio di cui è fatto, il Nodo contiene in se tutte le emozioni e i sentimenti, i pensieri, le sensazioni che ci attraversano la mente, in questo momento.

Pietà per i defunti, orrore per quanti non hanno saputo costruire o non hanno voluto fabbricare, le case in base alla legge o semplicemente il buon senso, smarrimento e impotenza, individuale, per quelli che sono sopravvissuti. Costoro ora devono affrontare uno dei più laceranti dilemmi, che la vita pongono loro. Come fare per tornare a una normalità? Soprattutto quale normalità? Che cosa significa: normalità? Significa possedere una casa, un lavoro, una famiglia su cui contare? Per quanto tempo dobbiamo vivere senza queste fondamentali esperienze? Quanti giorni ancora saremo i soggetti della curiosità mediatica? Dopo che ne sarà di noi?

A queste domande le risposte assumono i contorni del vago, dell’allusione, dell’incertezza a tempi non quantificabili, imperscrutabili, misteriosi, quasi si dovessero leggere aruspici dalle interiora di un olocausto.

L’olocausto è già stato offerto. Sono le quasi trecento vittime dell’ignoranza, dell’avidità, dell’accidia, della pigrizia degli uomini, che hanno male progettato, peggio costruito in un osceno balletto di deresponsabilizzazione.

Quei maledetti secondi appartengono anche a loro e dovranno pesare su di essi come i calcinacci che hanno spezzato i sogni, le speranze, il futuro di quanti si sono visti travolgere da un mare di terrore dai nomi consueti: mattoni, tegole, cemento, mobili in una parola “casa”. Il rifugio, il nido, l’alcova per tutti che nella casa trovano una dimensione di pudicizia, dell’amore, del riparo e perché no anche del dolore e dell’abbandono. La casa come simbolo di vita vissuta, da vivere e condividere, per un tempo di cui non conosciamo la fine, ma sappiamo del suo inizio.

Quei maledetti secondi.

 

 

Noi, quelli del ‘54

Ringraziamenti

Cari ospiti, sono tornato. In questi giorni di silenzio e di meditazione, sui fatti accaduti e su come li ho vissuti, alla luce anche della mia personalissima situazione, ho deciso di continuare il mio vagabondaggio.

Ho in mente cambiamenti, che vedrete nel corso del tempo.

Come cantava il signor Zimmermann: “ I tempi devono cambiare”.

E io con loro.

 

Già che siamo in ballo, balliamo, vorrei ricordare che Cristina Bove nel suo blog mi ha gentilmente ospitato un racconto.

Ve lo segnalo non perché l’ho scritto io, bensì perché  ha ottenuto di essere postato nel blog di una scrittrice e poetessa di rara sensibilità, di cui mi onoro della sua squisita amicizia.

Mi farete cosa gradita andare a leggere anche gli altri post e le poesie di Cristina.

Otterrete soddisfazioni che neppure vi potete immaginare. Grazie.

http://cristinabove.splinder.com/

 

Buon proseguimento

Noi, quelli del ’54

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