CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Il cuore della notte

Cari ospiti, amici delle mie scorribande sfrenate, unici e silenti compagni delle mie notti perse, ormai siete avvezzi alla rotta, che la sorte mi ha affidato: 65° S – 36° W.

Sempre e pervicacemente a Nord Ovest di me stesso.

Ah, il Nord Ovest e il suo tanto sognato Passaggio. Corposo fantasma dei tanti esploratori che nelle terre nordiche ad est ed ovest del meridiano zero, lo hanno cercato con alterna ed incerta fortuna. Sperando che si aprissero nuove vie, scenari da cui l’umanità ne traesse un qualche beneficio. Ora che tutto è scoperto o quasi, che tutto è percorso o quasi, ne rimane l’incero e fantastico sogno avventuroso, nell’immaginario collettivo.

Digitate sui motori di ricerca o compulsate avidamente una qualunque enciclopedia. Leggerete e saprete dei tanti che lo cercarono, dei pochi che lo trovarono e di quelli che lo percorsero e che ebbero la ventura di tornare a raccontare dell’avventura.

Il mio Nord Ovest, non è un luogo geografico, ma solo un luogo sentimentale, ove si aprono scenari a volte spettacolari, a volte noiosi e tristi, in altre occasioni allegri e spensierati. Nascono con il mio sentire, con la sensibilità del momento, dalle occasioni che mi si presentano e che anche voi contribuite, anche inconsapevolmente, a farmi percorrere quel Passaggio. Così spuntano post come il precedente, cui mi sono affezionando molto, perché tutti quelli che l’hanno letto, hanno contribuito con loro commenti ad arricchirlo ed anche ad arricchirmi.

Di ciò non vi sarò mai, abbastanza grato.

Veniamo ora al cuore della notte. Non è un cuore di tenebra. Non millanto di essere un epigono di Conrad. Mi manca la statura, la preparazione … il cognome. Non m’interrogo neppure a che punto è questa notte. Troppo profonda e scura ora. L’alba è lontana e le sentinelle ancora devono vegliare. Questa è la notte della pulizia. Mi sento portato a pulire un poco le mie stanze. Oramai, non potrò essere così presente, così attento verso tutto e tutti. Lo stritola ossa che è il : pomeriggiomattinonotteriposo del  Pazzificio, mi preclude un poco le scorribande. Ho obblighi verso Artemisia, la mia e la Leonessa a cui io non posso giustamente sottrarmi. Verso la prima perché l’ho voluta fortemente, l’ho scelta per il resto della mia vita; a cui devo molto e anche questa notte solitaria (manca il sociosocione) segna per me una mancanza nei suoi confronti. Anche la presenza è importante, anche solo il guardare la mano che veloce, conduce il pennello e che dà forma e sostanza alle sue creazioni pittoriche. Manco anche alla Leonessa, in questo tempo in cui è chiamata a fare i primi bilanci, forse il primo gran bilancio della vita. Termina le superiori. Dovremo soffrire con lei gli esami di maturità, per noi persi e sepolti sotto il peso degli anni trascorsi (Più di una generazione se si conta per essa venticinque anni) Eppure quella trepidazione, quelle sottili o spesse paure riemergono, anche se non siamo noi i protagonisti. E’ per giusta empatia, per comunione di sentimenti o per naturale apprensione genitoriale, che anche noi lentamente siamo presi da quella emozione, forse sfumata, stemperata dalla lontananza, ma ugualmente presente come un convitato di pietra, che sovrintende beffardo ai tempi futuri.

Quindi la notte e queste notti le potrò dedicare, quando posso e come posso a lasciar tracce di me e dei miei fantasmi. Sia che siano le sciocche fanfole intorno ai fasti e alle nequizie del “Pisellon Fuggiasco “ e de “Alla bella Bignola”. Di cui ho bozzettisticamente tratteggiato alcuni personaggi e di cui ancora e ancora parlerò, perché in fondo rappresentano un mondo gioioso e scherzoso in cui avrei tanto voluto vedere la fantasia farsi realtà. E’ il mondo del sogno, è il giardino segreto che sta dentro di noi, o almeno uno degli aspetti. L’altro aspetto è la riflessione, non sempre riuscita, non sempre puntuale, sulla realtà che ci circonda e che scuote le nostre coscienze, che nuove il nostro sentimento; un misto di rabbia ed impotenza, gioia e comunanza o semplice stupore delle cose del mondo.

Per ultime, ma non ultime, ci sono le storie. Piccoli nostri mondi declinati sull’onda della parafrasi, dell’esempio. Una realtà sceneggiata a nostro uso e piacere, per raccontarci e per raccontare le cose che ci hanno colpito, ci hanno angosciato, che ci hanno stupito. Il sorriso e la tristezza saranno le chiavi di scrittura. Tentando di coniugare sintassi e calligrafia, grammatica e punteggiatura. Sempre su quel filo che separa profondità e banalità, analisi e superficialità in un gioco che non sempre ci riesce, che non sempre da frutti sperati e che a volte, troppo tronfi delle nostre certezze, ci fa apparire ciò che non siamo in realtà. La parola mal usata e poi peggio interpretata arreca danni devastanti. Sì ne uccide più la lingua che la spada. Quante volte assistiamo a quei desolanti balletti: 

      Lei ha assicurato che, riguardo alla posizione …. –

      Le mie parole, travisate nella sostanza sono ben altre. Io ho voluto affermare che … –

Lo spettatore di questi dialoghi, ormai comuni, neppure surreali e neppure svolti “una a tantum”, non sa più se per formarsi un pensiero analizzandone la proposizione, in prima istanza, oppure aspettare la smentita o le smentite successive e poi tentarne una mediazione personale, con i dati confusi che ha a disposizione. Rischiando poi nel passa parola di aggiungere successiva confusione.

Cari amici, vicini e lontani, quindi, mi avrete solo fugacemente. Transiterò tra le vostre stanze come un groppo di vento e se sentite una folata fredda e gagliarda, saprete che sono io.

Giungerò alla ricerca di quel Passaggio. Cercato per voi e per me, per avere una visione migliore del mondo per avere qualcosa di cui stupirci o più semplicemente per rinfrescare le nostre menti e raffreddare se è il caso i bollenti spiriti.

Tutti quelli che, per un motivo o per l’altro, ci ruggiscono dentro.

 

 

Noi, quelli del ‘54

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6 pensieri su “Il cuore della notte

  1. FireArrow in ha detto:

    Mi pareva d’aver sentito un po’ di corrente d’aria….. :-DDD
    Sono contenta di sentire certe “folate”. Servono ad ossigenare e profumare l’aria….
    Grazie, Carlo.
    Buonanotte 🙂

  2. venturo in ha detto:

    E’ sempre un piacere leggerti.
    La maturità: periodo entusiasmante e stancante. Bello però.
    In bocca al lupo!

  3. Wolfghost in ha detto:

    be’… anche per questo post, il miglior commento e’ “C’e’ un tempo per ogni cosa” 🙂
    Meglio cosi’ che fare come molti fanno, ossia, non potendo essere presenti con continuita’, chiudere semplicemente il blog.
    I blog non hanno scadenza 🙂
    A presto… Quanto “presto” non importa 😉

  4. daphnee in ha detto:

    mi piace il modo in cui scrivi .Bello immaginare il tuo passaggio come una folata di vento fresca.Ogni cosa a suo tempo..ed arriverà il tempo del ritorno anche qui.Nel frattempo ne approfitto per leggere i post passati. Un saluto alla tua Artemisia ed alla tua Leonessa, anche a te naturalmente :))

  5. capehorn in ha detto:

    @ Fire Arrow = l’importente è avere sempre sotto mano la maglia della salute :-)))

    @ venturo = sì è vero . La maturità, quando arriva, è bello gustarla in santa pace

    @ wolfghost = in vero sono stato tentato di chiudere casa. Poi sei passato … ho letto il commento e il post da te … per ora tengo aperto.
    Poi si vedrà !

    @ daphnee = la porta è aperta, non costa nulla.
    Attenta alle correnti d’aria … una bella sciarpetta è una mano santa.

  6. anneheche in ha detto:

    Io quoto Wolfghost 🙂

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