CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Quei maledetti secondi

Quei maledetti secondi, quanti sono stati? Quanto hanno inciso sulla vita media di un uomo o donna? Il loro rapporto matematico di quant’è? Uno a settecento, ottocentomila? La lunghezza di uno sbadiglio prolungato, oppure la ricerca di un numero telefonico sulla guida? Eppure quei maledetti secondi, hanno distrutto, annientato, divelto uomini e cose, certezze e speranze, passato e futuro.

Hanno mostrato come l’uomo, con tutta la sua grandezza è cosa piccola e insignificante di fronte alla natura e alle leggi che la governano. Hanno mostrato come si ritorna sempre alle domande fondamentali della nostra esistenza. Chi siamo, cosa siamo chiamati a fare, perché siamo nati e perché dobbiamo morire? Qual é il senso della vita, della nostra esistenza, perché noi qui, ora? Dubbi e domande che ci rincorrono, nei secoli, da quando abbiamo coscienza del nostro essere uomini, da quando abbiamo l’uso della parola e poi della scrittura. Sappiamo il valore del tempo, lo abbiamo dato alle cose che ci circondano. Ci siamo rifugiati, nell’addossare la responsabilità di tutto ciò a un Dio. Non importa qual è il suo nome; l’importante è attribuirgli la responsabilità di qualcosa che sfugge ai nostri sensi, al nostro pensiero. A volte si riflettono verso Dio, o come più vi piace chiamarlo, quei sentimenti, quelle passioni che ci rendono diversi da un animale e gli attribuiamo pensieri e azioni, che sono frutto del nostro autonomo pensiero.

Ho letto, tra i tanti articoli, post, interventi, di quanti si sono interrogati sull’assenza di Dio, o come meglio credete chiamarlo. Perché Dio, se c’è, non è intervenuto? Perché Dio, creatore di tutto ha creato anche il terremoto permettendogli di far scempi? Se lo sono chiesto: credenti e non credenti. Soprattutto evocando le parole, se vogliamo di circostanza, di quanti investiti di una particolare posizione, i sacerdoti, hanno pronunciato parole che per certi versi sono risuonate strane, fuori logica, fuori tempo, fuori sentimenti.

La presenza di Dio, o come lo volete indicare, la sua esistenza, la sua immanenza o assenza in rapporto agli eventi umani, ha sempre generato una ridda di opposti pensieri. Chi non crede si stupisce di quanti lo ricercano e lo invocano o lo accusano o dell’assenza o della sua crudele presenza, quasi che l’evento infausto sia una dura punizione a una situazione di peccato, nell’accezione più ampia del termine.

Chi crede è parimenti stupito di come Lui abbia permesso tutto ciò, ma nel frattempo, rassegnato a questa volontà superiore, chiede aiuto e conforto nella crudeltà del tempo che vive.

Chi si pone invece, in atteggiamento dubbioso, ma non troppo, perché non trova abbastanza motivazioni plausibili nel credere o meno, si ritrova nell’angosciante frangente nel quale vede aumentare i suoi dubbi e le sue incertezze.

Alla fine ciascuno di essi si trova concorde, nell’affermare l’errore dell’altro, sia esso credente o non credente, senza però giungerne a una.

Rimangono però, quei maledetti secondi, come un rompicapo insoluto e per il momento irrisolvibile. Una sorta di Nodo di Gordio, che non riesce a trovare il suo Alessandro Magno. Proprio per il groviglio di cui è fatto, il Nodo contiene in se tutte le emozioni e i sentimenti, i pensieri, le sensazioni che ci attraversano la mente, in questo momento.

Pietà per i defunti, orrore per quanti non hanno saputo costruire o non hanno voluto fabbricare, le case in base alla legge o semplicemente il buon senso, smarrimento e impotenza, individuale, per quelli che sono sopravvissuti. Costoro ora devono affrontare uno dei più laceranti dilemmi, che la vita pongono loro. Come fare per tornare a una normalità? Soprattutto quale normalità? Che cosa significa: normalità? Significa possedere una casa, un lavoro, una famiglia su cui contare? Per quanto tempo dobbiamo vivere senza queste fondamentali esperienze? Quanti giorni ancora saremo i soggetti della curiosità mediatica? Dopo che ne sarà di noi?

A queste domande le risposte assumono i contorni del vago, dell’allusione, dell’incertezza a tempi non quantificabili, imperscrutabili, misteriosi, quasi si dovessero leggere aruspici dalle interiora di un olocausto.

L’olocausto è già stato offerto. Sono le quasi trecento vittime dell’ignoranza, dell’avidità, dell’accidia, della pigrizia degli uomini, che hanno male progettato, peggio costruito in un osceno balletto di deresponsabilizzazione.

Quei maledetti secondi appartengono anche a loro e dovranno pesare su di essi come i calcinacci che hanno spezzato i sogni, le speranze, il futuro di quanti si sono visti travolgere da un mare di terrore dai nomi consueti: mattoni, tegole, cemento, mobili in una parola “casa”. Il rifugio, il nido, l’alcova per tutti che nella casa trovano una dimensione di pudicizia, dell’amore, del riparo e perché no anche del dolore e dell’abbandono. La casa come simbolo di vita vissuta, da vivere e condividere, per un tempo di cui non conosciamo la fine, ma sappiamo del suo inizio.

Quei maledetti secondi.

 

 

Noi, quelli del ‘54

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13 pensieri su “Quei maledetti secondi

  1. carezzadiluce in ha detto:
  2. thecicken in ha detto:

    Il terremoto è più grande di noi, non possiamo farci nulla; e così come ognuno decide di vivere la propria vita, con la Fede o senza.
    Quello che non compatisco è come si sia potuto costruire in quella maniera! Perchè Giappone e California hanno dimostrato che le case possono stare sù con quel livello di terremoto, che invece in Abruzzo ha distrutto ogni cosa!
    Ma chi ha intascato i soldi per costruire (e temo che considerato come hanno male costruito significa che hanno fatto la cresta davvero per bene) non pensa che la sotto c’è rimasta Maria Paola, o Domenico, o Lorenzo o un bambino dell’età dei miei figli!
    E se ci penso mi sale una carogna incredibile!

  3. ultimoappello in ha detto:

    Interessante, questo intervento: meditazioni e ragionamenti nei quali mi ritrovo parecchio – nella veste di quello che non crede.

  4. mulisinasce in ha detto:

    Per chi crede e per chi no son dubbi che arrovellano chi resta.

  5. FireArrow in ha detto:

    Io credo in un Dio che non è quello “del quale noi siamo stati fatti a immagine e somiglianza”.
    Secondo me, Dio è la scienza, la natura, le leggi che governano tutto il creato.
    Alla luce di ciò, posso accettare che la Terra, intesa quale pianeta che ha le sue leggi e le sue imprevedibilità (quali eruzioni, terremoti, inondazioni, ecc.) ogni tanto dia segno di sé.
    Non ci fa riflettere e pensare a quanto piccoli e fragili siamo?

    Siamo noi a doverci ricordare che la natura e la scienza possono essere “manovrabili” e modificabili, a volte. Ma, spesso, si ritorcono contro di noi.
    Chi ci va di mezzo sono sempre i poveri innocenti, purtroppo.

    Buonanotte, Carlo 🙂

  6. Fogliadivite in ha detto:

    Penso che Dio non c’entri per niente, terremoti, alluvioni, trombe d’aria, tifoni, sono eventi naturali. Un leone non si chiede perchè non trova acqua da bere dato che poco ha piovuto, muore, semplicemente. Forse anche noi dovremmo accettare che le cose accadono (responabilità umane a parte nei criteri costruttivi), senza cercare da qualche parte un Dio colpevole.

  7. RosaTiziana in ha detto:

    Il terremoto è un evento naturale, utile geologicamente al rinnovo degli equilibri del pianeta.

    Le conseguenze negative che ne derivano sono causate dalla disonestà umana nel costruire, dall’incuria, dalla presunzione, dall’egoismo, ecc…

    Le due cose vanno tenute distinte, asltrimenti il senso di quei “pochi secondi” si perde.

    Quanto alla fede…beh… è un dono. E in quanto tale siamo liberi di accettarlo o meno. Nulla ci viene imposto, mai dalla vita (vogliamo chiamarla Dio?…è uguale).
    Non siamo burattini telecomandati, ma uomini liberi.
    In quanto tali possiamo scegliere. Certe scelte portano alla morte, altre alla vita.

  8. venturo in ha detto:

    Ma quanto siamo vanitosi noi uomini. Crediamo che tutto quel che accade a questo mondo sia per noi. Anche il terremoto.
    Non è che invece facciamo parte di un equilibrio che non riusciamo a cogliere?
    Forse.
    “Non si può cogliere un fiore senza turbare una stella” (A.E.)
    Un saluto.

  9. Wolfghost in ha detto:

    Potremmo scrivere mesi sull’argomento “dio”, anni anzi; d’altronde lo fanno da millenni senza arrivare ad una conclusione univoca, perche’ dovremmo arrivarci noi?

    Io posso solo dirti quale e’ il mio personale concetto di Dio oggi, e in che cosa sbaglia chi si chiede “dov’e'” quando capita qualche tragedia personale o collettiva, senza nessuna pretesa che tale visione sia condivisa da altri. D’altronde perfino io ho scritto “oggi” perche’ ho cambiato gia’ idea diverse volte lungo il mio percorso e, spero, ancora la cambiero’ in futuro, perche’ in fondo mi piace l’idea di un Dio che sia piu’… umano e benevolo, una sorta di papa’ o di mamma, insomma 🙂

    Dio oggi per me e’ l’Universo, la Natura, l’Energia che tutto pervade e tutto forma. Da li’ veniamo, di essa siamo costituiti, ad essa torneremo. In fondo non vedo una grossa spaccatura con le varie scritture sparse in ogni parte del mondo, ne’ con l’idea alla quale la scienza, a poco a poco, si sta avvicinando.
    In questa visione Dio non e’ “personale”, non e’ “umano”, non e’ nemmeno benevolo o malevolo.
    Dio e’, e basta. A lui, la Natura, interessa solo una cosa: l’evoluzione di se’ stesso, ovvero dell’universo e di cio’ che lo compone. In quest’ottica, i singoli componenti sono “sacrificabili” in nome dell’evoluzione dei sistemi piu’ grandi.
    L’ho scritto molte volte: se non esistesse la morte… come potremmo esistere noi? Come potrebbe essersi sviluppata l’evoluzione? Le prime cellule sarebbero durate per sempre, sarebbe rimaste sempre uguali. Solo attraverso la loro riproduzione e morte, le nuove cellule, un pochino migliori, avrebbero potuto prenderne il posto.
    Se non fossero esistiti i terremoti, il pianeta non solo non avrebbe la forma che ha, ma nemmeno esisterebbe. La terra non e’ sempre stata cosi’, all’inizio era ben diversa, una palla di fuoco in cui la vita non avrebbe mai potuto esistere. Essa si e’ evoluta, e anche i terremoti hanno fatto parte della sua evoluzione… a discapito di chi la abitava.

    Qual e’ allora l’errore dell’uomo, un errore che si perpetua da migliaia di anni? Semplice: credere di essere la creatura per cui l’universo tutto e’ stato creato. Una visione spropositatamente egocentrica, di una ingenuita’ che definire infantile dovrebbe far sorridere di tenerezza 🙂
    Allora certo che l’uomo puo’ prendersela con Dio, reo di averlo creato e poi abbandonato.

    Ma se mettiamo l’uomo nella posizione che gli spetta, tutto torna: un essere semplicemente sacrificabile. Come tutto il resto che c’e’ al mondo.

    Ma almeno un vantaggio l’uomo ce l’ha: ha la consapevolezza di se’ stesso, di cosa sta attorno a lui. L’uomo puo’ capire le leggi che regolano l’universo, o meglio, che l’universo stesso ha creato lungo la sua evoluzione.
    Cosi’ facendo, forse, puo’ arrivare molto, molto, lontano.
    Gli Antichi, di qualunque parte del mondo fossero, non facevano l’errore dell’uomo “moderno”: essi temevano la Natura, essi non pensavano di essere superiori alle creature ma di essere semplicemente parte di loro.

    L’Antico aveva rispetto per la Madre Terra, timore di cio’ che accadeva attorno a lui, si sentiva – giustamente – piccolo e insignificante. Ma tale visione lo rendeva piu’ grande degli egocentrici uomini moderni. Perche’ comportava umilta’, non superbia. Perche’ lo portava ad essere CON la Natura, non a volerla sfruttare e dominare in un delirio di onnipotenza.

    Quando vedo certe figure religiose… be’, mi viene in mente Qualcuno che disse “perdonali, perche’ non sanno quello che fanno.”
    Paradossale, eh? 🙂

    Si narra che per il mondo vaghi ancora oggi qualche antico alchimista che, scoperta la “pietra filosofale”, divenne immortale. Be’… se cosi’ fosse, non ci sarebbe riuscito perche’ “e’ stato miracolato”, ma perche’ capi’ “come funziona Dio”.
    E in fondo e’ cio’ che anche la scienza e le genuine correnti spirituali si propongono di fare.

    Ed ora scusami: vado a ritirare, orgogliosamente, la mia scomunica al Vaticano! 😀

  10. anneheche in ha detto:

    E’ difficile non condividere l’intervento di Wolfghost.
    Per quanto mi riguarda, in ogni caso, ho sempre fatta mia questa frase:
    “E in principio l’uomo creò Dio.”

  11. RedPasion in ha detto:

    37 interminabili secondi e messina fu distrutta
    cento anni fa
    28 dicembre 1908
    vittime stimate tra NOVANTAMILA E CENTOVENTIMILA…

    90.000 E 120.000

    è vero. NOI non avevamo ancora gli sms
    le raccolte fondi e nemmeno facebook

    sta di fatto che ancora una parte di quelli che un tempo erano terremotati vive in baracche
    disumane…
    ma stiamo costruendo il ponte, salvando gli ori della cattedrale,
    e…

    no-comment-

  12. castoretpollux in ha detto:

    A furia di cercare Dio, si finisce per non trovarlo.
    A furia di cercare risposte ai propri quesiti, si finisce per non trovarli.
    Continuando a contare secondi e a dare loro importanza, si finisce con il passare la vita avvinghiati ad un noioso conteggio matematico.

    Quante domande, e quante non-risposte.
    La Natura governa, l’unica legata ad una legge certa benchè la si leghi al Caos.
    E l’uomo convive con questa natura, alle volte irridendola…o “prendendola sottogamba”… alle volte distrugge perfino sè stesso o i propri simili…con le mani, con le azioni, coi pensieri, con i comportamenti.
    Anche l’uomo ha una sua Natura…
    🙂

  13. capehorn in ha detto:

    @ TUTTI
    Vi ringrazio tutti.
    Ancora una volte mi avete dimostrato affetto, comprensione, ma soprattutto una certezza.
    Quella di aver incrociato delle persone veramente rare e preziose.
    Di cui far vanto quando se ne para l’occasione e da tenere ben care ogni giorno.
    Mi avete regalato ancora spunti di riflessione e pensieri con cui approfondire i miei pochi e poveri ragionamenti.
    Grazie di tutto cuore.

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