CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivi per il mese di “luglio, 2009”

Pensieri Caldi

Cari ospiti, non vi tragga in inganno il titolo di questo intervento. Non cercate tra le righe qualcosa che vi possa spingere verso arditezze fisiche o concupiscenze fantastiche. Niente sesso. Mi sono accorto che la campagna ha cambiato aspetto. Basta gialle distese di grano, oppure di erbe odorose. Al loro posto, metafisiche rotoballe punteggiano i campi e dove non ci sono queste provvisorie sculture naturali, la terra è già stata squarciata e mostra il suo ventre scuro. Su tutto e tutti, una cappa piombigna di calore impera sovrana. Alcuni di voi accettando il mordi e vai sono stati in ferie. Pochi giorni in luoghi dove altri, come voi si sono fiondati e il desiderio di solitudine e pace, si è ridotto a un altro girone infernale al sentore d’olio di cocco, effluvi di gnocco fritto, clamore che senza soluzione di continuità che vi accompagna dal levar, al calar del sole. I riti sono quelli usuali, con alcune varianti introdotte dall’andazzo dei tempi. Abbiamo la famigliola con il padre, ormai cotto dalla vita, che abbandona il proprio corpo come un cetaceo arenato sulla battigia. Inconsapevole del momento che vive, arreso allo stress da spiaggia, con un’attività cerebrale azzerata non sente, non parla, non si accorge neppure del minibikini sdraiato accanto a lui. Che dire della moglie, spalmata di ogni tipo di crema, che confabula con un’omologa, non già della vita di città, ma anzi a quella aggiunge malignamente le critiche alle varie badanti che popolano oramai le vite dei vecchi genitori, lasciati anche quest’anno in balia della metropoli. Chi può sfoggiare la tata in spiaggia, non si esime dall’aggiungere critiche a quelle di cui sopra. Già questo ne fa una sorta di reginetta. In ogni caso i figli non sono, dove dovrebbero essere, cioè tra i flutti, ma sotto le verande dei bagni a continuare il rimbambimento dei video giochi. Continuano però, le transumanze di venditori di ogni tipo di cianfrusaglie, patacche e falsi, anche d’autore, in una continua e faticosa rincorsa al diniego dell’acquisto. Questo per chi ha deciso di negarsi un minimo, per la stagione autunno/inverno. Chi invece ha deciso di essere anticonformista, o crede di esserlo ecco che la città è sua. Quest’anno sa che può fidarsi della mancanza di una serranda selvaggia. Sa che i centri commerciali non lo abbandoneranno ed eccoli i vacanzieri cittadini. Lui con barba non fatta da giorni, ciondola per casa in mutanda tattica, con pietosa spilla da balia che chiude la porta ai resti di ciò che un tempo fu attrezzo di piacere per se e per l’altrui diletto. Con indosso, nelle migliori delle ipotesi una maglietta, che porta evidenti segni di ascella pezzata, medaglie di unti, evidenti segni di non ben identificate sostanze misteriose, figlie forse d’incaute sperimentazioni. Ciabattando per casa, trascina il proprio corpo dal letto alla poltrona o al frigorifero, in una danza infernale, che col passare delle ore lo trascina in un gorgo demoniaco. Non parliamo della consorte. La vedete ciabattare anche lei, per le stanze. Un’impalcatura di bigodini in testa, degna di una grande opera d’ingegneria. Quella avvolta da un fazzoletto, che vide ben altri e più favorevoli tempi. Anche lei con la mutanda scrausa, l’elastico che si sta mollando e una maglietta che lascia intravedere quelle che una volta erano forme che smuovevano gli ormoni e il testosterone del consorte. Lui perso nell’ennesimo bicchiere d’acqua e menta sta guardando Uno Mattina, ipnotizzato dalle immagini che scorrono, cui non riesce a darne un senso compiuto.

Nell’appartamento vicino la situazione è completamente all’opposto. Lui in bermuda kaki, con sahariana ton sur ton, le calze di filo rigorosamente nere, morbide scarpe scamosciate e con un tocco di glamour, Panama calcato in testa, si appresta ad uscire per lo shopping. Almeno tre giornali e due riviste e l’acquisto minimo di provviste, per il mezzogiorno. La sera, dopo un’attenta lettura del giornale alla ricerca di un buon bar, l’happy hours calmerà con poca spesa i morsi della fame. Ci potrebbe essere la possibilità di un invito per gustare una fetta di melone, così anche la frutta è assicurata. Lei, inguantata in un abitino, uno scampoletto griffatissimo, fresca di parrucchiere e manicure, ingioiellata come la madonna del petrolio e con tacco 9 (Quello 12 dalle 16 in poi, rigorosamente) brandisce l’aspirapolvere e con le cuffie dell’I-pode, sottratto alla progenie, prima di mandarli in vacanza dai nonni in campagna (Ben inteso estrema periferia cittadina, tra una fonderia dismessa e un impianto chimico con presidio annesso) si dà alle pulizie.  La “donna” non viene, perché sta godendo le sue ferie. Già, lei se ne è andata nelle Filippine, nello Sri Lanka, alle Maldive.

“Cosa centra se è originaria di quei luoghi? Cosa vuol dire che erano tre anni che non andava a casa dai figli e dal marito? Mi spieghi perché lei alle Maldive e noi, forse e lo sottolineo, un pomeriggio all’Idroscalo, assieme a quelli che fanno la grigliata? Guarda questo stato di crisi, ci sta ammazzando!”

Eppure, questa voragine, che c’è di fronte, nolenti o dolenti bisogna affrontarla e superarla. Per come vanno le cose quest’anno, sono indeciso tra la mutanda tattica con spilla da balia e la più frusta mutanda scrausa.

Lo so che non è bello troncare con un dilemma esistenziale, però il tempo è finito e altri deliri mi assalgono e urgono la mia presenza.

Alla prossima, miei cari ospiti.

 

NOI, quelli del ’54

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Pensieri Caldi

Cari ospiti, non vi tragga in inganno il titolo di questo intervento. Non cercate tra le righe qualcosa che vi possa spingere verso arditezze fisiche o concupiscenze fantastiche. Niente sesso. Mi sono accorto che la campagna ha cambiato aspetto. Basta gialle distese di grano, oppure di erbe odorose. Al loro posto, metafisiche rotoballe punteggiano i campi e dove non ci sono queste provvisorie sculture naturali, la terra è già stata squarciata e mostra il suo ventre scuro. Su tutto e tutti, una cappa piombigna di calore impera sovrana. Alcuni di voi accettando il mordi e vai sono stati in ferie. Pochi giorni in luoghi dove altri, come voi si sono fiondati e il desiderio di solitudine e pace, si è ridotto a un altro girone infernale al sentore d’olio di cocco, effluvi di gnocco fritto, clamore che senza soluzione di continuità che vi accompagna dal levar, al calar del sole. I riti sono quelli usuali, con alcune varianti introdotte dall’andazzo dei tempi. Abbiamo la famigliola con il padre, ormai cotto dalla vita, che abbandona il proprio corpo come un cetaceo arenato sulla battigia. Inconsapevole del momento che vive, arreso allo stress da spiaggia, con un’attività cerebrale azzerata non sente, non parla, non si accorge neppure del minibikini sdraiato accanto a lui. Che dire della moglie, spalmata di ogni tipo di crema, che confabula con un’omologa, non già della vita di città, ma anzi a quella aggiunge malignamente le critiche alle varie badanti che popolano oramai le vite dei vecchi genitori, lasciati anche quest’anno in balia della metropoli. Chi può sfoggiare la tata in spiaggia, non si esime dall’aggiungere critiche a quelle di cui sopra. Già questo ne fa una sorta di reginetta. In ogni caso i figli non sono, dove dovrebbero essere, cioè tra i flutti, ma sotto le verande dei bagni a continuare il rimbambimento dei video giochi. Continuano però, le transumanze di venditori di ogni tipo di cianfrusaglie, patacche e falsi, anche d’autore, in una continua e faticosa rincorsa al diniego dell’acquisto. Questo per chi ha deciso di negarsi un minimo, per la stagione autunno/inverno. Chi invece ha deciso di essere anticonformista, o crede di esserlo ecco che la città è sua. Quest’anno sa che può fidarsi della mancanza di una serranda selvaggia. Sa che i centri commerciali non lo abbandoneranno ed eccoli i vacanzieri cittadini. Lui con barba non fatta da giorni, ciondola per casa in mutanda tattica, con pietosa spilla da balia che chiude la porta ai resti di ciò che un tempo fu attrezzo di piacere per se e per l’altrui diletto. Con indosso, nelle migliori delle ipotesi una maglietta, che porta evidenti segni di ascella pezzata, medaglie di unti, evidenti segni di non ben identificate sostanze misteriose, figlie forse d’incaute sperimentazioni. Ciabattando per casa, trascina il proprio corpo dal letto alla poltrona o al frigorifero, in una danza infernale, che col passare delle ore lo trascina in un gorgo demoniaco. Non parliamo della consorte. La vedete ciabattare anche lei, per le stanze. Un’impalcatura di bigodini in testa, degna di una grande opera d’ingegneria. Quella avvolta da un fazzoletto, che vide ben altri e più favorevoli tempi. Anche lei con la mutanda scrausa, l’elastico che si sta mollando e una maglietta che lascia intravedere quelle che una volta erano forme che smuovevano gli ormoni e il testosterone del consorte. Lui perso nell’ennesimo bicchiere d’acqua e menta sta guardando Uno Mattina, ipnotizzato dalle immagini che scorrono, cui non riesce a darne un senso compiuto.

Nell’appartamento vicino la situazione è completamente all’opposto. Lui in bermuda kaki, con sahariana ton sur ton, le calze di filo rigorosamente nere, morbide scarpe scamosciate e con un tocco di glamour, Panama calcato in testa, si appresta ad uscire per lo shopping. Almeno tre giornali e due riviste e l’acquisto minimo di provviste, per il mezzogiorno. La sera, dopo un’attenta lettura del giornale alla ricerca di un buon bar, l’happy hours calmerà con poca spesa i morsi della fame. Ci potrebbe essere la possibilità di un invito per gustare una fetta di melone, così anche la frutta è assicurata. Lei, inguantata in un abitino, uno scampoletto griffatissimo, fresca di parrucchiere e manicure, ingioiellata come la madonna del petrolio e con tacco 9 (Quello 12 dalle 16 in poi, rigorosamente) brandisce l’aspirapolvere e con le cuffie dell’I-pode, sottratto alla progenie, prima di mandarli in vacanza dai nonni in campagna (Ben inteso estrema periferia cittadina, tra una fonderia dismessa e un impianto chimico con presidio annesso) si dà alle pulizie.  La “donna” non viene, perché sta godendo le sue ferie. Già, lei se ne è andata nelle Filippine, nello Sri Lanka, alle Maldive.

“Cosa centra se è originaria di quei luoghi? Cosa vuol dire che erano tre anni che non andava a casa dai figli e dal marito? Mi spieghi perché lei alle Maldive e noi, forse e lo sottolineo, un pomeriggio all’Idroscalo, assieme a quelli che fanno la grigliata? Guarda questo stato di crisi, ci sta ammazzando!”

Eppure, questa voragine, che c’è di fronte, nolenti o dolenti bisogna affrontarla e superarla. Per come vanno le cose quest’anno, sono indeciso tra la mutanda tattica con spilla da balia e la più frusta mutanda scrausa.

Lo so che non è bello troncare con un dilemma esistenziale, però il tempo è finito e altri deliri mi assalgono e urgono la mia presenza.

Alla prossima, miei cari ospiti.

 

NOI, quelli del ’54

Ufficio Facce

Inizia la trentunesima settimana dell’anno:

 

L’Ufficio Facce, ha il sospetto

che se si vuol vedere

fallire un uomo e le sue idee,

basta farlo diventare di moda!!!

 

Noi, quelli del ’54

Note a margine

Cari ospiti, questo caldo non mi ha completamente schiacciato.

Per motivi che non stò a dirvi sono andato in banca stamani e facevo mogio le operazioni, quando allo sportello vicino è arrivato un pensionato. Con la sua bella camiciona a quadri, i bermudoni color kaki, i sandaloni un po’ ortopedici. Con aria  di chi ha paura di disturbare ha fatto notare che tra le varie spese, gabelle e dazi comparivano 7 euro di cui non capiva il fondamento.

L’impiegato paziente e cortese gli spiega che è l’imposta sull’anticipo della tassa di  e poi impegnato com’ero a far quadrare il mio magro conto, non ho seguito il vortici dei vari ed innumeri balzelli, cui tutti noi siamo sottoposti.

Con un filo di voce, quasi a non voler disturbare la sacralità (?) del luogo l’anziano signore si è posto questa domanda: "Ma come, 7 euro di bollo. Ma io ci vivo un giorno con 7 euro e riesco a tener da parte qualcosina per i tempi grami.! Cosa vogliono ancora da noi ! Bhè grazie dell’informazioni e scusi tanto del disturbo, io non ho nulla contro di lei, ma sa 7 euro sono un giorno di vita ! Buon giorno."

Oggi è una giornata dal caldo feroce e mannaro ed arrivato a casa ho fatto una doccia, ma… ma quelle parole l’acqua non me le ha lavate via.

Noi, quelli del ’54

Un pomeriggio d’estate

Cari ospiti, in quest’afoso pomeriggio, con un refolo d’aria, perplesso per la sua esistenza, mi sono ricordati improvvisamente di un’estate di anni fa. Ho chiara l’immagine della “topia” di luglienga che costeggiava il muro della casa di mia nonna. Il rombo delle cicale sparse tra la sophora japonica, e gli ippocastani della “lea” in fondo al giardino, fin su al cedro. Un gigante che mio padre ed io, insieme, non siamo mai, stai capaci di abbracciare insieme.  Disteso su di un’amaca, fatta di teli vecchi, quelli dei materassi e corde rimediate e tirate tra un anello infisso nel muro e un grosso ramo della sophora, stavo lì a oziare. Rimbambito, bhè ci voleva poco e ci vuole poco tuttora, dal caldo di un luglio che avvampa, predisponendosi alla calura d’agosto. Le colline intorno alla casa, immobili come le gobbe di un cammello nel deserto, erano al solito, coperte dai serpenti dei filari di barbera.

Sotto i pampini, gli acini annerivano, piano, cotti dal riverbero di quella terra argillosa, che a poco a poco si spaccava. Da quelle ferite sembrava quasi che la terra buttasse fuori il calore opprimente. Intanto non un alito di vento, anzi ti arrivava una boccata d’aria calda. Come quelle che soffi sui vetri d’inverno e il vapore ti fa  disegnare stupidaggini. Avrei avuto la voglia da andare alla pompa del pozzo e sfidare il caldo per pochi litri da mettere in un catino e poi rovesciarne il contenuto sul mio corpo accaldato. Ma il ricordo di quando fatto il giorno precedente e di come il tuo corpo si fosse coperto ancora una volta di quel sudore, spesso e salato, che entra negli occhi e te li fa bruciare. La sensazione di fresco dura un lampo e il caldo ritorna, veloce, feroce e ti attanaglia la gola; schiacciandoti il petto e il respiro si fa corto. Non avevo voglia di accendere neppure la classica sigaretta. La distrazione per una tensione, da cui non sapevo distaccarmi. Quasi che quel caldo maligno, giocasse con me un gioco perverso nel quale da bravo schiavo, non riuscivo a decidere di dire la parola che interrompesse il gioco stesso. Non ero neppure più io il vero padrone del gioco. Forse neppure lui, il caldo, era più interessato a giocare. In fondo la vittima c’era; poi il gioco è bello finché dura poco. Dopo è noia. La noia di un afoso pomeriggio di fine luglio, sotto una “topia” di luglienga ad ascoltare il monotono ronzio delle vespe che si attaccavano a tutti gli acini, compresi quelli acerbi. Le più sono ferme, incapaci di volare e attendevano che si smorzasse un po’ la fornace. Aprivo distratto il libro che mi ero portato, convinto che la quiete della campagna favorisse la lettura. Certo però non in quelle condizioni. Anche le parole, con chi mi stava attorno, uscivano già calde, a impastare la lingua ai denti. Erano un sibilo, un rantolo, un borbottio che otteneva altrettanti borbottii, come risposta. Avessi avuto la forza, sarei andato dietro casa, sotto le prugne a cercare quelle più mature; oppure avrei fatto due passi a guardare sotto il fico per indovinare i migliori. Mi accorgevo come la testa fosse vuota; anche di quel minimo d’attenzione che avrei dovuto impegnare. Mi sembrava di fare lo strozzino nei suoi confronti. L’interesse per una susina matura era troppo alto da spendere, in quel momento. A quel tempo non c’era neppure un PC per dar noia a qualcun altro, con questi ricordi, che tengono caldo e non compagnia, come avrei voluto che fosse.

 

Noi, quelli del’54

Ufficio Facce

Inizia la trentesima settimana dell’anno:

 

L’Ufficio Facce, con la situazione attuale, guarda atterrito al tracollo subito da etica e morale !!!

 

Noi, quelli del ’54

PENSIERI GIURASSICI

Cari ospiti, in questo strano e per tanti versi, inquieto fine settimana di metà luglio, sono colpito da pensieri giurassici.

Sono quelli più famigliari, perché appartengono alla mia era.

Invero qualcuno me li ha sollecitati, con garbo ed ironia; ed io non mi sono sottratto alla meditazione e da bravo monaco ho svolto il mio compito.

Sarete voi che avete ora la responsabilità di manifestare il vostro assenso o dissenso oppure l’indifferenza più completa.

Qualcuno è venuto a sostenere, che nell’attuale teatro social politico gli unici grandi numeri, di cui dobbiamo tenere fede sono 90-60-90.

E’ vero miei cari.

Se una volta eravamo o dovevamo essere “todos Caballeros”, ora è d’obbligo essere “All Pin-Up”.

Non importa se le misure sono naturali, gonfiate artatamente o frutto di più spericolati interventi chirurgici.

L’ importante è avere un supporto, ancorché tecnologico, per poter conservare e al momento giusto sciorinare, a tout le monde, cio’ che si è fatto, come si è fatto e con chi lo si è fatto.

Ora se la “pruderie”, in questa società italica, così ipocritamente bacchettona, è da sempre guardata con occhio goloso e non  siamo mai sazi, delle maialate altrui, giusto per poter sopportare la vergogna delle nostre.

In questa società, anzi di questa società miei cari, io provo uno schifo sconfinato.

Conoscere che, con scienza uomini e donne, per poter avvicinare il “potere”, farne parte anche in maniera disomogenea, siano disposti a vendersi al miglior offerente e calpestare se stessi e la propria coscienza, azzerando i pensieri di prudenza, pudore, ragionevolezza; inseguendo una gloria effimera, come non mai è questa, giusto per dimostrare che per i quindici minuti di notorietà orami si è giunti al traguardo dell’annientamento dell’essenza umana, perché altre strade oramai sono impercorribili; bene tutto ciò mi procura schifo e disgusto.

Che “potere “ è mai quello, che ogni piè sospinto, deve guardarsi da mezzani/e e prostitute/i, che sapendo della voracità del potere stesso, ne approfittano prima e dopo?

Cosa dobbiamo, anzi in chi dobbiamo credere se quello , il “potere”, é facile bersaglio della stessa cupidigia, che sbandiera con una leggerezza e con una protervia, che non ricordo di aver visto e letto se non nei libri di storia che rivanno alla fine di imperi e poteri che si consumavano in un pozzi d’ignavia, arroganza, accidia.

Di un potere sempre sotto assedio, sotto possibile, a volte tangibile e manifesto ricatto, cosa ne facciamo?.

E di questi esempi disgustosi di esseri che vendono in toto se stessi, ma che se non ottengono di pascersi alla greppia, sono pronti al “cahier de doleance” e denunciano ciò che loro stessi hanno posto in essere, gridando forte dell’ingiustizia subita, del torto affrontato, dell’ignominia vissuta, sono luminosi esempi di cosa ?

“Cui prodest”?

A chi giova un rappresentate del popolo, che dispensa prebende, ma che dai dispensati può essere pugnalato ogni momento.

Quanti Antonio, quanti Bruto, si aggirano nei corridoi del palazzo?

Dove sono e quali sono i Catone? Forse gettati da parte e bollati con qualunquiste sigle, che troppo facilmente penetrano nelle coscienze?

Il mio schifo e disgusto aumenta.

Questo pensiero, non credo che sia soltanto mio, che ripeto sono giurassico, abituato a scansare dinosauri. Non voglio fare la facile Cassandra, ma così si corre il rischio di vedere aumentare il desiderio di ordine, comunque e dovunque e non importa chi lo applica.

Si è arrivati al punto che non ci si domanderà più se conviene il rigurgito moralista della dittatura.

Si vorrà una dittatura, che come un chirurgo, di fronte a questo cancro, incida ed elimini senza pietà e senza titubanza, anzi se lo scavo sarà di più ampie proporzioni, ciò aumenterà le probabilità di una guarigione sicura, forse con tempi lunghi.

A quel punto i tempi non avranno più ragion d’essere, poiché ci sarà solo un tempo.

I nostri padri e le nostre madri, ne hanno conosciuto purtroppo gli effetti sulla loro pelle e dei troppi strascichi, ne vediamo ancora noi le conseguenze.

Non credo che rivogliamo patire tutta la tragicità di quel periodo, ma se continuano imperterrite, queste laide scene da basso impero, non è da escludersi che il putridume che ora affiora sempre più, possa diventare la mano del boia da una parte e il cattivo cibo di cui nutrire pericolosi rigurgiti, dall’altra.

Oggi il tintinnio di sciabole è solo un balbettio confuso nelle grida del “potere” malato.

Domani potrebbe essere un feroce scampanio con cui fare i tragici conti.

 

NOI, quelli del ‘54

Orgoglio e soddifazione

Cari ospiti, Noi, Carlo e Lella, siamo orgogliosi della nostra Leonessa.

MATURA  con punteggio di 80.

In linea con gli sforzi fatti durante i 5 anni di Liceo e profusi nei convulsi giorni degli esami. Siamo contenti e orgogliosi . E’ un traguardo importante e adesso aspettiamo con fiducia i suoi sforzi all’Università; facoltà: Psicologia.

Ci mancava proprio un’aggiusta cervelli in casa. Quando uno dice: "Che fortuna sfacciata !!".

Adesso però vacanza a tutto spiano, é giusto che sia così.

Noi, quelli del’54

Liga: e uno e due e tre

Signorina che audacia

 

Signorina, la prego, la sua audacia mi confonde. Mamma non vuole e babbo nemmeno. Il nostro è un amore disperato !!

nb: il cane in questione, che abita nella casa accanto è femmina, tale Birba.

Per favore ..... (Liga)

Per favore, non sia così inopportuno, imbarazzante con questo "45" pianta larga.

Mi lacrimano persino gli occhiucci miei bellissimi!

nb: il sottoscritto era reduce da una doccia, conclusasi pochi minuti prima. Ciò per non incorrere nelle ire di qualcuno di mia conoscienza (Ahùùoùùoùùoo!)

Nessun piatto

Allora ditelo che avete il braccino corto. Che non amate commensali al vostro desco. Che avete venduto il mio personalissimo servizio di porcellana cinese, finissimo, tuttotempestatod’oroediamanti.

nb: era tutta la sera che passeggiava sulla tovaglia e pretendeva con insistenza di brucare nel piatto dei commensali ed era reduce già dal suo pasto !!

Queste sono le non ultime performance del Liga, sempre più gatto, sempre più rock e forse sempre più interista.      Di sicuro la nostra gioia !!!

Traguardo

Cari ospiti, mi sono accorto con sorpresa che le visite alle mie stanze hanno superato le 10.000.

A nome di tutti Noi Vi ringrazio, per la gentilezza e la simpatia che ci avete mostrato.

Se vi abbiamo deluso, se non siamo sempre stati all’altezza delle Vostre aspettative, non si è fatto apposta.

Noi, quelli del’54

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