CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

MONACO BIANCO

Cari ospiti, perso, in questa notte persa, mi venuto di pensare a come un innocuo giochetto possa trasformarsi,per una serie di occasioni, in un qualcosa di più serio ed impegnativo. Mi riferisco all’immagine con sfondo nero e scritta bianca, che vedete in basso a sinistra. Il nome ancestrale del mio modesto spazio e di conseguenza quello personale. Ora di per sé, è stata solo una curiosità, soddisfatta per il gusto goliardico di avere sui muri delle mie stanze, anch’io quella sorta di manifesto o diploma, che dir si voglia, che attestasse come in tempi remoti mi aggirassi come un religioso dagli abiti candidi. Di un candore forse dovuto allo spirito che mi alimentava e che alimentavo, o forse solo per le nivee apparenze di un abito. Ora sappiamo che l’abito non fa il monaco, bianco per di più, quindi lascio il dubbio, che mi ha sorpreso alla notizia, anche a voi. Un simile manifesto, l’ho incrociato già in altri luoghi, in altre stanze, c’è chi si ritrovato nei panni di una fata oscura, chi di un maestro danzante, chi di un elfo benevolo, chi di uno spirito inquieto. Riconosciamoli per ciò che sono, semplici ed innocenti giochi che rendono l’ambiente, più allegro e questi improbabili titoli, servono più per celie e tenzoni verbali volte all’ironia e alla bonaria canzonatura, che altro. Eppure a volte possono essere la molla che fa scattare un meccanismo e ti ritrovi in una notte di luglio a pensare ai monaci, al monachesimo ed al rapporto che tu hai nei loro riguardi. Come questo soprannome ti sia o meno calzante; se in esso ci sia un fondo di verità oppure è soltanto una fanfola, persa nelle mille di tutti i giorni. “Monaco bianco”. Queste due parole, mi ronzano in testa da sabato, quando leggendo l’inserto “Tutto Libri de “La Stampa”, di come la figura del monaco e del monachesimo  si sia sviluppata attraverso i secoli e di come sia stata nutrita e sia cresciuta. Tutto ciò è stata oggetto di profondo studio da parte della Comunità di Bose. Comunità monacale che ha in Ezio Bianchi il fondatore e il motore pulsante e pensante: “Cammino del monaco” di Luigi D’Ayala Valva – ed Qiqujon – pag 982 – 50 €. Nella disamina proposta emerge la figura del monaco  (monacòs = solitario) dai primordi dell’era cristiana e di come, a dispetto di ciò che avremmo visto nei secoli a venire, la cultura monacale si fosse fortemente radicata nel vicino oriente, proprio seguendo la specifica della solitudine. Favorita dal fatto che già la geografia aiutava molto con la presenza di varie zone desertiche o montagnose e come l’ Impero di Bisanzio, così impregnato della cultura greca innanzitutto e delle contaminazioni che giungevano forti, dall’Oriente in fermento per la nascita di quel movimento religioso che sarebbe diventato l’Islam. Il monaco, dunque, cerca di isolarsi dagli altri attraverso mezzi a volte estremi, pensiamo agli stiliti, agli anacoreti, che volontariamente trascorrono la vita in luoghi e situazioni che alla prima paiono assolutamente esagerate, se non estreme. Eppure in quelle il monaco temprava non il corpo o la mente in una sorta di violento annientamento di se, per aspirare al trascendente, bensì poneva in essere quelle che sarebbero state poi codificate, in epoche successive, le regole dei maggiori ordini monastici. Il distacco dai beni materiali, fossero essi il denaro come l’amore per una persona in particolare,il potere o una gloria qualunque e comunque fosse, erano perseguiti con l stessa perizia con cui si perseguiva il tempo per la preghiera, per la compassione, per l’analisi di se e del conflittuale rapporto con un mondo che necessariamente ed ostinatamente non accettava questa solitudine, considerandola per vari aspetti pericolosa e non poche volte combattuta, anche con estrema crudeltà.

In costante lotta non solo contro quello che il mondo offriva di materiale, ma anche contro quello che la vita monastica offriva, perché ci si doveva battere contro la depressione, la disperazione, insonnia, vertigine, il panico,l’ossessività. Con comprensione ed amore suggeriscono rimedi contro quelle pulsioni, che potevano essere interpretate come fasi demoniache, ma che invece potevano essere accettate come manifestazioni del divino e per questo guidate nei giusti solchi di una vita votata. Quindi ecco una guida pratica verso l’anacoresi e l’ascesi, fatta di frugalità, manualità, impassibilità, alternando canto, silenzio e preghiera, ponendosi in ascolto di se e dell’altro accettando il pianto e il riso, il perdono, la libertà, il lavoro, come componenti intrinseche di ciascuno e quindi ineludibili, foss’anche da una vita volta alla solitudine.

Questo moto, non ebbe mai fine; degli intervalli forse, ma se si spegneva da una parte sorgeva dall’altra. Un fuoco che trovava vie misteriose per manifestarsi o tiepida fiamma, o vampa difficile a contenersi. Ora questa sorta di spontaneismo doveva trovare in Benedetto da Norcia, Domenico di Guzman e Francesco d’Assisi la sintesi umana. La persona che con una lungimiranza senza paragone, riesce a codificare e regolare in un ordine preciso, spinte a vote centripete, secondo delle leggi che avevano nell’uguaglianza per tutti quelli che accettavano di sottomettersi, la loro giustificazione. Leggi anzi dobbiamo definirle regole, perché scandiscono la vita degli appartenenti ai vari ordini monastici, che sono le basi dell’esistenza particolare e sociale del monaco. Regole che stabiliscono come e quando la comunità assume la sua intima essenza e come e quando ogni monaco deve vivere una sua intensa e personale vita interiore. Come nel libro di Qoélet c’è un tempo, per tutti i tempi che dobbiamo vivere.

Ora perdonate questa supponente e libresca disquisizione, quasi a giustificazione del mio essere monaco, ma proprio per la peculiarità cui sono stato chiamato, non ho resistito e mi permetto di spiegare chi sono, o almeno ho tentato.

Non ho apoftegmi, non spaccio strane parabole e i miei sono demoni interiori di piccola dimensione, se non di bassa lega.

Sono piuttosto un monaco itinerante, un frate cercone, fra Nocino, piuttosto che fra Dolcino.

Più vicino a frate Tuck, che non Bonaventura da Bagnoregio, si cui ho vertigini al solo nome.

Quindi se vedrete comparire una bianca figura, non è uno dei vostri fantasmi o lo spettro di qualche vostra paura.

Sono io e a me basta un piatto di minestrone, se c’é. Mi accontento di ascoltare le vostre storie, con la stessa pazienza con cui ascoltate le mie.

Il mio saio ha l’orlo sporco della terra che ho camminato e come diceva Baudelaire:

“La mia anima è una tomba che io, cattivo monaco,

dall’eternità percorro ed abito”

 

Noi, quelli del ’54, persi nella notte; persa normalmente, a NordOvest di se stessi.

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32 pensieri su “MONACO BIANCO

  1. madibacisaziami in ha detto:

    che significa a nord ovest di se stessi?

  2. azalearossa1958 in ha detto:

    tu monaco bianco
    io fata oscura
    AUGH!
    sembriamo uno l’opposto dell’altro, tesi e antitesi, eppure…
    fata per le magie che compio ogni giorno per mandare avanti la mia vita e quella di chi mi sta vicino, eppure oscura perchè solitaria, perchè nascosta tra le quinte, perchè fa credere ai suddetti che le soluzioni ai vari problemi siano scaturite dalle loro menti…
    monaco….fata
    sacro…. profano

    bianco… oscura
    il candore del giorno….il buio delle tenebre

    siamo come una foto e il suo negativo
    mi spaventa un po’…

    ‘vederci.

  3. capehorn in ha detto:

    @ azalearossa1958= E’ giusto che sia così.
    Ad ogni positivo esiste uno speculare negativo.
    Non necessariamente, però, è la parte “cattiva”.
    E’ diversa la posizione, l’angolatura di uno stesso problema, sentimento, fatto.
    Non ti devi spaventare, anche perché non è detto che la luce porti buone cose.
    Fungo nucleare, ti dice qualcosa? :-))
    Poi di nascosto, non è detto che si trami soltanto.
    La solitudine può essere “condictio sine qua non”, per una buona riuscita delle cose che più ci stanno a cuore.
    ‘vederci sì, anche di nascosto. Ahahahahahahahaha

  4. dormisepolto in ha detto:

    Dai retta a un bischero… te tu sarai Monaco e anco bianco, di certo te tu mi pari un gran paraculo… (come direbbe il sor Perozzi)… 🙂

  5. capehorn in ha detto:

    @ dormis = Ah da lei maestro danzante, mai mi sarei aspettato che invece di intrecciare i passi di un languido slow, si mettesse a danzare una sì ribalda danza pagana.
    Mi fa spece :-))

    ps: è andato dall’oculista, per caso?

  6. venturo in ha detto:

    Un giorno i boy scout mi hanno trascinata in un convento di clausura.
    Sveglia alle tre nanna alle sette : una sfilza di appuntamenti in chiesa per pregare (dove l’unica parte interessante erano i canti gragoriani) e il restante tempo nella vigna a potare le viti (manco la vendemmia, potare!).
    Ho resistito cinque giorni.
    Poi ho lasciato i boy scout.
    Ciao monaco bianco!
    COmunque questo post rimane misterioso.

  7. anneheche in ha detto:

    Quella è una frase kinghiana 🙂
    Suor Anne*

  8. capehorn in ha detto:

    @ venturo = ma che scaout hai frequentato?
    Sono stato fortunato io.
    Con loro grandi camminate, grandi mangiate, gran divertimento. Un po’ di preghiere ma tutto mooooltoooo slow. :-))

    @ anneeche = ma le ha scritte il poeta maledetto e Stefano ci si è buttato a pesce. A dimostrazione di quanto dissertato in precedenza.
    Pax vobiscum, sorella Anne 🙂

  9. feritinvisibili in ha detto:

    Credo che non conoscendoci di persona e leggendoci attraverso i reciproci blog cerchiamo inevitabilmente di farci un’idea, un’immagine, della persona che scrive: beh quella del monaco bianco rappresenta almeno una parte dell’immagine che ho di te ((: Se poi hai letto il Qohelet sei un monaco bianco speciale, è una delle meghilot più belle… Mi è molto piaciuto leggere il tuo post, un caro saluto Carlo

  10. MadameIdiota in ha detto:

    Nell’abbazia con la lavanda cercano sempre qualcuno..

  11. venturo in ha detto:

    Gruppo Roma 124. Anche noi grandi camminate (come le vedi le Tre cime di Lavaredo con 20 kili di zaino in spalla? Poi via, sette giorni sulle cime dei monti con in spalla tende e viveri, perché mangiare nei rifugi quelle belle salsicce era vietato!).
    Un gruppo un po’ masochista forse? Naaaaaaaaa.

  12. iosempreio in ha detto:

    ma dove è che trovi il tempo e la creatività per pensare a tutte ‘ste cose?!

  13. RosaTiziana in ha detto:

    “c’è un tempo, per tutti i tempi che dobbiamo vivere.”

    Ehhhh
    Uffffff
    Sgrunt
    Sob
    Bleah

    …non so se sono riuscita a farmi capire.

  14. Wolfghost in ha detto:

    Mah… io credo che in realtà tu sia “solo” molto intelligente e curioso 😀 La storia del monaco bianco ti ha incuriosito (non poteva essere altrimenti ;)) e la tua intelligenza ti ha permesso di adattarne le caratteristiche a come sei tu 🙂
    Sono sicuro che ci saresti riuscito perfino se fosse comparso… Blue Horse, poniamo 😀 😀
    Dimmi se non è vero! 😀

  15. azalearossa1958 in ha detto:

    Sai che una volta ho mangiato un gelato che si chiamava “monaco bianco”?
    Era una specie di tartufo, anima al cioccolato fondente (quindi nera) ricoperta da un manto di panna con scaglie di cioccolato bianco.
    Che ci sia una similitudine?
    ‘giorno.

  16. dormisepolto in ha detto:

    Sono un ragazzo di strada (da non confondere con un uomo da marciapiede).

  17. capehorn in ha detto:

    @ feriteinvisibili = se leggere la Bibbia depone a mio favore,tuttavia per essere monaco e per di più bianco, ne devono ancora macinare di passi i piei piedi. Un po’ monaco lo sono, diciamo q.b.
    Grazie per il tuo commento.

    @ MadameIdota = giusto per sapere, ma lì solo lavanda o vanno anche di cantina, che sò rossi gagliardi, bianchi sapidi, birre comme il faut.? Se sì lascia pure il mio nominativo. 🙂

    @ venturo = Sulle Tre Cime di vedo splendida, epica con punte di maestosità :). Le salcicce ? Nààààà!!!
    Meglio la pastasciutta con le mani, caduta su un sasso piatto (Non si trovavano le forchette e troppa era la fame) Un po’ selvaggi ? Sì, punto. :-))

    @ RosaTiziana = sì c’è un tempo per tutto, anche per spiegarsi e a volte non servono parole. Anche un grugnito è significativo.

    @ iosempreio = perso in notti perse, buone letture (Almeno dal mio punto di vista) pendolarismo forzato, cuoriosità scimmiesca, riflessioni, furto di tempo che dovrei dedicare ad altre cose e un briciolo di desiderio di visibilità.
    Tutto questo non porta necessariamente a fare la cosa giusta, ma almeno ci provo.
    Cordialità.

    @ wolfghost = sei andato a bersaglio, ma non mi hai affondato :-)))
    Una vita che avrei voluto vivere, oltre a quella del pompiere, astronauta e esploratore, sarebbe stata prorpio quella monacale.
    Una vita opposta all’altra; avventura e meditazione, comunicazione e silenzio.
    Ebbene mia hai scoperto: sono una contraddizione ambulante, ma non pericolosa 🙂
    Blue Horse, dici?
    Ma certo, per uno che è nato nell’anno del Cavallo e considera questi come uno dei propri animali totemici.
    Nel gioco di società: “Se fosse …? Sarebbe …!!” indovina chi nitriva di più? 😀
    Curioso sicuramente, intelligente, non spetta a me dirlo, ma provarlo e quì è la parte difficile.
    Ciaooooooooo !!!!

    @ azalearossa1958 = … forse!
    Stai certa però, che l’anima non è nera, un po’ grigia sicuro, ma nera nò. Posso dare ampia dimostrazione.
    Salutissimi.

  18. azalearossa1958 in ha detto:

    eh eh…
    non ho dubbi in proposito…
    questa è nera di cioccolato (ricordi il post sul cioccolato? quanto è prezioso?) 😉

  19. capehorn in ha detto:

    @ dornis = allora la sai lunga sul twist !!

  20. capehorn in ha detto:

    @ azalearossa1958 = teobromina?
    da giù di testa !!

  21. Wolfghost in ha detto:

    ahahah chi legge il tuo blog non credo nutra dubbi sulla tu intelligenza! 😉
    Ciao… cavallo monaco! 😀 😀

  22. capehorn in ha detto:

    @ wolfghost = un pio nitrito, non lo si nega a nessuno 😀

  23. mezzastrega in ha detto:

    bha
    sai a quanta gente viene lo stesso nick con quel giochino?
    per dire…
    😛

  24. capehorn in ha detto:

    @ mezzastrega = il giochino però mi ha permesso di scrivere intorno ad un aspetto, che per territorialetà ti è familiare.
    Poi ci hai impiegato 3 giorni per leggerlo. :-))
    Forse avresti meritato di più !
    Pazienza, la tua perseveranza sarà premiata un’altra volta. :-))))

  25. mezzastrega in ha detto:

    mi è familiare in quanto strega o in quanto veneta?

    ci ho messo 3 giorni perchè ogni volta che mi appropinquavo…. venivo rapita da altre faccende e vicissitudini…
    Sarebbe stato meglio leggerlo prima, si fidi…
    🙂

  26. mulisinasce in ha detto:

    I monaci bianchi, se la memoria non mi molla, sono Domenicani!
    Monaci dotti e dediti allo studio e per nulla votati al distacco con la realtà quotidiana dei mortali.
    Quindi bianco per caso o per scelta??

  27. MarraS in ha detto:

    Com’è bella sta cosa del Il mio saio ha l’orlo sporco della terra che ho camminato ….
    mi ricorda i miei sandalini nuovi presi a saldo egià sporchi di terra dei giradinetti, ché il Pippo mi scappava giù per la scarpata dietro al pallone.
    Sandalini.ROSSI. ops

    Mimì

  28. capehorn in ha detto:

    @ mezzastrego = in quanto strega veneta :-))

    Non dolertene, anch’io impiego tre quattro giorni a volte ,per leggere un post. Il turnointerza non scherza mica..

    Eh sì, se lo avessi letto prima …

    @ mulisinasce = domenicani, clunuacensi, trappisti, chiaravallisti, camaldolesi. Tutti loro per i loro versi erano e sono attenti alle cose del mondo, ma sanno dare la giusta importanza alle cose giuste.
    Ed è per questo che l’orlo del miosaio è sporco della terra che ho calpestato.
    Per loro, solo qualche banale granello.

    @ MarraS = il Pippo deambula ? Tira calci al pallone? E’ quasi pronto per spellare le scarpine, quelle di pelle morbida, che hai comperato per le grandi occasioni e che lui ti sbuccerà in punta in un empito d’amore :-)))

    Il sottoscritto lo faceva, come tanti , in qualunque tempo di nostra infanzia. :-)))

  29. melogrande in ha detto:

    San Benedetto ha creato una regola che ha resistito 15 secoli, e ancora adesso viene presa come riferimento di organizzazione aziendale perfetta. Se ti fai un giro sulla Rete troverai dozzine di libri di management che invocano i principi benedettini (un esempio sono quelli di Folador).

    Porta subito il tuo nick all’ Ufficio del Personale e fatti promuovere !

    A me invece è venuto fuori “Miraggio Felice”.
    E adesso come la metto ?

  30. capehorn in ha detto:

    @ melogrande = tu dici?
    Tu mi vieni a sostenere che potrei puntare in alto?
    Potrei dare una scalata alla piramide aziendale?
    Ma non sarebbe contrario ai principi di umiltà, pazienza, compassione, disdegno delle concupiscenze del mondo?
    A questo punto solo una quaresima di penitenza potrà darmi le giuste risposte ! 🙂

    “Miraggio felice” ? Mettila così: per molti sei un miraggio, ma hai la felicità che molti ti inseguono, per la tua incontestabile realtà.
    Come disse il poeta: “Grazie di esistere”

  31. melogrande in ha detto:

    Ma certo !
    Guarda che i benedettini gestivano ricchezze spirituali ma anche materiali. E credi che Enzo Bianchi non sarebbe un ottimo manager ?

    La regola insegna la condivisione dei valori, la leadership diffusa, la motivazione, la responsabilità, il lavoro di squadra.
    Ciò dice Folador.

    Impara a memoria e fatti sotto !

  32. capehorn in ha detto:

    @ melogrande = giusto, bando alle ciance !
    Mi getterò nella mischia, in fondo un prioriato val bene una messa, o anche una semplice benedizione.! :-)))

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