CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Nuovi Appunti, FogliSparsi,Post-it

Cari ospiti, dall’ultima volta e dopo la consueta molesta presenza dell’Ufficio Facce, non ho più pensato di mettermi a tavolino e soddisfare quanto avevo minacciato.
Ciò perché il turnointerza ha spezzato il precario equilibrio, su cui mi sono retto nelle precedenti giornate. Poi perché, debbo riconoscere, molti di voi hanno scritto ed offerto spunti per riflessioni e conversazioni, cui mi sono applicato, anche con incerto successo, ma certo della mia balbuzie mentale. Poi ho dovuto necessariamente vivere la vita reale, che pone sempre evidente lo iato, tra queste stanze, dove esprimiamo ciò che vorremmo essere (Parlo per me naturalmente) e ciò che siamo in effetti. O forse ciò che siamo diventati per poter navigare nel mare di questa esistenza. Non è un improvviso “outing”, che vuole giustificare un’assenza; non è neppure una giustificazione, abboracciata e risibile per un’improvvisa perdita di “spinta offensiva”. E’ la consapevole attenzione a un fatto che può verificarsi nella vita di ciascuno di noi. Non ho nulla da dire in maniera diretta. Forse sono stati troppi gli stimoli di questi giorni. L’olocausto del messinese, ad esempio. Sì olocausto! La cecità, la supponenza, la mancanza assoluta di leggere nel passato, ma anche nell’evidenza delle cose, ha permesso che, pur sopravvenendo condizioni meteo eccezionali, nel giro di una notte fossero spazzate via una quarantina tra donne, bambini e uomini. Non so perché, ma a me vengono alla mente, tutte le volte che mi trovo a confrontarmi con queste situazioni, per lo più prevedibili usando il buon senso e le tecnologie di cui ci siamo armati, le ciniche parole del Duce, che nei giorni precedenti il 10 giugno del ’40 ebbe a dire, che gli servivano un migliaio di morti da gettare sul tavolo della pace. Furono un bel po’ di più e per certi versi, ne paghiamo ancora le conseguenze.
Ecco il cinismo che avvolge questi morti, come pure quelli altrettanto recenti in terra d’Abruzzo, mi spaventa e mi addolora. Rimango attonito e mi domando quanto possa valere la vita di un uomo, sempre che ci si trovi davanti ad un uomo e non all’espressione del valore della sua forza lavoro. L’uomo come valore, non etico, non morale, non fabbro di valori, piuttosto come valore economico per quanto e come produce e consuma. Siamo nell’era postindustriale eppure siamo soggetti/oggetti della medesima equazione economica. “In nuce” c’è poco che mi differenzia tra l’operaio ai primi telai meccanici dell’800 e il sottoscritto dietro lo schermo di un PC.  Ambedue rappresentiamo , pur nella diversità dei tempi , lo stesso concetto. Siamo lavoratori, percepiamo uno stipendio. Se i primi badavano più al piatto di minestra ed io all’abito griffato, però la nostra essenza di consumatori, di ricercatori tesi a soddisfare i nostri bisogni, non cambia. Se per soddisfare un legittimo bisogno, un’aspettativa, se vogliamo chiamare positiva, implica un rischio, ma dall’altra parte un guadagno, si penserà più il secondo che al primo. Memori del sempre vero assioma attività uguale a rischio, quello di una catastrofe è posto in fondo alla classifica. Per il classico pugno di dollari, non si bada al territorio, ai suoi umori, alla sua essenza. Quante volte la natura, violentata dall’uomo, lo ha poi invitato a passare alla cassa. Ieri è stato l’ennesimo anniversario della frana del Vajont. Per vari motivi che non sto a dire, mi sono recato in quelle zone. Longarone, Erto, Casso. Ho visto dall’alto la diga stessa. Non so come fosse la valle prima. Quando l’ho vista io, aveva ancora un che di lunare. Somigliava molto a un non luogo. Dalla strada che percorrevo ho avuto l’immagine, che ho ancora vivida, di un pavimento di una stanza circondato dai monconi delle mura di una casa. Quelle piastrelle bianche con una cornice scura, tipico disegno degli anni postbellici. Erano lì a testimoniare una vita, una casa, affetti, speranze, forse unico superstite di tanto scempio. Ciò che mi addolora, ciò che mi stupisce è l’inutilità di quel monito. Si sono costruite case sul letto di un fiume. Oppure senza un minimo di criteri antisismici, oppure con un cemento friabile e farinoso, carente dei composti dovuti.
Quel pavimento non ha insegnato nulla. Supponenza, superficialità, accidia; fonti di pianti e angosce per troppe persone e in troppi casi.
Sì miei cari ospiti, ho il cuore gonfio e la testa  vuota di pensieri, lontanamente positivi. Vedo questa congrega di nanieballerine, che si rotolano, allegri nel fango che hanno creato, sputazzando e spisciazzando la loro protervia, il loro menefreghismo, solo attenti al loro “divino particulare”. Genitori e figli di quella borghesia grassa e crassa, arrivista e intellettualmente cerebrolesa, che ha preso il posto di quella dei miei tempi. Ricca, ma non esibizionista della ricchezza. Disponibile all’eccesso, semel in anno, ma nel contempo abbastanza ipocrita, nel negarlo. Ipocrita in quel “tanto lo sapranno tutti prima o poi”. Quella di oggi, dismessa l’ipocrisia; dell’eccesso non fa un’eccezione, ma piuttosto la regola. Questa poi viene sbandierata, come vessillo di vita nuova e consapevole, cui tutti devono ispirarsi, cui tutti devono ambire.
I valori antichi, sono stati smantellati, macinati, ma al loro posto, dove sono i nuovi valori? Dov’è la nuova morale del terzo millennio. L’etica del secolo XXI, si è persa oppure sta finendo il maquillage e tra una ventina d’anni sarà pronta? Oppure stiamo attraversando di nuovo il guado del tutto cambia, affinché nulla cambi? La logica del gattopardo, è la logica non solo del passato e del presente, ma anche del futuro?
Non credo a questa logica. Tutti i cambiamenti, lasciano strascichi, volenti o meno. Il principe de” Il gattopardo” avrebbe oggi un titolo, che non ha più valore se non quello araldico e forse della sua sfarzosa dimora ne farebbe un “Resort” o un esclusivo “agriturismo”. E sarebbe anche lui alle prese con I.V.A. e Modello Unico, forse.
Già i cambiamenti, cose che accettiamo di buon grado, ma pratichiamo a fatica. Soprattutto se intaccano e possono demolire un altro cardine dell’esistenza odierna: l’egoismo individuale. Quanto e quando siamo disposti a cedere o recedere? Quando il desiderio di miglioramento si trasforma in arrivismo? Fino a che punto sacrifichiamo al nostro narcisismo, sia fisico che mentale?
Queste forse sono le nuove o antiche domande che ci poniamo, che mi propongo.
A queste sto tentando di dare risposte, che so insoddisfacenti, per la mia consumata voglia di scavare, di andare in fondo. Forse è la ricerca, la parte più attraente, mentre le risposte, quelle potrebbero essere un’ulteriore delusione.
E’ difficile dirlo sia con assoluta che con relativa certezza, quando l’assenza di idee, il vuoto che grava stranamente ti spinge a parlare senza un progetto ben definito, solo per raccogliere qualche appunto, alcuni fogli sparsi ed un post-it.
Raccoglierli, leggerli e buttarli via, nella speranza, seppur tenue, che qualcosa sia rimasto, per bizzarra sorte, appiccicato da qualche parte.
 
 
Noi, quelli del’54 – a NordOvest di me stesso
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27 pensieri su “Nuovi Appunti, FogliSparsi,Post-it

  1. mezzastrega in ha detto:

    tra vent’anni ci sarà ancora un mondo?
    forse hanno calcolato che no, e quindi l’etica non serve costruirla.
    Di sicuro il nano non ci sarà, quindi cheglifrega?

    Siamo noi che pensiamo ai nostri figli e ci chiediamo se avranno qualcosa…

  2. thecicken in ha detto:

    Forza e coraggio, Cape. Forza e coraggio

  3. azalearossa1958 in ha detto:

    "Queste forse sono le nuove o antiche domande che ci poniamo, che mi propongo.
    A queste sto tentando di dare risposte, che so insoddisfacenti, per la mia consumata voglia di scavare, di andare in fondo. Forse è la ricerca, la parte più attraente, mentre le risposte, quelle potrebbero essere un’ulteriore delusione."

    Ecco perchè ogni tanto mi vengono i pensieri che hai appena letto di là…

  4. CurlyzTerron in ha detto:

    vedi carissimo…tu hai ancora voglia di scavare ed andare a fondo, oggi invece la maggioranza preferisce rimanere in superficie accettando tutto così come appare…è la classica beata ignoranza di chi crede di avere già tutte le risposte e con questa convinzione conduce la propria esistenza!

  5. CristinaKhay in ha detto:

    Ciao Cape 🙂
    E’ inutile dire che ho letto avidamente questo tuo eccellente post, possiedi una dialettica invidiabile e gli argomenti da te trattati in maniera così consapevole toccano il nocciolo della questione che mi interessa particolarmente in questi ultimi tempi: riconoscere i percorsi dell’ego dentro di noi  e del danno che ne viene.
    Non è facile purtroppo, perchè le subdole ramificazioni sono così ben camuffate dietro illusori intenti benefici ( quando va bene) che è talvolta impossibile discernere cosa appartenga all’Ego e cosa alla nostra parte più nobile, il senso della Collettività.
    Ma fare un passo in questa direzione è già un inizio…
    Ti auguro una buona giornata 🙂

  6. nicolavitale in ha detto:

    Il tuo post interessante mi fa venire in mente un paio di considerazioni!
    Quanto vale la vita di un uomo? Secondo me, ad esclusione del diretto interessato, la persona intesa in senso generale, molto spesso vale poco! Quindi sta a noi cercare di portare a casa la pelle. Purtroppo non c’è stato solo il Duce e non c’è solo guerra. Qualche giorno fa ho letto di un manager francese indagato per aver provocato il suicidio, se non ricordo male, di oltre 20 dei suoi dipendenti. Anche il lavoro, un diritto e uno strumento fondamentale, uccide. Basta pensare a tutti i lavoratori che muoiono direttamente o indirettamente a causa delle condizioni di lavoro.
    Valori antichi. Io, ogni tanto, scrivo provocatoriamente "c’era una volta" un pò ispirandomi al mondo delle favole un pò per rievocare i "valori" del tempo che fu. Poi riflettendo sui valori del tempo che fu ho la sensazione che non fossero tanto migliori di quelli attuali. I libri di storia parlano soprattutto di guerre, barbarie, violenze, torture, desiderio di conquista, di soprafazione di ogni genere e grado. Ieri sera ho visto Ulisse su Rai Tre e raccontavano la storia della battaglia della Foresta di Teutoburgo nel 9 d.c. quando i Germani sconfissero le truppe dell’impero romano. Una battaglia che ha condizionato 2000 anni di storia in europa provocando la separazione tra popoli Germanici e popoli Latini/romani ispirando guerre e odio nei secoli successivi. Quella battaglia e tutto ciò che ne è derivato ha ispirato anche il nazismo. I valori antichi, l’odio tra popoli che si tramanda di generazione in generazione.
    Quel rievocare "valori" di un tempo lontano, a volte, ho l’impressione sia solo figlio di una nostra evoluzione pesonale. Più cresciamo, più esperienze facciamo, più ci rendiamo conto che ci sono situazioni che non vanno per niente bene e in quei momenti abbiamo la sensazione che il nostro tempo sia del tutto sbagliato e in noi sorge una specie di nostalgia di tempi e valori lontani. Forse è solo nostalgia di un nostro tempo interiore in cui eravamo semplicemente meno consapevoli. Aggiungo inoltre, ma i tempi e i valori di un tempo lontano erano tanto migliori dei nostri? Non credo. Il fatto, a mio avviso, è che siamo creature complesse e che dentro di noi abbiamo, da sempre, il bene e il male e sta a noi cercare di tirare fuori qualcosa di buono. L’uomo in senso generale può progredire ancora molto, però, fra alti e bassi alcuni progressi sono stati fatti. Forse rispetto a quello che ci sarebbe da fare sembrano pochi!
    Poi, come scrivi tu, c’è l’esigenza che ognuno di noi ha di dover navigare e, in un mondo complesso come quello attuale, andiamo avanti come possiamo facendo i conti con la nostra complessità.
    Magari non c’è un progetto ben definito, forse è impossibile trovarlo, l’importante, a mio avviso, è far circolare idee che cercano un continuo miglioramento personale e del mondo che ci circonda.
    Poi, purtroppo, dobbiamo fare i conti con nani e ballerine che aspettano le sciagure come quelle di Messina o del terremoto in Abruzzo per metter in bella mostra il loro sorriso smagliante e far promesse che hanno il solo scopo di rafforzare il loro consenso elettorale! È un mondo difficile e ogni tanto penso che abbiamo quello che ci meritiamo.

  7. madibacisaziami in ha detto:

    porsi delle domande è lecito e sanissimo.
    restare in silenzio altrettanto.
    il silenzio offre spazio ai pensieri,se pur lenti a strutturarsi e a prendere una consistenza tale da poterli esternare in modo comprensibile.
    la consapevolezza dei mali del mondo ci rende più tristi,è un atto necessario per avere sempre di fronte il raffronto fra ciò che abbiamo la fortuna di avere e ciò che nel resto del mondo non hanno,o più drammaticamente è stato strappato loro senza possibilità di ritorno.
    il silenzio di fronte a certe cose è l’unica via per prepararsi ad un’azione efficace,se pur piccola ma efficace per migliorare le cose,ovunque noi si sia nel mondo a cui apparteniamo.
    🙂

  8. feritinvisibili in ha detto:

     Hai guardato bene e descritto tutto quello che è uscito dal vaso di Pandora. Il mio primo pensiero dopo aver letto il tuo post è stato di stima, per diverse ragioni che spiego subito. Ti sei preso la briga di scavare nel tuo tormento che è lo stesso di molti credo, sicuramente il mio, hai trovato la pazienza e il coraggio di dargli forma in parole anche per noi, offrendoci un prezioso punto di riferimento. E penso che la generosità e il coraggio di scavare nel proprio disagio delle domande senza risposte, nella paura di ciò che ci aspetta -e soprattutto aspetta le generazioni successive alla nostra- sia la prima inevitabile e doverosa responsabilità che abbiamo come adulti. Interrogarsi e condividere pensieri, con tutto il dolore che questo comporta, forse è tutto ciò che possiamo fare. Tenere vive le nostre coscienze, continuare a dialogare in questa forma che tu ci proponi, forse è l’unico strumento possibile in questo momento per non soccombere, per resistere, per contrastare lo scivolare nell’oblio. Sì perché il grado di falsità e spudoratezza che governa le regole del gioco sociale è tale che rischiamo anche noi, quelli che non si arrendono, di ritirarci e chiuderci nel nostro cantuccino in silenzio a coltivare da soli palliativi personali e solitari al senso di impotenza e ad un tormento insostenibili.
    Ho meno risposte di te Capeh, ma penso che farsi insieme le domande che tu proponi sia il nostro compito, il primo passo, che contiene anche quella "scartavetratura" di quel nostro roccioso narcisismo che dici.
    Finisco qui il mio pensiero che sento così pieno di vuoti, condividendo i tuoi, continuando personalmente a scavare proprio lì dove tu indichi la direzione, cercando di mantenere vivo, in mezzo a questo nulla almeno la forza interiore di interrogarmi e di ascoltare quelli che si interrogano.
    Un abbraccio davvero di cuore, Hannah

  9. donneinlinea in ha detto:

    Caro Cape, profondo Cape.

    "Val sempre la pena di fare una domanda, ma non sempre di darle una risposta" diceva Oscar Wilde.
    E me lo hai ricordato perchè cercare di dare risposte alle tue legittime domande, significa andare oltre il proprio naso che razzola bene sol quando è all’interno del proprio giardino, difeso dalla forza dei nostri diritti che spesso però, è orfano dei nostri doveri. 
    Che valore ha l’uomo?, chiede qualcuno. 
    Io mi domando invece che valore dà l’uomo a se stesso, e cosa è disposto a dare/perdere pur di non vedersi come realmente è? 
    Etica e moralità
    sono andate perdute ben prima del disastro del Vajont, luogo dove anche io sono stata; che mi ha fatto comprendere che la razza umana non sa imparare dai propri errori ma che, soprattutto, se quanto accade capita ad altri, ci tocca il giusto, autoconvincendosi che noi siamo diversi e non ci accadrà mai.
    Quanta superbia, mancanza di umiltà e di realismo in questo.
    Non basterebbe un post per parlare di tutto, tengo solo a dire che io questa volta non me la sento di metter sullo stesso piano Abruzzo e Sicilia. Perche?
    Semplice: le colpe dell’uomo in Abruzzo sono nettamente inferiori a quelle dei siciliani. Un terremoto non è causato dall’uomo. Un disastro idrogeologico come quello messinese si. I morti delle quasi duemila case oggetto di abbattimento ma lasciate li come tombe preventive, sono colpa di qualcuno. Non colpa della natura, che si è limitata ad avere una reazione a seguito di un’azione sconsiderata, premeditata e consapevole di persone: amministratori pubblici, tecnici e professionisti che hanno presentato, firmato, avvallato valutazioni ambientali, progetti, permessi edilizi. Anche però, e va detto senza ipocrisia e falso buonismo, da semplici cittadini che hanno visto da anni il fiume e la montagna, ed hanno pensato lo stesso di costruirsi casa sopra e ai piedi di essa, preda di un senso di onnipotenza che li ha trasformati in novelli Gesù Cristo capaci di dominare e domare la natura.
    Queste scelte si pagano. Spesso con il costo più alto pagato da altri, innocenti.
    Quelle persone devono pagare per la loro avidità ed avventatezza.
    Lungi da me fare politica, ma lo Stato, noi cittadini onesti non dobbiamo tappare i buchi fatti da chi lucra sulla pelle altrui e venderebbe l’anima per qualche euro in più.
    E permettimi di spezzare una lancia a favore di chi, nel mondo del lavoro, crea e offre posti di lavoro: tante morti sono diretta responsabilità di operai e dipendenti, non di datori di lavoro privi di scrupoli. perchè certi lavori sono svolti da chi è vittima di cio’ che io chiamo "senso di onnipotenza", ovvero abusando di sicurezza e ignorando la benche’ minima forma di tutela personale. E quì ti parlo per esperienza diretta.
    Un imprenditore può mettere tutti i dispositivi di sicurezza che vuoi, ma se il lavoratore non li usa come si deve, che può fare? Licenziare il lavoratore? Certo, potrebbe. Sarebbe giusta causa. Ma solo la sua coscienza lo premierebbe per aver pensato a salvare l’altrui vita. Per gli altri sarebbe sempre colui che sftutta e licenzia per mero profitto.
    Che valore ci diamo Cape?
    Quale coefficiente applichiamo per la sua determinazione?
    nuovo hiPod : vincente = etica : perdente oppure etica e moralità: bene=consumismo ed estremo cinismo :male?
    Io credo che l’uomo della riappropriarsi della sua fragilità che lo rende unico, con la consapevolezza che è sempre un animale i cui istinti predatori possono portarlo oltre il consentito, che deve imparare a gestire grazie al dono della razio.
    O finiremo da dove siamo venuti, e ci siamo venuti: popoli di caverne guidati da puro istinto animale.
    Dobbiamo imparare a soffrire, come i nostri nonni prima di noi. Ma non mancanza di vacanze agostiane o di tecnologie ultramoderne.
    Parlo di quella sofferenza sana, che mette cose e valori nella giusta prospettiva, e ridona la capacità di apprezzare le piccole cose come le grandi, che son appunto l’uomo e la sua grandezza.

    Paola

  10. donneinlinea in ha detto:

    Ti regalo questa perla che sintetizza a mio modesto avviso il tuo grande post.

    Non è la ricchezza che rende grande un uomo ma la sua umiltà. Mahatma Gandhi

  11. donneinlinea in ha detto:

    Spero di farti migliorare l’umore informandoti che il rugby a 7 diventerà disciplina olimpica. Contento?
    W gli sport minori 😀

    Ah, a fargli compagnia anche la new entry d’èlite: il golf.
    Buona Domenica.

  12. brumbru in ha detto:

     Non è possibile dare risposte a quelle domande, Horn. In generale… ammetto l’egoismo e lo ritengo essenziale alla sopravvivenza. Se rimane qualcosa di molto simile all’istinto di sopravvivenza, appunto. Se non diventa ricerca del meglio per sè anche a scapito di altri. Ma questo limite, come sai… è soggettivo e molto difficile da non superare.

  13. capehorn in ha detto:

    @ mezzastrega = non ci sarà più questo nano. ma stai sicura qualcuno prenderà il suo posto.
    Ci prendiamo e prenderemo cura dei figli, nella sparanza che anche loro facciano altrattanto.

  14. capehorn in ha detto:

    @ thecicken = Ci abbiamo provato, ci proviamo, ci proveremo.
     

  15. capehorn in ha detto:

    @ azalearossa1958 = siamo degli anni ’50. A noi ci son toccati simili pensieri. Chissà quale annata ci darà relative risposte?

  16. capehorn in ha detto:

    @ Curlytzteron = Tesorone !!  A un certo punto quest’onda d’ignoranza avrà ben fine. Allora chi si sarà posto domande avrà risposte.

  17. capehorn in ha detto:

    @ CristinaKhay = io scavo dentro di me , ma al contrario cerco di trovare qualla positività, che mni permette o permetterà di andare avanti. Credo che il compito sia quello di trovare la malattia e curarla. Avendo la responsabilità del prezzo da pagare.

  18. capehorn in ha detto:

    @ Nicolavitale = E’ ben vero che i valori antichi, chiamiamoli così, non si discostano molto da quelli che cerchiamo oggi. Sotto altre forme, altri abiti si presentano sempre. Com’é giusto dare la giusta mercede all’operaio, occorre anche preservare la salute di quello. Non solo perchè rappresenta un’etità economica dai precisi connotati, ma anche perchè fa parte di un mondo economico a cui non si prescinde. Ma l’operaio, il lavoratore dovrà anch’egli fare in modo di non doversi adattare o a volte rifiutare di proteggersi.
    E’ difficile rifiutare la pagnotta, quando questa é posta a dieci metri da terra e per prenderla devi compromettere troppe cose. Però questo é l’andazzo. Solo uno sporco affare, da cui non possiamo sottrarci se non con consapevole responsabilità di chi dice no e di chi questo no, lo spende anche con altri lavoratori.
    Ma il discorso diventa lungo, difficile ed impegnativo. Forse troppo ed io in coscienza non mi sento di parlare, agitando il dito accusatore contro l’uno o l’latro.
    Certo é che mi ribolle il sangue quando leggo e sento che non vi è più il rispetto per la persona, vista solo come un accessorio economico, il più facile da rimpiazzare. Mi si rivota l’anima quando mi accorgo di questa tragica verità.
    Sapere che nanieballerine, fondano la loro gloria su queste cose, oggi come ieri e forse domani, mi pone ulteriori e cupi quesiti.

  19. capehorn in ha detto:

    @ madibacisaziami = Il silenzio é d’oro. Non il silenzio dell’estraneazione, della meditazione. Piuttosto quella, come dici, della compassione. Del prendere coscienza responsabile, che se siamo solo individui, apparteniamo ad un disegno, che non può portarci alla distruzione, ma alla crescita.
    Ogni tanto però i pensieri che mi hanno attraversato devono essere gridati almeno a noi stessi. Per spingerci ancora una volta e di più veerso quella compassione.

  20. capehorn in ha detto:

    @ feriteinvisibili = non trovo l’azione dello scavo, così coraggiosa.
    Non posso e non mi sento filosofo così preparato. Certo é che la nostra responsabilità, non si può fermare solo a pesnieri nati e cresciuti osservando il mondo che ci circonda. La compassione di cui parlavo nell’intervento precedente, deve essere condivisa. Dobbiamo trasmettere questo sentimento anche alle generazioni che ci seguono. Forse loro riusciranno a superare queste paure, queste incertezze e rispondere alle poche domande che mi sono posto. Che questa condivisione dia loro strumenti per superare e rispondere alle loro di paure ed incertezze. Forse simili, forse lontane da quelle attuali. Ma di sicuro anche loro saranno percorsi dagli stessi sentimenti.
    Forse viviamo dentro una spirale e come venne indicato in passato tutto ritorna. Credo che lo faccia per trasformarsi quasi che la spirale sia la  molla per il futuro.

  21. capehorn in ha detto:

    @ donneinlinea (Paola) =  Mi vien di rispondere all’irlandese, che é lecito chiedere e rispondere é cortesia.
    Le risposte da voi ottenute, oltre ad essere cortesi, sono colme di attenzioni e aggiungono a domande, domande. Come é giusto che sia.  Domande che spingono ad ulteriori e più ampie riflessioni. Mi sono chiesto del vero valore dell’uomo. Tu hai aggiunto un’altro quesito e cioé che valore si da l’uomo. Soprattutto che valore da alle sue azioni, che ne sono espressioni dirette.
    Ho introdotto il discorso parallelo Abruzzi, Messina, Vajont proprio per indicare come la fallacità del nostro pensiero su di noi, sia tale da farci perdere il più delle volte il senso del nostro comportamento.
    Abbagliati dal nostro IO, tendiamo a dimenticarci dei nostri limiti e non scorgiamo più il confine che non dobbiamo superare, ma che deliranti superiamo ad ogni pié sospinto. E ciò in tante, troppe occasioni, in troppi luoghi dove la mano dell’uomo si é rivelata maligna.
    Troppe cose ci siamo convinti, non essere più parti di noi.
    Ad oggi quell’irresponsabilità la paghiamo con un prezzo in ogni caso troppo alto. Fosse anche la perdita di una sola vita.

  22. capehorn in ha detto:

    @ donneinlinea (Paola)  # 10 = Ci piacerebbe essere migliori, ma il prezzo é troppo alto (Elaborato da un aforisma di Elias Canetti)

    # 11 = E’ una delle notizie che per ora mi fanno galleggiare.
    :-DDDD

  23. capehorn in ha detto:

    @ Brumbru = L’egoismo, come la liberalità sono due delle cose che ci permettono di sopravvivere. Se usate bene e nel modo e nel tempo giusto, credo che siano più uitili che non dannose.
    Siamo vincolati dal tempo e dal modo di spenderlo quel tempo e quella responsabilità é di difficile gestione per tutti, io compreso naturalmente.

  24. feritinvisibili in ha detto:

     Quell’immagine della spirale dice tutto Capeh, almeno per me è rivelatoria.
    Condividere con te e i tuoi ospiti pensieri sui temi che proponi è arricchimento per me, nessuno di noi è "preparato", e se tu fossi un "filosofo" non credo che sarei qui a scambiare pensieri con te…
    Io invece continuo a pensare che ci voglia una dose di coraggioso di questi tempi ad interrogarsi senza darsi risposte e certezze.
    Forse sto scrivendo un sacco di stupidaggini, ma pazienza, in questo momento non mi viene che questo, almeno qui da te ci si può permettere di essere come ci si sente ((: Buona serata, H.

  25. capehorn in ha detto:

    @ feriteinvisibili = sei molto cara. E sia, indosso l’ingrato tabarro del filosofo :-)))))))))).
    Lasciamo da parte gli scherzi e torniamo seri.
    Sono contento di quanto avete espresso e questa mia contentezza voglio dividerla equamente tra tutti voi.
    Non so se sia coraggio  o mancanza di freni, che tante volte spingiamo per non mostrarci, per far vedere, ma non troppo.
    Amiamo il mistero o forse é solo falsa pudicizia che ci guida.
    Eppure é importante lasciarci andare. Soprattutto con quelli che ci frequentano. Diamo la possibilità di trovare più comoda la casa che ospita e allora quella pudicizia, entra a far parte di quel misterioso "lessico famigliare" che si instaura tra i vari ospiti.
    Così alle domande che urgono ad uno, ci sarà chi saprà dare risposte o semplicemente suggerimenti a quelle.
    Ci sarà anche chi si limiterà a tacere, ma di certo qualcosa rimarrà anche a lui e domani tra le sue stanze troveremo nuovi spunti, nuove idee con cui confrontarci e per risentirci nuovamente insieme.

  26. anneheche in ha detto:

    Cerco di rallegrarti: arrivano i mitici!

  27. capehorn in ha detto:

    @ anneeche = ed io ci sarò. Con la leonessa e ho già proclamato la mia assoluta indisponibilità per il giorno 14 novembre.
    Non ci sono per nessuno se non per il 1° Anello Arancio, settore 156, fila 9, posti 36 -37.

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