CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Il Cammino delle verità

Ora io, il Monaco Bianco, riordinando una parte di vecchi tomi, che trovano giusto riposo tra gli scaffali della biblioteca, dell’Abbazia dove vivo, ho ritrovato queste vecchie carte. Le ho rilette e con il permesso dell’Abate, ora ve le sottopongo. A lungo abbiamo discusso, l’Abate ed io e anche con i confratelli. Si è giudicato della liceità della scrittura. Se sia stato lecito per un monaco scrivere di se, invece che della maggior gloria di Nostro Signore. Se sia stato invece giusto, per far rivivere anche se per un momento una delle tante storie, vere o verosimili, accadute in quel lontano periodo e come queste si potevano rispecchiare in qualcuna di analoga, di contemporanea. Ci si è posto, poi, il problema di dar corpo reale a questa storia. Di permettere anche a coloro che non fan parte della nostra Comunità, di conoscere gli avvenimenti. Ci si è interrogati se era didatticamente una buona storia, oppure sarebbero sorte vecchie o nuove malsane curiosità.
L’Abate, nella sua sapienza e nella sua lungimiranza, ci consiglia di mostrare lo scritto, affinché ciascuno di noi prenda le dovute misure sul modo di scrivere e sul contenuto di ciò che è scritto e sul mondo in cui fu scritto.
Molte parti sono perdute, altre intellegibili. Il tempo, galantuomo, ha forse spazzato l’inutilità di quelle parti. Ho lavorato e a lungo, per recuperare a un linguaggio moderno, ciò che era scritto in un linguaggio antico e ostico. Non so se il mio sforzo è andato a compimento. La trascrizione è lunga e non so quando porterò a termine questa mia fatica. Porrò mano a eventuali riassunti, affinché non si perda il filo del racconto.
Ringrazio quanti seguiranno gli avvenimenti narrati.
 
 
I
 
 
o V******, monaco  dell’Abbazia di S*****, ora che l’inverno della mia vita è arrivato, sento che devo lasciare una traccia, un ricordo, di quel tempo che fu la mia gioventù.
Non che quel tempo sia più degno degli altri, che ho vissuto. O di essere ricordato o debba avere particolare menzione per mirabili accadimenti da me visti o ascoltati.
Per una volta, e il Signore Misericordioso abbia pietà di questo povero vecchio, mi abbandono alla nostalgia di quegli anni e rivedo con gioia i volti di quanti mi furono compagni e di quanti fui altrettanto.
Rivedo, altresì con angoscia i momenti dolorosi, che abbiamo attraversato assieme.
Non per questo, li scaccerò, perché figli anche loro delle nostre misere esistenze. Sono parte di noi, come le gioie e di tutti questi sentimenti e dei motivi che li hanno generati, traccerò, con mano malferma oramai, i segni e porterò evidenti fatti e luoghi, persone e parole, che ancora oggi mi seguono come esili ombre e mi ricordano di cosa e di come ho vissuto.
Qualcosa di certo si è perso, o confuso, con il trascorrere degli anni, a un attento osservatore non sfuggirà la mancanza di date e luoghi certi, ma la storia che vado a narrare, non ha bisogno di certezze storiche, solo di compassione.
Compassione per i protagonisti, per le vicende vissute da essi e di come ne uscirono segnati nel corpo e nell’anima.
Così io porto ancora quei segni e questo mio scritto forse sarà quel medicamento, che chiuderà per sempre una ferita che ancora mi perseguita, quando la nostalgia del tempo passato mi avvolge con le sue spire maligne e mi distoglie dalle cure che debbo al buon Dio.
Chiedo fin da ora perdono per il mio scritto e per le dimenticanze dei luoghi o delle persone e delle cose, che l’accompagnano. Ripeto sono i pensieri di chi ha percorso:
Il cammino delle verità .
 
Capitolo I ° – parte I a
 
S
 
 
entiva il cavallo dietro di lui, salire e l’aria sottile delle montagne lo faceva sbuffare, ma il passo era ancora buono. L’ultimo tornate di quella strada, finalmente l’aveva superato ed ora andava a mezza costa, in falsopiano. Anche le gambe ora rispondevano meglio, non più sotto sforzo come prima e il passo si fece più spedito. In verità di quel largo sentiero vedeva a tratti, dove conduceva. Le folate improvvise spostavano, in un gioco incessante la nuvola che avvolgeva il passo dove era diretto. Il mantello cominciava a dargli fastidio e dopo averlo arrotolato, se lo mise sulla spalla libera dalla corda dell’arco. Il lungo coltellaccio batteva sulla gamba sinistra, con ritmo monotono e non vedeva l’ora di togliersi la cintura, da cui pendeva anche la faretra.
Era in cima. Un colpo di vento più forte dissipò per un attimo i fiocchi che si rincorrevano spinti dall’aria frizzante e si aprì in tutta la sua severa bellezza, il vallone che doveva attraversare. Ampio e coperto d’erba che emanava un sentore pungente e profumato. Anche l’aria trasportava quel profumo, inebriante, cha sapeva di pulito. Ne respirò profondamente gli effluvi, quasi a memoria, come se quel momento non lo avrebbe più rivissuto. Doveva fermare quell’emozione. Il cavallo si avvicinò alle sue spalle e strofinò la testa sulla sua schiena, IL corpetto di cuoio, spesso, che fungeva da corazza, era ideale per grattarsi il muso e le frogie. Lasciò fare, alzando gli occhi al cielo, come chi deve sopportare pazientemente una situazione molesta, ma inevitabile. In fondo era un altro gesto dell’amicizia che legava l’animale all’uomo. Un segno d’affetto tra i due. Quelle poche borchie sulla schiena, messe più per bellezza, che altro, avevano attratto l’animale e strofinando leggermente la pelle della testa, se la grattava con piacere. Continuarono il cammino e dopo un’altra folata, sulla sua sinistra egli notò tre grossi massi posti in modo da formare quasi una fortezza. Accelerò il passo e vi si diresse. Intanto il grosso cane che seguiva da lontano, quella strana copia si avvicinò, per prendere anche lui la dose di attenzioni, che gli spettavano. Somigliava a un grosso lupo, ma figlio di mille incroci, ne aveva perso la snellezza, l’occhio indagatore, la rapiniosità dei guizzi. Era diventato meno lupo e più cane, più a misura d’uomo. Smorzata l’aggressività della specie, non per questo si era addolcito il carattere, facendone uno di quei cagnetti da compagnia, che tanto stavano bene in braccio alle dame. Il collare irto di chiodi dimostrava il contrario e la sua struttura stava a indicare che era sempre pronto a battersi contro uomini o animali, senza badare a quante fossero le gambe.
Giunsero vicino ai tre grandi massi e con una certa circospezione egli si avvicinò e cominciò a controllare che non ci fosse nessuno. Poi si addentrò tra quelle mura di granito, piantate profondamente nel terreno, tanto che si accorse che sotto il più grande era stato scavato un fosso e poste a terra delle altre pietre, quasi a formare una lunga panca. Al centro altre pietre delimitavano un focolare. Era un rifugio precario, ma ben riparato per viandanti o per i pastori, che immaginava, frequentassero quei luoghi. Aveva sentito vari scampanii emergere dalle nubi che si rincorrevano e aveva tentato di indovinare la distanza tra lui e quei suoni, ma soprattutto le dimensioni dei campanari. Alcune campane emettevano un suono forte e profondo, segno della presenza di vacche e manzi, altri con voce molto più acuta segnava la presenza di pecore o capre. Si domandava dove poteva essere il o i pastori.. Schioccò sommessamente la lingua due volte e il cavallo si avvicinò subito. Per prima cosa slacciò il lungo fodero di pelle nel quale custodiva il bene più prezioso. Il lungo arco inglese, che aveva conquistato su di un altro passo, ben più importante e carico di storia, Roncisvalle, quando dovette battersi per salvarsi la pelle contro una banda di predoni e come trofeo ebbe proprio quell’arco. Poi tolse le bisacce e la sella e la copertaccia che copriva il dorso del cavallo. Stette a pensare se fosse il caso di togliere anche il morso. Il cavallo aveva bisogno di pascolo e di bere in tranquillità. Gli altri, prima di un paio d’ore non sarebbero arrivati. Si sarebbe rifocillato lui e anche il cane, che di sottecchi, guardava se allungava le mani sulla sacca dei viveri. Sorrise e pensò come avesse fame pure lui. Intanto il cavallo iniziò il solito rito; dopo aver compiuto qualche balzo scuotendo la testa, si misi a scalciare, poi intraprese un breve ma veloce galoppo per poi arrestarsi e con circospezione coricarsi a terra. Subito si mise a pancia all’aria e agitando le zampe, si grattava vigorosamente sull’erba, per asciugare il sudore e per scacciare i parassiti che gli davano fastidio. Poi agilmente si rimise sulle gambe e guidato dall’istinto si avviò trotterellando, verso un ruscello poco distante.
 
Il Monaco Bianco
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27 pensieri su “Il Cammino delle verità

  1. La parola piu’ giusta per… aggettivare questo post e’… affascinante!
    Se e’ il prologo di un libro, sara’ un libro molto lungo, direi…

    p.s.: ma davvero i cavalli si rotolano sull’erba come i canetti??

  2. @ wolfghost = si, si rotolano prorpio per liberarsi dei parassiti e … per grattarsi dove non arrivano
    Ho avuto modo di opsservarli dal vero, un giorno, che sono andato nell’allevamento, che abbiamo qui vicinissimo al paese.
    Cavalli per la corsa al trotto, mica pizzaefichi ! Ueilààà …

  3. Fra Wilbur Smith e Umberto Eco.
    Bellissimo!

  4. Il lupo addomesticato mi ha ricordato due Calzini….
    Non vedo l’ora di leggere il seguito!
    Se le pause ti fanno quest’effetto…. ben vengano!

  5. aspetto il seguito 🙂
    sarà un piacere

  6. Che bello.
    Leggendo ho respirato l’aria che sapeva di pulito pure io, stasera.
    Prima di andare a nanna.

    Buonanotte,
    ora lego il cavallo al lettino del Pippo e vado a dormire.
    Aspetto il seguito…

    Mimì

  7.  Finalmente scopriamo i tuoi progetti.. sono molto molto curiosa di conoscere il resto della storia!
    Conosci bene i cavalli Capeh! Anch’io li conosco bene, animali meravigliosi, delicati come un neonato e con la forza delle tempeste ((:

  8. La storia sembra interessante…
    Ciao!

  9.  Ah… come fai i riassunti tu non li fa nessuno. Ne vado matto… davvero.
    Mi astengo dal dir altro finchè non avrò letto di più…

  10. Anche ammé mi ha ricordato Umberto Eco, oltre alle interminabili ore di letteratura francese, al liceo, leggendo tutta la Chanson de Roland. Beh. Questo secondo ricordo, lo ammetto, non è stato bellissimo. Il primo sì però. Quindi si attende un seguito.

  11. @ TUTTI VOI = leggete con calma, non c’é fretta.
    Già arriva da un tempo lontano e ci vuole il suo tempo.
    Il traffico, le code, i treni in ritardo, i voli cancellati.
    Spero di mantenere una cadenza settimanale.
    Se non vi piace leggere a spizzichi e bocconi, copiatelo.

    Per ora grazie dei complimenti, immeritati
    (Eco, Smith, magari potessi spolverare le loro scrivanie!).

    Mi piace scrivere così. C’è chi apprezza e chi no.
    Fà nulla, io continuo ! 

  12. la prima parte, l’introduzione, mi ha ricordato il nome della rosa… sarà l’ambiente e la voce narrante!
    Mi piace… bello!

  13. @ fantasia972 = grazie degli apprezzamenti.
    Le voci narranti mi son sempre piaciute.
    Il nome della rosa, é un libro tra i più riletti in assoluto, dal sottoscritto.
    E’ un piccolo tributo al libro; all’autore sarebbe un sacrilegio, da parte mia.
    "NON sum dignus!"

  14. …ma è bello bello assai…… wow….
    Mi inchino Cape.
    Aspetto il seguito….. ce lo metti un morto da qualche parte?

  15. Umberto Eco! Giusto, ha ragione la brava anneheche!
    Smith invece non l’ho mai letto!

  16. @ archmdl = grazie per i complimeti.
    Non ho ncora visto il seguito , ma di certo morti ce ne saranno.

  17. @ wolfghost = , mi ha ispirato, ma ripeto il libro mi ha dato lo spunto.
    Lui é troppo in alto per me.

  18.  Nono, io l’ho letto tutto. Intendevo dire che aspetto il seguito.
    Certo… devi postare ciò che vuoi e che ti piace. Fai bene. Tutto sommato non ti paghiamo mica, per postare… non devi mica fare ciò che ti diciamo noi!
    Il blog è libertà… se togliamo anche quella, è la fine. Ovviamente, ci sarà gente a cui piaceranno i post e gente a cui non piaceranno. Ma chi se ne frega?
    E poi la gente non viene qui per i post… come ho detto. Viene per i commenti. In special modo… i miei.
    Buon w.e.e.e.e.e.e.e.!!!!!!!!!!

  19. @ Brumbru = mancava solo l’arrivo di San Modestino.
    Adesso che c’é siamo quasi al completo.

  20. sono passata più volte…
    ma non ho ancora potuto leggere…

    spero in tempi…maggiori e migliori!

    un caro saluto

  21. @ Redpasion = come sempre, ben venuta.
    Verranno i  tempi giusti  e in ogni caso grazie.

  22. attendo il seguito con anZia

  23. Chi lo sa? E se fosse solo questione di… convinzione?

  24. Passavo di qui per controllare se caso mai il monaco Bianco avesse prodotto ancora qualche mirabolante avventura…. niente…. e che leggo io stasera prima di andare a nanna? Uff

  25. Sarò strana, lo so… ma a me, questa storia mi ha messo un certo appetito.
    Sarà che mi basta sentire la parola "focolare"…
    Mi appello al diritto del lettore numero 11: diritto di interpretazione!
    Un saluto a tutta l’abbazia!

  26. Che meraviglia.
    Si sente l’ aria frizzante del passo, l’ odore dell’ erba…
    Ancora, ancora !

  27. @ TUTTI VOI = e sia!!!

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