CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Il Cammino delle Verità – 6/1

Terminate che sono le Feste, con il permesso dell’Abate, riprende il racconto delle vicende di un tempo lontano. Non per questo dimenticato o che in esso si siano dissolte quelle pulsioni, quelle resipiscenze, che ancor oggi ritroviamo in tanti e troppi episodi della nostra vita quotidiana. Come sempre ricordate che luoghi e persone, non sono poi così importanti e neppure le date da quelle carte emergono chiare e precise. I fatti sovrastano ogni altra imperfezione che sicuramente c’é, nascosta nelle pieghe del tempo.
Con osservanza, umilmente Vostro
MB

Capitolo VI ° – parte I a

 
A
 
 
iden, trasse un profondo respiro.
         “ Chiedo che ciascuno si raccolga in preghiera. Mediti su questi fatti. Ci ritroveremo qui dopo l’ora sesta. Sperando che l’Altissimo ci illumini, che ci dia la forza e la sapienza di rispondere con parole giuste alle troppe inquietanti domande che ci siamo poste”
S’incamminò, dunque, verso la chiesa, seguito dal giovane frate suo compagno.
Osea, chinato il capo in assenso, prese la stessa strada. Erano rimasti solo i quattro giovani, in silenzio.
         “ Che dobbiamo andare a chiedere? “ Esplose nuovamente Vilfredo” Non c’è nulla da chiedere. C’è solo da mozzare la testa a quella bestia immonda !”
         “Taci!“ Ribatté Leoniero, paonazzo in volto ”Taci, come osi pronunciare simili parole in questi luoghi. Ti rendi conto della minaccia che poco fa hai profferito, senza parlare? Volevi sguainare la spada dinnanzi agli uomini di Dio. Uomini di pace, di misericordia! Non hai timore di questo luogo e di ciò che rappresenta e racchiude? Io non voglio macchiarmi di un omicidio, non desidero essere un bandito. Considerato un volgare tagliaborse. Ci sarà una legge che punisce simili atrocità! Ci deve essere. Se non è scritta dagli uomini, sicuramente sarà scritta da Nostro Signore!“
         “Dobbiamo tener conto di queste parole” parlò per prima Margherita. E continuò
         “Di sicuro da qualche parte, nella biblioteca c’è un libro di leggi e ci sarà una legge che punisce chi abusa dei fanciulli! Occorre cercarla ed occorre che l’Abate faccia tutto per poter darle corso!”
Sia Flavia che Leoniero, assentirono con ampi cenni della testa. Solo Vilfredo, a quel punto si allontanò, imprecando nella sua lingua. La legge applicabile in quel caso era solo quella del taglione. Il resto gli parvero solo perdite di tempo, solo accademie filosofiche e ricerca di giustificazioni, ove non ve ne erano. Ove non potevano essercene.
Iniziò così uno strano balletto: Vilfredo a lunghi passi calcava il chiostro, sempre più furibondo. Gli altri tre giovani, allontanatisi l’uno dall’altro, si sedettero sulla balaustra che circondava il piccolo giardino e s’immersero nei propri pensieri.
I tre monaci nell’oscurità della chiesa, ciascuno per loro conto, seguivano la medesima strada dei tre giovani, pur percorrendola con modi diversi.
Domnall, confuso e non avvezzo a sottigliezze da giureconsulto, a quelle accademie tanto vituperate da Vilfredo, ma colpito dalla gravità dei fatti esposti, pregava l’Altissimo, perché Osea e Aiden, fossero illuminati dalla Sua grazia e trovassero le risposte giuste, venendo a capo della storia.
Osea, combattuto tra il fatto e chi lo aveva commesso, stava convincendosi che un processo era l’unica cosa di cui non aveva bisogno. Dell’alleanza della potente casa di Rochebrune, questo sì era ciò che più gli premeva. Oramai i tempi per una sua discesa da quelle montagne per andare nei Sacri Luoghi erano maturi. Forse lo attendeva anche un tocco porpora. Le notizie ricevute poco tempo addietro davano indicazioni precise. Avere e presentarsi con alleati potenti, nelle grazie di sua Maestà il Re di Francia, corroboravano ancor di più una posizione che oramai era alla portata. Con quello scandalo, tutto sarebbe andato in fumo e cosa più pericolosa avrebbe potuto terminare i suoi giorni, non nella gloria e nella pompa di Roma, bensì in qualche sperduto eremo, forse sotto la guida di qualche monaco ignorante, che a mala pena sapeva dir messa. La cosa lo fece rabbrividire e impegnare di più nell’escogitare un mezzo per salvarsi. Non erano certo le parole di un barbaro tedesco, più avvezzo alla spada che al libro, che avrebbero impedito la sua ascesa a gradini più alti e, diciamolo pure, più consoni alla sua figura. Occorreva opporsi a qualunque situazione che fosse nociva a Guy de Rochebrune. Ne sarebbe stato ricompensato al meglio.
Ad Aiden, tutto ciò pesava come un macigno sull’anima. Si sentì come se improvvisamente tutto ciò per cui era vissuto, tutto ciò in cui aveva creduto sino al qual punto, fosse schiacciato da un’azione che come un fulmine lo avesse colpito e schiantato. Ricordava in quei momenti, gli anni del suo noviziato e di come i suoi maestri si fossero succeduti senza che nessuno di loro avesse alzato un dito contro lui o i compagni. Così aveva fatto lui, preso com’era all’insegnamento delle sacre scritture, dei canti, dei lavori che occorrevano al convento o abbazia in cui aveva dimorato.
Improvvisamente, dalla parte più nascosta del suo animo emerse tragica una figura che credeva oramai sepolta. Che pensava di aver seppellito per sempre. La bieca figura di fratello Duncan, spettro che tante delle sue notti aveva abitato nella sua mente, prese forma. Fratello Duncan, che lo accarezzava anche senza ragione, che non perdeva occasione per appartarsi con lui, che gli stringeva le mani e lo guardava negli occhi, con la malizia di una meretrice. Non capiva Aiden, sulle prime. Non sentiva il pericolo di farsi succhiare in un gorgo putrescente. Poi spaventato dall’avances più audaci, si ritrasse da quel maligno gioco seduttivo. Si ribellò, forte dell’incoscienza di dodicenne, ma Duncan, forte della sua posizione, lo minacciò prima, poi non perdeva occasione per denigrare tutte le cose cui poneva mano, tanto da farne lo zimbello del gruppo. Ma ciò non sfuggì al severo sguardo indagatore dell’Abate Mariannus, che un bel giorno perché Aiden lo ritenne tale, lo chiamò dinnanzi a lui e iniziò a domandargli, a rendere spiegazione del suo improvviso cambiamento. Da giovanissimo monaco di sicuro avvenire nelle comunità, ora era un giovane scapestrato, un cattivo esempio e tale citato ogni momento.
Aiden si ribellò e finì per confessare, anzi per accusare con lucidità, gli sgarbi e il tentativo di seduzione operato da Duncan.
Mariannus, che già aveva raccolto voci e allusioni decise di allontanare il ragazzo e di mandarlo in un altro convento.
Di cosa successe poi e di quali furono i provvedimenti presi, lui, Aiden serbò solo il ricordo delle notti passate a pregare che nulla gli capitasse e il sapore amaro del rifiuto e dell’allontanamento da una comunità, nella quale sentiva di crescere al meglio. S’impose di dimenticare e altrettanto di essere sempre lontano da simili pensieri. Per qualche tempo, quando fu chiamato a sovraintendere ai novizi, si prese la cura del cilicio, proprio per imprimersi anche nelle carni quella promessa fatta.
Ora doveva nuovamente affrontare qui fantasmi, ripercorrere quella strada costellata di spine.
Si rese conto che non si poteva processare Guy. Nè potevano lanciargli contro maledizioni. Chi aveva assistito al fatto? Chi poteva testimoniare, anche in un giudizio di Dio, ciò che era successo? Se era successo. La disperazione stava per ghermirlo, ma Aiden si scosse da quelle paure; era il momento di fare altrettanto. Di scacciare Guy, come Mariannus aveva fatto a lui dodicenne. Sentiva l’acre sapore dell’ipocrisia riempirgli la bocca. Oh, come avrebbe voluto che l’ascia di Vilfredo, affondasse la sua lama nel cranio perverso del Cavaliere. Come lo avrebbe ben visto, legato dietro ad un mulo e portato dinnanzi ad una corte di suoi pari, perché lo giudicassero e, con la sua morte, lavassero l’infamia.
Doveva assolutamente allontanare il Cavaliere, ma trattenere i due giovani scudieri. Pensò di affidarli alle cure di Osea, ma qualcosa, una voce interiore, chiara e forte gridava il contrario. Nel pellegrinaggio verso il Luogo Santo avrebbe toccato altre abbazie e altri luoghi in cui conosceva persone buone, cui affidare i due fanciulli.
Gli venne in mente il buon Abate Serafino. Uomo pio e soprattutto buon amico; a lui avrebbe consegnato i giovanetti, certo che con Serafino avrebbero avuto un buon maestro di vita e forse anche quella pace che tutti i fanciulli dovevano avere, prima che il mondo con le sue lordure li afferrasse.
Sentì la campana dell’ora nona, era tempo. Veloce si recò nel chiostro, dove c’erano i giovani ad attenderlo. Giunsero anche Osea e Domnall. Li mise a parte, tutti quanti, dei suoi pensieri. Pur con qualche rimostranza da parte di Vilfredo, che credeva più nell’acciaio, che nell’esilio e qualche titubanza, mostrata da Osea, alle quali Aiden non ci fece troppo caso, preso com’era dalla risoluzione della faccenda.
Fu deciso di convocare il Cavaliere nella sala del Capitolo, di mostrare le accuse e i sospetti emersi e di allontanarlo dall’Abbazia il giorno stesso.
L’Abate avrebbe preso sotto la sua ala protettrice i due fanciulli che Aiden, al momento della partenza, avrebbe condotti con se, lontano e al sicuro da ogni possibile vendetta.
Iniziava ora la parte più difficile e sicuramente più dura dell’intera giornata. 

Il Monaco Bianco

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12 pensieri su “Il Cammino delle Verità – 6/1

  1. Ah, Osea… Osea… quanto sei reale… più di quanto tu stesso possa sospettare!
    E che la forza sia con il Monaco Aiden, che, per una volta, stia dalla parte giusta.

    E poi?…. E poi?………

    ps: al Monaco Bianco piace il caffè?
    Gliene ho portato un po’, per aiutarlo nel difficile compito che lo aspetta…

  2. Scrittura impeccabile la tua!

    Hai un modo di scrivere che mi entusiasma.

    E’ difficile, per me, risalire all’inizio della storia…
    Come posso fare?

    Complimenti.
    Tutto è fluido, scorre veloce come l’acqua di un torrentello.

    Vorrei poter leggere tutto…
    🙂
    Aura

  3. Ti avevo scrittoun commento.
    A me non compare.
    Fammi sapere qualcosa per favore.
    Complimenti grandi ancora.
    🙂
    Aura

  4. bello e interessante…mi piacciono molto le riflessioni di Aiden, e la decisione che ha preso…è bruttissimo dover riaffrontare i fantasmi del passato, questo è certo; ma talvolta gli eventi portanio a riviverli dolorosamente…eh si…
    ed è vero; questo racconto e queste riflessioni sono senza tempo….

  5. Mi vengono i brividi… Capeh ti sei preso una bella responsabilità con questa storia. Una conclusione "giusta" è assai ardua visto come si mettono le cose, ma è anche vero che tutto ciò che hai raccontato (il monaco che pensa alla carriera, Vilfredo che non vede l’ora di fare giustizia con la spada, la soluzione dell’allontanamento del carnefice che non mi sembra per niente risolutiva in realtà…) sono tutti approcci che corrispondono alla realtà in questi casi…
    Aspetto con trepidazione il seguito e intanto ti iauguro una buona giornata, Hannah

  6.  La legge del taglione, in questo caso d i presunta pedofilia, si attua effettuando un bel taglio dell’oggetto che ha offeso, nevvero?

  7. profinda e meditativa..molto bella,carlo.

  8. Anch’ io sarei per il taglione dell’ oggettone, diciamo.
    Ma voglio vedere come va a finire…

  9. Mi piace come conduci questa storia: c’è molta perizia (lo dicono anche i Ragazzi).
    E tu volevi chiudere???

  10. C’è molta, molta perizia.
    Chi sono I Ragazzi?
    Io sono sempre l’ultima ad entrare in scena e non so che cosa sia accaduto…

    🙂
    Aura

  11. A me piace sto Vilfredo, ché crede più nell’acciaio.
    Sempre vicini al féro bisogna stà, ricordatelo…

    😀

    Mimì

  12. @ MarraS = Prestando attenzione che può tagliare e inogni caso fa male.

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