CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Il Cammino delle Verità – 6/3

Capitolo VI ° – parte III a
 
 
I
 
 
 due ragazzi, ormai sottratti alle malsane cure del Cavaliere, trovarono ospitalità in casa di Donna Anna, che li accolse come figli. Coccolati dalla matura signora e da Margherita, riuscirono a recuperare anche un pallido sorriso, di quando in quando.
I tre giovani amici, invece iniziarono i preparativi per riprendere il viaggio. Ora erano senza scorta e potevano contare solo sulle loro forze.
Guy de Rochebrune, con i suoi giannizzeri, aveva abbandonato l’Abbazia da un paio di gironi e Tarik, non fidandosi assolutamente di quell’uomo, si accordò per qualche moneta d’argento, con alcuni pastori. Li incaricò di seguire il gruppo per almeno tre giorni di cammino e poi ritornare a raccontare ciò che avevano visto e possibilmente udito.
La settimana che seguì passò in un lampo. I pastori tornarono, riferendo che la compagnia francese era oramai in fondo alla valle opposta la loro e si stava dirigendo sui propri passi. Ci fu un generale sollievo da parte di tutti. Osea, seguendo il consiglio di Aiden, aveva mandato dei messaggi in Francia e al Vescovo Giusto di Susa, con i quali spiegava sommariamente l’accaduto e come il monaco Aiden avesse perseguito la cacciata del Cavaliere. Per il buon nome dell’Abbazia e per prudenza, egli stesso si era convinto che l’allontanamento fosse la strada da percorrere.
Per ultimo sottolineava come era stato impossibile smuovere il monaco dall’idea, forte anche della presenza di uomini armati, suoi alleati e l’assenso formale di Margherita, che si era posta sotto l’ombra sicura del suo protettore. Sentendosi come un vaso di coccio tra vasi di ferro, pensando soprattutto all’integrità della’Abbazia e la salvezza degli abitanti della stessa, onde non permettere spargimenti di sangue, aveva accettato. Per ultimo ricordava ancora una volta come le accuse, che avevano portato all’esilio di Guy, non erano né potevano essere provate assolutamente. Sfruttando la magnanimità di Aiden, a suo favore, contava di aver salvato la propria posizione e il suo futuro. Roma forse non si era allontanata del tutto. Solo il tempo avrebbe dato giuste risposte.
Aiden, intanto passava le ore, diviso tra la chiesa, dove sostava lungamente a pregare e la biblioteca, dove Ildebrando e altri monaci stavano finendo di sistemare un “Letionarius”, che avrebbe dovuto consegnare ai suoi confratelli a Roma. Nel viaggio aveva subito lievi danni, qualche ammaccatura e il laboratorio dell’Abbazia avrebbe provveduto a sistemarli a dovere. La sua ombra rimaneva Domnall, il quale aggiungeva anche la visita ai fanciulli, rimanendo con loro a giocare e tentando di farli parlare. Aveva intuito, che parlando delle brutali aggressioni, di cui erano stati vittime, il ricordo si affievoliva e tutto era ricondotto nella giusta misura. Anche le due ragazze s’impegnavano nei preparativi, attente però a non lasciarsi sfuggire nessuna indicazione circa la vera identità di Flavia. Per ora tutti dovevano credere che fosse un uomo.
Il tempo della partenza era giunto e un bel mattino di metà settembre il gruppo dei pellegrini abbandonò l’Abbazia, tra un sospiro di sollievo di Osea e le calde lacrime di Anna. Era iniziata l’ultima parte del viaggio, forse la più pericolosa. Leoniero si guardò attorno; poteva contare sul braccio di Vilfredo e di Tarik e forse anche si quello di Domnall. Di certo non dei due ragazzini Cyr e Benoit e neppure su quello del monaco anziano. Forse la forza della disperazione avrebbe mosso Margherita e quel suo strano scudiero. Ben poca cosa se nel loro cammino avessero incrociato un vero pericolo. Pregò silenzioso, l’Altissimo e invocò la protezione della Vergine, poi diede di sprone e lanciata un’ultima occhiata all’Abbazia si inoltrò nel bosco, battendo il sentiero che gli altri avevano già percorso.
Li accompagnarono per tutto il giorno due giovani pastori, che conoscevano bene i sentieri della foresta e per molto tempo Vilfredo e Leoniero, conversarono con loro, mentre Tarik e Flavia sorvegliavano il gruppo dai fianchi. I due giovani diedero loro ulteriori indicazioni, affinché procedessero sicuri. Trovarono rifugio per la prima notte in una baita. Fecero turni di guardia, ma tutto filò liscio. Come pure il giorno e la notte successiva. Al terzo giorno la tensione cominciò a scemare. Anche ii discorsi si fecero più lievi e divertenti. I battibecchi scherzosi tra Vilfredo e Tarik, tenevano alto il buon umore e i racconti del monaco Aiden erano seguiti con un silenzio quasi irreale. I due ragazzini poi presero più confidenza e sollecitati dalle domande di Margherita raccontarono un po’ della loro storia, uguale a tante altre, ma con un ombra di mestizia ancora palpabile. La violenza subita, soprattutto da Cyr, diventato il beniamino delle morbose attenzioni di Guy, raffreddavano un poco gli animi ed erano parentesi di ulteriore meditazione, sugli abomini perpetrati dall’uomo sui propri simili.
La quarta notte Vilfredo si era alzato dal giaciglio di frasche e si era allontanato dal bivacco, organizzato ai piedi di un gruppo di faggi, per poter urinare. Fu colpito dal silenzio di quella parte di foresta. Non si udivano i versi degli animali notturni e i cavalli davano segni d’irrequietezza. Lo scalpiccio più, che nervosismo per la presenza di animali a quattro zampe, davano d’intendere che lupi a due gambe erano nei dintorni. Si liberò la vescica e avvicinatosi lestamente ai resti del fuoco, al tenue chiarore delle ultime braci accese, svegliò delicatamente Leoniero.
         “Abbiamo visite “ sussurrò al giovane appena sveglio.
Leoniero guardò interrogativamente il tedesco e lui continuò, sempre sussurrando:
         “ Odi forse il verso del gufo? Il grugnito di un cinghiale? Senti che silenzio. E i cavalli sono nervosi. “
Teribil, il loro cane si era svegliato e annusava nervosamente l’aria e mettendo un sordo brontolio.
         “Tarik, svegliati “ fece l’arciere, appena cosciente di ciò che stava accadendo. “ E sveglia anche gli altri” Il campo fu sveglio in un attimo.
Vilfredo impose di stare fermi, mentre lui e Leoniero si sarebbero addentrati nel folto del bosco, per scoprire quale fosse l’origine di tale silenzio. Così fecero e i due esploratori videro un corpo dietro ad un cespuglio che stava osservando il campo e che si muoveva quatto. Gli furono addosso, afferandolo per le braccia e Leoniero gli pose sotto la gola il suo coltello.
         “Allora, vagabondo notturno, dicci un po’ chi sei e chi ti manda” e lo disse con una voce che non prometteva nulla di buono.
 
 
 
Il Monaco Bianco
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22 pensieri su “Il Cammino delle Verità – 6/3

  1. mmmmm..si fa interessante…e poi l’hai descritto così bene, quel silenzio irreale; gli animali che tacciono, perchè c’è un intruso a turbare la normalità della notte…aspetto, aspetto con gli occhi ben aperti di leggere il resto:)))

  2.  Stlonzo. Hai terminato il capitolo sul più bello.

  3. @ morellina = spero che tu non sia delusa del proseguimento.

  4. @Brumbru = stlonzo?
    Ma così fai due passi …  pigrone 

  5. le voci notturne non promettono mai nulla di buono… chissà perché!

  6. Ecco, adesso ci hai fatto davvero restare con il fiato sospeso fino al prossimo capitolo…
    (mi pare proprio che ho detto la stessa cosa che ha detto l’amico Brum, ma in modo un po’ più gentile… ((:)

  7.  #4: già li faccio portando a spasso la cana, grazie. La prossima volta esonerami.

    #6: Già. Era quello che intendevo dire… pari pari. Ma l’ho detto in modo meno mieloso e più… amichevole. Horn sa che stlonzo con la "l" è affettuoso, per me, e ben diverso da quello con la "r"… che è offensivo. Infatti da persona intelligente qual’è non se l’è presa.
    (so che anche tu scherzavi… ma ho preso spunto dal tuo commento per chiarire che scherzo anche a chi non mi conosce).

  8. 🙂
    sono praticamente sicura che non resterò delusa:)

  9. @ azalearossa1958 = non correre. Stai al passo, vhé

  10. @ feriteinvisibi = ossignur. Adesso mi tocca mettere anche  la bombola dell’ossigeno.

    ps: io e Brum si scherza. Siamo due scavezzacolli, matricolati. Solo che lui é fuori corso

  11. @ Brumbru # 7 = eh no che non ti esonero. Esci, fai due passi, mi vieni a trovare e leggi. Unisci l’utile (attività aerobica) e il dilettevole (lettura delle mie fanfole). 
    Tutto ti debbo spiegare, tutto. 
    Ma come devo fare con te. Fidanzarmicisivi?

  12. @ morellina =

  13. Avvio lento, capitolo di transizione e rialzo adrenalinico nel finale: questa è la ricetta di un ottimo cuoco

  14. Anche a detta dei Ragazzi 🙂

  15. stare al passo????
    è una cosa che non mi riesce proprio…. sono refrattaria alla staticità….
    non so se s’era notato….

  16.  Eggià. Frequento i viali, io!

  17.  #11: Nonono! Se l’alternativa è quella… faccio quello che vuoi tu. Ma non ne approfittare…

  18. @Anneeche = bhé questa portata é andata. Vedremo le altre.
    Birra a fiumi per i Ragazzi

  19. @ azalearossa1958 = # 15, no non si era proprio notato. Se continui così dobbiamo darti da mangiare con un incaricato dell’UPS.

  20. @ Brumbru # 16 = era ora. Con queste nebbie non riuscivo a trovarti in tengenziale !   

  21. @ Brumbru # 17 = ma anche no!  Ho cuore sai, piccolo ma sincero!

  22.  Peccato. Cominciavo ad abituarmi all’idea. Stavo già preparando la festa di fidanzamento…

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