CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Album

Il treno. Freddo serpente d’acciaio, che ingoia esistenze in partenza, le mastica in viaggio e le sputa in arrivo.
Mi faccio pasto per lui. Il compartimento è vuoto; posto lato corridoio, così sistemo meglio le gambe. Apro il giornale, quando arriva lui. Un gentiluomo, completo fumo di Londra, scarpa inglese, borsa da viaggio in cuoio, che di viaggi ne ha fatti. Si vede dalla pelle, un po’ consunta, con ombre scure; fanno vissuto. Si accomoda, accavalla le gambe, noto le calze, scure con due righe a richiamare i colori della cravatta, rigorosamente “regimental”. Apre anche lui il giornale, accenna un sorriso e s’immerge nella lettura. Arriva un altro di compagno di viaggio. Pantaloni e gilet mille tasche. Uno zaino pieno di scudetti. Una policromia geografica, di forme, di nomi e vari animali, quasi un bestiario. Si accomoda ed estrae un quaderno, una penna. Scorre la pagine color sabbia chiarissima. Corregge, cancella, chiosa. Passando dall’indecisione, alla determinazione. Guardo l’ora, ormai si parte. Arriva l’ultimo, anzi ultima, compagna. Giovane, piacente, francesine ai piedi nere e grigie. In sintonia con il pantalone, anche se venato di sottili righe rosse. Giacca e sotto, un gilet con alamari, giusto due catenelle per serrare i bordi e trattenere una camicia rosa. Stoffa pregiata; da una capace borsa esce un portatile, lei lo sistema sulle gambe e dopo poco inizia a battere freneticamente sui tasti. Indossa occhiali evanescenti. La osserviamo tutti noi, di sottecchi. Siamo attirati dal collo bianchissimo e da un filo di perle che sinuoso, si infila nella scollatura evidente, ma non sguaiata. Sugli scambi d’uscita per un attimo appare il solco che divide i seni. Abbiamo un leggero sussulto. Ci guardiamo distratti, fingendo, raccolti per un attimo verso quell’immagine. Lei imperterrita continua il suo lavorio. Prima stazione. Lei scende e ci abbandona, ma ecco un’altra che arriva. Diversa, sembra pettinata con i raudi, vestita alla cieca, scombinando forme e colori. Il gentiluomo, tutte le volte che mette una mano tra i capelli ha timore che ne sortisca qualcosa di pericoloso o inusuale . Guardo il viaggiatore professionista. Ricorda Paolo Conte :”Quanta strada nei miei sandali”. Ha fatto un disegno. Solo il volto della ragazza del PC incorniciato dal finestrino e un paesaggio, come quelli che sfilano. Si porta appresso il ricordo di un incontro. Ne farà un quadro? Rimarrà tra le pieghe di un quaderno? Intanto il viaggio continua. Arrivano due giovani. Si accomodano e tra i due inizia un soffuso parlottio. Accanto alla donna è pieno di fogli. Lei parla al cellulare e  sappiamo tutto di lei; siamo quasi parenti. Anche di un altro viaggiatore, sappiamo tutto, tranne il codice fiscale. Peccato. Poi una lunga frenata, il viaggio è finito, mi faccio sputare dal treno. Gli rimangono da masticare le esistenze del gentiluomo e del viaggiatore. Figurine sbiadite di un album mai finito.
 
 
 
 
Noi,quelli del’54 ( a NordOvest in viaggio)
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40 pensieri su “Album

  1. MarraS in ha detto:

    Occomé bello questo tuo scorcio.
    Sarà che io son malata di racconti di treno, nel bene e nel male. Ma questo é proprio bello, Cape.
    Sei bravo 😉

    Mimì

  2. archmdl in ha detto:

    il post è bellissimo davvero… quasi poetico oserei dire, ma soprattutto molto molto istruttivo…. un motivo in più per andare in macchina… sono asociale lo ammetto, ma il mio amico invisibile (Giangiacomo per la precisione, che se non faccio le presentazioni si offende… Giangiacomo saluta Cape….) be’, è un ottimo compagno di viaggio… peccato sia così logorroico, un giorno o l’altro lo mando a prendere il tram….

  3. melogrande in ha detto:

    Davvero molto bello, cape.
    E’ questa, esattamente questa la magia del viaggiare.

  4. chooselife in ha detto:

    I viaggi in treno, anche i più banali e noiosi, se saputi assaporare credo che abbiano sempre il loro fascino… un modo per osservare e in qualche modo conoscere questa variopinta e diversa umanità che ci circonda e di cui troppo spesso non ci accorgiamo.
    Questo post per me è bellissimo…

  5. azalearossa1958 in ha detto:

    Hai raccontato così bene che mi sembrava d’essere su quel treno, ora seduta accanto a questo ora a quel viaggiatore…
    Non esiste campionario d’umanità superiore al treno.
    Bello. Proprio bello.

  6. morellina in ha detto:

    adoro viaggiare in treno, osservare i compagni di viaggio ed immaginare le loro vite…mi piace parlare con le altre persone, cogliere frammenti di esistenza che completo nel modo che preferisco:)

    davvero bello e coinvolgente, il tuo scritto…mi è piaciuto molto:)

  7. feritinvisibili in ha detto:

    Uhmm, gustoso questo ritratto di scompartimento, mi piace tanto anche l’idea, sembra uno schizzo, come quello del ragazzo che racconti..

  8. fantasia972 in ha detto:

    davvero molto bello questo tuo raccontare. Sì, l’ho trovato anch’io molto poetico e mi hai dato l’occasione di pensare "concretamente" a qualcosa che tempo fa un amico mi disse riguardo alla poesia.
    " La poesia nasce quando ci fermiamo ad osservarci vivere".
    Bravo, bravo, bravo!

  9. capehorn in ha detto:

    @ TUTTI = questo pezzo volevo mandarlo al concorso Chatwin. Indetto dalle FS. Lo so qualcuno dice " Ecco gioca in casa, non vale".
    Ora dal portale é sparito il link e quindi non partecipo più al concorso.

    Ora é in mano a degli amici e questo é il mio premio.

  10. brumbru in ha detto:

     Che romantico che sei. Molto bello. fine commento serio.
    Peccato che tu non abbia descritto anche i tuoi pensieri osceni sulla viaggiatrice col portatile. C’avevi il body scanner personale, eh?

  11. Zaagsel in ha detto:

    un regalo bellissimo del quale credo a nome di tutti i lettori mi accingo a ringraziare

    è bello saper osservare ciò che ci circonda
    ogni attimo, ogni situazione è una storia
    c’è chi come te certe cose le racconta
    altri che le rappresentano graficamente in schizzi, disegni, pitture
    qualcuno le modellizza nelle forme e con gli strumenti più disparati
    altri le conservano per un pò … per poi dimenticarle

    dimenticare appare uno spreco …
    ma altrettanto spreco sarebbe raccontare tutto
    che poi ci si annoia e non si apprezza più

    molto meglio così …
    una solo foto significativa vale molto più che un intero album stipato di banalità.

  12. capehorn in ha detto:

    @ Brumbru = ho avuto la conferma che sei una persona profonda, anche se lo mascheri bene . STOP al commento serio.

    Non avevo il body scanner.
    Di meglio, il suo numero di cellulare e l’indirizzo.
    Citofonare Esmeralda.

  13. capehorn in ha detto:

    @ Zaagstel = una fotografia ben fatta racconta più di tanti film d’autore (?)

  14. Zaagsel in ha detto:

    uhm … la parola album nel mio commento non era da legarsi al titolo del tuo post … è stata una scelta di termine infelice, della quale me ne sono accorto tardi, la mia non voleva essere una critica anzi … vabbè sorry
    … o forse non ho capito il senso del tuo #13 … uhmmm … torno tra i cretini che è meglio  

  15. archmdl in ha detto:

    io vorrei sapere perchè commenti del genere Zazà da me non li fa mai…
    e soprattutto vorrei sapere chi si nasconde dietro l’avatar di Zazà, qualcuno lo ha rapito e si è impossessato del suo corpo….

  16. capehorn in ha detto:

    @ Zaagstel = hai capito benissimo il senso. L’album può essere anche solo un’accozzaglia di fotografie senza un senso compiuto. Molte volte racconta una storia o più storie slegate le une dalle altre e a volte raccoglie immagini sparse, slegate le une dalle altre. Come capita di vedere in qualche film, definito d’autore non si sa da chi e soprattuto perché.
    In questo caso erano istantanee legate le une alle altre dal tenue filo di un immaginario viaggio in treno. Quindi il senso del # 11 c’é tutto. E puoi riallacciare # 11 al   #13

    Ah, tienimi un posto che tra un po’ arrivo. Tutta questa seriosità potrebbe darmi alla testa, in maniera disdicevole.

  17. capehorn in ha detto:

    @ archmdl = non dire così, dai.
    Lo sai che Zaag di fronte a te va in confusione e non riesce come vorrebbe ad essere ciò che é veramente.
    Allora, per pura timidezza e abbagliato dall’interlocutrice, dice cose che non pensa.
    Poi da certi influssi non sa sottrarsi, ma non é perché é " cattivo".
    Sono gli altri che lo spingono sulla brutta strada.
    Nella tua infinita bontà, so che apprezzi e capisci le sue parole, a volte avventate, ma dette con cuore sincero. 

    ps: Zaag, questa difesa ti costerà una cifra. Sallo !!!

  18. Zaagsel in ha detto:

    quella parte dove dici "dice cose che non pensa" te la quoto tutta … soprattutto le due paroline finali

    p.s. sto già mettendo da parte i risparmi 

  19. Zaagsel in ha detto:

    p.p.s. tranquillo … porto due sgabelli 

  20. archmdl in ha detto:

    Grande Cape…. alla tua età gli sport estremi non sono salutari e le arrampicate sugli specchi sono tra le più pericolose….

  21. venturo in ha detto:

    Sembra un quadro impressionista…
    Un saluto e buon viaggio!

  22. capehorn in ha detto:

    @ Zaagstel = per te questo ed altro.
    Lo sgabello con lo schienale, se non é d’incomodo. Grazie

  23. capehorn in ha detto:

    @ archmdl = guarda che negli sport estremi eccello.

    Altrimenti perché di certe epifanie ? 

  24. capehorn in ha detto:

    @ venturo = trooooppo buona. Non sum dignum! 
     

  25. Wolfghost in ha detto:

    ahahah bellissimo post! Raccontato con "scioltezza" e stile
    So che e’ scontato, ma… un po’ e’ metafora della vita tutta

    … pero’, uff… una fermata sola quella la’??

  26. coloratissimo in ha detto:

    Ciao,come sempre,i tuoi racconti sono delle fotografie,si leggono ma si possono anche guardare. Io per ragioni di lavoro spesso viaggio e non amando molto le automobili,uso spesso il treno.Ritardi a parte,lo trovo comodissimo e interessante per i miei viaggi sopratutto quelli lunghi che mi danno la possibilità di osservare da vicino l’incredibile fauna migratoria della quale anche io faccio parte.
    Grazie della Tua visita e dei commenti.fulvio

  27. nicolavitale in ha detto:

    Mi piace molto la metafora del treno. Sai quando parti e non sai chi incontrerai e cosa succederà. Compagni di viaggio che si consumano, altri che ti sfiorano lasciando indifferenza, curiosità o altro ancora. Altri viaggi, invece, sono solitari. Molto bello.

  28. thecicken in ha detto:

    ho un passato da pendolare e conosco bene le situazioni che descrivi
    post bellissimo!

  29. azalearossa1958 in ha detto:

    Ho sognato per un sacco di notti consecutive di dover prendere un treno ma, per un motivo o per un altro, lo perdevo sempre.
    Tu che tratti la materia… per modo di dire, sapresti darmi una spiegazione?

  30. capehorn in ha detto:

    @ wolfghost = sì, purtroppo solo una fermata, ma é quella che ha dato un senso alla giornata. 

  31. capehorn in ha detto:

    @ coloratissimo = sì, osservare la fauna che abita un treno, é come assistere dal vivo ad un documentario del N.G. 
    Come hai ragione.

  32. capehorn in ha detto:

    @ nicolavitale = in effetti il treno, il compartimento é un piccolo mondo nel quale in ogni momento cambiano i protagonisti della commedia umana. Ciascuno con il proprio copione, anche di solitudine.
    Basta avere solo la voglia di guardare,ascoltare e perché no, partecipare.

  33. capehorn in ha detto:

    @ thecicken = io ho un presente e per i prossimi anni un futuro da pendolare.

  34. capehorn in ha detto:

    @ azalearossa1958 = mhmmm, dunque.Le soluzioni potranno essere: Andare un’ora prima, per partire un’ora dopo.
    Andare e saltare sopra al primo treno che passa, qualcosa succederà.
    Partire con un altro mezzo di trasporto auto,corriera,carretto con il cavallo, piccione viaggiatore.
    Continuare a dormire inventandosi una scusa per il mancato viaggio.

  35. LordNinni in ha detto:

    “Figurine sbiadite di un album sbiadito”
     
    E’ il confronto con la vita, anche durante l’osservazione marcata e forzata, che porta le nostre esistenze a valicare quei confini, molto spesso ingenui, ma che ci portano nell’oltre, nel tentare di capire chi siamo veramente.
     
    La ragazza col cellulare …. Dentro un quadro e una finestra ritagliate in un viaggio. Chissà quante volte abbiamo assistito alla stessa scena e non abbiamo colto il minuto, fermo e mobile, dell’espressione racchiusa in uno sguardo e una riflessione.
    Compagni di viaggio che, muti, osservano una vita piena di parole e di perché.
     
    Un minuto e lo scorrere del tempo ci trasferisce nella dimensione dello spettatore.
    Piccoli dipinti sbiaditi, che, fermati in una tela, ci ricorderanno la nostra appartenenza a questa terra.
     
    Siamo proprio noi, al fine?
     
    Lo sapremo, intuendolo, dopo lo “sputo” dal treno.
    Lo sapremo svegliandoci nella dimensione del racconto.
     
    Congratulazioni Milord. Uno spaccato che svugge, purtroppo all’umana comprensione obnubilata dai “caratteri” di una vita in corsa.
    Un vero peccato non aver potuto iscrivere, il Vostro pezo, a quel concorso.
    Ben altri sono quelli della vita e ben diversi i quadri che scorrono davanti l’occhio stanco e passivo.
    Queste immagini, però, mio Signore, rimangono nel “proprio” senso della vita e concorrono a percepire, quanto importante possa essere “L’ascolto”!
     
    Siete “ricco”, mio Signore, ricco e fruttifero.
    Grandi qualità.
     
    Vi lasciammo le nostre più vive cordialità, inchinandoci senza alcun indugio alla profonda sensibilità (ottimamente e ben meditata) dei Vostri lettori.
     
    Buona serata

  36. brumbru in ha detto:

     #23: guarda che succhiare le teste e le code degli scampi non può definirsi esattamente come "sport estremo".

  37. capehorn in ha detto:

    @LordNinni =  MyLord mel ringraziarVi del Vostro intervento, mi preme sottolineare una frase che molto mi ha colpito:
    "Piccoli dipinti sbiaditi, che, fermati in una tela, ci ricorderanno la nostra appartenenza a questa terra."

    Siamo piccoli , in confronto alla vastità di questo mondo, che risulta un granello in rapporto all’universo e lo sbiadire nostro e della memoria che ci portiamo é un conseguente naturale nella vita di ciascheduno. Eppure, per un attimo, tutto é netto, con contorni precisi e significativi.
    L’oblio avverà, inevitabile. Altre cose solleciteranno la nostra attenzione, ma nulla potrà negare, che per un attimo, semplici sconosciuti sono riusciti a ravvivare un quadro che il tempo rende evanescente.

    Le auguro una buona e profiqua settimana MyLord.

    ps: forse non tutto é perduto, e forse riuscirò nel mio intento.

  38. capehorn in ha detto:

    @ Brumbru # 36 = prova a farlo con lo scampo vivo !!!

  39. Lillopercaso in ha detto:

    Buongiorno  Capehorn, mi avete folgorato (ed infatti passo al Voi): quanta parte della mia vita è scorsa sui binari della ferrovia! Ed allo stesso modo mi piacciono le stazioni, le sale d’aspetto, i mezzi pubblici quasi di ogni tipo – son restia agli aerei, anche se.
    Sono proprio contenta di esser passata di qua, non è facile, perchè il vostro blog, sul mio pc, non ha una grafica invitante, né facile da esplorare.
    Ritroverò la strada per ritornarvi?

  40. capehorn in ha detto:

    @ Lillopercaso = TI      prego ripassa al tu immediatamente.
    Ah il treno, odio et amor (e a  questo punto della mia vita lavorativa son più vicino al primo che al secondo), ma mai sputare nel piatto in cui si mangia.
    Allora occorre a volte ammansirlo e tutti i trucchi vanno bene.

    Per ciò che riguarda la grafica, che ho impostato minimalista, sei la prima che espreme perplessità in proposito. Non saprei proprio cosa dirti.
    Ritenta sarai più fortunata?
    Fammi sapere.

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