CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivio per il giorno “gennaio 30, 2010”

Il Cammino delle Verità – 7/3

Capitolo VII ° – parte III a
 
 
P
 
 
oi gettò nel fuoco la punta del coltellaccio di Gaspare. L’interrogatorio stava per iniziare. Il fuoco, gagliardo riprese a scoppiettare, per i nuovi ceppi messi dall’arabo; intanto Vilfredo, presa una bisaccia piena d’acqua, versò il contenuto sulla faccia di Gaspare; che rinvenne , sputando acqua e sangue dalla bocca e si accorse con terrore di essere stato legato.
Leoniero lo fissò e poi, preso il coltello dalla lama arroventata, iniziò a tracciare segni nell’aria sempre più vicino a quella faccia.
         “Allora, Giuda “ sibilò il giovane” Ti cuocio la faccia oppure mi dici dove sono andati a finire i francesi?”
         “No signore “ gemette Gaspare” No parlo, subito. Non so dove andavano. Mi hanno pagato solo perché trovassi le vostre tracce, perché li conducessi da voi e così ho fatto. Non mi avevano spiegato il perché. “
E soggiunse:
         “Mi avevano detto che li avevate derubati e che custodivate cose preziose frutto delle vostre scorrerie. Non so altro, dovete credermi”
Così dicendo si abbandonò a terra e iniziò a strisciare e sporcarsi la faccia di terra, mescolando quella alle lacrime e lanciava grandi urla e implorava perdono, tra i singhiozzi e rinnovava continuamente la richiesta di perdono.
Il gruppo si guardò in faccia, poi Tarik, preso più dal disgusto che dalla furia di vendetta, gli assestò un calcio.
         “ Sì. “ Urlò ancora più forte Gaspare” battetemi, non merito altro. Lasciatemi qui, in pasto ai lupi. Voi andate, presto. Liberate la donna.”
Oramai era in preda ai deliri, di chi teme fortemente per la propria vita e fa di tutto per salvarsela. Sembrare pazzo, per impietosire, era una bella prova, che aveva già sostenuto. In fondo se la stava cavando con un semplice calcio. Una volta andati, avrebbe preso il coltello, che nascondeva nello stivale e sarebbe riuscito a liberarsi. Doveva solo piangere e lamentarsi più forte.
         “ Basta urlare” Lo ammonì Aiden “ Dicci piuttosto in che direzione sono andati”
         “ Oh, mio buon frate, come posso saperlo “ Ribattè tra i singulti.” Come potevo vedere la direzione, preso com’ero dalla voglia di saccheggio, che il maligno mi ha posto in cuore ?”
         “ Adesso ti saccheggio il cranio, con questa “ Sbottò irato Vilfredo, con il mano la sua fida ascia.
         “No, pietà. Vi imploro, pietà “ Urlò ancora il bandito.
         “Saranno ritornati sicuramente sui loro passi” Disse Flavia” Dovranno ben riprendersi i cavalli con le provviste, le tende. Ritorneranno sulla pista che abbiamo fatto all’andata. E’ l’unica strada che li riporta a casa. “
Leoniero fissò prima Vilfredo e poi Tarik .
         “ Voi cosa dite? “
Tarik in un soffio:
“ Io direi di andare”
Vilfredo annuì:
 “ Le tracce sono ancora fresche. Loro immaginano che siamo ancora legati, in balia di questo escremento umano. Non pensano più a noi e noi faremo in modo che non ci dimentichino più.”
Il monaco Aiden, intanto era arrivato con i cavalli. Furono fatti gli ultimi febbrili preparativi. Gaspare fu legato a un albero e intanto continuava la sua meschina messa in scena.
Aiden li avrebbe attesi a una locanda fuori Susa. Decisero di evitare il paese e prendendo per una pista nella foresta, si sarebbero diretti immediatamente verso il Pirchiriano, per mettersi sotto la protezione dei monaci.
Sarebbero andati i tre giovani, più Domnall, cui furono affidati i cavalli dei rapiti, li avrebbe seguiti a breve distanza. Flavia fu irremovibile, voleva assolutamente essere della partita e voleva essere protagonista, e così il gruppo formato dai tre giovani, la ragazza e il frate partì sulle tracce dei rapitori.
Il sole era alto.
“All’Abbazia, la campana avrà già battuto la terza “ pensò Aiden, mentre raccoglieva le poche cose ancora sparse, Montò in sella , raccolte le briglie del cavallo che fungeva da trasporto, diede di sprone e si allontanò, senza degnare nemmeno di uno sguardo Gaspare, che legato ad un larice, attendeva di rimanere solo.
Tentò, un ultimo appello, rivolto al monaco.
“ Buon padre! Vi supplico, allentate un poco questi lacci. Vi prego, lasciate che io possa difendermi dai lupi, che accorreranno … lasciate che riesca ad emendarmi con un buona morte …”
Ma la speranza di aver toccato il cuore del monaco, si confuse con il rumore del trotto del cavallo, che si spingeva sulla pista, tra gli alberi.
         “Che tu sia maledetto, figlio di serpe. Eretico, bogomilo, nestoriano, adoratore di Nembrotto. Sei figlio di mille padri. Possa l’inferno sputarti. Non accoglierti, perché indegno anche di quel luogo.”
Aiden, non capì bene le parole, ma ne intuì il senso. Scosse la testa e in cuor suo pensò, che un miracolo avrebbe potuto accadere anche per un peccatore come Gaspare.
 
Il Monaco Bianco
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