CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Il Cammino delle Verità – 8/3

Capitolo VIII ° – parte III a
 
G
 
 
alopparono senza fermarsi, per molto. La luna contendeva al sole, il dominio del cielo, quando a un trotto sostenuto arrivarono ad una capanna. Si gettarono a terra esausti. La schiuma dai destrieri, mostrava di quanto fosse stata senza respiro la fuga e quanto avessero cavalcato senza posa.
Margherita e i due ragazzi furono portati all’interno. Vilfredo, che entrò per primo, si trovò di fronte una donna, con alcuni marmocchi, qualche paia d’occhi sgranati dalla paura, dallo spavento lo osservarono.
Dietro di lui apparve Domnall, in braccio il piccolo Cyr e per mano Benoit, più grandino. Si affacciò anche Flavia, che timidamente sorrise :
         “Non abbiate paura buona donna. “ Disse. “ Siamo stati assaliti da banditi. La mia padrona – indicò il fagotto di Margherita – è stata ferita. Vi prego di ospitarci per curarla. Almeno qualche ora. Vi pagheremo il disturbo. Poche ore soltanto.”
Da una saccoccia, prese due monete d’argento e le mise nelle mani della donna, a testimonianza che ogni parola è debito.
La donna, si guardò attorno ancora stordita dall’irruenza di quella entrata, poi con pochi gesti imperiosi, mandò i figlioli in fondo alla stanza. Indicò un rozzo paglione su cui adagiare Margherita.
Prese dalle braccia del frate, Cyr e sospinse delicatamente Benoit, verso quel giaciglio. Poi ripreso il comando del suo ambiente, imperiosa scacciò, tranne Flavia, tutti di casa.
Gli uomini uscirono e presi i cavalli, li portarono in un macchione lì vicino. Tolsero loro le selle e iniziarono ad asciugarli. La stanchezza cominciò a farsi sentire. Le ossa e i muscoli indolenziti dal rapido scontro, ma soprattutto dalla dura cavalcata, chiedevano anch’essi riposo. I cavalli furono asciugati, poi uno per volta abbeverati al ruscello lì vicino. Si divisero le ultime magre provviste. La notte intanto scendeva, come ogni notte i rumori del bosco, piano si amplificavano.
         “Quanto saremo distanti ? “ interrogò Tarik.
Vilfredo, seduto su di un sasso, con la testa tra le mani ebbe la forsa di sussurrare un:
 “ Non ne ho idea. ”
Leoniero, osservò il cielo e la posizione della luna e poi :
         “Abbiamo cavalcato un paio d’ore, sicuro. Avremo fatto dieci, dodici miglia. Ci fermeremo ancora un paio d’ore, poi riprenderemo la marcia “
Domnall, alzati gli occhi al cielo e vedendo che oramai la notte era padrona aggiunse:
         “ Mezzanotte non più tardi “
Tarik annuì, poi si distese sull’erba e di colpo si addormentò.
Nella casa intanto, Flavia e la donna, avevano lavato le ferite alle braccia di Margherita, che rinvenuta aveva gli occhi rossi di pianto e vedendo l’amica, china su di lei, l’abbracciò riprendendo a singhiozzare.
Flavia con gli occhi pieni di lacrime anch’essa la prese a consolare.
         “ E’ tutto finito. Sei tra di noi. Non temere adesso; riposa e non pensare. Quando sarà il momento riprenderemo il viaggio. Vedrai tra pochi giorni sarà solo un brutto ricordo. Guarda ci sono anche i due ragazzi. Li abbiamo strappati dalle mani di quei bruti. Non avere paura, non temere e non piangere più”
La donna guardò i ragazzini, che abbracciati oramai dormivano. Scosse la testa, poi dalla pentola che era sul fuoco, prese un mestolo di zuppa e la offrì a Flavia:
         “Prendete, è zuppa d’ortiche. Sono ormai le ultime. Mangiate. Poi ne daremo anche a loro – indicò Margherita e i ragazzi – Gli uomini, mangeranno più tardi. “
         “Grazie di cuore” di rimando Flavia “ ma non dovete privarvi del cibo, soprattutto i vostri bambini devono mangiare.”
La donne sorrise amaro.
         “ Sanno cos’è la fame. Su mangiate un poco”
Flavia posò la scodella a terra e appoggiò la testa alla parete di sasso della casa. Chiuse gli occhi e tentò di asciugarsi le lacrime, ma il sonno la rapì in un lampo.
Finalmente, la quiete dopo la tempesta.
 
Il Monaco Bianco
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11 pensieri su “Il Cammino delle Verità – 8/3

  1. solo per un abbraccio:)

  2. Sanno cos’è la fame…………

    Ed è da queste persone che arriva l’aiuto…. sempre!
    Buon fine settimana al Monaco e ai suoi personaggi, con la speranza che trovino un po’ di requie….

  3. chi ha sofferto, sa consolare chi sta soffrendo…proprio così; come in questo caso la donna offre il cibo a chi ha fame…

    buona domenica; ed io aspetto il seguito…:)

  4. Minestra d’ortiche e sassi per il sonno, immagini che descrivono più di ogni altra parola lo stato d’animo di chi ha vissuto esperienze così. Grazie per questo tuo racconto, mi sta piacendo davvero molto.
    Buon fine settimana Capeh, Hannah

  5. Auguri alla SuperFamily………… del Nord-Ovest!!!!

    Allora, oggi c’è da festeggiare in abbondanza:
    è san valentino
    è carnevale
    è la festad elle lanterne rosse che chiude i festeggiamenti del capodanno cinese
    è domenica.

    Scegli tu………………….
    ‘vederci………

  6. E’ veramente un bellissimo racconto. Sono tornata solo ieri . Buona serata

  7. Temo di aver perso il filo.
    Mi metto d’ impegno per recuperare …

  8.  L’ospitalità e la generosità sono sacre… specie per le genti più povere e misere.

  9. @ TUTTI = credo che i sentimenti di carità, sia conditi dalla pietas religiosa, sia semplicemente vissuti nel senso etico più grande, siano la risposta migliore alla violenza, seppur strumentale e necessaria allo sviluppo del racconto, che abbiamo visto in precedenza.
    Si dona senza chiedere, senza sapere la storia di nessuno, anche perché sarebbe storia di sofferenza.
    Per educazione e convinzioni personali ricordo il buon samaritano.
    Carità e pietà riconoscono chi ha bisogno dell’una e dell’altra e i discorsi non servono.

  10. bellissima la scena
    importante il senso del messaggio
    … e poi la zuppa d’ortiche è buonissima … mi ricorda certe escursioni in montagna … al ritorno si raccoglievano dai prati ortiche, spinaci selvatici, timo e altre erbe … poi tutti a casa di uno a fare il minestrone di fine giornata

  11. Sono sempre i meno abbienti quelli che conoscono la generosità, e non solo nel tuo -validissimo- racconto.

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