CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Il Cammino delle Verità – 11/2

Capitolo XI ° – parte II a  
 
 

Non così Tarik.
Forse Padre Alberto, il padre guardiano, che al mattino lo ritrovò alle stalle intento ad accudire ai cavalli.
        “ Fratello” Lo aveva apostrofato ” Vieni, la mensa è pronta per la colazione. Sappiamo che non hai abbracciato la nostra religione, ma siamo uomini di pace e d’amore. Ti prego condividi con noi, quel poco e in quel poco troveremo gioia e letizia e sapremo  essere amici e vivere nella pace.”
Tarik, abbandonata la forca con cui stava distribuendo il fieno ai cavalli, sorrise al buon frate:
        “ Fratello, non so come ringraziare il tuo buon spirito e come ripagare la pietà, la generosità delle tue offerte. Per noi, seguaci del Misericordioso, è venuto il tempo del digiuno e della penitenza. Dall’alba al tramonto, non mangeremo né berremo, non toccheremo armi e donne e disattenderemo a quei lavori come ci ha ordinato il Profeta. Anzi sono io che mi sento in obbligo e ti prego di accettare questi doni. So che siete attenti a tutti quelli che bussano alla vostra porta. So che le richieste sono tante, ma le forze possono mancare. Accetta dunque questo denaro. So che lo adoprerai per il bene di tanta gente e questo mi permette di soddisfare uno dei precetti di questo mio periodo di preghiera e penitenza.”
Così dicendo dalla fascia che gli cingeva i fianchi Tarik prese una borsa, il cui contenuto era inequivocabilmente del denaro.
Frate Alberto, soppesò un attimo la sacchetta di cuoio; era abbastanza pesante e quindi l’elemosina era decisamente consistente.
Poi Tarik riprese:
        “ Ciò che è accaduto nei giorni passati, doveva accadere. Così ha voluto la volontà del Misericordioso e noi semplici servi e strumenti nelle sue mani, dobbiamo solo accettarla. Era scritto che doveva succedere ed era altrettanto scritto, che noi ne fossimo gli attori. Nulla poteva cambiare le cose, perché la volontà dell’Altissimo è molto più forte della volontà degli uomini. Scontarsi con la sua volontà è un atto di presunzione tale, che sarei finito schiacciato e calpestato. Ciascuno di noi ha una via da percorrere. Sia essa il bene come il male. Ambedue sono moniti per gli altri, che il Misericordioso è con noi e ci insegna sempre quali siano le vie da seguire o da abbandonare.”
        “ Ma allora” interloquì Alberto” Dov’è la libertà di abbandonare una via per prendere l’altra. L’empio può e deve seguire la via della giustizia. Deve convertire il proprio animo, chiedere perdono a Dio del proprio peccato e da Lui esserne liberato. Tu mi dici invece che non v’è possibilità alcuna. Chi è nel peccato rimane in quello, chi è giusto lo sarà per sempre. Non v’è salvazione, dunque? ”
Ribatté Tarik:
        “Colui che pecca é monito del peccato e gli altri faranno di tutto per non seguire quella strada. Meglio un peccatore e cento salvi, che cento possibili peccatori. L’Altissimo li guida sulle vie della purezza e abbandona l’altro sulla via della perdizione. Questi potrà però pentirsi all’ultimo e ricevere una punizione più mite. Questo perché con il cattivo esempio ha salvato cento fratelli, che non hanno percorso le sue vie.  E’ di difficile comprensione a anch’io ho dubbi in proposito, ma questa è la sua volontà e chi sono io per andarvi contro? Seguo i precetti e ciò mi basta. Quando sarò chiamato al cospetto del Misericordioso, avrò le risposte alle mie domande, sempre che ci siano le une e le altre siano tali e non semplici esercizi per solleticare la vanità dell’uomo.”
Padre Alberto rimase senza parole. Fissava il giovane moro, ma intuì che la fede di quell’uomo era profonda. Pur lontani sentiva che erano più vicini di quanto potesse apparire ai loro occhi. Erano è vero solo sensazioni eppure c’era un filo segreto che li univa. La piccolezza dei sui studi non gli permetteva grandi discorsi teologici, non si sentiva preparato per dibattiti e dispute, non era il suo ruolo quello, eppure pur nella differenza, sentiva che qualcosa li univa. Forse la fede nel proprio dio, forse il gesto di carità appena fatto, forse il rispetto per il luogo e le persone. Aveva notato nei pochi momenti trascorsi, che quell’uomo era sempre in disparte, ma mai altezzoso, disinteressato, piuttosto partecipe del suo ruolo e consapevole del posto che occupava.
D’istinto lo abbracciò e disse:
        “Grazie, nobile cavaliere, per il denaro che mi offri. Non capisco il perché e il fondamento della tua religione. Ma capisco che la compassione e la bontà d’animo, sono caratteristiche di ogni uomo. Ciò che mi offri con tanta generosità permetterà ad altri uomini un pasto, degli abiti, delle medicine. Siamo strumenti nelle mani di chi sta operando un disegno di cui non conosciamo se non quel pezzo toccatoci in sorte. Forse è questo che intendevi o che io ho inteso nelle tue parole. Rimangono i gesti, mentre le parole sono solo un vento improvviso. Grazie ancora”
Tarik sorrise e si inchinò davanti al frate in segno di rispetto e nella mente sua si formò improvviso un pensiero:
        “Le parole possono diventare pietre, amico caro”
 
 
Intanto a Susa, Giusto e Severino discutevano ancora sull’assalto e la morte di Guy. Il cavaliere e il suo braccio destro erano stati cosparsi di unguenti da imbalsamazione e composti in casse di legno forte. I feriti tranne Pauliot, si rimisero in piedi e presto sarebbero partiti per ritornare alle loro terre, prima che venisse inverno. Quella nubi nere e la pioggia ormai battente, di quella giornata, era sicuramente neve in quota, la prima dell’anno.
Il Vescovo a un  certo punto chiese a Severino:
        “Capitano, secondo voi, dove possono essere finiti? Perché non credo che la foresta li abbia inghiottiti. Di sicuro le nostre terre non le hanno abbandonate così, improvvisamente.”
Severino guardò il prelato e pensieroso rispose:
        “Ci sono due frati con loro e sicuramente si saranno diretti alla Sacra, sul Pirchiriano. E’ un luogo dove sfuggire, chiedendo asilo, a ogni possibile nemico. Voi stesso, e non che gli siete nemico, avreste delle difficoltà. Io sarei andato là.”
Il Vescovo rimase soprapensiero alcuni minuti, poi prese una campanella che era sul tavolo e la scosse. Comparve un converso, a lui chiese che fosse portato uno scrivano. Quando questo comparve, Giusto gli ordinò di ricopiare la missiva di Osea e di riportargliela appena pronta. Confidò a Severino che avrebbe aggiunto di proprio pugno alcune osservazioni. Alla fine della mattinata la lettera era stata ricopiata e il Vescovo aggiunse molte righe. Pensieri ed osservazioni che gli parvero acconce. Chiamò Germano il Balivo.
        “Prendi un cavallo il più veloce e robusto delle stalle e galoppa fino alla Sacra e consegna nelle mani dell’Abate Chiaffredo questa lettera. Non attendere risposta, omaggialo della mia benedizione e se dovesse dirti qualcosa appena torni vieni in mia presenza immediatamente. Non ha importanza se è giorno o notte, Vieni subito. Vai prima che la pioggia sia troppa.” Così dicendo lo licenziò e dopo poco Germano galoppava sotto una fastidiosa pioggia alla volta dell’Abbazia.
 
Il Monaco Bianco
 

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22 pensieri su “Il Cammino delle Verità – 11/2

  1. azalearossa1958 in ha detto:

    Quando si viaggia sui binari del buon vivere, tutte le religioni si assomigliano.Bentornato Capeh… o forse dovrei dire… Monaco?

  2. brumbru in ha detto:

    La spiegazione di Tarik sul perchè della presenza del male non mi convince. Ma è vero che c'è il bene ed il male ovunque.

  3. feritinvisibili in ha detto:

    mmmmm.. i temporali e le pioggie sono preludi di sciagure in questo tuo racconto, sento odore di nuove sorprese in arrivo….Auguri di buone feste Capeh

  4. Zaagsel in ha detto:

    i confronti tra religioni in questi termini mi lasciano profondamente affascinatopeccati che molto più spesso non si tratti di confronti ma di scontriil finale con suspence mette le spine sulla mia seggiola … attendo trepidante di scoprire il senso delle osservazioni del Vescovo Giusto … e come queste verranno considerate.

  5. azalearossa1958 in ha detto:

    Ma allora ci sei!!!Pensavo avessi deciso di emigrare in terre più ospitali……….Meno male!

  6. morellina in ha detto:

    mi piace molto questo Tarik…lui crede veramente, e si affida sul serio alla volontà del suo dio, qualunque esso sia. ammirevole, direi.ne approfitto per lasciarti tanti auguri..estesi anche alla tua famiglia, ovviamente:)un abbraccio forte:)

  7. archmdl in ha detto:

    Auguuuuuuuuri

  8. capehorn in ha detto:

    @ azalearossa1958 = il problema sta proprio in quei termini: buon vivere.Fatto poi di non grandi cose: comprensione, compassione, rispetto.Denaro sentimentale di difficilissimo reperimento e di altrettanta difficile spesa, oggi giorno.

  9. capehorn in ha detto:

    @ Brumbru = per me é stato difficilissimo scrivere questo capitolo. Questa parte poi mi ha impegnato molto. Sento di aver camminato su di un filo, teso nel capire e nel proporre le tesi dell'uno come dell'altro.Lo confesso é stato molto passionale e di conseguenza luci ed ombre rimangono. Però aiutano in ogni caso a rafforzare il pensiero che ogni medaglia ha due facce.Guardare all'una, piuttosto che all'altra dipende da noi, come sempre.

  10. capehorn in ha detto:

    @ feritiinvisibili = verranno giorni anche di bel tempo. Non ci si può sempre battere il petto.Auguri di buone feste anche per te.

  11. capehorn in ha detto:

    @ Zaagstel = Credo che portare l'attualità, sia giusto.Sia giusto ricordarsi, come dicevo al nostro" rubescente e rustico arbusto"che dobbiamo sempre ricordare che i sentimenti di comprensione, compassione e rispetto debbono guidarci quando ci mettiamo in contatto con genti e culture diverse dalle nostre.Sedersi su di un cuscino , no ! Sempre lì a farsi del male!

  12. capehorn in ha detto:

    @ azalearossa1958  # 5 =  Sono andato, ma sfortuna per voi, anche tornato ehehehehe 

  13. capehorn in ha detto:

    @ morellina = credo che si avvicini molto allo spirito culturale del personaggio, questo abbandono al trascendente. Qualcuno potrebbe leggervi anche del fatalismo. Io credo che sia più vicino alla fede. Una fede che per noi é di difficile comprensione, ma lavorandoci sù, chissà che alla fine non si trovi il bandolo della matassa.Grazie per gli Auguri. Tutti contraccambiati da tutti. Gatto compreso.

  14. capehorn in ha detto:

    @ archmdl = La Comunità Ovina Oltrepadana, dissente profondamente da quanto Ella ha effigiato sui muri di queste stanze ed èleva vibrante protesta presso la Comunità Internazionale.Mi dicono di dirLe che é stata nominata.ps: comunque grazie per gli auguri sempre molto bene accetti e naturalmente contraccambiati.

  15. infinitisogni in ha detto:

    Un saluto affettuoso caro Carlo anche dalla Chopy (la mia gatta!)… Buona PasquaCiao divertiti e mi raccomando non ti stancare troppo

  16. RedPasion in ha detto:

    un abbraccio di auguria tuttiBuona Pasqua

  17. anneheche in ha detto:

    Un Lutero ante-litteram?Notevolissimo questo capitolo :-)Voglio augurare a te e alla tua famiglia una Pasqua foriera di gioia e soprattutto di serenità.Con grande affetto*

  18. capehorn in ha detto:

    @ infinitisogni = Il Liga, gatto rock ed interista contraccambia e farà di tutto afficné non ci si diverta troppo

  19. capehorn in ha detto:

    @ RedPasion = un forte e sentito abbraccio da tutti noi

  20. capehorn in ha detto:

    @ anneeche = Lutero? Non montiamo la testa a questi sciagurati Grazie e contraccambio di cuore gli auguri.Gioia e pace .

  21. pioggiacalda in ha detto:

    caspita cap io non ne ho letto neanche uno..si però ho la giustificazione dei miei se sono mancata..prometto di leggere tutto..un bacione e buona pasqua a te…

  22. capehorn in ha detto:

    @ pioggiaclada = giustificatissima. Ancora auguri.

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