CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Un pomeriggio d’estate

Sempre rimestando nel passato, ma incerto della pubblicazione in queste pagine, mi pare appropriato proporre un ondata di fresco. O di caldo ulteriore. In basa alla personale percezione, naturalmente.

In quest’afoso pomeriggio, con un refolo d’aria, perplesso per la sua esistenza, mi sono ricordato improvvisamente di un’estate di anni fa. Ho chiara l’immagine della “topia” di luglienga che costeggiava il muro della casa di mia nonna. Il rombo delle cicale sparse tra la sophora japonica, e gli ippocastani della “lea” in fondo al giardino, fin su al cedro. Un gigante che mio padre ed io, insieme, non siamo mai, stai capaci di abbracciare insieme.  Disteso su di un’amaca, fatta di teli vecchi, quelli dei materassi e corde rimediate e tirate tra un anello infisso nel muro e un grosso ramo della sophora, sto lì a oziare. Rimbambito, bhè ci voleva poco e ci vuole poco tuttora, dal caldo di un luglio che avvampa, predisponendosi alla calura d’agosto. Le colline intorno alla casa, immobili come le gobbe di un cammello nel deserto, sono coperte dai serpenti dei filari di barbera.Sotto i pampini, gli acini annerivano, piano, cotti dal riverbero di quella terra argillosa, che a poco a poco si spaccava. Da quelle ferite sembrava quasi che la terra buttasse fuori il calore opprimente. Intanto non un alito di vento, anzi ti arrivava una boccata d’aria calda. Come quelle che lanci sui vetri d’inverno e il vapore ti permette di disegnare un cuore o le tue iniziali o stupidi sghiribizzi. Avrei avuto la voglia da andare alla pompa del pozzo e sfidare il caldo per pochi litri da mettere in un catino e poi rovesciarne il contenuto sul mio corpo accaldato. Ma il ricordo di quando fatto il giorno precedente e di come il tuo corpo si fosse coperto ancora una volta di quel sudore, spesso e salato, che entra negli occhi e te li fa bruciare. La sensazione di fresco dura un lampo e il caldo ritorna, veloce, feroce e ti attanaglia la gola; schiacciandoti il petto e il respiro si fa corto. Non avevo voglia di accendere neppure la classica sigaretta. La distrazione per una tensione, da cui non sapevo distaccarmi. Quasi che quel caldo maligno, giocasse con me un gioco perverso nel quale da bravo schiavo, non riuscivo a decidere di dire la parola che interrompesse il gioco stesso. Non ero neppure più io il vero padrone del gioco. Forse neppure lui, il caldo, era più interessato a giocare. In fondo la vittima c’era; poi il gioco è bello finché dura poco. Dopo è noia. La noia di un afoso pomeriggio di fine luglio, sotto una “topia” di luglienga ad ascoltare il monotono ronzio delle vespe che si attaccavano a tutti gli acini, compresi quelli acerbi. Le più sono ferme, incapaci di volare e attendevano che si smorzasse un po’ la fornace. Aprivo distratto il libro che mi ero portato, convinto che la quiete della campagna favorisse la lettura. Certo però non in quelle condizioni. Anche le parole, con chi mi stava attorno, uscivano già calde a impastare la lingua ai denti. Erano un sibilo, un rantolo, un borbottio che otteneva altrettanti borbottii, come risposta. Avessi avuto la forza, sarei andato dietro casa, sotto le prugne a cercare quelle più mature; oppure avrei fatto due passi a guardare sotto il fico per indovinare i migliori. Mi accorgevo come la testa fosse vuota; anche di quel minimo d’attenzione che avrei dovuto impegnare. Mi sembrava di fare lo strozzino nei suoi confronti. L’interesse per una susina matura era troppo alto da spendere, in quel momento. A quel tempo non c’era neppure un PC per dar noia a qualcun altro, con questi ricordi, che tengono caldo in questi momenti e non compagnia, come avrei voluto che fosse.
 

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13 pensieri su “Un pomeriggio d’estate

  1. brumbru in ha detto:

    I ricordi son sempre così: pare che portino giovamento subitaneo… poi finiscono per intristire. In genere li rifuggo, per questo.

  2. dorame in ha detto:

    I ricordi meglio lasciarli dove stanno…nel passato!

  3. maubauis in ha detto:

    vogliamo parlare dei cambiamenti climatici???

  4. Wolfghost in ha detto:

    Ecco, appunto… Il gran caldo non e' certo prerogativa di quest'anno Tutti sempre a dire i classici luoghi comuni stile "Non ci sono piu' le mezze stagioni", ma in realta' l'estate e' estate! E ci mancherebbe

  5. Zaagsel in ha detto:

    ieri pomeriggio … il contesto può essere in qualche modo paragonato a quello da te descritto, io ho semplicemente piazzato la sdraio all'ombra della casa … e ci ho fatto un pisolo…. lo so … sono troppo sintetico e la poesia va a farsi fffffffffffffffffffffffffffffffff

  6. anneheche in ha detto:

    Io vivo di ricordi…

  7. archmdl in ha detto:

    "… e non saprai mai se un ricordo è qualcosa che hai o che hai perduto per sempre…"Signor Cape, sarò monotona, ma il suo post è favoloso!

  8. capehorn in ha detto:

    Ho tentato, riproponendolo, di avere un piccolo refolo di frescura.Inutilmente, forse perché non ho neppure l'ombra dietro casa e una sdraio per il pisolo.E le colline sono lontane, esili fili scuri che emergono dalla caliggine di questa estate marrana.Fino al prossimo temporale. Sperando che non dica ciao, sperando che si comporti n po' meglio.Tando da non avere ricordi accaldati.

  9. archmdl in ha detto:

    …sperando che non grandini….

  10. azalearossa1958 in ha detto:

    Me lo ricordo questo post….E i temporali annunciati non si fanno vedere.Caffè freddo?

  11. melogrande in ha detto:

    I ricordi non si perdono.
    La tua descrizione mi ha fatto rivivere certi pomeriggi assolati d’ estate nella campagna siciliana, da ragazzo, paralizzato dal caldo ed assordato dalle cicale, neppure la forza di leggere un fumetto.
    Bel post, davvero.

  12. feritinvisibili in ha detto:

    Sì, anch'io me lo ricordo questo tuo scritto Capeh, ricordo che anche l'anno passato leggendolo ha evocato anche a me ricordi di pomeriggi simili a quello che racconti. Le sensazioni che descrivi soprattutto, mi hanno riportato alle sensazioni che ho provato in momenti così.E' interessante come il ricordo riemerga come una bolla d'ossigeno dal profondo del mare, quando a rievocarlo sono le sensazioni provate…

  13. morellina in ha detto:

    io mi ricordo che -avrò avuto 10 anni circa – all'una del pomeriggio, con il caldo che faceva, ero capacissima di farmi 15 km in bicicletta insieme alla mia cara amica..e sai perchè? magari, perchè c'era qualche bel ragazzo nei dintorni da vederebeh, giuro che sta fatica la farei pure ora, se ne valesse la pena….

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