CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivi per il mese di “ottobre, 2010”

No ! Grazie! Vado bene così. Anzi non vado bene affatto.

Ricopiato dal blog: http://viaggiattrice.splinder.com/, che da parte mia ringrazio e mi par giusto far girare.
L’idea che qualcuno mi intasi ulteriormente la mia buca delle lettere con cose che non voglio, di cui faccio volentieri a meno e che contengono materiale su cui esprimo già da tempo dubbi e perplessità, mi fa accapponare la pelle.
Ho aderito prontamente e spero che la mia nota venga letta e soprattutto, venga soddisfatto il mio desiderio.
Quello di essere ignorato, da questo Governo, che non gode dei  miei favori e dal suo capo, che altresì non gode delle mie simpatie.

“Copio pari pari il testo del post che ha pubblicato Maestrapiccola sul suo blog (che se non lo avete ancora letto andatelo a leggere perchè è BELLISSIMO!  http://blog.libero.it/maestrapiccola), certa che non se ne avrà a male:

A prescindere dalla propria posizione politica, la proposta di non voler ricevere il libro "Due anni di governo" e di devolvere la spesa risparmiata per il Ministero della Pubblica istruzione e/o del Ministero della Sanità, mi sembra molto sensata.

Collegatevi al sito: http://www.governo.it/scrivia/scrivi_a_trasparenza.asp
Compilate il modulo con i vs dati.
[Esempio]

Nome: Mario
Cognome: Rossi
Indirizzo Email:
mario@rossi.it
Città: Roma
Oggetto: Non voglio il libro "Due anni di governo".

Testo:

Con riferimento all'annuncio del Presidente del Consiglio On. Silvio Berlusconi di inviare ad ogni famiglia italiana il libro "Due anni di governo", mi preme comunicarVi che non desidero assolutamente riceverlo, essendo un mio diritto in base al Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, Codice in materia di protezione dei dati personali, nella fattispecie articolo 7 comma 4b, e che la spesa relativa che si risparmierà venga messa a disposizione del Ministero della Pubblica istruzione e/o del Ministero della Sanità. Ringraziando per l'attenzione porgo distinti saluti.

(Firma)

Premere su Invia
(Viene chiesto di confermare l'invio)

Io l'ho già fatto. Sperando che poi lo leggano, il messaggio… “
 
Ecco, vado bene così. Evitiamo, grazie!
 

Comunicato 31/2010

Comunicato nr° 31
 
La vita, a volte è una merda. 
Più delle volte è superiore alle nostre normali possibilità
 
Ufficio Facce
 

Venga accompagnato

Riconosciamolo, oltre ad essere popolo di santi, navigatori e poeti, siamo riusciti, con un guizzo d’ingegno a sdrammatizzare diventando anche un popolo di raccomandati, faccendoni e giustificazionisti.
Siamo esperti mondiali in giustificazioni. Le studiamo prima dell’azione, qualunque essa sia. E’ una delle opere preventive che ci vengono meglio. Forse l’unica che non mostra il fianco a nessun tipo d’attacco.
Siamo immaginifici e cominciamo fin da giovani. Prendete le giustificazioni scolastiche, intorno alle quali sono stati scritti anche libri e di un certo successo. Frutto di quelle giustificazioni che non sono solo un parto adolescenziale, ma corroborato anche dai picchi d’ingegno dei genitori.
Si va dall’invasione proditoria di locuste nei mesi invernali, ad assedi casalinghi di sette religiose. Da improvvise morie di persone, animali, piante care agli assenti, a inarrestabili quanto proditòri attacchi di macchinari. Poi non manca mai l’avversità atmosferica, anzi non mancano le tempeste perfette.
Come non sottrarsi all’avverso segno delle stelle.
Chi non ha mai avuto Saturno contro? Chi non è mai incappato nell’ambigua posizione trigona di Venere-Mercurio-Marte, opposta ad Urano?

Credo che se si potesse monetizzare la giustificazione, avremmo un aumento del P.I.L. e una diminuzione del Deficit su scala annua.
L’arte della giustificazione è una di quelle che vengono tramandate di generazione, pur negando l’arte stessa.
Ai figli s’insegna che la verità è sopra di tutto e deve essere detta, scritta e manifestata ogni piè sospinto. Ciò non di meno, alla proclamazione solenne di questo principio, immediatamente dopo si aggiungono una o due paroline, che spingono a stemperare quella solennità : “ Sì, però …” , “Ma, dopo tutto …”.

Diciamo la verità, ma la aggiustiamo un poco.
Elidendo, sviando, eccependo e i più preparati arzigogolando.
L’arte così si arricchisce ad ogni generazione e non se ne disperdono i principi, anzi si rafforzano.
Ben inteso tutto ciò, non ci fa accrescere quel senso europeistico, ad esempio. E’ difficile che al di là delle Alpi, tedeschi, svizzeri, scandinavi riescano in certe operazioni, che per noi sono passeggiate di salute. Prendiamo, e so di sparare sulla Croce Rossa, ma tant’è, un uomo politico.
Non saliamo troppo in alto, basta un semplice assessore o consigliere comunale. Facendosi forza del ruolo, millantando chissà che cosa, si procura un vantaggio qualunque.
Sotto sotto, dalla val Brembana alla Sila, dopo l’arrabbiatura iniziale quell’atto verrà giustificato in qualche modo, anche arrampicandosi sui proverbiali specchi. Che riuscirebbe a superare anche la gogna mediatica. Perché c’è sempre una tal gogna, anzi se non ci fosse, sarebbe un dramma di proporzioni epocali.  
Ad Uppsala, a Tubinga, a Zug ci sarebbe la gogna e basta. Il fedigrafo con le orecchie basse e coda tra le gambe farebbe ammenda e sparirebbe per sempre dall’agone politico.

Da noi uscirebbe dalla porta sbattendola ed entrerebbe dalla finestra rompendo, se è il caso, anche il vetro.
Ricordate l’avvocato Ambrosoli. Quello del crack del Banco Ambrosiano.
Uno, a cui la verità ha sottratto la vita. Che ha pagato un prezzo inumano. Ebbene, c’è stato chi ha detto “In fondo se l’é cercato”.
Da brividi.
Cercare la verità, ignorando ogni possibile giustificazione per certi accadimenti, può portare alla distruzione del cercatore e chi dovrebbe insorgere di fronte a queste cose, si riduce a giustificare, a minimizzare ad eccepire, a fare dei distinguo. Cinicamente direi: “Buon sangue non mente”.

Questi sono esempi eclatanti.
Ci sono anche quelli di più semplice nepotismo. E’ un periodo di caste questo. Politica ed economia fanno a gara a chi ha più corporazioni, gilde e più si rafforzano più trasmettono il privilegio alle generazioni future.
Ultimo caso: il contratto Unicredit.
Verranno assunti gli eredi di quelli che andranno in pensione o lasceranno volontariamente il posto in banca. Quindi gli assunti saranno figli o nipoti di quelli. Assunzione con diritto di prelazione. Con il rischio di venire a che fare con eminenti caproni, con esimie nullità. Il rischio poi potrebbe essere quello di veder sottratta alla società una mente votata alla musica, alla pittura o alla medicina, alla fisica. Se permettete eccepisco e due volte lo faccio. La prima è che non si deve fare di tutta l’erba un fascio. Qui si tratta di salvare posti di lavoro, si parla di stipendi, di famiglie. Secondo l’azienda si prende in casa qualcuno di cui conosce, almeno a grandi linee, l’ambiente in cui è nato e vissuto. Sa i precedenti e quindi. Poi vuoi mettere come sono belle le tradizioni famigliari. Inducono a pensieri di solidità, di dedizione, di perfetta comunanza. Per chi ha studiato e si impegnato, ha sognato quel posto in banca come il momento apicale della propria esistenza ora si troverà proiettato nel peggior incubo.

Una volta si cantava: “Radames, discolpati!”
Ora, a ben vedere, anche il melodramma se la passa male e le giustificazioni di quella malattia, a scriverle e leggerle tutte verrebbe una noia tale.
Dovrei giustificare il vostro tempo speso a leggere, il mio a scrivere, lo spazio preso a Splinder.
E' una così bella giornata d'ottobre; perché sprecarla?

Batto quattro

Dire che i tempi sono cambiati, a questa stregua, pare dare la stura all’ovvietà. Un po’ come dire: non ci sono più le mezze stagioni. Rubrichiamolo sotto la voce: banalità imbarazzante. Eppure i tempi sono cambiati.  Me ne sono accorto, un po’ stupito in verità,oggi. Stamani sono uscito per una serie di incombenze e improvvisamente ho avuto la certezza di questo pensiero.
Una sorta di folgorazione; come se avessi visto una luce in fondo al tunnel e tutto sia apparso chiaro e dettagliato.

L’origine? Una Fiat 500 di un rosa scioccante. Una sorta di zuccherosa montagnola metallica, che colpisce lo sguardo e da cui non puoi assolutamente sottrarti.
Le gentili ospiti a quest’ora si porranno la domanda: rosa sì, bello, ma di quale nouance? E gli interni? Ton sur ton, oppure …

Miei cari, se anche voi, come me siete stati folgorati, converrete che uno degli ultimi baluardi della mascolinità, si sta lentamente sgretolando, sotto l’incalzante marea femminile.
Il rombo del motore, i fumi di scarico, il martellante rumore di pezzi metallici erano fino a poco tempo fa una nostra gelosa prerogativa.
L’uomo si rapportava con l’automobile come un proprio prolungamento. Il suo ego profondo era espresso dalle quattro ruote. L’auto era l’espressione palese di una virilità che sgombrava ogni dubbio e già il solo suo apparire, affermava la gerarchia, lo status sociale del proprietario. Più era imponente, più si doveva salire i gradini di quella gerarchia.
Ogni auto, ogni modello era qualificante di uno strato della popolazione. Dalla macchina potevi sapere chi era il guidatore e qual’era la professione. L’automobile si imponeva come caratteristica appariscente ed abbastanza univoca del ruolo del proprietario. I modelli medio-piccoli appartenevano alla massa e più salivi di cilindrata e comfort e più lo status si compattava, mostrando inconfondibile l’andamento piramidale della società.
Ai vertici auto di gran lusso per i pochi privilegiati. Erano certezze, che ben calzavano alla semplicistica visione del mondo.
Eri ciò che guidavi.  Forse lo siamo ancora oggi.
Ma in questi tempi di rimescolanze anche estreme, quella certezza viene un po' a mancare.
Ma la rivoluzione é dietro l’angolo e scoppia quando la donna s’impossessa, giustamente, del volante.
Dico giustamente perché nella nostra società, mirante all’uguaglianza dei ruoli all’interno delle sue dinamiche, la donna deve essere coinvolta nell’uso e perché no, nell’abuso dell’utilizzo dell’automobile.
Oramai sono del tutto superati gli imbarazzanti: “donna al volante, pericolo costante” o “donne e motori, gioie e dolori”. Le ricerche effettuate nel corso degli anni, hanno sancito che le donne guidano bene, se non meglio di noi ometti.
Facciamocene una ragione.
Tant’è che qualcuno ha pensato bene di rivolgersi al favoloso mondo femminile, solleticandone i gusti. Esiste ed è anche preponderante la presenza delle donne. Quindi si ricercano auto, che vadano incontro ai gusti di esse. Comfort, praticità e semplicità nella guida, scarsa o minima manutenzione, ma attenzione massima a quei dettagli che per l’uomo sono solo dettagli.

Forse che l’uomo vuole l’auto color pervinca primaverile, ametista asiatica, giallo pesca nettarina, rosa aurora o grigio perla del pacifico, grigio collina nebbiosa? Con interni in tessuto sfoderabile, lavabile, antimacchia, antimuffa, anti monellerie dell’infanzia?
No, noi ometti abbiamo bisogno di cavalli erogati, di potenza in centimetri cubici, di Newton metri, da 0 a 100 km in tot secondi, di anticipi, motori Euro5, 6 o meglio 7. Dobbiamo avere nelle orecchie Il canto dei pistoni nei cilindri, del ticchettio nervoso dell’albero a camme. Velocità e consumo.
Questi i comandamenti, gli imperativi imprescindibili.
Tutto il resto, dettagli donneschi.
Se per noi l’auto è verde, per lei è verde inglese, menta, salvia, cinese, drago, prato. Per noi ci sono tre rossi e per di più storici: Ferrari, Alfa, Ducati.

Per lei il rosso può essere: sangue, vermiglio, ciliegia,bandiera, porpora, reale,veneziano,ducale e altri mille che è inutile citare.
Gli interni o sono di stoffa o sono di pelle. Che ignobiltà maschile, la nostra.
Per lei o sono in vellutino o in alcantara, in tessuto di norma antitutto, oppure in pelle primo o secondo fiore, nappa,crosta, similpelle e via discorrendo. Altra classe.
A lei interessa poco o punto se nel motore almeno ogni anno va messo olio lubrificante, vanno rivisti i freni, controllato il liquido del cambio, ma diventa nervosissima se nel tessuto dei sedili vi sono puntini di un colore, che mal si accorda, secondo il gusto insindacabile di lei, con il colore della carrozzeria. Puntini, al limite dell’invisibile, ma che emergono con tutta protervia se osservati di sbieco, alle cinque del pomeriggio nell’ultima settimana di settembre.
Tutto ciò è assolutamente inaudito ed è una forma di violenza contro di loro.
Noi, naturalmente, ciechi.

Quindi esistono automobili concepite per le donne e le loro esigenze, con tutti quei particolari indispensabili. Anche rosa schocking , ma dai sedili avvolgenti; dalle plance con un profluvio di cassetti e vani, già predisposte per contenere profumi ed essenze, con accesso facilitato per passeggeri e cose.
L’auto che diventa tinello, se non salotto; anzi con un’alzata d’ingegno l’accendisigari potrebbe diventare utile per dare una scaldatina a un qualcosa … non so bene, ma qualcosa da scaldare si trova sempre.

A noi ometti rimane solo il tempo; battiamo quattro che poi è sono i tempi del pistone nel cilindro.
E la vita va avanti.
 

Comunicato 30/2010

 
Oramai ci tocca ratealizzare anche i sogni.
 
Ufficio Facce

Comunicato 29/2010

 
E’ poi così difficile istruire cattivi maestri?
 
Ufficio Facce

Comunicato 28/2010

Il nostro lato oscuro è quello che coltiviamo senza troppa fatica.
 
Ufficio Facce

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