CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivi per il mese di “novembre, 2010”

Il muro di gomma

I vecchi dicevano che se non riesci ad abbattere un muro o lo salti, o ci giri intorno.
Orbene, oggi l'ItaliaRugby ci ha provato in tutti i due modi.
Ha provato a saltarli, i fijani. Ha provato a girar loro intorno.
Inutilmente.
Sembrava che ovunque ti voltassi, comunque tu volessi andare da qualche parte con o senza palla in mano, loro erano lì.
Quelle casacche bianche, con disegni di creture marine stilizzate, di fiori evocativi erano inesorabilmente presenti a pararti la via.
Che poi a ben guardare erano loro che rimbalzavano su loro stessi e si lanciavano in avanti.
Come quei furiosi cavalloni che s'infrangono sulla barriera corallina.
Quella barriera che circonda gli atolli del Pacifico.
Per un certo periodo siamo riusciti a cammuffarci come quella barriera e devo dire che ci siamo riusciti.
Ma di trasformarci anche noi in onde ruggenti e spumose in risposta, proprio no.
Da una parte perché non ci é congeniale. Dall'altra perché dopo le prime timide prove ci siamo accorti che quel muro, era proprio gomma. Fatta di quel candido e appiccicoso lattice.
Ma si sa l'ingegno italico, sembra dormire, assopito in quell'abbiocco postprandiale tipico di chi si é abbandonato al panino con la mortazza, al piatto ghiotto di tortellini al ragù, alla salamella succulenta e non pago ha dedicato gli ultimi sforzi, a quelli precedenti del Sig. Barozzi.
Sottotraccia l'ingegno tesse le sue trame e alla luce dello stellone, suo degno sodale, ecco trovata la soluzione.
Mi rimbalzi e io ti calcio. Detto fatto e visto che la matematica non é un'opinione otto calci per tre punti a calcio sono in totale ventiquattro.
Ahhhhh !!! ori, primiera e settebello.
Vittoria.
Finalmente un sospiro di sollievo. Anche perché dopo due batoste, una più brutta dell'altra, la terza avrebbe creato quelche disillusione. Da questa alla lite tra innamorati il passo é breve e, quello successivo potrebbe essere uno strappo in piena regola. Il popolo ovale é innamorato pazzo e oggi ha chiesto a gran voce la vittoria.
Ha cantato l'inno patrio, fatto ole, elevato preci, scagliato maledizioni (Quando ce vonno, anche se non é una bella cosa, ma … la disperazione … !!!).
Insomma ha sciorinato tutto il repertorio, affinché quel maledetto muro di gomma si infiacchisse, mostrasse qualche crepa, si sgonfiasse.
E così é stato.
Uomopartita BergaMirco dal piede con il mirino perfettamente sintonizzato e calibrato alla palla e allo specchio della porta. Gli altri spendidi, soprattutto in difesa e ogni tanto, dimentichi di quella abulia che ha contraddistinto questi test-match, vere furie in attacco, però … però come sempre, a due passi dalla vetta, quell'immotivata ritrosia si ripeteva e si é ripetuta anche oggi.
Con una scusante.
I Fijani erano veramente dappertutto. Se non c'erano si inventavano di esserci.
Un vero e proprio muro di gomma, insomma.
Che dire di più, se non contro una strabordante e rutilante fisicità isolana, abbiamo sfoderato la solita e solida difesa e oggi anche un grande francobollatore.
Nel secondo tempo il parziale di 15 a 0 per l'Italia la dice lunga, su come in fondo abbiamo preso le misure a loro, ma anche di come la paura di mostrare il vero volto garibaldino di questa squadra, ci manca.

24 a 16 e molti si son salvati la faccia. W l'Italia.

Però, la giornata é stata contornata da ben più gradite sorprese ed inconti e non posso non ringraziare l'ospitalità di una cara amica splinderiana, che ha accolto la Leonessa ed me in maniera veramente squisita.
Ci ha mostrato non solo le bellezze della città di Modena, ma soprattutto con l'affetto suo e della sua metà, ci ha fatto sentire meno soli nella città tentacolare.
Bhé tentacolare forse é un po' eccessivo, per la città della Ghirlandina; certo é che come città é vivace e piena di curiosità, oltre che di bellissime cose da vedere e visitare.
Ce nè per tutti i gusti. Si può nutrire lo spirito, ma anche il corpo.
Confesso di averli saziati entrambi e son felice di averlo fatto.
Grazie ancora di tutto, anche delle fotine.

PS: Ora toglietevi dalla testa che io le esponga.
Primo perché vengo e bene solo di nuca, ma non me l'hanno immortalata quindi … e poi perché sono proprietario della mia immagine e attualmente é in corso un contenzioso, secretato all'uopo, che mi impedisce di espormi oltre misura; tra me medesimo e le mie effigi in foto ed in video c'é una profonda discrepanza ed una qual malmostisità sfociata nella classica disputa giuridica e la causa per ora é stata rimandata a data incerta.
Quindi fidatevi solo delle mie parole: sono  di una bellezza insopportabile (parola di Pinocchio).

Per ora é tutto.
Ci sentiamo a febbraio.
Ovalmente s'intende.
 

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Nocturnalia

Colgo l’occasione di perdere l’ennesima notte ed é per questo che, perso quanto basta a NordOvest di me stesso, riesco finalmente a radunare quei tre, quattro post-it e quelle due, tre carte da formaggio su cui mi sono appuntato alcune cose.
Quindi, perché non perdere l’occasione, di tediarvi un po’?

 

Primo post-it:

Com’era nella logica dei fatti il mondo ovale è naufragato, in un variabile pomeriggio fiorentino, sotto l’onda gialla saltellante. Ora appurato il fatto che ci abbiamo messo il solito cuore italico; definita in sostanza che la squadra c’è, ma attualmente non si vede. Questo non perché in campo scendono gli ologrammi del nostro 15 azzurro. Assolutamente, il fatto è che non riusciamo, dimostrandolo, di avere la voglia di fare il passo giusto per la gamba che ci portiamo dietro, di cui finalmente siamo dotati. Abbiamo commesso i soliti errori di una settimana fa. Sembra quasi che in coro intoniamo: “Partiam, partiam, partir bisogna …” ma poi: “Mai non parte il prode Anselmo …”.

 Cincischiamo, giochicchiamo e da bravi italioti ecco lì, che ci inventiamo una meta propiziata più dalla fortuna dello stellone che non altro. Abbozziamo?
Facciamolo, ma badate, ho seguito i fijani contro Francia e Galles.
Stiamoci “accuorti”, altrimenti incasseremo la terza sconfitta e sinceramente li possiamo battere.
Per una volta vogliamo crederci in una vera vittoria, oppure entriamo in campo e giochiamo alla “viva il parroco” ?
 
Prima carta da formaggio:

Comunicato nr° 32
 
“ In fondo noi italiani, ci sopportiamo a vicenda”
 
Ufficio Facce.

 
Secondo post-it:
Ho ripreso a far scorribande in questo mondo altero, che ci ospita. Ho trovato posti chiusi, post coperti dalle ragnatele di un inspiegabile abbandono. Odore di muffa e di chiuso. Quasi che quei luoghi fossero stati inspiegabilmente abbandonati. Capisco che scrivere, nella società dell’immagine, dell’apparire per giustificare la propria presenza, diventa un affare complicato. Ammetto che questo nostro mondo non appartiene più alla categoria del libro, che vuole un minimo d’ordine e di chiarezza, al contrario viaggia veloce verso la categoria del quotidiano, del giornale (vd. l’esacrabile ed esecrato FB).
Alcuni meditano l’abbandono della nave, che considerano ormai in procinto di affondare. Anch’io l’ho fatto, ma sono riuscito a metterci una pezza e piano piano sto ricalafatando questo mio barco immaginario.
Mi chiedo il perché di quest’abbandono, di queste dimenticanze.
Forse perché stanno mancando i grandi numeri? Guardi gli on-line, ti accorgi che dal migliaio di un paio di anni fa siamo scesi ad una media di 300 ca.
Che siano scomparsi i grandi temi? Temi che mantenevano alta quella tensione culturale caratteristica e che mi hanno fatto preferire questi luoghi, piuttosto che altri? Che siano scomparsi molti di quelli che con una misteriosa alchimia riuscivano ad accogliere tutti.
Tutti quelli che amavano leggerli, stupirsi di quelle righe, commentare con sagacia, arguzia, profondità e disciplina; o semplicemente lasciavano una saluto, segno di stima e riconoscenza?

Oppure inesorabile si insinua l’idea che in fondo, in ogni caso, i nostri sono i pensieri migliori e condividere tale bellezza è avvalorare il detto: “Perle ai porci”.
Quest’ultimo pensiero sinceramente è più da affetto da manie di grandezza, che da “intellettualità fané”. Ma tant’è, mi è sorto anche questo dubbio.
Solo che tutte le volte che t’imbatti in ragnatele e muffe, senti che qualcosa ti manca. Ti senti strappare un pezzo d’anima.
Lo senti se credi fermamente che questi sono luoghi di libertà, di consapevolezza, onestà e se certe volte qualcuno o qualcosa esce un po’ dalla righe, in virtù delle precedenti considerazioni, sei disposto al perdono.

In fondo un atto di simpatica cialtroneria di tanto in tanto, può spezzare quell’ingessatura e non ci fa prendere troppo sul serio.
Soprattutto noi, non ci prendiamo troppo sul serio.
Insegnare divertendoci e divertire insegnando è stato e sarà sempre l’impegno più grande di tutti noi.
Chi ha figli si è dovuto misurare con quelle parole e anche chi non ne ha, si è trovato ad ammaestrare qualcuno, vuoi per lavoro o vuoi per impegno personale .
In somma ha dovuto fare il professore dopo essere stato scolaro.
La ruota della vita rotola sempre.

Badate bene, questo sproloquio non intacca, né è sua intenzione intaccare, i massimi sistemi: sono considerazioni riguardo un’improvvisa ondata di disamore per il luogo e per il mezzo. Ciascuno tragga le sue personalissime conclusioni.
 
Seconda carta da formaggio:

Comunicato nr° 33
 
“Prima di farla, ricorda che prima o poi la paghi, tutta e senza sconti”
 
Ufficio Facce.

 
Ho letto gli altri  post-it rimasti e anche le altre carte da formaggio.
Mi accorgo di avere proprio una brutta scrittura.
Prima o poi interpreterò quanto ho scritto e allora …

Asado e bandoneon

Che dire. Fatal Verona? No quella era: la fatal Novara.
Però … Però oggi pomeriggio al Bentegodi, non é che Giulietta fosse molto presente. Diciamo che era presente per il suo bel Romeo, ma non aveva la casacca azzurra.
E pensare che i segni c'erano tutti. I ragazzi sono entrati in campo tonici e volitivi, decisi a vincere finalmente questa benedetta, maledetta partita.
Torino era ancora dietro l'angolo e sentivamo forte sulla schiena i gelidi soffi di quel maledetto "pampero", di sapore ancora sabaudo.
Neppure l'assenza di Bergamauro aveva procurato un'ombra d'apprensione in quegli sguardi concentrati. Si vedeva sulle facce che oggi era una di quelle giornate nelle quali la vittoria é lì, a portata di mano e ammicca invitante.
Con l'occhio bistrato e torbido della "tanghera" ammaliatrice, trasudante desiderio e pronta all'offerta.
E il nostro "bandoneon", i primi qundici venti minuti della partita, é stato uno scoppiettio di musica turbinosa. Invitava a muovere i piedi,  dal ritmo incalzante, che ti obbligava quasi ad affrontare le figure più ardite. Siamo stati presi da quel turbine. Abbiamo creduto che quel "pampero" fosse quel vento che avrebbe gonfiato le vele di una vittoria. Finalmente.
Invece la fretta, maledetta fretta di concludere, di "tutti all'arrembaggio", ha trasformato quel vento gagliardo in un'alito freddo e glaciale.
Sfumate, per stupidi sbagli, dettati da quella fretta appunto, due mete di cui una, la prima con il Capitano lanciato, tanto da farmi saltare in piedi a bocca parta e con l'urlo di gioia pronto ad esplodere.
E poi ricacciarlo e addentrlo, mal masticarlo, perché ho dovuto inghiottirlo, con la conseguente secchezza delle fauci. Neppure il primo piazzato dell'altro fratellone, ha potuto in fondo, consolarmi.
E' stata la carezza che si da al bambino un poco infelice. Di quelle distratte, di convenienza. Nulla di chè. E loro subito lì, in agguato come avvoltoi, piazzati giusti a cogliere la prima incertezza il primo errrore e farcelo subito pagare. Prima tre pari e poi a chiudere il tempo con un'altro pareggio.
Lentamente, ma inesorabilmente, giocando un non gioco, maliziosi, ma contemporaneamente con mestiere consumato, da chi l'erba di un campo l'ha pestata più e più volte, sulle note drammatiche di quel bandoneon, il tango argentino, ci ha avvolto tra le spire di mille figure e tra cascate di note degne di Gardel, Troilo,Piazzolla, il carneade Rodriguez forse di Barracs, forse di Boca o Monserrat affonda le nostre speranze.
Si riaprono quei baratri, quei pensieri tristi ballati nelle milonghe.
Facciamo tanto, ma non otteniemo che un pugno di mosche.
Abbiamo uomini invidiati da tantissimi allenatori, eppure rimaniamo sempre lì a due passi dalla cima.
Incapaci di concludere, timorosi quasi di portare a casa il risultato.
Quello che ci farebbe risplendere giustamente tra le prime e sarebbero lampi di vera gloria.
Invece barocchiamo, pasticciamo; lanciamo a caso quella palla ovale. Neppure la rabbia antica del Barone, ritornato, quasi figliol prodigo; però tanto convinto che con la sua forza rabbiosa, la mischia all'uiltimo ha trovato una meta tecnica insperata.
Arrivata oramai quando le ultime forze erano già state spese, quando i troppi errori, alcuni anche evitabili, avevano orami compromesso la partita.
Se da una parte Benvenuti, il pulcino alla sua prima caps, mi ha destato profonda emozione e personalmente l'ho trovato in ottima forma e degno di continuare l'avvenurra azzura, se é vero che lLo Cicero (barone per eccellenza) era in campo e non si é assolutamente risparmiato, d'altra parte proprio certe scelte fatte in campo mi hanno fatto storcere il naso.
Quelle due punizioni non battute cercando la mischia per avere la meta. Il fatto di essere arrivati a due metri dalla meta e poi tutto gettato alle ortiche per mancanza dell'ultimo decisivo sforzo. Sprecare per troppa fretta, distruggere ciò che si é costruito con fatica perché al momento decisivo si pensa al pandoro, piuttosto che gettare e schiacciare il pallone oltre quella maledetta riga.
Sì ragazzi, sono deluso.
Argentina, Scozia e Irlanda sono nazioni alla nostra portata. Con più convinzione, con più grinta si possono battere e la Scozia ne é esempio lampante.
Credo che una vittoria sia importante, che faccia bene soprattutto a voi, perché possiate credere fermamente in ciò per cui vi dannate l'anima. Non sprecatelo. Credeteci prima con la testa, non commettendo banali errori da giocatori, più prossimi al terzo tempo, che onesti faticatori del drop.
Il cuore poi non vi é mai mancato.
Le basi ci sono. Le ignezioni che provengono dalla Celtic iniziano a far balenare i primi effetti; l'Accademia da buoni frutti. Li ho visti nei vostri occhi prima della partita.
Erano gli occhi di chi voleva far tutto per vincere.
Poi invece avete giocato mostrando tutti gli errori di chi fa molto perperdere.
Asado duro da masticare e più duro da digerire. E neppure un buon Chiaretto che aiuta.
In Inghilterra i canguri sono stati strapazzati.
A Firenze sarà dura e temo un lampredotto sciapo e niente Chianti. 

ps: "Al Pisellon Fuggiasco" fuochi spenti e per cena pane secco e cotto d'incerta qualità.
Penitenziagite tutti, penitenziagite.

Facciamo un passo indietro

Facciamo un passo indietro.
Nel mentre io scriveva dei  test-match e di come e di quando quelli si faranno, sentivo nelle orecchie rumori non molesti, ma evocativi di prossimi  giorni grandi.
Facciamolo questo passo e andiamo ai giorni caldi di un’estate marrana, quale è stata l’ultima.
Al “Pisellon Fuggicasco” immersi nell’ozio, il più sfrenato ed accidioso a memoria d’uomo, giaceva la “Compagnia della Buona Morte”. Tutti, niuno escluso, vagolava dal fuori al dentro il locale, impegnandosi al solo assumere pinte e pintardedi birra, esprimendo così la contrarietà alla feroce calura di quelle ore.
In vero però, pretendendo nelle ore notturne, ma anche di quelle mattutine, di godere a pieno di quei consessi carnali, adducendo come risibile scusa che in fondo avrebbero lenito la calura prossima.
Ora le “Allegri Comari” della “Bella Bignola” , niuna esclusa e complice lo stato di vacanza, sia fisico che neuronale di quei momenti, loro malgrado erano ben disposte a siffatto giuoco. Epperò trascorsi che furono luglio ed agosto, con l’appropinquarsi di settembre e rinfrescandosi l’aere, ecco che iniziarono a smaniare. Vedevano il campo dell’agone e dell’onore giacere cosparso di erbacce ingiallite e scrause. Sui filari, all’imbiondire dei pampini, i frutti della vite assumevano oramai colori rubescenti e invitanti alla raccolta. I sicofanti invece, mostravano viepiù orecchio da mercante alle continue e insistenti sollecitazioni acciocché fosse compiuto il rito antico della vendemmia. In più occorreva puliziare le stalle della Teresona, falciare i campi per il foraggio invernale, cogliere i frutti dell’albero biblico e poi pere, castagne, i funghi e altri tesori che ancora la natura benigna e contro il suo volere a volte, riesce ancora a donarci.
Alla fine, dinnanzi a continui e fatui dinieghi, a esasperanti proscrastinazioni, la contessa Baldaquia chiamò a gran voce gli stati generali donneschi.
Ella presenziandoli e presentandosi avvolta nei panni delle grandi eroine rivoluzionarie, ciò con l’evidente sorpresa di tutte le Comari (Una contessa rivoluzionaria e che arringa in basco), infiammò gli animi, scosse le coscienze, tracciò nuovi e spericolati solchi, incitò ad una ribellione, pose il seme della rivoluzione totale e definitiva.
Come Erinni, epigone delle Furie, attraversate dal sacro furore di quegli infiammanti discorsi, le nostre giovini donne iniziarono immantinente l’”Operazione Lisistrata”. Ora sappiamo e per ciò non ci dilunghiamo sulla figura di quell’eroina e su come già Aristofane ne ebbe a parlare e dileggiare con gusto i contemporanei.
I bietoloni, invece dapprima, non si curarono, poi malmostarono, indi s’incazzarono e in fine se ne fecero una ragione.
Ragione durata ”l’espace d’un matin”. Alcuni, non più avvezzi a certe pratiche manuali, finirono per procurarsi evidenti danni, altri invece si schiantarono per l’abuso di esse.
Alla fine presero atto che oramai, per non perdere la partita occorreva una maschia prova di forza.
Così fecero e armatisi di asce e falci, coltellacci e quant’altro iniziarono a rimettere all’onor del mondo il glorioso campo dell’agone supremo.
Indi passarono alle fienagioni, poi abbandonate quelle lame, ne presero altre e la vendemmia fu compiuta. Non dimenticarono neppure “Le otto file”.
 Spostarono, come era usa fare, le vacche della Teresona. Qualche problema lo ebbero con “Khoo-I-Noor”, i mastodontico toro da riproduzione; incrocio eugenetico tra bruna piemontese, chianina e charleroi che mostrava, non solo il suo splendore, ma anche tutta la sua possanza in uno strallo dedicato.
Ci pensarono Ovale (noto grizzly 700 kg di pura gramizia) il “Lallo” (famelico carcarodonte) e Wally (il simpatico loricato) animali sinantropi che bazzicano i  luoghi di cui già poco o tanto, parlammo.
Il buon bovide fu subito assunto come emblema delle prime linee e arruolato all’istante. Questi, felice di tanto premio s’incaricò d’incornare chiunque non tessesse le lodi e non lesinasse allori, prebende e sostanziali emolumenti agroalimentari ai suoi protetti.
Giunti al fine di tanti sforzi, mutata mutanda, avvenne che si riadunarono a conclave le “Allegri Comari”.
Occorreva porre fine all’operazione, che tanto vituperio aveva generato? Oppure la crudele penitenza occorreva ancora e ancora porla in essere?
Baldaquia, sentite Zoraide e Zobeide, elette consigliere speciali per l’occasione, avendo avuto abboccamento segreto con Teresona, compulsato attentamente uno scritto del buon Abate Malcom McInverness, consigliere spirituale e buon bastonatore (A volte val più dura e ferrea stagionata quercia, che nobili parole) dei sicofanti, sentenziò che i lavori erano stati fatti; le botti gorgogliavano di mosti e vini. Nelle amole giacevano marmellate di ottimi frutti, nel granaio v’era meliga in abbondanza e nel fienile le scorte avrebbero fatto trascorrere un buon inverno.
Ma mancava ancora un ultimo sforzo, un particolare, quello che avrebbe fatto la differenza. Era troppo il tempo trascorso, da quando non si sentivano più i rauchi grugniti delle prime linee. Dov’erano finiti gli ordini perentori delle mediane e gli sbuffi e i rantoli delle ali?
Forse che si fosse persa la sacra ovalità del mondo?
Forse che, negletta e ria, era stata gettata ove è pianto e stridor di denti?

Con un ultima e accalorata allocuzione invocò lo scrocchiare delle cartilagini, il crepitio delle giunture, esaltò fango e sudore, fatica e dolor di denti (Mettetevelo sto’ benedetto paradenti, maledetti cialtroni!).
Il discorso scosse gli animi, infiammò gli spiriti (Anche perché, come il solito alcuni avevano prodotto sgnappa nottetempo).

Grande e possente si levò l’urlo dell’agone, al quale s’unì il grido selvaggio dei “Compari di Merende”, ineffabili antagonisti  dei nostri eroi.
Anche loro avevano subito la stessa sorte dalle loro “Ma che Escort, qui tutta roba sana!”.
Fu deciso di attendere il giorno della Vittoria per compiere l’illustre agone e per l’inevitabile rivincita fu appannaggio del giorno di San martino, quindi per la bella si convenì al giorno del “Novello”
Intanto un grande schermo fa bella figura di se nel salone delle feste  “ Al Pisellon Fuggiasco”. Dinnanzi  a quello i nostri suggeranno ogni stilla di sapere ovale. Faranno tesoro degli ammaestramenti. Riproporranno lo spirito guerresco dell’italica falange. Tracceranno solchi e li difenderanno con onore rugbystico.
Nulla sarà lasciato al caso.
Tant’è vero che per portarsi avanti con i lavori, i rumori che sentivo erano quelli dello spostamento di pentoloni, griglie, stoviglie, bicchieri e posateria varia.
Perché i sicofanti per ora, preparano ciò che meglio riesce del e nel duro agone ovale.
Il Terzo Tempo, maledettialloro.
 

Cala Novembre …

Cala novembre e le inquietanti nebbie, gravi coprono gli orti e la nebbia agli irti colli, piovviginando sale.
Detto e scritto così, è un indubbio invito a riconciliarsi con la morte, però …
Però, in questo novembre sontuoso, tale per i motivi che andrò a spiegare, non di quella e per quella riconciliazioni dobbiamo attendere, bensì più in alto dobbiamo guardare ed ambire.
Miei cari amici, sodali ineffabili di scorribande medianiche, ancorché virtuali, non è forse questo il mese in cui, apodittica e trionfante, si appalesa in tutta la sua magnificenza, l’ovalità del mondo?
Ebbene sì ! Si appalesa e quindi vi invito fin da ora a puliziare gli scarpini, a cospargervi di unguenti canforosi; mettete la maglia di lana, i para pudende dell’uopo, concentratevi, respirate forte e bando agli indugi. Tutti in campo.
I test match sono alle porte. Un occhio agli avversari e un occhio al ranking.
Se lo scorso anno gli “Dei” dall’isola della “Lunga Nube” ci hanno visitato e vinto e di quella vittoria, ancora mi perplimo, quest’anno ritroveremo i “Pumas”, i “Wallabies” e i figli di Viti Levu e Vanua Levu.
I “Pumas” argentini, sappiamo essere una compagine tosta e coriacea. Ci siamo incrociati 16 volte e gli incontri sono sempre stati di alto livello tecnico. In fondo il nostro è il campionato più argentino , dopo quello delle “pampas”. Qualche nome: Castrogiovanni,  Nieto,Dellapé, Rouyet penso che bastino. I Pumas, sono forti in tutti i ruoli, dimostrandolo schierando un 15 sempre compatto e all’altezza delle partite da giocare. Quest’estate, per dirne una, i “Pumas” hanno incontrato una Francia reduce da un 6N, giocato e vinto con la bottiglia di champagne in mano dai galletti. Sarà stato il jet lage, sarà stato il feroce “pampero” di Cordoba, ma i 48 punti dei guachos, ancora bruciano sulla schiena di Parra e soci. Quindi il 13 novembre al “Bentegodi”, testa bassa e pedalare.
Altrimenti saranno “pandori” per tutti, sperando che non sia una "fatal Verona".
Visto che siamo a Sud dell’equatore, passiamo dalle mie parti e lasciato Il 36W – 65S, attraversiamo il Pacifico e attracchiamo nella baia di Sidney. Era il lontano ’73 e la nostra Italia veleggiava con più bassi che alti, nel mondo ovale. In terra aquilana conoscemmo un 15 irruento, come lo vediamo adesso. Poi il resto è storia: 2 mondiali vinti e una finale e qualche Tri-Nation, tanto per gradire, per i ragazzi degli antipodi. Quest’estate, non ci hanno strapazzato più di tanto, quando siamo andati in visita. Sconfitti, come al solito con onore e se vogliamo anche con un po’ di difficoltà. Tanto che al Tri-Nation, vinto in maniera strepitosa dagli AB, quelle difficoltà sono emerse e tutte.
Faccio una digressione. Quest’anno è l’anno della felce, indiscutibilmente.
Gli AB ometti hanno vinto alla grandissima il Tri-Nation con un Sud Africa inguardabile e forse entrato nella sua crisi peggiore e un’Australia che si è barcamenata, ma non ha saputo arginare la marea nera.
Le ragazze in nero in terra d’ Albione sono arrivate alla finale con l’Inghilterra senza sconfitte, naturalmente, ma anche senza aver premesso neppure un punticino, almeno quello dell’onore, alle avversarie. Nella finale infine ne hanno incassati 13, ma rifilati 18 alle “giovanotte” di Twickenam e il Mondiale Femminile per l’ennesima volta è rimasto a Wellington.
Poi sono arrivati i “Games” e nel "Rugby 7" a Delhi gli AB hanno sbancato.
Tre grandi competizioni e i “kiwi” hanno fatto cappotto. Fine digressione.

Con i “Canguri” si gioca al “Franchi” a Firenze e con un po’ d’orgoglio, misto a stupore, vi annuncio che ci sarà il “Treno del Rugby “.Un Frecciarossa “ovale” in partenza da Milano alle 11 con arrivo a Firenze Campo Marte alle 12,30. Tifosi, vecchie glorie della palla ovale, partita e terzo tempo, evvai !!
Speriamo che si riesca a risciacquare, oltre che i panni, anche il risultato in Arno.
Altrimenti consigliamo la consolazione dei “cantucci e Vin Santo” e per i palati che ancora sanno osare il “lampredotto”.
Riprendiamo la barca e spingiamoci in mezzo al Pacifico. Isole Fiji. Melanesia. Palme, canna da zucchero, stile di vita languidamente slow. E’ pur vero che le turbolenze politiche di questi anni, hanno un po’ allontanato questi paradisi naturali dalle rotte turistiche. E’ pur vero anche che, dato il riscaldamento globale, c’è chi paventa che quell’angolo di terra sarà costretto alla scomparsa se il Pacifico si decide ad alzare il suo livello. E con loro altri atolli e isole sparse subiranno lo stesso destino. Fa un po’ tristezza parlarne, ma non è poi un pensiero peregrino. Con i figiani ci siamo incontrati 7 volte. Badate bene che da quelle isole sono usciti giocatori come Rocokoko , Sivivatu (Ali AB) oppure Lote Tuquiri dei “Wallabies”.
Come per Samoa, squadra da noi battuta al Del Duca  (vd.Capitano, mio Capitano)  ) gli avversari mostrano fisici possenti, votati ad un gioco d’attacco, ma il loro limite è la poca disciplina nel gioco di squadra. Almeno per quanto riguarda il rugby a 15. Diverso è il discorso del rugby 7 e qui parliamo di pluricampioni del mondo.
Sono avanti a noi nel ranking mondiale. Loro 10°, noi 11°.
Abbiamo le qualità per fare il salto e prendere il loro posto.
Ad esempio imbottirli di tortellini, foraggiarli a lambrusco e bensone, prosciutto e crescentine e per ultimo la torta Barozzi e un paio di sgommate a Maranello; massì crepi l’avarizia. Per il "Balsamico" , bhé se lo devono guadagnare.
Ah dimenticavo si gioca a Modena.
Grande terra, grandi vini, grandi piatti e perché no: grandi donne.
Le famose “rezdore”, come possiamo ignorarle; che se lo facciamo poi ti tirano la faccia come la sfoglia per i tortellini e non è bello, assolutamente.
Oppure giocare con il cuore e mettendoci più testa di loro, per tornare al discorso.
Io dico che si può fare; si deve fare.
E’ vero la nostra compagine poggia su solide fondamenta, eppure qualcosina non convince. La prima, sempre solida, linea vede il graditissimo ritorno del “Barone”. Ricordate lo striscione del Flaminio “Dio perdona, Lo Cicero No” ? 
Ecco quello che non perdona è tornato e pare in gran spolvero. Le seconde linee con Parisse, solido come non mai (Ah capitano, mio capitano !!!) non fa una grinza. Qualche perplessità  è il cuore pulsante del gioco. Le mediane. Uomini che alternano alti e bassi e non sempre affrontano i ruoli cui sono chiamati con quella determinazione dovuta.

Il campo, come sempre darà risposte e speriamo vittorie.
Comunque andrà a finire, so di certo che io e la Leonessa finiremo al “Braglia” posti D13  %  D14 tribuna scoperta e e come sempre sarà una grande giornata.
 

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