CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Facciamo un passo indietro

Facciamo un passo indietro.
Nel mentre io scriveva dei  test-match e di come e di quando quelli si faranno, sentivo nelle orecchie rumori non molesti, ma evocativi di prossimi  giorni grandi.
Facciamolo questo passo e andiamo ai giorni caldi di un’estate marrana, quale è stata l’ultima.
Al “Pisellon Fuggicasco” immersi nell’ozio, il più sfrenato ed accidioso a memoria d’uomo, giaceva la “Compagnia della Buona Morte”. Tutti, niuno escluso, vagolava dal fuori al dentro il locale, impegnandosi al solo assumere pinte e pintardedi birra, esprimendo così la contrarietà alla feroce calura di quelle ore.
In vero però, pretendendo nelle ore notturne, ma anche di quelle mattutine, di godere a pieno di quei consessi carnali, adducendo come risibile scusa che in fondo avrebbero lenito la calura prossima.
Ora le “Allegri Comari” della “Bella Bignola” , niuna esclusa e complice lo stato di vacanza, sia fisico che neuronale di quei momenti, loro malgrado erano ben disposte a siffatto giuoco. Epperò trascorsi che furono luglio ed agosto, con l’appropinquarsi di settembre e rinfrescandosi l’aere, ecco che iniziarono a smaniare. Vedevano il campo dell’agone e dell’onore giacere cosparso di erbacce ingiallite e scrause. Sui filari, all’imbiondire dei pampini, i frutti della vite assumevano oramai colori rubescenti e invitanti alla raccolta. I sicofanti invece, mostravano viepiù orecchio da mercante alle continue e insistenti sollecitazioni acciocché fosse compiuto il rito antico della vendemmia. In più occorreva puliziare le stalle della Teresona, falciare i campi per il foraggio invernale, cogliere i frutti dell’albero biblico e poi pere, castagne, i funghi e altri tesori che ancora la natura benigna e contro il suo volere a volte, riesce ancora a donarci.
Alla fine, dinnanzi a continui e fatui dinieghi, a esasperanti proscrastinazioni, la contessa Baldaquia chiamò a gran voce gli stati generali donneschi.
Ella presenziandoli e presentandosi avvolta nei panni delle grandi eroine rivoluzionarie, ciò con l’evidente sorpresa di tutte le Comari (Una contessa rivoluzionaria e che arringa in basco), infiammò gli animi, scosse le coscienze, tracciò nuovi e spericolati solchi, incitò ad una ribellione, pose il seme della rivoluzione totale e definitiva.
Come Erinni, epigone delle Furie, attraversate dal sacro furore di quegli infiammanti discorsi, le nostre giovini donne iniziarono immantinente l’”Operazione Lisistrata”. Ora sappiamo e per ciò non ci dilunghiamo sulla figura di quell’eroina e su come già Aristofane ne ebbe a parlare e dileggiare con gusto i contemporanei.
I bietoloni, invece dapprima, non si curarono, poi malmostarono, indi s’incazzarono e in fine se ne fecero una ragione.
Ragione durata ”l’espace d’un matin”. Alcuni, non più avvezzi a certe pratiche manuali, finirono per procurarsi evidenti danni, altri invece si schiantarono per l’abuso di esse.
Alla fine presero atto che oramai, per non perdere la partita occorreva una maschia prova di forza.
Così fecero e armatisi di asce e falci, coltellacci e quant’altro iniziarono a rimettere all’onor del mondo il glorioso campo dell’agone supremo.
Indi passarono alle fienagioni, poi abbandonate quelle lame, ne presero altre e la vendemmia fu compiuta. Non dimenticarono neppure “Le otto file”.
 Spostarono, come era usa fare, le vacche della Teresona. Qualche problema lo ebbero con “Khoo-I-Noor”, i mastodontico toro da riproduzione; incrocio eugenetico tra bruna piemontese, chianina e charleroi che mostrava, non solo il suo splendore, ma anche tutta la sua possanza in uno strallo dedicato.
Ci pensarono Ovale (noto grizzly 700 kg di pura gramizia) il “Lallo” (famelico carcarodonte) e Wally (il simpatico loricato) animali sinantropi che bazzicano i  luoghi di cui già poco o tanto, parlammo.
Il buon bovide fu subito assunto come emblema delle prime linee e arruolato all’istante. Questi, felice di tanto premio s’incaricò d’incornare chiunque non tessesse le lodi e non lesinasse allori, prebende e sostanziali emolumenti agroalimentari ai suoi protetti.
Giunti al fine di tanti sforzi, mutata mutanda, avvenne che si riadunarono a conclave le “Allegri Comari”.
Occorreva porre fine all’operazione, che tanto vituperio aveva generato? Oppure la crudele penitenza occorreva ancora e ancora porla in essere?
Baldaquia, sentite Zoraide e Zobeide, elette consigliere speciali per l’occasione, avendo avuto abboccamento segreto con Teresona, compulsato attentamente uno scritto del buon Abate Malcom McInverness, consigliere spirituale e buon bastonatore (A volte val più dura e ferrea stagionata quercia, che nobili parole) dei sicofanti, sentenziò che i lavori erano stati fatti; le botti gorgogliavano di mosti e vini. Nelle amole giacevano marmellate di ottimi frutti, nel granaio v’era meliga in abbondanza e nel fienile le scorte avrebbero fatto trascorrere un buon inverno.
Ma mancava ancora un ultimo sforzo, un particolare, quello che avrebbe fatto la differenza. Era troppo il tempo trascorso, da quando non si sentivano più i rauchi grugniti delle prime linee. Dov’erano finiti gli ordini perentori delle mediane e gli sbuffi e i rantoli delle ali?
Forse che si fosse persa la sacra ovalità del mondo?
Forse che, negletta e ria, era stata gettata ove è pianto e stridor di denti?

Con un ultima e accalorata allocuzione invocò lo scrocchiare delle cartilagini, il crepitio delle giunture, esaltò fango e sudore, fatica e dolor di denti (Mettetevelo sto’ benedetto paradenti, maledetti cialtroni!).
Il discorso scosse gli animi, infiammò gli spiriti (Anche perché, come il solito alcuni avevano prodotto sgnappa nottetempo).

Grande e possente si levò l’urlo dell’agone, al quale s’unì il grido selvaggio dei “Compari di Merende”, ineffabili antagonisti  dei nostri eroi.
Anche loro avevano subito la stessa sorte dalle loro “Ma che Escort, qui tutta roba sana!”.
Fu deciso di attendere il giorno della Vittoria per compiere l’illustre agone e per l’inevitabile rivincita fu appannaggio del giorno di San martino, quindi per la bella si convenì al giorno del “Novello”
Intanto un grande schermo fa bella figura di se nel salone delle feste  “ Al Pisellon Fuggiasco”. Dinnanzi  a quello i nostri suggeranno ogni stilla di sapere ovale. Faranno tesoro degli ammaestramenti. Riproporranno lo spirito guerresco dell’italica falange. Tracceranno solchi e li difenderanno con onore rugbystico.
Nulla sarà lasciato al caso.
Tant’è vero che per portarsi avanti con i lavori, i rumori che sentivo erano quelli dello spostamento di pentoloni, griglie, stoviglie, bicchieri e posateria varia.
Perché i sicofanti per ora, preparano ciò che meglio riesce del e nel duro agone ovale.
Il Terzo Tempo, maledettialloro.
 

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7 pensieri su “Facciamo un passo indietro

  1. azalearossa1958 in ha detto:

    Forse, il Terzo Tempo è ciò che riesce meglio a tutti, qui in Italia, o sbaglio?

    Ma girino i mestoli nei pentoloni, che a noi non dispiace…. e se la palla ovale ancor non viaggia ad alii spiegate…. pazienza, verrà il suo tempo, prima o poi.

    At salut, Capitano, mio Capitano (tu sì, che lo sei veramente!)

  2. brumbru in ha detto:

    Il mastodontico toro da riproduzione che si chiama come un pennino da disegno non si può sentire, però.

  3. melogrande in ha detto:

    Poverini !
    E come fanno a giocare a rugby nello stato in cui la prolungata astinenza immagino li abbia ridotti ?
    La situazione non crea pericolo, soprattutto nelle mischie ? 

  4. capehorn in ha detto:

    @ 1 = speriamo che voli alta e tra i pali giusti. L'ovale intendo.
    Intanto quei simpatici cialtroni si portano avanti con l'ultima parte del lavoro.

    @ 2 = veramente si dovrebbe tradurre con "Montagna di Luce" …, ma cosa facciamo ? Guardiamo il capello? Lo spacchiamo in quattro e ne facciamo una fune da traino? Ma anche no!

    Pennino da disegno? Ecco cosa mi ricordava!  
    Bhé mica potevo  chiamarlo "Presbitero"? 

    @ 3 = In effetti era un pericolo da non sottovalutare, però come si dice " Gettato il cuore oltre l'ostacolo … " .    
    E poi a ben vedere, in fondo al tunnel c'era un "Future" di ottima consistenza, al riparo da ogni speculazione. 

  5. anneheche in ha detto:

    Un post davvero singolare, un po' alla Francesco Guccini

  6. brumbru in ha detto:

    Beh, potevi chiamarlo "Vercingetorige". Quello si che è un nome che dà l'idea della possanza.

  7. capehorn in ha detto:

    # 5 = enchanté. 

    # 6 = Anche "Alabardo" ha il suo bel percome !! 

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