CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivio per il giorno “febbraio 19, 2011”

Il giorno dello sciagurato

Dopo San Valentino, risaputa festa degli innamorati, e il successivo San Firmino, festa di chi fa della solitudine occasione o motivo di dispiacere, ecco che arriva la giornata internazionale del gatto.
Giornata per la quale i gattofili di tutto il mondo sentono gratificato al massimo la loro azione in favore del gnaulante amico.
Vista l’occasione, in famiglia ci siamo posti il problema e dopo l’inevitabile “brain strorming” a proposito, abbiamo sottoposto la lista dei festeggiamenti al festeggiato.
Il quale, con magnanimità e con la squisitezza del carattere che lo contraddistingue, oltre a non filarci neppure di pezza, ha continuato imperterrito a svolgere le proprie mansioni di fine inverno.
Dormire, mangiare, uscire ed episodicamente, scassare i marroni al primo che torva.
Ebbene sì Maicio I° detto il Ligabue, gatto rock e interista, oramai inevitabilmente ovale, della festa mondiale dei gatti gliene ha importato una cippa diplomata.
Anzi ultimamente ha aumentato la sua sfrontatezza e la sua neghittosità nei confronti dell’intero mondo conosciuto, conoscibile e in via di accertamento.
L’ultima è fresca della mattinata. Dopo aver poltrito tutta la notte sul piumone d’ordinanza, che abbiamo necessariamente approntato per i sui sonni notturni, sul nostro letto; e dotando il medesimo piumone di asciugamano di un tenue celestrino (lo trova confortevole e rassicurante, mentre colori accesi lo disturbano) si è degnato con calma e sussiego di levarsi e abbandonare la comodo posizione affinché, noi poveri umani potessimo fare il letto come galateo comanda.
Si è pasciuto con dovizia, ma poca sobrietà ed infine ha seguito con molto interesse le faccende donnesche di Artemisia, la mia. Aspettava solo il momento per rotolarsi sul pavimento ancor umido, odoroso di candeggina e sollazzarsi inebriandosi di quell’odore.
La candeggina e derivati, per lui é il richiamo della droga. Anzi è la sua personale droga. Ne snifferebbe a sfondarsi. Ha scoperto la confezione che Artemisia, sempre la mia, utilizza per le pulizie del pavimento e non passa giornata che lo si scopra con il naso attaccato al collo, mentre ne usma l’effluvio. Imbarazzante.
Dopo di che, dopo cioè essere stato allontanato dal pavimento pulito con l’inutile ammonimento: “Liga, via di lì” si è diretto prima nel luogo delle sue primarie delizie. Il piumone, poi invero disturbato e infastidito dalla mia presenza, in quanto intento a cambiar le tende (L’altezza aiuta e le cambio senza l’aiuto della scala), poi dal ronzio dell’aspirapolvere, ha deciso di uscire, data la bella giornata.
Dove si è diretto secondo voi? Ma sul tetto del vicino, vi rispondo e non contento dell’acrobazia, notata una finestra, lasciata aperta scopo arieggiamento dei locali, lui infischiandosene nell’ordine: della privacy, della violazione di domicilio, dell’effrazione perpetrata, in quanto si è aiutato con la zampa ad allargare il pertugio, del reato di spionaggio (ha osservato immagino compiaciuto l’arredo tutto) ha gironzolato bel bello in casa altrui.
Artemisia, la mia lo ha pregato di uscire apostrofandolo come sciagurato, lazzarone e perditempo; quindi gli ha ingiunto di abbandonare immediatamente l’altrui abitazione e di non farlo mai più nel tempo a venire.
Tutto questo, non con il fil di voce che tutti si aspettano, bensì commentando e commerciando a guisa di casalinga al mercato del pesce.
Insomma, tutto il vicinato ha saputo dell’ennesima prodezza del cialtrone, che continua a ospitarci.
Tronfio per l’impennata d’ingegno avuta, non solo si è ripasciuto con grazia e dovizia, ma ha preteso di essere pure satollato di vizi e grattini, alla qual cosa sono stato obbligato se volevo proseguire nelle mie faccende di cucina. Naturalmente, al famigliare acciottolio delle stoviglie e delle padelle, si è sistemato sul tavolo e ha atteso gli eventi, con la postura classica di chi pièta un boccone. Quello che lo salverà dall’immanente morte per fame. Mi guarda e gli leggo sul muso un ghigno beffardo, un sorriso sardonico, tale da essere naturalmente interpretato univocamente: “Ti sto prendendo per i fondelli e ne godo come non mai”. Poi alza la zampa e la agita come per dire: “Vieni un po’ qui.” Conosco il richiamo e il suo significato: “Grattami dolcemente sulla testa”. Così, con il mestolo in una mano e l’altra a dispensare grattini, sono stato immortalato dallo sguardo di Artemisia, la mia.
Mi ha guardato, ha scosso lievemente il capo: “Siam messi male, molto male”.
Al cialtrone il sorriso si è allungato e disteso.
Al prossimo anno. Alla prossima giornata internazionale del gatto.
 

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