CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivi per il mese di “marzo, 2011”

Seconda divagazione notturna

In questa notte, persa senza un motivo o scopo giustificabile; perso ineluttabilmente ed inevitabilmente a NordOvest di me stesso, dopo aver atteso ai miei compiti, come il diligente scolaro dei sussidiari”d’antan”, vengo colto da un pensiero. Che come un tarlo, infaticabile, seppur governato dalla sua indole, mi rode e corrode la mente. Lo so, la parola mente è un lemma inappropriato sulla mia bocca, ma non riesco data l’ora, a trovare un sinonimo adatto. Ma sto divagando. Il pensiero che mi sta divorando riguarda uno degli aspetti più misteriosi, che ciclicamente colpiscono l’animo umano, tanto da governarlo per un certo periodo. Aspetto racchiuso in una parola, dal sapore magico: cambiamento e sinonimi. Viene un momento nell’anno, che si sente forte il desiderio di modificare, cambiare, stravolgere anche la propria esistenza. Sarà il richiamo ancestrale del mutamento del tempo, l’allontanarsi, seppur con i tentennamenti del caso, di quei tempi bigi e freddi che ci hanno accompagnato per troppo tempo.
Noi umani sentiamo questo rifiorire e rinnovarsi, che impone il tempo primaverile e il sottoscritto, non ha mezzi né materiali,né spirituali per esentarsene.
Urge quindi un cambiamento, necessario ed inevitabile. Penso quindi di cambiare lo stile e l’arredamento di queste mie stanze virtuali.
Dopo attento esame e dopo ampio e fruttuoso dibattito sono emerse alcune scuole di pensiero, di cui vi farò partecipi, che vi piaccia omeno:
 
 

  1. Fare di questo luogo, uno improntato alla più ampia e serena liberalità. Al libertarismo, più vicino ai bisogni della “ggente”. Più autonomo da questa fumosa e soffocante cultura del nulla. Che non si sottrae a possibili fughe centrifughe, anche verso una qualche forma di anarchismo. Possibile di forme di situazionismo, che non soggiace a rigurgiti revisionisti d’ogni forma. Ecologista, ambientalista, antivivisezionista, che ha detto no al nucleare, per una società culturalmente aperta alle nuove istanze terzomondiste. Eticamente sostenuto, ecocompatibile, ecosotenibile. Fondamentalmente verde, anche di rabbia diffusa per l’aridità culturale di cui è circondato. Epperò circonfuso da un aurea mistica, ma non facilmente sincretistica, mantenendo una viva curiosità e rispetto riguardo ogni forma di spiritualità.. Teso ed aperto a nuove forme di comunicazione, comunque espresse ed espressive del nuovo che avanza.

 

  1. All’opposto, perché esiste necessariamente un opposto, ma nel caso non impugnabile, per opportune quanto evidenti circostanze, fare di questo luogo, quello improntato alla massima chiusura mentale e spirituale. Un luogo di oscurantismo culturale. Votato alla repressione più vieta di ogni anelito e fermento, in qualunque modo esprimibile. Ove si osserva una ferocie quanto immotivata censura. Applicato al revisionismo più estremo, all’integralismo più gretto. Illeggibile per la pochezza degli ideali, più che espressi, balbettati. Inguardabile per la povertà di eventuali orpelli, che vorrebbero abbellirlo. Sordo ad ogni espressione, seppur di pur cauta apertura, di multimedialità. Impresentabile per l’aridità di spiritualità e spiritualismo, in quanto pregno di integralismo tale, da assumere caratteristiche di eccessiva ortodossia ed osservanza maniacale, anche di riti, oramai vuoti di ogni contenuto. Di certo votato al culto sfrenato della personalità del proprietario, cui andranno solo ed esclusivamente lodi e onori, in un’orgia di delirante onnipotenza.

 
 

  1. La terza via è una possibile rivoluzione, nella quale tutto viene trasformato e sovvertito, ma in realtà nulla di tutto quello verrà posto in essere. Un’operazione squisitamente gattopardesca, per la quale ad ironia verrà, specularmente, affiancata una certa spocchia tardo intellettuale. Ad atteggiamenti radical-chic, saranno affiancati semplici e cialtroneschi modi, già in uso in questi luoghi. Ad un’etica meditata e sofferta, un’estetica assolutamente gratuita. Mescolanze di sentimenti lasciati però che emergano alla rinfusa, senza un piano preciso, decisamente “alla carlona” (omen nomen). Mostrare assoluta padronanza di se e degli altri, ma sottotraccia, non credersi più del dovuto, ma soprattutto non credersi addosso. Una vita da pilone, con l’illusione di essere un numero primo e far credere agli altri quest’illusione, più che crederla adatta a se stesso. Un sottile quanto mai ambiguo gioco delle parti, senza perdere di vista quel NordOvest di se stesso.

 

Ora questo tarlo è arrivato al punto di aver trovato un duro nodo e non trova, a quanto pare una nuova via, se non quella di chiedere ad altri, lumi e ragioni di una possibile scelta. Sempre che se ne debba convenientemente fare una. Sempre che la miglior scelta sia quella di non effettuare nessuna scelta e di continuare così.
Scrivendo quando capita, sulle cose che urgono il fissare un pensiero, lasciando che prenda forma e se si può, anche sostanza.
Abbandonarsi al piacere di scrivere, sperando che altrettanto piacere dia a chi legge. Senza fini ultimi, ma con la sottile speranza che ciò che scrivi e che comunichi sia motivo di riflessione ed ulteriori pensieri.

Tutto ciò, in una notte persa, normalmente perso a NordOvest di me stesso e … neppure un po’ di permethrina.
 

Tra Ricorrenze, Concorrenze ed Occorenze

Miei cari, messo a riposo il 6N fino all'anno prossimo e in attessa del Mondiale di settembre, occorre cambiare pagina.
Come non ritornare su vecchi passi, per farlo.
Ebbene ancora una volta la Leonessa ha colpito, con la precisione di un cecchino.
Quale ricorrenza migliore della Festa del Papà per concorrere a festeggiarla al meglio, con l'occorrenza migliore presente sul mercato.
Dato un padre che:
1) Non mette cravatte
2) Non usa guanti
3) Dimentica sciarpe e ombrelli in ogni dove
4) I pull se li sceglie da solo
5) Non parliamo poi di scarpe e oggetti in cuoio
6) Ha gusti difficili ed insondabili
la soluzione estrema per tacitarlo e rabbonirlo, ma soprattutto stupirlo, spiazzarlo e non ultimo tacitarlo è la fida mutanda.
Oggetto discreto, ma d'occorrenza salvifica.
Un bel paio di mutande non si nega a nessuno e non lo si rifiuta mai.
Salvo poi ,eventualmente non indossarle; ma é evidente che non puoi esibire ogni pié sospinto, il fatto che tu le indossi o meno e soprattutto quel paio.
Di default le porti.
A meno che in quanto, appartenente e discepolo della setta degli Smutandati credenti e praticanti, non vada per il mondo con il gruppo idraulico secondario abbandonato a se stesso.
Facendo parte della schiera dei mutandati, mi par logico adornarmi di fascie e orpelli per custodire l'orgoglio e l'invidia della vita mia.
Giusta quindi la presa di posizione della Leonessa, che con spirito assolutamente ironico e a volte un po' troppo beffardo, quì mal me ne incolse a suo tempo, ha deciso di celebrare le fauste mie ricorrenze, con la mutanda.
Se la prima fu verdeortofrutta, se la seconda invece la ebbi adorna di pupazzi di neve, quest'ultima, onor del vero ha un che d'inquietante.
Sul fronte vediamo effigiata la testa, il grugno, di un feroce bulldog. Sul retro ennumeri cloni, non solo di quel grugno, ma anche corpo compreso. Con bordure violavinosa e il cane di colore verdastro.
Insomma un colore post crapula.
Non vi dico dell'ilarità suscitata alla vista di cotal regalo.
La mia innanzitutto e non era una risatina verde, come qualcuno di voi malpensante, potrebbe pensare, ma una sana, gogliarda e roboante risata.
Ad Artemisia, la mia é venuto uno stranguglione e tra un singulto e l'altro ha sentenziato: "Chissà vedertele addosso" ed é andata in apnea per svariati minuti.
La Leonessa mi ha guatato e melliflua ha sogghignato: "Vedrai per il tuo compleanno". Appena in tempo, prima di rotolarsi al suolo dal gran ridere.
Il Liga, gatto rock ed interista, assiso sul tavolo, si é voltato dandomi le terga. Ciò mi ha fatto molto male. Credevo, auspicavo, aspettavo un minimo di solidarietà, seppur nella gioia del momento.
Nulla invece o quasi, solo un'accenno di distaccata partecipazione.
Ora mi son posto alcune domande.
Che l'effige del fiero molosside debba esser considerata una sorta di arcigno difensore a ciò che é tuttora cioé operosa appendice somatica?
Oppure liteo guardiano di antico orgoglio, oramai sopitosi per il tempo trascorso?
O un palese, quanto mai sintomatico suggello di presente forza per gli agoni amorosi e simbolico guanto di sfida a che Cerbero sia ammansito e condotto a giusta partita?
Ovvero monito feroce al sottoscritto e quante possibili tentatrici di piccola virtù in una sorta di apodittico baluardo a che giammai si consumino efferatezze al di fuori del talamo?
Oppure quelle c'erano della mia taglia e, quelle ho ricevuto in dono?
Come sempre le risposte le troverete a pag. 888 del televideo.
Qualunque canale digitale va bene, salvo che nel frattempo non vi abbiano cambiato frequenza, il decoder funzioni, ve ne freghi qualcosa di sapere le risposte.
Sappiate però, che tra di voi circola l'omone col barbone, con un bulldog nascosto dalla patta dei pantaloni, con espressione feroce, di un colore verdastro e le bordure violavinosa.
Sapete come si dice.
Non stuzzicare il cane che dorme.

 

Un cardo amaro

Cardo_Scozia           21  FIR   8

Lo avevo scritto la settimana scorsa. Andiamo ad Edimburgo e si potrebbe fare assaggiare agli scozzesi la “bagna cauda”. Con i cardi è la morte sua, come si dice.
Poteva essere la partita della promozione a maturità che ci avrebbe portato, in terra dei kiwi, a settembre, in posizione più che ottima. Forse con qualcosa in più, della solita simpatia, che ci siamo meritati in tanti anni. Una posizione guadagnata con orgoglio e sacrificio da noi e più rispetto, attenzione e un pizzico di preoccupazione dei nostri avversari.
Invece siamo stati rimandati. Chiari e scuri troppo evidenti, hanno condizionato l’incontro. Di fronte una compagine che non aveva nulla da perdere, anzi il contrario. Noi che dovevamo confermare con i fatti, che la vittoria sulla Francia era il frutto, piccolo per l’entità, non lo era certo per la qualità del gioco che, in questa edizione siamo riusciti ad esprimere.

Perché l’ItalRugby, per una volta ha dimostrato di saper attaccare e non solo difendersi. Sembrerà strano, per alcuni poco comprensibile, ma l’Italia di quest’anno è stata lontana anni luce dalla solita “linea del Piave”, cui eravamo abituati. Una mentalità non la si ottiene con uno schiocco di dita. Forti in difesa, bene. Forti in attacco, a tratti, non sempre e poco convinti.
Luci e ombre che si sono materializzate anche questa volta. A un primo tempo, finito meritatamente in vantaggio, un secondo nel quale la mentalità individualista, la fretta e gli errori si sono sommati e gli scozzesi, che badano al sodo, ne hanno approfittato.
Improvvisi cali di concentrazione, vuoti nelle file della nostra difesa, paradossali fermi immagine, hanno contribuito alla vittoria dei cardi.
In attacco ripeto, anche dopo innumerevoli fasi, nel momento culminante del finale travolgente ecco l’inspiegabile errore, l’inqualificabile pecca, l’inguardabile papocchio, che manda tutto in vacca. E’ vero per un attimo Orquera e McLine ci hanno illuso, ci hanno allargato i polmoni per l’urlo liberatorio, ma quello è rimasto solo un rantolo, in gola.
Avessimo ripeturo la gara con la Francia, per la Scozia sarebbe stata notte fonda. Lo riconoscono in tanti, ma la storia della palla ovale, come tutta la storia è ricca di “se” e di “ma”, porta in se la realtà dei fatti.
La realtà è cosa assai diversa.
La realtà è riuscire a schiacciare il pallone oltre quell’ultima maledetta riga bianca.
Quella schiacciata ci lascia sempre troppo timorosi.

Grandi individualità: Masi il nostro estremo in corsa per essere dichiarato il miglior giocatore del torneo e sarebbe una bellissima cosa. I voti si possono esprime sul sito del 6N   QUI .
Invitarvi a votare mi pare il minimo sindacale, quindi non facciamoci riconoscere e siate generosi.

Un ritrovato mediano di mischia erede finalmente di Troncon: "Mozzarella" Semenzato, che in Magner League sta facendo faville.
La prima linea ha fatto come sempre la sua parte, perché del pack italiano in fondo tutti hanno, se non paura, profondo rispetto. Seconde e terze linee, bhé qualche pecca se la portano dietro. E non basta il coraggio del singolo. In campo si vince in quindici, come si perde in quindici. Gli errori come la bella giocata ricadono su tutti.

Il 6N si chiude con l’Italia all’ultimo posto. Purtroppo gli imbarazzanti 59 punti, così generosamente donatici dagli Inglesi, sommati agli altri deliziosi regali avuti dalle altre squadre, portano la nostra differenza punti a -68. Gli scozzesi a -27 e la differenza si paga.
Per quest’anno l’odiato “wooden spoon”, rimane nel cassetto. Tutte le squadre hanno vinto almeno una partita e quindi se ne riparlerà al prossimo anno.
Italia rimandata e il prossimo esame è di quelli tosti.
Campionati del mondo in Nuova Zelanda e prima di quelli, due “test-match”.
Il primo contro il Giappone, appena una posizione in meno di noi nel Rancking Mondiale; il successivo, nuovamente contro la Scozia.
Speriamo. Pensare che i cardo è così buono nella bagna cauda. Anche le coste esterne.
Le snervate bene, le fate a tocchi e le cuocete coperte di latte, a fuoco dolcissimo. Diventano morbide e perdono quasi tutto il loro gusto amaro.
Beschiamella e pan grattato con pepe e noce moscata  in forno ben caldo, in teglia oliata giusto per non fare attaccare niente.

Lasciatevi servire e sappiatemi dire.
Il 6N è finito.
Dato il menù, buon terzo tempo a tutti.

 

ps: non dimenticatevi che la Frà, non si è dimenticherà di voi, ne io di lei.

Le coq au vin

                FIR   22    Galletto_Francia    21

Ombrellaiooooooo  !!!!!
 

Lo so.
Li sento i vostri mugugni, le vostre obbiezioni; però non posso contenere, questa sera, la grande gioia che é in me.
Sono 14 anni che attendevo, con fiducia e rabbia questo momento.
Alternando l'una all'altra, nel perverso gioco de : "domani é un altro giorno."
Oggi é stato quel giorno.
Oggi ho visto gli uomini che fecero l'impresa.
Oggi, più che mai, ho gridato "Capitano, mio capitano".
 Era da Murrayfield 2008. Dall'epoca Barbisiér, che non vedevo un'ItalRugby, così tonica, rocciosa, determinata, aggressiva e concentrata.
Mai doma, ancora un po' pasticciona e dal piede quadro, ma votata a vendere in ogni caso, cara la pelle.
Già all'inizio, nei primi 10, 15 minuti i galletti, più che fare i galletti, hanno starnazzato. Hanno capito che l'Italia c'era e tutta. E' vero, nel dritto per dritto, con gli incroci di cui sono maestri ci hanno affondato; ma era tra la fine del primo e l'inizio del secondo tempo. Intanto però l'Italia é sempre stata lì. Quando ha deciso di fare quelle due tre cose facili, fondamentali nel rugby, lo champagne dei transalpini si é trasformato in vinello, leggero, da pasto convalescenziale.
Spinti per linee trasversali si sono spenti ed infranti contro una difesa accanita.
L'unica pecca é certo é ancora nelle touches (Troppi regali dalla rimessa laterale), ma le ondate bleus s'infrangevano contro il muro (Bianco per l'occasione) della difesa.
La meta di Masi (Man of the Match) poi é stata il capolavoro di una gara condotta allo spasimo.
Il piede magico di BergaMirco é diventato tale nei momenti topici (La trasformazione e le due ultime punizioni).
In somma, quest'oggi al Flaminio ha giocato l'Italia vera, quella che ci aspettiamo sempre di vedere.
Concreta, a volte un po' troppo anglosassone, ma certamente una squadra da rispettare e che mette un po' di apprensione negli avversari. Paura no, lo dico senza problemi, ma oggi eravamo da prendere con le molle. 
In più abbiamo trovato un grande mediano di mischia in Semenzato (La Celtic fa emergere già fin d'ora il talento e in quel numero 9 c'é ne molto). Sempre pronto, sempre presente e anche i tre quarti hanno fatto valere la loro indubbia classe.
Grande partita dunque, che ha onorato il campo, ha esaltato il Flaminio e ha regalato alla nazione, per il suo prossimo compleanno (150 e non li dimostra per troppi versi, ma questa é un altra storia) un cadeau, che ha fatto dire alla Leonessa: " A questo punto, il minimo é, che li nominino tutti Commendatori. Che diamine, é d'obbligo !!"
Beata gioventù.
Adesso godiamoci questa vittoria e ciliegina sulla torta il fatto di aver portato a casa il "Trofeo Garibaldi". Trofeo in palio tra Francia e Italia negli scontri diretti nel 6N.
C'é sempre una prima volta e speriamo non sia l'unica da quì ai prossimi anni a venire.
Quindi che mi scusiate o meno, oggi vien bene dire: Ombrellaiooooo !!!
Sabato in Scozia a chiudere con l'ultima partita questo torneo che finalmente ha avutro il suo lampo di luce, doppo tanta, troppa caligine. Spessa e tossica.
Sarò il solito cialtrone, però tre teste d'aglio e un due etti d'acciughe, io me li porterei a Edinburgo.
Se vinciamo, nella "bagna cauda" i cardi trovano la giusta morte.
Se perdiamo, é una consolazione … consolatoria.
Date retta al cretino.

 

ps: naturalmente ripassate, mi raccomando. 
Ci saranno le foto della Frà !

 

  Vive La Frà , vive la difference  !!!!!!!

Comunicato nr. 8

Viviamo al di sopra delle nostre possibilità, ma al di sotto delle nostre capacità.
 
Ufficio Facce

Comunicato nr. 8

Viviamo al di sopra delle nostre possibilità, ma al di sotto delle nostre capacità.
 
Ufficio Facce

Comunicato nr. 7

Non ci sono più i cretini di una volta. C’è un motivo?
 
Ufficio Facce

Testimone per caso

Come sapete, a queste latitudini, il tempo è mutevole.
Ieri  si parlava e si rideva  di un avvenimento sportivo, oggi si parla di tutt’altro.

A volte il caso, la fatalità si palesano sotto le più strane forme e nelle più varie circostanze.
Per l’occasione di quella mia trasferta a Roma, abbiamo colto la palla al balzo, la mia famiglia ed io, per fermarci a Città della Pieve.
Cittadina umbra  nella quale c’é la sede di un convento di Clarisse, le sorelle povere di San Francesco.

Conosco personalmente l’Abbadessa, amica di gioventù; poi la vita ha diviso le nostre strade e le nostre scelte. In più ci sono giovani suore che conosciamo e sappiamo del loro percorso e quindi ci sono ancor più care. E’ un’amicizia la nostra tale che reputo sacra, vuoi per l’antica comunanza ritrovata, vuoi per un percorso che desta sempre meraviglia e stupore e che personalmente guardo e gioisco del non capire quella vita se non con gli occhi di chi ha fede.
Sì sono cristiano, sono un credente, lacerato da dubbi, interrogandomi se la via che ho intrapreso sia quella giusta, sia quella opportuna, sia la mia.
In questi tempi nei quali, sirene ammaliatrici lanciano sussurri e grida, le più disparate.

Non strabuzzate gli occhi, non leggete di un profeta, non ho messaggi salvifici, non opero chissà quali prodigi; mi sento piuttosto un onesto zappatore della sintassi in costante lotta con il congiuntivo, e tanto basta.
Voglio però, parteciparvi questa testimonianza.
Occorre partire da lontano, dal 1443, quando uno o più pellegrini, si presentano con un evidente sacco, alla porta del convento chiedendo ospitalità notturna, com’era consuetudine per l’epoca. Chiedono di riporre il sacco in luogo sicuro, perché avrebbero dovuto attendere ai loro interessi in quel territorio. Le monache di allora posero il sacco nella legnaia. I pellegrini se ne andarono e passati parecchi mesi, senza che i medesimi ritornassero a reclamare il loro, le monache pensarono bene di dare un’occhiata, al contenuto del sacco. Con grande meraviglia e stupore trovarono l’effige lignea di Cristo morto. Immediatamente quella scultura fu portata dall’imbarazzante luogo, in un altro molto meglio confacente a ciò che rappresentava. Fu onorata ed entrò a far parte della devozione del luogo.
Però il convento aveva bisogno di urgenti e indifferibili lavori, quindi una Confraternita di Misericordia della città si offrì di pagare tutte le spese, a patto che quella scultura fosse loro affidata “in perpetuum”.
Essa avrebbe onorato la chiesa stessa della Confraternita e ogni venerdì santo, in occasione delle celebrazioni penitenziali, avrebbe fatto ritorno nella chiesa del convento.

Ciò a partire dal 1444. Tutti gli anni, in processione questa statua viene portata dalla Chiesa del Nome di Gesù, alla Chiesa del convento di Santa Lucia, in omaggio e in ricordo della promessa fatta.
Vi domanderete come una Confraternita di Misericordia avesse potuto sostenere, le spese di restauro di un complesso monastico. Occorre dire che le Misericordie, sono state il primo forte nucleo di quel movimento di volontariato, di cui tanta parte della nostra società usufruisce. Erano di norma dedicate a opere verso i bisognosi e parteciparvi era considerato un onore e anche un vanto. C’era chi prestava solo le proprie braccia, c’era chi prestava solo il proprio denaro, ma in ogni caso era fondante e fondamentale uno spirito comunitario, che oggi molte volte latita, sia in maniera verticale, sia in quella orizzontale.

Oggi viene il momento che la Chiesa del Nome di Gesù, abbia bisogno di essere restaurata e quindi alla Confraternita di Misericordia del Cristo Morto (Tale è il nome) è parso giusto che l’immagine della loro devozione ritornasse, per il periodo dei lavori, nel luogo ove per prima ebbe casa.
Una cerimonia semplice: un araldo, quattro portantini, sei reggitori di fiaccole, quattro “battuti”, il parroco e noi tre, pellegrini e foresti.
Una notte percorsa da un vento gelido, senza luna, in un’atmosfera surreale, la processione ha attraversato in silenzio, il parco davanti al convento. Nella chiesa poche parole, giusto per ricordare la storia che vi ho narrato. Ho guardato attentamente quel volto. Non v’era lo strazio di una morte crudele, anche se il legno si era imbevuto  dei colori che segnalano le piaghe di quell’evento. Un volto da cui traspare, finalmente una pace dopo tanto strazio, ma la tranquilla consapevolezza che era giunto il momento nel quale si devono raccogliere le forze per l’’ultimo grande e sconvolgente accadimento.

Un epilogo, che desta tutt’ora incredulità, stupore, diffidenza, indifferenza.
Eppure.
A molti sarà interessato più che altro il racconto storico, ad altri forse avrà disturbato quel mio palesarmi, altri ancora, si porranno domande.
Da parte mia riporto solo ciò cui ho assistito e non riesco a liberarmi di quella tensione chee sono minimamente riuscito a trasmettervi.
Quei volti incappucciati, mi hanno ribaltato indietro nel tempo, ma ho sentito, che erano costretti giocoforza ad abbandonare per un certo tempo un bene prezioso, che va la di là di una semplice effige lignea, lisa dal tempo.
Lasciavano un amico,un  fratello a cui moti hanno affidato i pensieri più nascosti, le speranze più sentite, le gioie e i dolori di una vita.

Sono stato  testimone per caso, forse, non a caso.
 
 

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