CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Comunicato nr. 8

Viviamo al di sopra delle nostre possibilità, ma al di sotto delle nostre capacità.
 
Ufficio Facce

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19 pensieri su “Comunicato nr. 8

  1. Sarebbe meglio  conoscere i nostri limiti per poter decidere se vogliamo superarli quando sappiamo di poterlo fare; sarebbe poi meglio conoscere i nostri limiti per provare a superarli quando non siamo certi di saperlo fare.

  2. se avessi un bel patrimonio sicuramente non mi mancherebbe la capacità di lapidarlo …

  3. sicuramente al di sopra delle nostre possibilità… e questo sicuramente alla lunga non paga, anzi ho paua che ce lo farà pagare

  4. hmmm…. ho lo stesso pessimo presentimento che ha Icco.

  5. uhm…ecco, direi che..forse sarebbe meglio il contrario di ciò che hai scritto..potendolo fare, naturalmente……….

  6. Concordo con Icco , e per riuscire a non pagare troppo, dovremmo lavore perche' le nostre possibilita' siano all'altezza delle nostre capacita'. e credo il primo passo sia quello di conoscere i propri limiti per superarli senza troppe aspettative, non credi?

  7. Io sarei capace anche di dare una mano a Popc.

  8. facciamo media

  9. Mah, dipende. Io cerco di fare il passo come mi viene permesso dalla gamba. Per il resto, solo duro lavoro.
    Credo che sia una questione di imprinting. Sia i miei genitori (e i loro genitori prima di loro, ecc.) che la scuola che ho frequentato mi hanno inculcato questi insegnamenti…

  10. Spendere oltre il limite delle proprie possibilità è assai meno faticoso che impegnarsi fino al limite delle proprie capacità.

  11. O sono una sfaticata, o mi sopravvaluto.

  12. wow Cape  .. 22 a 21 … gran bella partita … hanno dato anche il sangue quei ragazzi  .. e la faccia di chabal .. strepitosa !!

  13. Conoscere i propri limiti e le proprie capacità è terribilmente difficile. Qualche volta ci si butta e, incredibilmente, va bene. Avviene in tutti i campi. Se quarant'anni fa qualcuno mi avesse detto che avrei pubblicato articoli di analisi della poesia contemporanea su alcune delle più importanti riviste letterarie, gli avrei dato del pazzo; invece sono là, e faccio ancora fatica a crederci. Se mi avessero detto che l'Italia del rugby avrebbe battuto la Francia 22 a 21… (Beh, un po' in fondo ci speravo). Insomma, impegnarsi non fa male 

  14. Mettiamola così:
    molte volte facciamo male il fuoco con la legna che abbiamo. A volte la gettiamo tra le fiamme troppo verde.
    A volte ne usiamo poca di quella secca e stagionata.
    Crediamo che sia un gioco e tiriamo il colpo a barare.
    Con alterna fortuna.
    Poi la vita, da brava maestra. assegna i voti.
    Ce ne sono sempre tanti da rimediare.

  15. Non li amo i voti! 🙂 Mi piace pensare che lo scorrere degli eventi sia un susseguirsi di esperienze e ad ogni esperienza possiamo associare ciò che più ci fa crescere, come anche nulla. Ciò che ci fa crescere forse ha a che fare con i nostri limiti, perchè tendiamo a qualcosa, anche se non la conosciamo. Quello che può sembrare un errore adesso, potrebbe essere l'inizio di un qualcosa di molto bello e positivo domani e così via… i limiti sono uno stimolo, quelli che proviamo a conoscere e quelli che ci sembra di aver superato ci portano a scoprire, a verificare a sperimentare. Non c'è nulla da riparare secondo il mio modestissimo parere; c'è solo altro da vivere. 

  16. @ 15 = Neppure io amo voti e votazioni. Eppure la vita, per semplificarsi l'esistenza li da. Naturalmente sono gli altri, il tessuto sociale che frequenti, in cui esplichi le tue attività, che per non farsi troppe "menate" ti assegna un punteggio, che varierà con il variare delle cose che fai o meno.
    Come ebbi a scrivertila consapevolezza dei nostri limiti ci porta a voler superarli.  O almeno a provarci, e sempre con alterna fortuna.
    Dipende dalle nostre capacità, dall'impegno e dall'assunzione della responsabilità opportuna, se riusciamo o meno.
    E' un fatto che non tutto il male arriva per nuocere e che da un disastro può sorgere tutt'altro di ciò che avevamo immaginato o voluto.
    E' incontrovertibile il fatto che la palla é sempre nostra e tocca a noi giocarla e la si gioca solo vivendo.

  17. Hai detto benissimo. C'è giudizio al quale segue un voto e però, sai com'è, a volte c'è anche pregiudizio. Per questo non mi fido dei voti. Mi fido delle persone, se ne vale la pena, ma i voti sono solo un'espressione spesso distorta di idee e preconcetti che una persona ha di un'altra persona. L'oggettività non è sconatta, credimi, specie in certi contesti sociali. Sarebbe bello se fosse così, se non ci fosse mai pregiudizio e se il voto fosse ogettivo. E allora mi dedico ad altri obiettivi che con i voti non hanno nulla a che vedere. Mi dedico a soddisafazioni che vanno ben oltre al voto, e quando ne vale la pena mi dedico alle persone che ho attorno e a me stessa. 🙂

  18. Concordo con te sulla evidente impossibilità dell'oggettività del giudizio riguardo i rapporti personali.
    Il "lessico famigliare" nel quale viviamo, non permette una visione veramente oggettiva dell'altro.
    Siamo più propensi a cercare le soddisfazioni, quelle vere, nell'incessante equilibrio tra il nostro "io" e il meglio delle interazioni che abbiamo con il prossimo.
    La vita sociale é veramnete complessa e non siamo riusciti ancora a trovare delle forme, per renderla più semplice e più vivibile, sotto tutti gli aspetti.
    Anche quello é quell'orizzonte, cui segue un'altro orizzonte.
    Viviamo, e speriamo di ottenere qualche successo anche piccolo.

  19. Trovo che la complessità non sia poi un male. Trovo che la complessità ci obbliga a discostarci da noi stessi, a metterci continuamente in gioco. Trovo che l'ottusità, la paura del confronto e del rischio di essere un po' fuori dagli schemi sia limitante. Il giudizio tende sempre a delimitare dei confini netti entro i quali una persona o ciò che produce, ciò che pensa, le azioni che compie devono per forza di cose rientrare. Questo per evitare di sconfinare in ciò che "non è comprensibile" agli schemi preconfezionati, rassicuranti, ben definiti. Ma non è detto che tutto debba esistere in funzione di tali schemi, non è detto che tutto debba uniformarsi, che debba essere per forza di cose oggetto di giudizio con l'unico scopo di definirlo più o meno "pericoloso" per il "bene comune". Nel giudizio di questo tipo non c'è libertà a mio avviso. Nel dare un "parere" può esserci libertà di pensiero, ma non nel giudizio. E' necessario al quieto vivere, ma non è una cosa allegra e piacevole. Non mi rallegra per nulla il giudizio. Per nulla. E non mi sembra creativo se si basa su preconcetti, su schematismi prestabiliti. Il che avviene spesso, se non sempre. L'uomo è un essere complesso, decidere ciò che dell'uomo è "bianco o ciò che è nero" non mi sembra possibile. Non credo proprio lo sia.  

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