CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivi per il mese di “aprile, 2011”

Ciò che rimane

Ora che le giornate di festa stanno volgendo alla fine, anzi sono giunte allo spirare, mi interrogo su ciò che rimane di questi giorni. Mi domando se e quali tracce hanno lasciato e quanto rimarranno visibili nel mio animo.
Questa Pasqua, così anormale, vissuta non nell’intimità confortante della famiglia, tra riti e  cose usuali, bensì al lavoro, con la sottile amarezza del caso.
Pasqua strana, che assume ancor più, proprio per il caso occorsomi, un’aurea di maggior mistero. Perché è innegabile, la Pasqua tra tutte le feste è quella più misteriosa, inafferrabile alla mente umana. Porta in se un carico di sensazioni tali, che il momento così carico di gioia, risulta quasi alieno. Credo che questa sensazione di stranezza, per i motivi più disparati e certo molto più gravi dei miei, sia il filo conduttore di molti cristiani, quest’anno. Penso ai cristiani d’Oriente, minacciati di una ostilità così manifestata, che forse non ha memoria in tempi abbastanza recenti. O forse c’erano, ma erano solo echi lontani, voci sopite, rumori di sottofondo. In quest’era ove tutto e tutti sono quasi obbligati alla visibilità, per giustificare la loro esistenza, quest’ostilità ha dispiegato tutti i possibili effetti. Il sentimento religioso, utilizzato nuovamente come strumento di divisione, piuttosto che di unione. Ma come il solito sto divagando.
Piuttosto, che è rimasto in me di questo mistero?  Si giunge ad una età, per cui i fervori e gli entusiasmi giovanili, poco a poco si smorzano e si sente il desiderio di un’approccio più maturo, meno sentimentale e irrazionale, se mi consentite, ai tanti problemi della vita. La fede, per chi ce l’ha o sostiene di averla, è una pianta di difficile coltura. Le sirene ammaliatrici di questa società cantano e sempre più forte e i temi delle canzoni esercitano un fascino, cui sottrarsi diventa sempre più difficile. I dubbi e le incertezze, alimentate, anche dai personali e singolari processi educativi, fanno sentire il loro peso. Già avere fede e dichiararlo apertamente può rivelarsi problematico, se ci aggiungiamo che questa fede, non dico di farla garrire sempre, ma almeno sventolarla di tanto in tanto e con giusta razionalità, può rivelarsi un impresa di non poco conto.
Già credere nella Pasqua e nel suo mistero, che galoppa sul tenue filo che divide, pur legandole, la morte alla vita è difficile per un cristiano, immaginiamo per uno che non sente sua, la parola cristianità? Perché la prima domanda che verrebbe da porre ad un cristiano è il perché crede nella “resurrezione” di un uomo che in tre giorni ha consumato, per qualcuno meno attento, ha dilapidato, i frutti che pazientemente aveva raccolto pur con sacrificio, in tre anni di vita spesa a contatto con la gente. Partecipando della loro vita, compatendo con loro. Se ha un sapore decisamente scandaloso credere, nella morte di Cristo, lo ancora di più credere fermamente nella sua resurrezione. Si corre il rischio di mescolare quella, con una sorta di ricerca d’immortalità.
Dare una patente religiosa ad un sogno ricorrente dell’umanità, in ogni epoca.
Eppure c’è una risposta, esiste una parola che da sola definisce e giustifica il credere alla “resurrezione”.
Amore. Se leggiamo con attenzione i Vangeli, se li meditiamo in giusta prospettiva, non con l’occhio freddo della scienza, per cui è fin troppo facile negare tutti i segni miracolosi compiuti dal Cristo, in quanto non rispettavano in maniera assoluta nessuna legge fisica o chimica cui siamo educati.
Osservandoli anche con occhio attento, ci accorgiamo che le parole e le opere di Cristo sono dettate solo è unicamente dalla legge dell’amore. Si spende per la Maddalena, per Lazzaro, per le folle che ascoltavano i suoi, forse lunghi, discorsi in terre decisamente poco ospitali. Eppure Lui non ha mai procrastinato, non ha mai dato segni d’insofferenza verso chi gli tendeva una mano in richiesta, qualunque fosse stata. Anche di fronte ai propri aguzzini, preferisce tacere piuttosto che lanciare maledizioni o mostrare quella potenza, che leggiamo nella Bibbia.
Sa di essere strumento di un disegno così grande, che si fa fatica già solo ad intuire.
Forse la potenza e la semplicità insita in questa parola è la pietra angolare su cui si regge l’intera impalcatura, se vogliamo così chiamarla, che è l’azione e la resurrezione di Cristo.
Chi ama non persegue secondi fini, non si nasconde dietro l’ambiguità nelle azioni, la fumosità nelle parole. Pensiamo solo che Cristo, interrogato circa il suo pensiero, rispose semplicemente che il suo parlare fu sempre aperto e i suoi insegnamenti li si poteva trovare sulla bocca, di quanti lo avevano ascoltato.
Ed ecco che proprio a questo punto sorge il desiderio, da una parte, e il dubbio dall’altra.
Essere maturi testimoni di quelle parole, di quegli insegnamenti.
In fondo chi non crede o ha dubbi più grandi, chi interroga se non i testimoni, i discepoli del Cristo?
La responsabilità di questa testimonianza è enorme ed è per questo che occorre per chi testimonia, maturità sui fatti e sulle parole. Perché non serve, anzi a volte può risultare pernicioso, testimoniare per vie irrazionali, sotto spinte emozionali, in maniera semplicistica, o peggio confondendo, anche attraverso messaggi sincretici, il vero “corpus” del messaggio.
Ora, posto che non tutti possono essere teologi, non tutti hanno un’educazione tale e non stiamo qui ad indagarne i motivi, da poter razionalmente esporre nei minimi particolari il messaggio stesso, non rimane che dimostrare che l’amore, la vita è più forte che la morte.
Se Pasqua significa per prima cosa “Passaggio”, ecco che il primo passaggio dovrà essere necessariamente dall’ “io” al “noi”.
Occorre passare dall’individualismo, alla compassione, all’accoglienza, alla giustizia. Senza nulla pretendere, senza nulla chiedere in cambio.
Nella gratuità, perché amore è gratuità e posto in primo piano, trasfuso nelle azioni quotidiane, diventa l’arma che prevale sulla morte.
Morte non intesa solo ed esclusivamente come assenza di vita, come privazione della stessa, sarebbe troppo meccanicistica una tale interpretazione.
Piuttosto come assenza proprio di quell’amore, che sovrintende o dovrebbe farlo a tutte le nostre azioni e proprio per nei termini detti prima. La morte è il non amore
Amore è sperare l’insperabile, amare chi non può o non vuole esserlo, è credere l’incredibile, come la resurrezione.
Forse ciò che rimane di tutti i troppi pensieri, che questa Pasqua mi ha donato, sta proprio in questo: credere nell’incredibile.
 

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Poi uno dice … ancora

Già, poi uno dice che ci sono congiunture astrali conto cui é del tutto inutile combattere.
Poi uno dice che  … sì va bene il PC a vapore. Non é da tutti e non é per tutti. Sa molto di radical-chic, tanto che il "puzzometro sotto il naso" va fuori scala.
Però vuoi mettere un pC ecocompatibilesostenibileaimpattozero.
Mica cotiche.
Bhè c'é quel filo di grassino, ma quello non guasta, rende la linea morbida.
Sciancra e svasa e ad occhio attento é sempre un evergreen.
Sciancra e svasa?
SI' MALEDETTOALLUI !! Sciancrargli e svasargli quel residuo di cervello che si ritrova. Ecco cosa bisognerebbe fare.
Esecrabile frutto di un convegno carnale dei cui dubbiosi effetti, sono stato afflitto in queste ultime ore. Quintentessenza della più crassa e ignobile (ma sììììì, nell'insulto occorre tutto il mio splendore!!!) deficienza di ogni educazione. Informatica innanzitutto. E prendersi il rootcraker e metterselo profondamente in luoghi fisici, i più cari: NO. Pare brutto eh. Epocale testa di quiz !!!
Perché non ha ravanato nei chips altrui? Perché non hai ammorbato le altrui schede madri?
Proprio la mia dovevi venire a visitare? Ti ho invitato? TI ho spalancato la porta, offerto un piccolobere, un piccolomangiare? Merenda o tazza di the? NO razza di epocale idiota!!
Apodittico sunto di ogni nequizia elettronica !!!
Ma perché la tua miseranda e miserevole mente, non ha preferito millanta volte pascersi a scelta dei 3 e pussa miliardi di siti dove il sesso viene distribuito a piene mani. Coniugato in mille modi, declinato in ennumeri situazioni? Perché?
Evidente dolore dato dal tunnel carpale? Tunnel della cui facile eziologia, ci fa emettere una diagnosi lampante e una prognosi altrettanto evidente?
Oppure, oramai cieco non da uno , bensì da tutte e due gli occhi, pigi tasti in maniera assolutamente dissociata, nel senso che la mente suggerisce e le dita operano in maniera del tutto autonoma?
Ma mio ripugnante abitatore di questo spazio virtuale, hai fatto lo sborone per poco.
Tu sei il male e io ho individuato la cura!
Tiééééééééé ! Ombreeeelllaaaiiiiooooo !!
Credi forse che di tutto ciò io non ne abbia tratto insegnamento?
Vieni ancora una volta con le tue profferte subdole. Avanza con l'occasionissima. Fatti  precedere dalle meraviglie più incredibili.
Di incredibile ci sarà solo quello che ho preparato per te, sublimato fecale, e già ho delineato ampiamente le tue precipue caratteristiche. Siine contento.
Detto ciò e conclusa questa parentesi, simpaticamente insultante nei riguardi dell'untore di turno rieccomi a Voi, miei sicuri sodali di tante battaglie letterali.
Si ricomincia.

 

Poi uno dice ….

Poi uno dice … ma nò la sfiga é un'invenzione dello spirito.
E' una categoria delle scuole filosofiche minori.
E' una sofistica accademia, atta a dimostrare che nella vita, per la complessità della medesima, si vengono quasi necessariamente ad applicare quelle leggi che la fisica e la chimica da secoli hanno dimostrato, ma per millenni noi umani abbiamo pervicacemente cercato e scoperto.
Io dico NO.
BASTA a queste tiepide storielle, raccontate per tener buoni i bambini, i piccoli, i semplici.
BASTA a queste querimoniose frasi più di circostanza, che di sostanza.
BASTA, BASTA, BASTA.
La sfiga c'é, esiste e manifesta tutti i suoi apodittici effetti.
Ho il PC in palla e non so fino a quando riuscirò a scrivere e se mai questo mio post verrà pubblicato correntamente e sarà coerente.
Nel senso che il significato delle parole é uguale al mio pensiero.
Improvvisamente  mi si blocca la tastiera.
Scrivo i numeri e mi compaiono segni strani ( es.: ¬ Ð Œ & Æ Ø ß), oppure non compare nulla.  ES.:   
Si spegne lo schermo e si riaccende, secondo strani e bizzarri segni di un destino, che debbo necessariamente considerare avverso.
La tecnologia mi si sta ribellando contro.
Orde di byte, stanno danzando nella scheda madre, un sabba infernale.
Il bios mi spernacchia e sì che non gli faccio mancare mai carbone e vapore a giusta temperatura.
Ho forse tralasciato di alimentarlo con limpidi esempi di più che ottimi contatti con il mondo virtuale che mi circonda?
Giammai !
Ho forse dimenticato di far visita ai motori di ricerca più cool, quelli con il mood migliore, quelli che soddisfano la sua indubbia voglia di espandere virtute e conoscienza?
Mai mi sottrassi a tutto ciò
Eppure lui il fedigrafo, in insano concorso con la scheda video e fors'anche con qualche altra unità periferica, ha ordito quest'infame congiura, per cui ora, anzi tra poco mi troverò a staccarmi e non so per quanto tempo, dal mondo virtuale.
Quindi se non mi vedete transitare, per le opportune molestie del caso, ora ne sapete tutte le ragioni.
Fate i buoni se potete nel caso in cui dobbiate sottostare alla bontà.
In caso contrario siate bastardi, ma con spocchia, che non guasta.
Siate ironici, un po' fanées che non guasta.
Ma mai e dico mai ineducati nei confronti di nessuno.
Piuttosto ricordate a chi vi molesta in maniera volgare, che voi sapete dove abitano e ricordate loro, che vostro cugino ha amicizie, come dire … ruvide.
In ogni caso dite loro che sapete con maestria arare il setto nasale, vangare le adenoidi, zappare le gengive e pareggiare con il flessibile le arcate del viso; arcate di qualunque tipo.
Questo é tutto.
Adieu, miei cari.

Comunicato nr. 9

Meglio un ossimoro o un opinion maker?
 
Ufficio Facce

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