CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Ciò che rimane

Ora che le giornate di festa stanno volgendo alla fine, anzi sono giunte allo spirare, mi interrogo su ciò che rimane di questi giorni. Mi domando se e quali tracce hanno lasciato e quanto rimarranno visibili nel mio animo.
Questa Pasqua, così anormale, vissuta non nell’intimità confortante della famiglia, tra riti e  cose usuali, bensì al lavoro, con la sottile amarezza del caso.
Pasqua strana, che assume ancor più, proprio per il caso occorsomi, un’aurea di maggior mistero. Perché è innegabile, la Pasqua tra tutte le feste è quella più misteriosa, inafferrabile alla mente umana. Porta in se un carico di sensazioni tali, che il momento così carico di gioia, risulta quasi alieno. Credo che questa sensazione di stranezza, per i motivi più disparati e certo molto più gravi dei miei, sia il filo conduttore di molti cristiani, quest’anno. Penso ai cristiani d’Oriente, minacciati di una ostilità così manifestata, che forse non ha memoria in tempi abbastanza recenti. O forse c’erano, ma erano solo echi lontani, voci sopite, rumori di sottofondo. In quest’era ove tutto e tutti sono quasi obbligati alla visibilità, per giustificare la loro esistenza, quest’ostilità ha dispiegato tutti i possibili effetti. Il sentimento religioso, utilizzato nuovamente come strumento di divisione, piuttosto che di unione. Ma come il solito sto divagando.
Piuttosto, che è rimasto in me di questo mistero?  Si giunge ad una età, per cui i fervori e gli entusiasmi giovanili, poco a poco si smorzano e si sente il desiderio di un’approccio più maturo, meno sentimentale e irrazionale, se mi consentite, ai tanti problemi della vita. La fede, per chi ce l’ha o sostiene di averla, è una pianta di difficile coltura. Le sirene ammaliatrici di questa società cantano e sempre più forte e i temi delle canzoni esercitano un fascino, cui sottrarsi diventa sempre più difficile. I dubbi e le incertezze, alimentate, anche dai personali e singolari processi educativi, fanno sentire il loro peso. Già avere fede e dichiararlo apertamente può rivelarsi problematico, se ci aggiungiamo che questa fede, non dico di farla garrire sempre, ma almeno sventolarla di tanto in tanto e con giusta razionalità, può rivelarsi un impresa di non poco conto.
Già credere nella Pasqua e nel suo mistero, che galoppa sul tenue filo che divide, pur legandole, la morte alla vita è difficile per un cristiano, immaginiamo per uno che non sente sua, la parola cristianità? Perché la prima domanda che verrebbe da porre ad un cristiano è il perché crede nella “resurrezione” di un uomo che in tre giorni ha consumato, per qualcuno meno attento, ha dilapidato, i frutti che pazientemente aveva raccolto pur con sacrificio, in tre anni di vita spesa a contatto con la gente. Partecipando della loro vita, compatendo con loro. Se ha un sapore decisamente scandaloso credere, nella morte di Cristo, lo ancora di più credere fermamente nella sua resurrezione. Si corre il rischio di mescolare quella, con una sorta di ricerca d’immortalità.
Dare una patente religiosa ad un sogno ricorrente dell’umanità, in ogni epoca.
Eppure c’è una risposta, esiste una parola che da sola definisce e giustifica il credere alla “resurrezione”.
Amore. Se leggiamo con attenzione i Vangeli, se li meditiamo in giusta prospettiva, non con l’occhio freddo della scienza, per cui è fin troppo facile negare tutti i segni miracolosi compiuti dal Cristo, in quanto non rispettavano in maniera assoluta nessuna legge fisica o chimica cui siamo educati.
Osservandoli anche con occhio attento, ci accorgiamo che le parole e le opere di Cristo sono dettate solo è unicamente dalla legge dell’amore. Si spende per la Maddalena, per Lazzaro, per le folle che ascoltavano i suoi, forse lunghi, discorsi in terre decisamente poco ospitali. Eppure Lui non ha mai procrastinato, non ha mai dato segni d’insofferenza verso chi gli tendeva una mano in richiesta, qualunque fosse stata. Anche di fronte ai propri aguzzini, preferisce tacere piuttosto che lanciare maledizioni o mostrare quella potenza, che leggiamo nella Bibbia.
Sa di essere strumento di un disegno così grande, che si fa fatica già solo ad intuire.
Forse la potenza e la semplicità insita in questa parola è la pietra angolare su cui si regge l’intera impalcatura, se vogliamo così chiamarla, che è l’azione e la resurrezione di Cristo.
Chi ama non persegue secondi fini, non si nasconde dietro l’ambiguità nelle azioni, la fumosità nelle parole. Pensiamo solo che Cristo, interrogato circa il suo pensiero, rispose semplicemente che il suo parlare fu sempre aperto e i suoi insegnamenti li si poteva trovare sulla bocca, di quanti lo avevano ascoltato.
Ed ecco che proprio a questo punto sorge il desiderio, da una parte, e il dubbio dall’altra.
Essere maturi testimoni di quelle parole, di quegli insegnamenti.
In fondo chi non crede o ha dubbi più grandi, chi interroga se non i testimoni, i discepoli del Cristo?
La responsabilità di questa testimonianza è enorme ed è per questo che occorre per chi testimonia, maturità sui fatti e sulle parole. Perché non serve, anzi a volte può risultare pernicioso, testimoniare per vie irrazionali, sotto spinte emozionali, in maniera semplicistica, o peggio confondendo, anche attraverso messaggi sincretici, il vero “corpus” del messaggio.
Ora, posto che non tutti possono essere teologi, non tutti hanno un’educazione tale e non stiamo qui ad indagarne i motivi, da poter razionalmente esporre nei minimi particolari il messaggio stesso, non rimane che dimostrare che l’amore, la vita è più forte che la morte.
Se Pasqua significa per prima cosa “Passaggio”, ecco che il primo passaggio dovrà essere necessariamente dall’ “io” al “noi”.
Occorre passare dall’individualismo, alla compassione, all’accoglienza, alla giustizia. Senza nulla pretendere, senza nulla chiedere in cambio.
Nella gratuità, perché amore è gratuità e posto in primo piano, trasfuso nelle azioni quotidiane, diventa l’arma che prevale sulla morte.
Morte non intesa solo ed esclusivamente come assenza di vita, come privazione della stessa, sarebbe troppo meccanicistica una tale interpretazione.
Piuttosto come assenza proprio di quell’amore, che sovrintende o dovrebbe farlo a tutte le nostre azioni e proprio per nei termini detti prima. La morte è il non amore
Amore è sperare l’insperabile, amare chi non può o non vuole esserlo, è credere l’incredibile, come la resurrezione.
Forse ciò che rimane di tutti i troppi pensieri, che questa Pasqua mi ha donato, sta proprio in questo: credere nell’incredibile.
 

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15 pensieri su “Ciò che rimane

  1. bel post, ricco di spunti di riflessione, personalmente credo in Dio e ritengo che risieda in ognuno di noi, ne ho una visione che si discosta dal cattolicesimo, quindi tutti i riti ad esso legati non mi interessano. un bacio

  2. Il messaggio d'amore di Gesù fu ben diverso da quanto era scritto nella Bibbia. Egli portò con sé comprensione, umanità, perdono. Che fosse figlio di Dio o semplicemente un grandissimo uomo, a seconda dell'ottica con cui lo guardiamo, riuscì in ogni caso a trasmettere il senso dell'amore, della comunanza, dell'impegno morale, sebbene le sue parole di speranza e di carità siano state troppo spesso disattese dalla Chiesa. Credenti o meno, penso che nel giorno della Pasqua tutti noi dovremmo rivolgere un pensiero al suo insegnamento, che ancora oggi rappresenta il contributo più alto donato all'umanità comunque intesa, di qualsiasi religione e credo.
    Un grande post, il tuo, caro Carlo!

  3. Questo post meriterebbe una'ampia platea … è molto bello, sentito, coinvolgente … Don Ciotti non avrebbe potuto descrivere meglio il significato di questo festa in un periodo come questo, sei saggio Cape, saggio e decisamente in gamba .. e ti ringrazio per questo post, anche se con i destino c'ho litigato e con la fede ci teniamo il muso … ma chissà, prima o poi tutto si aggiusta …

  4. Uno dei problemi maggiori della Cristianità è proprio il non essere di MODA. Questo, se da un lato fa si che si avvicinino alla fede solo i più "liberi" e scevri dai dettami della vita consumistica moderna, non consente però alla grande massa, specie di giovani, di avvicinarsi ad essa… anche a coloro che sia pure con curiosità si avvicinerebbero.
    Se sia stata una colpa della Chiesa o sia frutto della "modernità", non so. So solo che questo sentire comune di essere quasi "sfigati" (che brutta parola… semmai se uno lo fosse davvero bisognerebbe compatirlo ed aiutarlo, invece che emarginarlo) se si crede di certo non giova alle nuove generazioni.

  5. Commento bellissimo e toccante. Pur non essendo molto di Chiesa, io ho un rapporto un pò particolare con Dio, un pò come il Don Camillo di Giovanni Guareschi. Capita che spesso battibecchiamo io e Lui.
    Il 18 aprile la7 ha trasmesso il film di Mel Gibson "La passione di Cristo" tutta in aramaico e latino con sottotiloli in italiano. Un filn difficile, cupo, graffiante e che quando uscì suscitò un sacco di polemiche, fu anche accusato di antisemitismo. A me è piaciuto molto, ma non ho potuto fare a meno di pensare: "chissà quanti  avevano preferito guardare la finalissima dl Grande Fratello. E  mi sono rattristata.
    Stiamo perdendo tutti i punti di riferimento….che cosa è diventato l'uomo? E dove sta andando?
     

  6. E' un atto di coraggio intellettuale, Capehorn, proporre una vera riflessione sulla Pasqua, sia pure in questo piccolo spazio. Il mondo in cui viviamo è orientato al divertimento, all'assenza di meditazione, a rincorrere obiettivi minimi e individuali. Manca una visione coerente della vita umana, della storia, del futuro, in un ottica laica o religiosa, non importa. Solo che questa mancanza di filosofia o di religione (che l'adozione di maschere di qualche tipo noncompensa) conduce all'immobilità, a rinunciare al miglioramento dell'uomo e del mondo, che sarebbe veramente atto di amore, amore per l'esistenza e per la sua logica, amore per l'universo.

  7. Pensare che vi sia un costante rinnovamento, crederci fino in fondo e sapere che questo può venire dagli uomini è importantissimo. Io non sono credente, ma so che è dalla riflessione, dal silenzio, dalla meditazione  e dall'attenta analisi del nostro essere in quanto persone e in quanto persone in relazione con altre persone, che possiamo muoverci verso un qualche cosa di migliore per noi stessi e per chi ci sta attorno.
    Non aiuta la chiusura, non aiuta l'ambiguità, non aiutano le barriere, ma è di conforto, di immenso conforto l'importanza fondamentale della direzione comune verso l'amore.
    In fin dei conti è questa la leva che può far muovere tutto ed è a questa che è intelligente affidarsi, a prescindere da quale strada si sceglie per arrivarci. 

  8. Mi son preso qualche tempo per rispondere a tutti voi che avete avuto la pazienza di leggere fino in fondo.
    Non é stato facile scrivere, ciiò che ho scritto. Non certamente per non urtare le sensibilità dell'uno o dell'altro. In fondo bastava non arrivare in fondo e liquidare il fatto con sufficienza o una scrollata di spalle.
    Lo spirito che ho ritrovato nei vostri commenti, mi stanno aiutando e non poco e fugano tutti i dubbi che avevo riguardo il proporre un tema simile.
    Commenti che spaziano attraverso il personale senso del sacro, mettendo se non a nudo, certo in desabillé, i sentimenti provati.
    Ho notqto che in tutti i commenti c'é sempre un richiamo a quello che é il tema fondamentale cioé l'amore.
    Amore che é necessariamente il motre della nostra vita. Imprescindibile, cui sottrarsi serve solo a mal sopportare la prorpia esistenza.
    Amore come mezzo che permette di interagire meglio con il prossimo, sia questo l'uomo, sia la natura.
    Permette anche di superare quell'immagine che possiamo dare all'esterno o come da questo, siamo percepiti.
    Nelle vostre parole ho trovato ancora spunti per una riflessione, un approfondimento. Mezzi per fugare dubbi ed incertezze, ma anche render chiare idee, cui mancava quel termine, quella frase per diventare finalmente pulite ed accessibili.
    E' questo fondato e fondante soggetto, l'amore, che in questo momento dopo aver letto i vostri commenti, mi fa felice di aver scritto sulla Pasqua.
    Grazie a tutti.

  9. Una curiosa coincidenza mi porta a fare una considerazione che forse non c’ entra col tuo post o forse invece sì.
     
    Non possedendo il dono della fede, non dovrei sentirmi parte in causa in una ricorrenza che, per motivi diversi, è celebrata da ebrei e cristiani. E tuttavia non rimango insensibile all’ aria  di festa che respiro intorno e di cui, senza particolari motivi, sono grato. Vuoi che l’ atmosfera della festa è gradevole anche per chi non vi sia direttamente coinvolto, vuoi che –per lo più – la gente in festa tenda a rompere meno le scatole, il risultato è che se si festeggia un po’ ogni tanto, si tende a stare meglio tutti.
     
    E dunque, rimanendo un po’ in disparte col mio incurabile scetticismo (sulla Resurrezione almeno, che sul resto del messaggio non esito a condividere le tue parole), godo indirettamente dell’ aria di festa.

    La curiosa coincidenza è che la Pasqua molto ma molto bassa di quest’ anno ha finito col sovrapporsi con un’ altra festa del tutto laica e civica: la festa della Liberazione, una festa che ricordo semmai come una delle più noiose ed inoffensive degli anni della mia giovinezza, ma a proposito della quale l’ idea che si possa assistere in modo civile a festeggiamenti a cui non ci si sente di partecipare direttamente sembra purtroppo essersi persa nell’ Italia di questi anni bui.

    A parte ciò, è sempre un piacere leggerti, e la diversità dei punti di vista riesco solo a vederla come un' occasione di arricchimento e di apertura di cui esserti, caso mai, ancor più riconoscente.

  10. Ancora una volta, altri spunti di riflessione.
    In effetti quest'anno alla Pasqua si somma anche la Festa della Liberazione.
    Quanto mai laica e quanto mai problematica.
    In questi  ultimi anni sempre pù vuota di contenuti, sempre troppo retorica, giusta soddisfazione a quel nostro gusto melodrammatico.
    Rsistente, forse per la sua origine, a quel revisionismo avanzante.
    Eppure ora cominciano insistenti domande, anche mal poste, cui non si riesce a dare risposte soddisfacenti.
    Forse gli anni non sono ancora maturi. Forse troppi protagonisti dell'una e dell'altra parte sono ancora in vita e per loro l'emozione di quei tempi é ancora troppo vivida e presente.
    Manca ancora quel giusto distacco e storici seriamente intenzionati a valutare cause ed effetti di quei fatti.
    Non so se ne verremo mai a capo, visto che dopo 150 anni, le tensioni più che centanarie, paiono ancora non sopite del tutto.
    Ho letto, quà e là, in questo mondo virtuale che c'é sete di risposte.
    Serie, oneste e non slogan, facili da portare perché fin troppo leggeri.
    Scomoda e pesante, in ogni caso la verità ci farà liberi.

  11. Scriva pure di ciò che vuole, La leggiamo sempre volentieri…

  12. ha ragionissima Brum nel primo commento, la religiosità (al contrario del fanatismo) non è di moda… pensare che basterebbe cambiare i nomi in John, Dylan, Jessica (pescando a caso nei telefilm) , ambientare il tutto nella Los Angeles degli anni '60, giustificare i miracoli con la mescalina, miscelare il tutto con esoterismo e teorie new age… e il Vangelo sarebbe un best seller!
    Io non parlo da persona religiosa, ho teorie personalissime sulla Spiritualità, ma non si può ignorare che l'insegnamento di Cristo (amare gli altri come se stessi) sia l'unico modo per vivere degnamente. Come dici tu, Cape, se io diventa noi , si eviterebbero tutti i conflitti.
    fa bene, leggerti.

  13. ripasso quando avrò qualcosa di intelligente da dire…..

    uè… chi ha parlato?
    chi ha detto "allora questo è un addio"?

  14. @ 11 = com'é umano, Lei.

    @ 12 = bisogna essere dei buoni "agitprop", per riuscire a vendere certe cose. Aggiungici anche qualche effetto luminoso e avrai prorpio quello che dici.
    Solo  che, come sappiamo tutti, non é così che funziona.
    Da parte mia dico : meno male.

    @ 13 = E ci risiamo.
    Senti le voci, ma non capisci le parole.
    Quelle emesse della bocca.
    Hai capito benissimo quelle dettate dal cuore, però.
    Mi basta.

  15. ed io che credevo di essere suino…

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