CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

La grande abbuffata

L’uomo è ciò che mangia?
La domanda, nella sua disarmante semplicità, non offre però, altrettanta facile risposta. Questo perché occorre guardare innanzitutto al rapporto che l’uomo ha con il cibo, con ciò che mangia. Occorre ripercorrere a grandi linee la storia dell’uomo e soffermarsi ai vari stadi della sua evoluzione, che sono concomitanti o quasi con l’utilizzo del cibo.
Se per l’uomo preistorico mangiare era un fatto di sopravivenza, con l’utilizzo massiccio ed intelligente del fuoco, ecco che il cibo diventa non un bene consumabile ora, bensì  qualcosa che può essere consumato nel tempo. Il cibo è per l’uomo delle caverne occasione di ricercare anche le prime forme di sacralità.
Condividerlo con altri membri del gruppo, rafforza i legami instaurati. Da il senso di appartenenza al gruppo stesso, porta ad una  forma di sussidiarietà tra i membri, di aiuto reciproco. Diventa occasione per incontri, alleanze. Trovarne nuove o riaffermare le antiche.
Anche quando si trasformerà in agricoltore il cibo avrà questo significato, ma ne saranno aggiunti altri quale: il desiderio dell’accumulo ad esempio. Non fine a se stesso, ma per i tempi nei quali il cibo potrà essere o sarà scarso o nullo. La ricerca di nuove coltivazioni o nuovi modi di coltivare. Il cibo quindi come strumento di crescita e di perpetuazione nel tempo.
Crescita non solo fisica, atta cioè a soddisfare un bisogno primario, ma anche crescita spirituale e mentale. Nei secoli il cibo si è modificato per la mano dell’uomo. Ingredienti che si sono aggiunti e altri che si sono persi, perché l’uomo h sempre cercato di migliorare il suo tenore di vita. Abbiamo assistito anche alla sistematicità del cibo stesso. Attraverso le scuole di cucina, i sistemi per cucinare e per conservare. Tutti mezzi che hanno permesso all’uomo di soddisfare bisogni e voglie. Quindi non dobbiamo credere che siamo solo ciò che mangiamo, perché in maniera iconoclasta saremmo portati a sostenere che chi si ciba solo di piatti raffinati è un grande uomo e chi si accontenta o è costretto al tozzo di pane abita gli ultimi gradini della piramide sociale. Per certi versi è così. Ma intervengono qui altre leggi, in special modo quelle economiche, che governano più delle altre la vita dell’uomo contemporaneo.

Credo che ora sia ulteriormente cambiato l’approccio che ha l’uomo , nei confronti del cibo. Non è più il sistema naturale di sopravvivenza, ma viene in più soddisfatto il gusto personale.
Con il cibo si afferma la propria unicità. La varietà che viene offerta, ci permette si scegliere proprio quei cibi che affermano la nostra personalità, i nostri desideri, anche più reconditi. Forse in questo troviamo la risposta. Anche se non è proprio esattamente così.
A spingerci a scegliere questo piuttosto che altro, può esserci anche la creazione di falsi bisogni, che riescono ad incanalare in un verso o in un altro la naturale predisposizione a ricercare nel cosiddetto “branco”, quelle sicurezze e certezze di cui non possiamo, in generale, fare a meno.
Ecco il perché di certi cibi che vanno particolarmente di moda, di certi accostamenti di sapori. Il cibo come momento estetico, più che come mera sopravvivenza. Ciò può portare anche all’assurdo, che il cibo , superata l’essenza per cui è creato, diventa momento di disturbo, per l’uomo. Il suo rifiuto o il suo consumo esagerato sono gli estremi di un ipotetico segmento  sul quale corre il cibo e il suo consumo e quindi anche il nostro essere.
Ora è nella natura umana la ricerca di un punto di equilibrio, un punto di benessere per cui sia soddisfatto e il corpo, nutrito adeguatamente, ma anche lo spirito che da quel nutrimento, ne trae profitto. Ecco allora che l’uomo nella sua ricerca ha trovato sistemi nutrizionali, che sortiscono gli effetti desiderati. Si parla di dieta mediterranea, ad esempio, che ha trovato il giusto equilibrio tra i vari nutrienti e che riesce a soddisfare i fabbisogni personali. Non eccedendo con nessun ingrediente e il benessere, pare, sia assicurato.

Quindi si può dire che siamo ciò che mangiamo, nella misura in cui il cibo non è eccesso, ma equilibrio, non è semplice estetismo, ma giusta proporzione di quantità e qualità, perché anche la qualità e la preparazione sono assolutamente necessarie al fine di raggiungere quel benessere cui ci siamo fissati.
Poi naturalmente ci sono anche gli sporadici e naturali eccessi, di cui dobbiamo tenere conto e che rientrano nel naturale corso della nostra vita.
In fondo ogni regola ha la sua eccezione, a cui è tanto piacevole abbandonarsi ogni tanto.

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20 pensieri su “La grande abbuffata

  1. archmdl in ha detto:

    Bellissimo post
    quelli di gambero rosso e gualtiero marchesi sarebbero fieri di te….
    e ben pensarci anche giovanni rana….

    Mangiare è uno dei quattro scopi della vita… quali siano gli altri tre, nessuno lo ha mai saputo. (proverbio cinese)

  2. capehorn in ha detto:

    @ 1 = attendo fiducioso il responso di Giovanni Amato, poi mi potrò ritenere soddisfatto. 
    Naturalmente mi son preoccupato di scrivere sulla tovaglia di Fiandra, questa volta. Ecco perché non é poi tanto malaccio. 
    Grazie per la comprensione. 

  3. anneheche in ha detto:

    C'entra forse con l'esame di maturità di questi giorni?
    In ogni caso, se così fosse, io ti promuoverei a pieni voti… con bacio in fronte 🙂
    A livello sportivo, inequivocabilmente il cibo ha una valenza assai importante… e pure in certi episodi di guerra. Annibale sconfisse i romani al Trasimeno perché aveva fatto svegliare i suoi soldati un'ora prima, affinché consumassero una robusta prima colazione. Le legioni, invece, combatterono digiune.
    Tutto il resto lo hai già detto tu, caro Carlo.

  4. blanca.mackenzie in ha detto:

    oh… ma che posso dire, io? Ahimè il mio olfatto difetta di conseguenza non conosco i sapori, quindi mangiare è per me una necessità ma non un piacere, di conseguenza si potrebbe pensare che io sia una persona scialba… lo sarò, ma non perchè ignoro il piacere del cibo,
    comunque nel mangiare c'è qualcosa di impareggiabile:
    una tavola piena di amici!

  5. mezzastrega in ha detto:

    e tutto questo per giustificare quella porzione abbondante di tiramisù???

  6. maubauis in ha detto:

    dici devo mettermi a dieta? 😀

  7. brumbru in ha detto:

    Lucidissima l'analisi sul passaggio del cibo da necessità di sopravvivenza alla soddisfazione di una necessità psicologica indotta dalla pubblicità.
    Oltre a ciò, io credo che il cibo sia anche soddisfazione di una richiesta di sostanze nutrienti necessarie per il corpo (o viceversa… che il corpo negli anni si sia assuefatto ad una certa tipologia di sostanze nelle varie stagioni) che nasce dall'interno. Per capirci, potrebbe essere che se il corpo ha bisogno di proteine… ci venga voglia di mangiare carne, ecc…

  8. melogrande in ha detto:

    Beh, allora, se le cose stanno così …

    Autoritratto !

  9. archmdl in ha detto:

    sono preoccupata…
    questo post parla di cibo e Zazà non è ancora intervenuto
    speriamo non stia male…

  10. capehorn in ha detto:

    @ 3 = Ach … mi hai scoperto anche stavolta, maledetto Carter!
    Spero tanto che almeno qualcuno dei ragazzi impegnati quest'anno, abbiano affrontato il tema anche da questo punto di vista. Poi come si dice: un equipagio felice, é un equipaggio pasciuto!

    @ 4 = Blanca, olfatto o gusto? Comunque sia una tavolata d'amici é sicuramente il coronamento di un buon pasto. Qualunque si ail cibo, anche l'umile pane e mortazza sarebbe ambrosia!

    @ 5 =  ! Bhè, in fondo non era poi così abbondante ! … Era… peccato sia finita così in fretta.

    @ 6 = Da lunedì. Sicuramente!

    @ 7 = Anche questa é un'ipotesi da non sottovalutare. Anci credo prorpio che questa sera, a cena ascolterò i desideri reconditi el mio corpo.
    Vediamo …  Pasta al sugo, fetta di tacchino ai ferri con insalata verde e pomodori, frutta e se c'é anche un dolcetto. Massììì, facciamo gli spendidi!!

    @ 8 =  Non capisco ! Spaghetti nr. 5 o vermicelli nr.7 ??
    Comunque sia ottima scelta, ma non poteva essere da meno, la tua.

    @ 9 = Farà il kilo !
    Và che poi arriva per servirsi del secondo giro ! 

  11. anonimo in ha detto:

    senza olfatto non c'è gusto…
    le due cose sono collegate
    blanquita sloggata

  12. Zaagsel in ha detto:

    L'uomo è ciò che mangia?
    risposta
    NO è anche ciò che beve!

  13. Zaagsel in ha detto:

    ora te la faccio io una domanda

    questa frase:

    Quindi si può dire che siamo ciò che mangiamo, nella misura in cui il cibo non è eccesso, ma equilibrio, non è semplice estetismo, ma giusta proporzione di quantità e qualità, perché anche la qualità e la preparazione sono assolutamente necessarie al fine di raggiungere quel benessere cui ci siamo fissati.

    secondo me è sacra ma sulla Bibbia non l'ho trovata, dove l'hai presa?

  14. brumbru in ha detto:

    #10: amico… io credo che lo star bene sia fatto di tante cose. Sappiamo tutti quanto lo stress influisca negativamente anche sulle malattie fisiche. Ciò detto… vuoi che il piacere enorme che ti può dare mangiare ciò che desideri non influisca positivamente anche sul benessere psicofisiologico?
    Certo… senza esagerare.

  15. melogrande in ha detto:

    Cape,
    Spaghetti De Cecco N. 12, se vogliamo essere precisi.

    Cottura leggermente al dente, grazie.

  16. capehorn in ha detto:

    @ 11 = a dre il vero anche il mio di olfatto se ne sta andando. Un po'  per colp mia (fumo) e un po' le arie condizionate, il respirare la polvere degli scali ferroviari ed avere le finestre che danno direttamente sui binari di Lambrate etc etc.. . Sono solidale con te.,

    @ 12 = Giusto, no  dimenticando però qualità e quantità.

    @ 13 = Tutta farina del mio sacco. Senza neppure consulatare l'Artusi.

    @ 14 = Su questo  sono aercidaccordo con te. Una bella mangiata, accompagnata da una altrettanto bella bevuta, non può che rissolevare l'animo e per una volta il mondo pare meno brutto. Se per "bella" s'intende una giusta proporzione tra qualità e quantità. Gli eccessi sono brutti ricordi.

    @ 15=  N. 12 ? A però!! Questo numero non lo conoscevo ancora. Appena li trovo, li compero e li assaggio volentierissimo. Li cucinerò sencondo i tuoi suggerimenti. Grazie per la dritta.

  17. PrimaoPoiCresco in ha detto:

    ahh io l'estate son sempre a dieta … con il caldo mi riesce meglio … e non si parla di cibo con chi è a dieta .. uff

  18. anneheche in ha detto:

    OT ho appena finito di mangiare una squisita grigliatina

  19. Diaktoros in ha detto:

    Io usavo spaghettini Voiello n. 103 (cotti in 8 minuti). Considerate le mie analisi (colesterolo, trigliceridi, azotemia ecc.), non dovrei mangiare grassi, proteine, carboidrati e zuccheri. Sono però libero di pascolare e brucare erba; ma avrò qualche problema, perché il rumine non me l'hanno ancora impiantato.

  20. capehorn in ha detto:

    @ 17 = Dieta ??? Non sai cosa ti perdi. Bhè allora adesso ti racconto . Dunque … si prende una bella pentola capace e ….

    @ 18= OT alla data e all'ora di quanto hai scritto io avevo finito un tristissimo  panino al Pazzificio ! Grunf

    @ 19 = Un'altro caso di malasanità.
    Ecco, diciamolo e condanniamo fermamente questi tristi episodi, che ci danneggiano e penalizzano tutti. 

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