CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivi per il mese di “luglio, 2011”

Prima che me ne vada per qualche giorno

Prima che me ne vada per qualche giorno é bene che vi lasci il :

  3° capitolo 

 E anche il:

 

  4° capitolo 


Così non mi rimanete indietro.
Ritornerò e vi interrogherò. Quindi preparatevi bene. Tanto siete in ferie e non avete una bella cippalippa da fare.
Per chi poi é, é stato oppure sarà colto da pigrizia, stato confusionale, secchezza delle fauci, alluce valgo, mal caduco, della pietra, franzoso, ispanico, italico o semplice lombosciatalgia e non nell'ordine testé elencato, suggerisco di linkare il luogo in cui sono postati i capitoli. Quelli presenti e quelli precedenti.
Ne avrete benefizio certo e certificato.
Ciao, buon fine luglio, inizio agosto e …  buona lettura.

 

lampi d’estate

Ieri ho visto una libellula.
Notiziona direte voi. Sicuramente influirà sull’andamento dei mercati delle tigri asiatiche.
Il Nikkei avrà una sicura impennata e delle ricadute benefiche ne trarremo tutti, benefizio.
Se avete finito di scompisciarvi io, proseguirei, grazie.
Dicevo, ho visto una libellula. Non è facile vedere quest’insetto, seguirne anche per un momento la grazia e il volo. Se fosse una musica, sarebbe un pezzo ska. Perché si ferma improvvisamente, si alza e si abbassa, vola di lato per poi riprendere il volo orizzontale. SI erma improvvisamente e riprende quel movimento a scatti. Quasi sentisse, come se si appropriasse dell’elettricità dell’aria. I colori delle sue elitre poi hanno dell’incredibile. Iridescenti, cangianti, secondo come i raggi del sole le accarezzano. Ha volato attorno alle foglie del lauro selvatico, poi si è posata leggera su di una appena sbocciata, di un verde quasi trasparente, tanto era chiaro. E’ rimasta qualche tempo poi ha iniziato quel volo immobile, quasi fosse un elicottero. O forse l’elicottero imita in qualche maniera il suo stazionare, immobile, nell’aria. Poi con uno scatto imperioso è partita per quella tangente stabilita dal suo piano di volo, disegnato dai millenni nel suo DNA.
Parrà banale, ma sono cose che fanno bene. A dispetto di tutti i guai che combiniamo, la natura riesce sempre a cavare dal suo cilindro una sorpresa, che come tale è inaspettata e per cui gradita. Ti fa meditare su come e perché c’è sempre qualcuno che non si arrende, nonostante tutto. Piccoli e furtivi insegnamenti, elusive indicazioni, che segnalano che la vita c’è e che continua in tutti i suoi aspetti, sebbene i troppi segnali contrari.
 
Ore ventiquattro. Un altro capitolo del libro che leggo di sera, prima di addormentarmi scivola sui miei occhi. Spengo la luce e aspetto che Morfeo arrivi. E’ sempre in ritardo, ma lo capisco. D’estate, con il caldo e i tiratardi che sono sempre in giro, fa quello che può.
Ore 2.15. insistente miagolio. Il Liga, gatto rock e interista, vuole smettere i panni del nottambulo Il lettone lo aspetta e non vuol più frapporre indugi. Allora alzati, apri la finestra del bagno. Ritorna a letto e richiama Morfeo. Ore 5.20 il Liga, gatto come sopra, ha deciso che le ore del mattino hanno l’oro in bocca. Perciò va a ravanare la Leonessa, che cachettica, apre la porta della sua stanza. Lui esce. Intanto Morfeo a mandato a quel paese tutta la famiglia. Con occhio cisposo, alito da drago ed empatia pari a zero assoluto, la famiglia tra le otto e le nove del mattino si desta e si alza. L’incomunicabilità è al picco massimo della giornata In questo la Leonessa ed io ci assomigliamo come una goccia d’acqua. Artemisia, la mia, sorbito il caffè, è pronta.  Io mezz’ora dopo la colazione aspetto che qualcuno mi dica chi sono, dove sono e cosa faccio lì. Mondi distanti, quasi paralleli. La Leonessa non si pone certe domande. Durante il giorno otterrà brandelli di risposte, sufficienti a farle passare la giornata. Il Liga rientra giusto per sgranocchiarsi qualche crocchetta. Poscia, guardando dov’è ubicata il resto della famiglia, si dedica alla parte più importante della sua esistenza. Dormire al fresco della nostra stanza da letto. Sul nostro letto. Lui, di giorno, dorme. Morfeo, perché ci sarà anche un Morfeo per gli animali, è costretto agli straordinari. Lui dorme di giorno, il gaglioffo; noi la notte a contare stelle. ‘Inculo Morfè.
 
La Leonessa, terminati gli esami all’università, ora è a casa. Il sottoscritto finalmente è in ferie. Allora? Direte voi. Wall Street ha avuto un balzo? Il prezzo del ghiozzo dei banchi sabbiosi del Canada è finalmente a prezzi abbordabili per tutti. Non è questo il motivo del contendere. Il fatto è che Artemisia, la mia vorrebbe un aiuto più concreto nel disbrigo delle faccende donnesche. Dato il postulato della mia assoluta imperizia in quelle cose, lei spera in ogni momento di vedere la figlia, se non con lo straccio per dar giù la polvere, ma almeno l’aspirapolvere quando bisogna. Lavare le pentole, al posto del vecchio e canuto padre farebbe cosa gradita, soprattutto al vecchio e canuto di cui sopra. Questo perché il futuro è sorprendente e qualunque nozione di economia domestica potrebbe far comodo. Amici miei, ingenui e frastornati patatoni LEI, invocando ed evocando norme e leggi, che vanno dalla Magna Carta, all’Editto di Nantes, passando per la Dichiarazione Generale dei Diritti dell’Uomo, di rivoluzionaria memoria, per transitare sui Principi dei Soviet, atterrando sullo Statuto Albertino (Mi, domando quest’involuzione che senso abbia e, in quali canali misteriosi si arrovelli), non dimentica della Convenzione di Ginevra e della Carta di Helsinki. Infervorandosi per il combinato disposto degli art. tredici e trentadue della nostra Costituzione. Invocando finanche tutti o quasi gli emendamenti dei filadelfi, evita, eccepisce, discute, traccheggia, contratta, stabilisce, tratta, principia, elide, propone e per ultimo si da con evidente dileggio e in spregio a quanto prima manifestato. Non sapevo che quest’estate avrei rivissuto la madre di tutte le guerre. Quella della madre contro la figlia e viceversa. A volte gli urli e gli strepiti si elèvano alti per la casa. Vedo decibel impazziti che si aggirano come Erinni. Altri che, fatte le valige, mi chiedono gentilmente, ma con evidente fretta, lumi circa un mezzo di trasporto il più veloce possibile, che li portino non importa dove. Importante che sia lontano.
In tutto questo bailamme però, nulla è cambiato per il vecchio e canuto padre.
A tal proposito scusate se interrompo, ma le pentole vanno puliziate.

Si va ad iniziare

Oggi é giovedì e una settimana fa iniziava una nuova avventura.
 Per motivi strettamente logistici ecco a voi il

 

  1° Capitolo 

e anche il
 


 

  2° Capitolo 
 

Sono capitoli brevi e di introduzione, così cominciate a prender nota dei personaggi e a respirare un po' d'atmosfera.
Godetevi questa sequenza, poi quando ritornerà il consueto trantran, la cadenza sarà settimanale e vedrò se riesco a mantenere l'appuntamento del giovedì. Turni permettendo.
Buon divertimento.

 

Brevi di Cronaca

Questa estate ci  ha già regalato un tempo bislacco. In questi giorni , nelle cui ore la sensazione di essere seguiti o preceduti da una lunga fil di cammelli, era reale, a questi miraggi della mente, si sono alternati anche giorni nei quali la prostatite di Giove Pluvio si è manifestata in tutta la sua gravità.
Estate particolare, ma in fondo ogni estate lo é. Tutti a dispensare consigli sull’alimentazione, sull’abbigliamento. Che sono quelli dell’anno scorso. Uguali, identici, precisi. Più di questo e meno di quello. L’unica incognita sono i rincari.
Cosa costerà di più, rispetto allo scorso anno? Scatteranno i soliti trappoloni estivi oppure per una volta saremo graziati dal caroqualunquecosa, visto che la stagione è unica e se non si guadagna ora … quando?

Già, per quest’estate chi ci guadagna e chi no? Vogliamo parlare della nostra economia in generale? Anche no, che già fa caldo e l’abulia da calura, colpisce un italiano su uno, prostrandolo già abbondantemente. Mi ci metto anch’io a rincarare la manfrina politica di questi giorni?
Non vi voglio così male. Anzi non vi voglio male assolutamente.

Chi ci ha guadagnato è stata la Leonessa. Ha terminato gli esami universitari ed é in pari.
La media è soddisfacente, siamo contenti e per lei si prospetta una estate di piacevole sollazzo.
Anche se, perché esiste sempre un se, un velo di tristezza ammanta il suo star bene. Compie ventunanni.
Augurissimi direte voi . Anch’io e con me Artemisia, la mia.
Però lei, la Leonessa, sostiene che finisce la sua adolescenza. E’ uscito l’ultimo film della sagra di Harry Potter e lei e come tanti con lei, figli della generazione H P , sentono inesorabile che un ciclo si è concluso.

“Scusa papi, ma tu non sei figlio della contestazione giovanile? Non eri un figlio dei fiori? Non vivevi la rivoluzione permanente?”
Già … la rivoluzione permanente. I cortei, gli scioperi, le occupazioni universitarie, gli slogan. Però poi abbiamo attraversato gli anni di piombo. La cupezza del ’77, del ’78 B.R, N.A.R.. Non più eskimo e gonnelloni a fiori, piuttosto fori di pallottole.
A ciascuno la rivoluzione del suo tempo, quella che meglio caratterizza un epoca, una fetta della propria vita. A me e come a tanti di voi, è toccato in sorte quel periodo. Bello o brutto che sia, è stato il nostro.
Siamo passati anche noi dall’adolescenza alla giovinezza e poi alla maturità, attraverso quegli anni e con quell’eredità facciamo i conti.
Qualcuno fa ancora fuoco di quella legna raccolta. Altri se la sono già bruciata tutta. Altri passano il tempo a guardare le ceneri, sperando in un qualcosa.
Che il fuoco si ravvivi o che dalla disposizione dei tizzoni rimasti, se ne possa trarre auspici. Altri fanno fuoco con legna nuova e diversa.

A ciascuno il suo, secondo convenienza, maturità, responsabilità.
Ogni storia è importante per chi la vive o l’ha vissuta.
C’è solo il resto, che ciascuno si trova in tasca.

Artemisia, la mia ha terminato gli ultimi lavori in ceramica. Ha dipinto i regali per un matrimonio. Rose e girasoli e calle. I fiori che le riescono meglio, ai quali dedica una passione particolare nel dipingerli. L’ultimo forno parte stanotte. Fino a settembre non se ne parla. Troppo complicato dipingere. E’ una questione di impasti, di temperature e di umidità. Quando me lo ha spiegato, confesso, o avuto l’occhio a pallino. Mi sono arreso all’evidenza.
Ci sono però i preparativi per la partenza per Lourdes. Anche quest’anno tutta la famiglia in pellegrinaggio.
Volontari e contenti di farlo. Un po’ di tempo dedicato ad altre persone, a un altra storia può solo far bene.

Personalmente dovrò affrontare ancora un turnaccio e un notte (quest’ultima fuori busta, nel senso che non era assolutamente  prevista, ma al Pazzificio siamo corti di uomini) e poi FERIE.
Finalmente perché“a son sciupà”.
Tutti i pazzi e i loro allegati, mi rivedranno ad agosto.
Un agosto rovente lo so già e … sarà dura, ma anche questa volta … speriamo che me la cavo.

Intanto, visto che per vari motivi le ferie le passerò nella mia magione, al paesello e visto che sto lavorando, tempo permettendo ad un progettino, ecco che vi lascio un link.
 

  PROLOGO 

Dateci un’occhiata  e se vi piace, passate per il seguito.
L’estate è ancora lunga e passarla con gli amici è sempre piacevole.

 

L’inquietudine e l’irrequietezza

Inquieto = agitato, turbato impensierito, in ansia, crucciato, adirato
Irrequieto = che non trova quiete; vivace, che non sta mai fermo
 
E’ qualche giorno che mi chiedo se sono l’uno o l’altro.
Tutto perché sto leggendo “L’uomo inquieto” di Mankell e perché sistemando dei libri nella mia biblioteca mi sono ritrovato tra le mani “Anatomia dell’irrequietezza” di Chatwin.
E’ stata come una folgorazione, un pensiero che si trasforma in rovello; una domanda a cui mi sento quasi obbligato dare risposta. O almeno cercare di darla.
Ho cercato i lemmi sui dizionari che abbiamo in casa e poi sulla/nella rete.
Più penso e rifletto e più mi accorgo che ho passato l’epoca dell’irrequietezza.
E’ un sentimento che afferisce sostanzialmente alla sfera giovanile.
Da giovani, si è irrequieti perché, a mio parere, non c’è mai abbastanza terra da percorrere, tempo da spendere, credito di qualunque genere da esigere alla vita.
La vivacità che si prova, nella ricerca di un dove e di un quando, è caratteristica dell’adolescenza e della giovinezza.
Tante, o forse troppe, le cose da vedere, capire, conquistare, apprendere per cui lo stato di apparente moto perpetuo ben calza a quest’età. Sono gli anni dell’apprendimento in tutti i sensi, sono i giorni nei quali formi il tuo essere in futuro, plasmi oggi quello che sarai nei giorni a venire.
Prove e riprove per trovare la giusta quadratura; sentire e risentire quelle emozioni, quei sentimenti che saranno la tua specifica cifra. E’ questa quasi infaticabile ricerca che ti farà dire : io sono individuo tra individui. Ho formato la mia morale, la mia etica, sono unico ed irripetibile.
Poi gli anni passano dalla formazione alla maturità. Consolidi le scelte precedenti e riesci anche a farle fruttare, godendone tutti i vantaggi. Il tuo mondo ha l’orizzonte abbracciato dal tuo sguardo e la terra che calpesti la conosci, asperità comprese.
Eppure.

Eppure il tempo, come ti ha aiutato ad essere irrequieto e trovare quindi una tua identità, adesso ti spinge verso un altro periodo della vita.
Periodo di cui ignoravi assolutamente l’esistenza.

Quando pensavi, credevi fermamente di aver raggiunto il culmine, ecco che un altro orizzonte ti appare improvvisamente.
Una novità così grande che inizia a misurarti le forze e trovi che queste non siano come tu le credevi. Diventi interprete o spettatore di eventi, che vissuti in prima persona agitano i tuoi pensieri, incrinano le tue certezza , a volte minano quel mondo che tu credevi essere fondato sulla roccia.
Ci si incupisce, anche per un nonnulla. Ci si agita inconsciamente. Mostriamo insofferenza fin esagerata, per cose di scarsa importanza.
Ogni cosa a poco a poca ci fa sussultare e iniziamo a mostrare quei lati, che non sapevamo di avere.
O se lo sapevamo, li abbiamo celati e per lungo tempo.

Ci sorprende il fatto di avere uno o più lati oscuri e ci altera il fatto di non poterli ancora una volta reprimere. Forse, inconsciamente, ci diciamo che non dobbiamo più dimostrare nulla a nessuno.
Forse il vero IO, sta emergendo in tutta la sua dirompente forza.

L’irrequietezza di un tempo, quell’agitarsi per costruirsi, è riuscito a celare anche quell’aspetto. Anzi lo abbiamo costruito noi, inconsapevolmente ammettiamolo, però ora ne dobbiamo tener conto. E’proprio quell’aspetto che pretende soddisfazione. Per troppi anni è rimasto represso, relegato, inascoltato.
Ecco che le prime insoddisfazioni salgono alla ribalta quando improvviso, si avvia il processo di revisione della propria vita. Ai primi seri bilanci, ci si accorge di aver dedicato troppo a una cosa, che rivela la propria pochezza, mentre ad un'altra, ben più meritevole, solo qualche fugace approccio. Fa male scoprire che alcune priorità, non sono così importanti. Acuiscono il senso di turbamento, a volte angosciano. Sale l’insoddisfazione, che può tramutarsi in ansia, che può degenerare nell’ira.  E’ deprimente dirsi:” Non ci avevo pensato. Non ho riflettuto abbastanza” Sembra quasi dichiarare una sconfitta. Ma non si può pensare a tutto e dedicarsi a questo “tutto” anima e corpo. Troppi gli imprevisti, le probabilità cui far fronte.
Rischiamo l’immobilismo per la sete di controllo che ci divora; non solo sulla nostra vita, ma anche su quella degli altri, persone o cose che siano.

Eppure dobbiamo affrontare anche questo cammino.
Il cammino dell’inquietudine, del nostro scontento, del sentirci inadeguati ai tempi e alle cose, che questi tempi ci ammanniscono. Forse i giovani, perché irrequieti, non sentono questo turbamento, tesi come sono alla loro formazione.
Personalmente sento di avvicinarmi all’età dell’inquietudine.
Piccoli indizi, tenue tracce me lo hanno fatto avvertire.
Forse perché ne ho parlato, ma  sento di non esserne arrivato ad una.
Forse sono solo lampi lontani di una ancor più lontana tempesta.
Però … però esco a comprare un ombrello.

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