CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

L’inquietudine e l’irrequietezza

Inquieto = agitato, turbato impensierito, in ansia, crucciato, adirato
Irrequieto = che non trova quiete; vivace, che non sta mai fermo
 
E’ qualche giorno che mi chiedo se sono l’uno o l’altro.
Tutto perché sto leggendo “L’uomo inquieto” di Mankell e perché sistemando dei libri nella mia biblioteca mi sono ritrovato tra le mani “Anatomia dell’irrequietezza” di Chatwin.
E’ stata come una folgorazione, un pensiero che si trasforma in rovello; una domanda a cui mi sento quasi obbligato dare risposta. O almeno cercare di darla.
Ho cercato i lemmi sui dizionari che abbiamo in casa e poi sulla/nella rete.
Più penso e rifletto e più mi accorgo che ho passato l’epoca dell’irrequietezza.
E’ un sentimento che afferisce sostanzialmente alla sfera giovanile.
Da giovani, si è irrequieti perché, a mio parere, non c’è mai abbastanza terra da percorrere, tempo da spendere, credito di qualunque genere da esigere alla vita.
La vivacità che si prova, nella ricerca di un dove e di un quando, è caratteristica dell’adolescenza e della giovinezza.
Tante, o forse troppe, le cose da vedere, capire, conquistare, apprendere per cui lo stato di apparente moto perpetuo ben calza a quest’età. Sono gli anni dell’apprendimento in tutti i sensi, sono i giorni nei quali formi il tuo essere in futuro, plasmi oggi quello che sarai nei giorni a venire.
Prove e riprove per trovare la giusta quadratura; sentire e risentire quelle emozioni, quei sentimenti che saranno la tua specifica cifra. E’ questa quasi infaticabile ricerca che ti farà dire : io sono individuo tra individui. Ho formato la mia morale, la mia etica, sono unico ed irripetibile.
Poi gli anni passano dalla formazione alla maturità. Consolidi le scelte precedenti e riesci anche a farle fruttare, godendone tutti i vantaggi. Il tuo mondo ha l’orizzonte abbracciato dal tuo sguardo e la terra che calpesti la conosci, asperità comprese.
Eppure.

Eppure il tempo, come ti ha aiutato ad essere irrequieto e trovare quindi una tua identità, adesso ti spinge verso un altro periodo della vita.
Periodo di cui ignoravi assolutamente l’esistenza.

Quando pensavi, credevi fermamente di aver raggiunto il culmine, ecco che un altro orizzonte ti appare improvvisamente.
Una novità così grande che inizia a misurarti le forze e trovi che queste non siano come tu le credevi. Diventi interprete o spettatore di eventi, che vissuti in prima persona agitano i tuoi pensieri, incrinano le tue certezza , a volte minano quel mondo che tu credevi essere fondato sulla roccia.
Ci si incupisce, anche per un nonnulla. Ci si agita inconsciamente. Mostriamo insofferenza fin esagerata, per cose di scarsa importanza.
Ogni cosa a poco a poca ci fa sussultare e iniziamo a mostrare quei lati, che non sapevamo di avere.
O se lo sapevamo, li abbiamo celati e per lungo tempo.

Ci sorprende il fatto di avere uno o più lati oscuri e ci altera il fatto di non poterli ancora una volta reprimere. Forse, inconsciamente, ci diciamo che non dobbiamo più dimostrare nulla a nessuno.
Forse il vero IO, sta emergendo in tutta la sua dirompente forza.

L’irrequietezza di un tempo, quell’agitarsi per costruirsi, è riuscito a celare anche quell’aspetto. Anzi lo abbiamo costruito noi, inconsapevolmente ammettiamolo, però ora ne dobbiamo tener conto. E’proprio quell’aspetto che pretende soddisfazione. Per troppi anni è rimasto represso, relegato, inascoltato.
Ecco che le prime insoddisfazioni salgono alla ribalta quando improvviso, si avvia il processo di revisione della propria vita. Ai primi seri bilanci, ci si accorge di aver dedicato troppo a una cosa, che rivela la propria pochezza, mentre ad un'altra, ben più meritevole, solo qualche fugace approccio. Fa male scoprire che alcune priorità, non sono così importanti. Acuiscono il senso di turbamento, a volte angosciano. Sale l’insoddisfazione, che può tramutarsi in ansia, che può degenerare nell’ira.  E’ deprimente dirsi:” Non ci avevo pensato. Non ho riflettuto abbastanza” Sembra quasi dichiarare una sconfitta. Ma non si può pensare a tutto e dedicarsi a questo “tutto” anima e corpo. Troppi gli imprevisti, le probabilità cui far fronte.
Rischiamo l’immobilismo per la sete di controllo che ci divora; non solo sulla nostra vita, ma anche su quella degli altri, persone o cose che siano.

Eppure dobbiamo affrontare anche questo cammino.
Il cammino dell’inquietudine, del nostro scontento, del sentirci inadeguati ai tempi e alle cose, che questi tempi ci ammanniscono. Forse i giovani, perché irrequieti, non sentono questo turbamento, tesi come sono alla loro formazione.
Personalmente sento di avvicinarmi all’età dell’inquietudine.
Piccoli indizi, tenue tracce me lo hanno fatto avvertire.
Forse perché ne ho parlato, ma  sento di non esserne arrivato ad una.
Forse sono solo lampi lontani di una ancor più lontana tempesta.
Però … però esco a comprare un ombrello.

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14 pensieri su “L’inquietudine e l’irrequietezza

  1. anneheche in ha detto:

    Che magnifico post, Carlo!
    E quante riflessioni suscita. Io credo che ciò che provi sia condiviso da molti, e vissuto da altri, sebbene privi di consapevolezza. C'è un momento, anzi c'è "il" momento delle domande, domande assai pericolose, perché le risposte sono incerte, e tuttavia sovente riescono a cogliere il segno. L'animo umano è un grande mistero. Esso è simile a giornate di pioggia e di vento. Ma, a tratti, affiora il sole.
    Allora la vita è bella.
    Peccato che sia breve. Nella sua vera essenza.

  2. brumbru in ha detto:

    Gran post. Per quanto mi riguarda non è così… pur riconoscendomi in moltissime delle cose da te citate, e concordando praticamente in tutto. Io non mi sento irrequieto, pur essendolo stato anche di recente… anzi. Credo che la vita sia un pò un minestrone, ed a seconda dei periodi prevalga ora l'una ora l'altra cosa. A volte, pur credendo di conoscermi, mi sorprendo anche io, ma lo accetto come fatto normale. No, io ora son tranquillo. Con in più la convinzione che siano veramente poche le cose per cui valga farsi il sangue amaro….

  3. egle1967 in ha detto:

    Forse adesso che si sono costruite basi solide con le quali esaudire le nostra smisurata necessità di controllo, posssiamo trovare vermante il nostro IO.
    Io l'ombrello non lo porto. Vorrei bagnarmi di acqua vera ed avere un pezzetto in più di me da conoscere!

  4. blanca.mackenzie in ha detto:

    no, no, macchè tempesta! è soltanto mare mosso, il cavalcar dell'onda che lascia presagire un orizzonte ogni volta mutevole.
    Tu parli dell'inquietudine di chi vive da vivo.
    Solo chi si rassegna ha l'animo pacioso…
    suvvia mastro Horn, vi offro un goccetto, ma non angosciatevi per una nuvola.
    non è tempesta, è vita.
     Blanquita

  5. melogrande in ha detto:

    Proprio così !
    La differenza fra i due termini, in fondo, è tutta in quel "re" che indica ostinata ripetizione, Insomma, inquieti si può esserlo di tanto in tanto, l' essere irrequieti richiede servizio permanente effettivo.
    Ma dal momento che "requie" ha anche altro significato, viene facile associare irrequieto, o anche solo inquieto = VIVO. Appunto.
    Così intendo e così auguro.
    Amen.

  6. archmdl in ha detto:

    io ultimamente sono solo ansiosa e non so se è un bene

    i complimenti per il post te li hanno gia fatti… quindi che te lo dico a fare? 🙂

  7. llauraa in ha detto:

    ciao!!! …ti ricordi di me? 🙂
    Io ho sciolto ormai l'inquietudine, perlomeno quella che non ha motivo di esistere, o meglio, che ha un motivo nascosto. Ora m'inquieto soltanto quando ho un valido motivo per farlo.

    DOBRANOC! 😉

    laura

  8. azalearossa1958 in ha detto:

    La prima che hai detto.
    Cioè, inquieta. Decisamente. Questo è un periodo di inquietudine, ma di quelli tosti.
    Anche perché, a pensarci bene, irrequieta lo sono sempre da sempre.

    Ciao Capo, caffè?

  9. PrimaoPoiCresco in ha detto:

    Penso che non giacere sui propri allori sia sempre sano … mettersi in discussione aiuta non poco … poi che sia segno di inquietudine non importa molto … basta esser "vivaci ed indomiti" … poi che a una certa età si è meno propensi ad essere fors'anche accomodanti è logico e dovuto … se non ora quando?

  10. capehorn in ha detto:

    Dopo aver letto i vostri commenti e i vostri complimenti, mi senti meno irrequieto, ma soprattutto meno inquieto.
    O forse ho la giusta inquietudine di questo momento della mia  vita, sempre un po' difficile da interpretare.
    Tanti i segni e troppi gli stimoli.
    Sarà forse inquietudine, quella che ti spinge a sfrondare, limare, scegliere con più accuratezza ciò che veramente vale?
    Forse, o forse é veramente un nuovo capitolo che mi si apre e quindi, di fronte alla novità l'animo non é così sfrontato e battagliero, nell'affrontarlo.
    Solo un po' più cauto e prudente del solito.
    Occorre misurare meglio sforzi e forze.
    Serve un pizzico di attenzione in più e dunque occorre anche un mutamento, che dico: una diversa maturità nell'approccio..
    Chissà? 
    Se al posto di una tempesta ci fosse solo un'acquazzone estivo, giusto a portar via vecchia patina e rinfrescare un po' l'aria che mi circonda?
    Proverò a masticare i giorni che verranno con più calma, badando al presente, così da imparare qualcosa per il futuro perché … se non ora, quando?

  11. brumbru in ha detto:

    L'inquietudine in genere porta a rischiare, a scalpitare, ad affrettarsi. Possibile che nel caso tuo porti calma e prudenza?

  12. capehorn in ha detto:

    @ 11 = Calma e prudenza sono per me valori aggiunti. A volte  ne aggiungo troppo lle cose che faccio o progetto. Ho preso troppe tangenti e conseguenti trambate, che mi hanno portato a più miti consigli..
    Ah, dimenticavo: tangenti= bambole non c'éuna lira nel mio caso.

  13. Pino in ha detto:

    Carlo,
    perdonami. E’ la più copiosa rassegna di bestialità stereotipate che mi sia mai capitato di leggere in merito all’evoluzione della consapevolezza di se.
    Perdonami, ma sembra un esercizio di stile di un noioso studente, adolescente, del liceo classico, che non ha ancora sperimentato nè l’irrequietezza, nè l’inquietudine.
    Perdona la critica ma è solo il frutto di tanto affetto e stima.
    Saluti

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