CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivi per il mese di “settembre, 2011”

INUTILI TRACCE – Capitoli 22 e 23

# 22° Capitolo –  ovvero “ Ripartenza”
 

Duca mi guardò stupito.
         “ Tipi … chi? Dove?”.
Indicando con la mano destra ripresi.
         “Là, fuori le mura. Ci sono due personaggi, un biondino con la faccia furba e un altro, che se non è stupido, lo fa troppo bene.”.
Duca si accigliò, poi storcendo la bocca disse.
         “Mhmm … vado e indago. Con permesso.”. Si allontanò salutandoci un po’ troppo convinto.
Dissi in breve il mio pensiero su quei due personaggi. Sicuramente anche loro erano intenti a spiarci. Per conto di chi non azzardavo neppure un’ipotesi, ma era certo che avevano un interessamento esagerato. Troppi erano interessati alle nostre mosse. Desiderosi di sapere quando e cosa avremmo scoperto, ma tutti interessati a mettere le mani sul bottino. Era sicuramente qualcosa di prezioso, ma non riuscivo a capire cosa potesse avere di così interessante un sistema di avionica, vecchio di secoli, custodito in un forte divorato dal tempo. Forse il problema avrebbe trovato la sua soluzione solo quando lo avremmo avuto davanti agli occhi. Por ora c’erano solo vari gruppi interessati a noi e al nostro cammino.
Rientrammo al rifugio, le ombre della sera e il freddo che improvviso era sceso, dopo che il sole si era definitivamente nascosto dietro le montagne, invitavano a un ambiente caldo e alla cena. Nel mezzo giorno avevamo mangiato solo qualche barretta energetica e sentivo un languore. Entrando nella sala mensa il profumo di una zuppa di verdure, solleticò le narici. Infatti, nel liquido denso che ci fu servito, occhieggiavano patate, carote, fagioli e strisce di cavolo. A ognuno fu dato anche un pezzo di carne bollito.
Larghe fette di pane, scuro e abbrustolito allietavano la nostra tavola. Fu quasi subito silenzio e sentivo lavorare le mascelle. Mi guardai in giro. In fondo, al lato opposto dove eravamo seduti noi, i due misteriosi personaggi. Testa bassa, non mangiavano, bensì divoravano quel che avevano davanti. Soprattutto quello dalla faccia rincagnata. In breve aveva terminato la scodella e occhieggiava voglioso quella del compagno. L’altro mangiava, quasi svogliato, tanto che mise davanti al primo la sua scodella. Il brutto, così lo chiamai, ebbe uno scintillio negli occhi e si buttò di buona lena sul piatto offerto. Il biondo mi ricambiò l’occhiata, che gli avevo lanciato. Mi parve che mi rispondesse – Ci parliamo dopo. Domani. Con calma, tanto non c’è fretta. Tranquillo. Niente di pericoloso. –
Forse fu solo una mia impressione o forse volevo che quel colloquio si svolgesse veramente e a breve. Tanto che ebbi voglia di alzarmi e presentarmi. Il biondo, indovinato il mio pensiero si alzò e usci velocemente. Il bruto spazzolò le ultime briciole e si guardò attorno, speranzoso in qualche altro avanzo.
Poco dopo abbandonammo anche noi la mensa. Passeggiamo brevemente nel cortile, mentre il cielo si stava coprendo di stelle e i raggi della luna illuminavano le pareti che ci circondavano. Sentii chiudersi il pesante portone e udii distintamente gli ordini del cambio della guardia.
L’Irtitltaslag si preparava a un’altra notte.
In verità speravo che succedesse qualcosa di simile alla notte precedente. Ci coricammo e attesi. Sentivo cambiare il respiro dei miei compagni. Oramai riconoscevo il russare profondo di Thor, così diverso dagli strani sibili emessi da Stark o lo sbuffare di Lutpberg. Stubbing rimaneva immobile di fianco. Holt si sistemava con le braccia sotto il cuscino e sembrava quasi non respirasse. Mi concentrai meglio e udii leggerissimi schiocchi. Neelya e Soledo, approfittavano delle prime ore della notte, per alimentare quella passione che avevo visto nascere e forse non solo io, nei giorni passati al Covo. Mi concentrai ancora di più sul respiro di Darla. Deluso, mi accorsi che si era addormentata di botto. Scivolare sotto le sue coperte, come aveva fatto lei con me? Oppure lasciar correre e attendere momenti migliori? Eppure durante la mattinata un bacino me lo aveva dato. Dannazione, non sapevo proprio che fare. Agire e poi rischiare di sentirla urlare, perché spaventata dal mio tentativo. Vegliare sul suo sonno, come un antico gentiluomo? Perso e dibattuto da questi contrastanti pensieri, ebbi appena il tempo di udire il passo felpato di Duca che rientrava dalle sue indagini. Riconobbi il sottovoce d’imprecazioni che lanciò, per aver urtato con i piedi nudi il montante di fero del suo letto. Poi fu silenzio e mi addormentai.
All’alba, come il solito, l’Irtitltaslag era avvolto dalle nubi d’umidità della notte. Dopo una breve colazione, mentre gli altri sistemavano le ultime cose negli zaini e Duca e Holt, s’incaricavano di prendere la slitta, Stubbing ed io infilammo nell’ufficio dell’ufficiale di guardia, per ritirare i nostri documenti. C’era il Comandate del rifugio in persona che si limitò a questo discorso.
         “Ecco i vostri documenti signori. Professor Stubbing, il maestro Tuoissant le manda i suoi saluti e le augura buona fortuna per i suoi scavi. Immagino che arrivati al Bivacco di Gleannahrd, sarete stanchi. Là c’è un piccolo distaccamento di Cacciatori. Hanno l’ordine di farvi trovare il luogo confortevole e di prepararvi la cena. Mi sono permesso di farvi precedere e … seguire da un gruppo dei miei uomini migliori. Non vorrei che aveste dei problemi. Capite. Un’ultima cosa. Ricordate che una volta abbandonato il Forte della Valls deis Reis e scesi nella valle delle Terre alte, voi non sarete più un nostro problema. Spero caldamente che troviate una situazione a voi favorevole, per tutto e in tutto. E’ stato un vero piacere conoscervi.”. Così dicendo ci tese i documenti e ci strinse persino la mano.
Ringraziammo per l’accoglienza e Stubbing si raccomandò di salutare ancora il maestro Tuoissant da parte sua.
Gli altri ci attendevano fuori dalle mura. Dei due personaggi nessuna traccia, in complesso una pattuglia di Cacciatori era in attesa.
Thor mi parlò, mentre distribuivamo i documenti.
         “ Un gruppo di Cacciatori è già partito e credo che questi ci verranno dietro a una certa distanza, ma ci seguiranno come ombre.”.
Risposi.
         “Lo sappiamo. Ne ha parlato il Comandante in persona. Un discorso che non lasciava dubbi. In aggiunta ci ha fatto capire altrettanto chiaramente che una volta scesi dalle balze di Kralovna saremo soli e loro interverranno solo per raccogliere i nostri eventuali morti e feriti. Vogliono essere sicuri che abbandoniamo i loro territori e non saranno felici di un nostro ritorno. Credo.”.
Alle mie parole Stubbing annuì, come a porre l’accento che quello era il loro programma.
Il nostro era quello di continuare fino alla fine e quello che stavamo facendo adesso era diventato quasi un affare si stato tra varie tribù.
         “Vasi di vetro, tra vasi di ferro.” Disse Soledo iniziando il cammino.

 
Dal diario del Cap. Stubbins.
 
Finalmente in marcia. Mi sento come nella stretta di una tenaglia. Abbiamo alle spalle anche i Mistrali e nessun alleato all’orizzonte. Mi chiedo cosa ci sia di tanto importante e pericoloso nella nostra missione. Un pericolo così grande, che ci porterà tutti alla rovina?

23° Capitolo  – ovvero “ La sorpresa di una alleanza inaspettata”

Il sole, stava dissolvendo le nubi cariche di umidità e con il passare delle ore, le grandi pareti est, che si sviluppavano alla nostra sinistra, rivelavano tutta la loro magnificenza. Vedevamo le sfuggite delle creste; gli scuri contrafforti e i solchi dei crepacci, che giocava vano a creare ombre più chiare e scure sulle pareti stesse. Pinnacoli e guglie salivano snelli per stagliarsi sullo sfondo del solito cielo di un azzurro slavato, che avrebbe preso poi un colore più intenso e carico con il passare del tempo. Sugli alti nevai, la luce creava altri giochi e il nitore della neve dava anche fastidio. Intanto i soliti voli di gracchi e l’innalzarsi solenne delle aquile, a inseguire le prime termiche del mattino, puntinavano la giornata che si annunciava splendida. Certo è che marciare su quella distesa di rocce spaccate, dai colori ora bruni ora verdastri ora segnati di venature color caramello, non era certo facile. Vuoi per il fondo disastrato, vuoi perché le rocce stesse assorbivano il calore del sole e lo irradiavano all’intorno. Dopo qualche ora molti di noi si ritrovarono solo con le braghe e una leggera maglietta. Holt, il finto geologo, diede dimostrazione di ciò che aveva imparato, illustrando i vari tipi di roccia che incontravamo. Al semplice granito, si univano filoni di ofiolite, poi cassiterite e limonite dal caratteristico color caramello. A chiosa delle sue spiegazioni disse.
         “ Vi sembrerà strano, ma è molto meglio camminare in queste pietraie, in una giornata di sole, patendo il caldo, che attraversarle sotto la pioggia o peggio, in mezzo ad un temporale.”.
         “ Perché?”. Giunse ansimante la voce di Duca.
Holt senza indugio rispose.
         “ Perché stiamo attraversando delle zone ricche di materiale ferroso. La limonite ad esempio. Contiene ferrite e quindi è come se stessimo camminando su di un gigantesco parafulmine. Credo che se potessimo misurare l’elettricità statica di queste rocce, lo strumento andrebbe fuori scala.”.
A quel punto Thor ci raccontò di una volta che aveva attraversato la stessa pietraia, anni prima sotto un furioso temporale e sentì le rocce che sembravano friggere e aveva osservato degli strani lampi bluastri, soprattutto nelle zone, dove la limonite era più concentrata.
Stubbing ed io intanto controllavamo i due gruppi di Cacciatori. Si stavano mantenendo, all’incirca, alla medesima distanza dal momento della partenza. Marciavano al nostro passo, per non perdere o diminuire il contatto con noi.
         “Nulla da eccepire.”. Mi disse a un certo punto Stubbing. “Sono proprio ben addestrati e si attengono scrupolosamente agli ordini ricevuti.”.
Credevamo di avere difficoltà con la nostra slitta, ma il sistema antigravitazionale, di cui era dotata, funzionava egregiamente. Ogni tanto Duca controllava la carica degli accumulatori e allargava e orientava i pannelli solari perché fossero sempre in pieno sole.
Grande invenzione quella. Con tutta la finta attrezzatura e le armi di cui disponevamo, portarle sulla schiena, oltre agli effetti personali, sarebbe stato un compito veramente sfiancante.
Il sole era quasi giunto allo zenit, quando Darla, che si trovava in testa alla nostra colonna gettò un grido.
         “Qui c’è acqua. Direi di fermarci e di mangiare qualcosa. Poi ho voglia di togliermi gli scarponi, perché ho i piedi che non li sento e credo di essermi procurata anche delle nuove vesciche.”.
Dopo pochi minuti eravamo tutti con i piedi a mollo nelle pozze della sorgente trovata da Darla. Il piacere di quell’acqua, benché fredda, era impareggiabile. Il benefico effetto lentamente risaliva tutto il corpo e sembrava che attraverso i piedi succhiassimo tutti, avide sorsate per ristabilire l’equilibrio perso.
Ci dedicammo anche alla manutenzione delle nostre estremità, applicando cerotti e usando disinfettante. Presi un piede di Darla, piccolo e ben fatto, dalle unghie curate e vezzosamente dipinte di un grigio perla. Inizia a massaggiare il primo e poi anche l’altro.
Sul suo volto si dipinse un’aria di estasi e di piacere.
         “ Se massaggi così bene i piedi, non oso immaginare con il resto del corpo, cosa sei capace di fare.”. Disse lanciandomi un’occhiata carica di significato. Sorrisi e sperai tanto di essere arrossito. Credo che faccia piacere a una donna, vedere un uomo con un po’ di rossore sul volto. Credo che lo renda più tenero ai suoi occhi. Il sole o il vento delle giornate precedenti, non avevano certo contribuito a esaltare quel rossore, però mi rimase quella speranza. C’eravamo dispersi un po’ qua e un po’ là, per mangiare e bere, ognuno in compagnia dei propri pensieri. Era il momento di godersi completamente il silenzio e la pace di quel luogo. Mi dispiaceva un poco per i nostri accompagnatori, che non potevano avere quell’acqua. Da una parte. Dall’altra, ne gongolavo un poco. La giusta punizione per seguirci, facendo finta di non farlo.
Qualcuno se era assopito, ma il grido soffocato di Neelya fece balzare tutti in piedi. Armi alla mano. L’idillio era terminato. Sentimmo distintamente la sua voce esclamare.
         “ Esci piano e con le mani bene in vista.”.
Teneva la sua Tanfoglio 9 mm dritta davanti a lei e il dito sul grilletto. Starck che le era vicino e puntò la sua Aska65. Lo vidi trasformarsi immediatamente in una macchina oliata e pronta per il combattimento. In un niente le fummo tutti vicino. In mezzo alla fanghiglia, formatasi vicino a una delle pozze, vedemmo due occhi sbarrati e una bocca sporca, lorda di sabbia, esclamò.
         “Ferma, non sparare! Sono io.”.
Riconobbi, anche se impiastrate di sabbia e fango, le fattezze del biondo incrociato all’Irtitltaslag.
Thor riprese subito, mantenendo un tono minaccioso.
         “ Il tuo socio dové?”.
Sputacchiando qualche granello di sabbia, quello rispose.
         “ Nascosto vicino alle rocce che si trovano dietro la vostra slitta. Non agitatevi, tanto è disarmato, come lo sono io. Il fucile l’ho lasciato vicino ai nostri sacchi, nascosti poco distanti da qui. Sono armato solo io. Quello stupidone è armato solo di una fifa immensa.”.
Stubbing, abbassando lentamente la sua Tabasca11, disse.
         “Uomini, giù le armi. Tu alzati piano e con le mani in vista. Sentiamo cosa hai da dirci.”.
Neelya non abbassò la pistola fino a che il biondo non si trovò seduto, con le gambe ancora coperte di sabbia e fango. Iniziò a ripulirsi la faccia.
Mi guardai intorno. Il luogo di quell’agguato era veramente favorevole. Dall’alto eravamo coperti da un grosso roccione e dal basso non potevamo essere visti da nessuno. Ci trovavamo in pratica al centro di una sorta di anfiteatro. Il colpo era stato studiato proprio bene.
Stubbing riprese.
         “ Chi sei e cosa vuoi?”. Disse
L’altro uscito dall’incomoda posizione si diresse verso l’acqua e si lavò le tracce di fango sul volto. Poi gettò acqua anche sui capelli e ne uscì una sorta di broda appiccicosa inguardabile. Per nulla timoroso continuò con il lavarsi la testa fino a che, grondante solo di acqua fischiò leggermente. Il suo compare comparve come d’incanto. Non lo avremmo certo visto né trovato, se avessimo voluto. Ci raggiunge saltando agile di sasso in sasso.
Il biondo rassicurò l’altro, che mostrava una faccia spaventata, con un grugnito e una smorfia poi passò alle presentazioni.
         “Sono Pituddu e sento che vi serve una guida e un alleato.”.
Ci guardammo in faccia, basiti da una simile affermazione.
 
 
Dal diario del Cap. Stubbins.
 
Mi chiedo chi ancora dovrà accodarsi a questa nostra spedizione. Il segreto, se lo doveva essere, è completamente saltato. Ora anche i caprai sanno chi siamo e dove andiamo. Questi ultimi due poi sono stati di un’impudenza, che mi ha lasciato senza fiato.

 

INUTILI TRACCE – Capitoli 20 e 21

# 20° Capitolo ovvero “ Piacevoli problemi e poi ancora recriminazioni e decisioni importanti”
 

Ci coricammo e intanto ripensavo a quanto era stato detto da Duca e c’era ancora una parte del discorso che mi sfuggiva. Qualcosa di nebuloso che non riuscivo a chiarirmi e che mi dava certo ulteriore preoccupazione. Qualcosa che aveva detto o fatto in precedenza, ma sul momento non riuscivo ad afferrarlo.
Improvvisamente sentii le coperte che si spostavano e qualcuno si infilava nel mio letto.
Sussultai, ma una voce un po’ roca e ià impastata dal sonno, mi trattenne dal reagire.
         “ Ho tanto freddo. Scaldami un pochino, per favore.”.
Era Darla. Adesso che sentivo quel profumo caratteristico che aveva la sua pelle, di agrumi e fiori e erbe aromatiche, che personalmente mi faceva impazzire. Rimasi colpito e allungai una mano. Sentivo la sua pelle morbida, setosa sotto le mie dita. Accarezzai le gambe, lunghe e le sentivo diventate toniche dal cammino fatto. L’avevo già vista mezza nuda ai bagni del Covo. Le sue curve mi avevano occupato una buona parte dei miei sogni e dei miei desideri. Lentamente mi girai verso di lei, ma a metà del movimento percepii che il ritmo del suo respiro era cambiato. Si era addormentata. Al caldo del mio corpo, come un cucciolo al calore della madre. Pensai che forse non fosse il caso di produrci in effusioni. E’ vero che gli altri dormivano, ma qualcuno sicuramente aveva il sono leggero. Stark e Holt avevano i letti vicino alla porta. Stubbing accanto a Holt e Luptberg dall’altra parte. Alla mia sinistra avevo Thor e alla destra, ultima in fondo alla fila, dormiva Darla. Di fronte a noi Neelya e Solado. Accanto, Duca. Qualcuno di loro sicuramente vegliava, quindi aggiungere, seppur attenuati come possibile, gemiti e mugolii al concerto di sbuffi e russa menti, non avrebbe aggiunto molto, ma un certo pudore mi impediva di continuare ogni possibile manovra amorosa. Poi lei si era addormentata e sentivo la sua gamba sulle mie, il suo braccio destro avvinghiato al mio e il resto del corpo appiccicato alla mia schiena. I suoi seni, mi sembrava che mi bruciassero la pelle ed era una sensazione che non provavo da tempo. Riamasi così, perso nei miei pensieri e con quel corpo meraviglioso, appiccicato al mio. Finalmente mi addormentai.
Un’alba livida accolse il nostro risveglio e dopo le pulizie generali del corpo e dell’ambiente, fatta colazione uscimmo fuori dall’ Irtitltaslag. Ci dirigemmo verso un lago vicino, giusto per allontanarci da orecchie indiscrete e terminare i discorsi residui.
Come un’ombra, alcuni Cacciatori ci seguirono, fingendo occupazioni qualunque, ma ci rendemmo conto che ci stavano controllando se non spiando proprio.
Ci disponemmo su un bel roccione piatto, che cadeva a picco nelle fredde acque del lago montano. Osservavo i pesci che guizzavano nelle acque e alcuni facevano piccoli e grandi balzi, per prendere gli insetti che volavano a pelo d’acqua. Una situazione idilliaca. Anche il sole faceva capolino tra le nubi che andavano disperdendosi e il cielo, di un azzurro slavato iniziava ad occupare l’orizzonte.
Esordì stranamente Duca.
         “ Credo che andrò al Rifugio. Primo a controllare la nostra slitta e poi a fare quello per cui sono famoso. Cercare informazioni utili per noi.”.
Stubbing intervenne.
         “ Prima di andartene, vorrei farti notare una cosa. Quello che non ho capito è stato il fatto che tu abbia voluto tirarci addosso anche gli uomini della Gilda dei mercanti di Idee? Di quale piano fa parte questa bella trovata? Oppure è una tua invenzione giusto per depistare e confondere?”.
Duca non ebbe tentennamenti questa volta.
         “Questa volta riconosco la stupidità e la leggerezza, del mio comportamento. Ero certo che quell’incontro avrebbe solo dato lustro a me stesso e informazioni per noi. Invece ho attaccato come delle zecche al cane, quella mala genia. Non ho riflettuto abbastanza sulla conseguenze del mio gesto. Accecato dal lustro che avrei ottenuto agli occhi di Jeronimus. Il nostro Clan che sarebbe entrato nella zona d’interesse della Gilda. Immaginavo i benefici che avremmo avuto tutti quanti e parlo naturalmente per noi del Clan. Invece ho gettato un’altra bella palata di strame secco, sul fuoco dei nostri problemi.”.
Concluse con una punta di amarezza.
Thor più pratico, come sempre lo rimbeccò.
         “ Di danni ne abbiamo fatti un po’ tutti. Adesso vai e rimedia qualche succosa informazione. Che ci possa tirare fuori dai guai o almeno che non ci permetta di attirarcene altri.”
Un po’ imbarazzato Duca si alzò e si incamminò verso il rifugio, non senza dire ad alta voce, in maniera di essere ascoltato e compreso soprattutto dai nostri discreti guardiani.
         “ Bene, vado a controllare la slitta e quasi quasi mi faccio una birretta del Gepu.”.
Ridendo aggiunsi.
         “Portagli i miei saluti e ricordati … Paga il conto, mi raccomando.”.
Ci facemmo una risata, che a tutti noi risultò falsa, fatta giusto per mascherare quella tensione che ancora aleggiava.
Appena Duca se ne fu andato Darla prese la parola.
         “ Allora … che facciamo? Partiamo? Io qui non riesco più a starci. Voglio finire al più presto tutto e voglio che gettarmi questa storia alle spalle.”.
Traccheggiavamo un po’ tutti la risposta da dare e Neelya ruppe gli indugi.
         “ Partiamo domani all’alba e se marciamo senza fermarci in serata daremo al Bivacco di Gleannahrd. Saremo quasi al termine della Ciaplèra. Il giorno dopo altra tirata sino al forte della Valls deis Reis. Poi saremo arrivati.”.
Le sue parole furono accompagnate dai segni che indicava sulla carta, che aveva spiegata davanti a se.
Quella proposta raccolse l’assenso di tutti.
Luptberg fece però un’osservazione.
         “ A quanto pare siamo tutti d’accordo, ma … Duca …?”.
Thor come al solito fu spiccio.
         “Lui viene e se non viene, peggio per lui.”.
Con il taglio della mano alla gola fece un segno inequivocabile.
“ Calma.”. Dissi. “ Troveremo il modo di convincerlo. Quella è l’ultima opzione. Non credo che farà tante obbiezioni. Anche lui, adesso, ha tutto da perdere a rimanere indietro.
Piuttosto.”. Rivolgendomi a Stubbing. “Sarebbe meglio informare il suo comando che tutto procede bene. Che la copertura con i Mistrali non è saltata e che procederemo all’avvicinamento.”.
Stubbing concordò con me che in serata avrebbe mandato il messaggio, ora però era meglio far finta di essere degli scienziati. Presero a girare intorno al lago osservando e fotografando dei fiori e prendendo campioni di rocce. Per l’occasione ciascuno di loro aveva studiato un po’ di botanica e un po’ di geologia, quel tanto da potersi spacciare per ricercatori. Ero stanco, di una stanchezza improvvisa e così mi addormentai, senza sogni questa volta, sulla pietra, sotto i caldi raggi del sole. Fu un sonno corto però. Darla mi aveva svegliato con un bacio fugace, a fior di labbra.
         “Sveglia pigrone, che ti viene un insolazione.”. Poi con un tenero sorriso continuò.
         “Grazie per avermi scaldato questa notte. Non sarei riuscita a prender sonno, senza di te. Grazie anche del resto.”.
La fissai indeciso se risponderle o tacere. Preferii un semplice “E’ stato un piacere.”. Qualunque discorso avrebbe fatto danni.

 
Dal diario del Cap. Stubbins,
 
Abbiamo deciso. Questa volta si parte tutti insieme e tutti con il medesimo intento. Stiamo formando gruppo e ciò è importante. Speriamo che quel Duca ci porti buone nuove. Ne abbiamo bisogno.

# 21° Capitolo ovvero “Partenze e guai finali”
 
Continuammo tutta la mattina a gironzolare lungo le sponde del lago. Il fatto che non sapevamo niente di quello che stava combinando Duca, ci rendeva leggermente nervosi.
Quel suo silenzio, diventava sempre più assordante a mano a mano che il tempo passava.
A un certo punto iniziammo persino a guardarci negli occhi, come se solo quel fatto potesse tradirci, spezzare quel fragile equilibrio che si era venuto a generare.
Thor, dopo l’ennesimo incrocio di sguardi con il sergente Luptberg esclamò.
         “ Caro dottore, che ne dice di una buona birretta. Fresca e spumosa, che dopo tutto questo sole non potrà farci che bene?”.
         “Accetto molto volentieri e questa volta sarò felicissimo di essere suo ospite.”. Gli rispose con una vera risata.
Entrambi ripresero il sentiero verso il rifugio e mi accorsi che uno dei nostri discreti guardiani, iniziò a seguirli. Non potevamo fare un passo. La cosa iniziava a infastidirmi e fui preso dalla tentazione di andare direttamente da uno di quelli e chiedere direttamente spiegazioni. Stubbing si avvicinò.
         “ Lasci correre Corso.”. Mi disse. “Sono sicuro che il loro comportamento sia tale, solo per farci compiere la mossa sbagliata. Ci innervosiscono, per avere un pretesto per arrestarci e poi, con il tempo dalla loro parte, interrogarci per bene.”.
Mi grattai la guancia ispida di barba un po’ troppo lunga per le mie abitudini.
         “ Ha ragione. Sono continue provocazioni. Piccole, insistenti, ma credo che ci sia dell’altro. Vogliono saggiare se effettivamente siamo chi diciamo di essere. Le nostre precedenti spiegazioni non devono averli proprio convinti a pieno.”.
         “ Lo credo anch’io.”. Convenne.
Il sole intanto si era nascosto dietro un alto contrafforte e l’ombra di quello si era allungata fino a noi. La temperatura divenne quasi subito fresca e piccoli brividi, cominciarono a correre sul corpo di ognuno. Decidemmo così di rientrare. Intanto avremmo sistemato l’equipaggiamento per l’imminente partenza; qualcuno avrebbe cercato Duca e gli altri due e avremmo tenuto il consiglio finale.
Una volta giunti all’interno del rifugio, mi recai subito dall’ufficiale di guardia per registrarci per la cena e poi per informarlo della nostra volontà di partire l’indomani all’alba.
Prese nota di tutto senza tradire emozione alcuna. Ci assicurò che al mattino successivo avremmo trovato tutti i nostri documenti nel suo ufficio.
Ero appena entrato nel cortile, che ecco mi comparve a fianco Duca.
         “ Ho buone e attive notizie per noi. Direi di trovarsi alle rovine del vecchio rifugio.  Al più presto.”. mi disse, tradendo l’eccitazione, per le novità in suo possesso.
         “ Chiama gli altri che sono in camerata. Io vi aspetto fuori le mura di questo … carcere.”.
Passarono pochi minuti e uscirono dal portone anche gli altri. Per ultimo il socio e il sergente particolarmente allegri. Le birrette erano state più d’una, conoscendo la gola di Thor e immaginando quella del sergente.
Mentre attendevo, la mia attenzione fu solleticata da due figuri. Appoggiati a una colonna, che faceva con altre, da chiostro al cortile, ci avevano seguito con interesse al nostro rientro. Sembravano due montagnardi, forse del Clan dei lleteirs, venuti qui per radunare le berre, che avevo visto numerose sui prati vicini al lago. Uno tarchiato, biondastro dallo sguardo acuto, indagatore. L’altro mi pareva un sempliciotto, rozzo e volgare. Un occhio semichiuso, naso rincagnato e la faccia segnata dal tempo.
Come il gruppo si avvicinò e iniziammo a dirigerci verso le rovine, mi accorsi che i due ci stavano seguendo. Lo facevano con indifferenza, parlottando tra di loro, ma era evidente che non volevano perderci di vista. Immaginai subito altri guai in vista.
         “Thorbjorn.”. Dissi al socio indicandoli con lo sguardo. “Hai visto quei due. Ci stanno seguendo. Non lo vogliono far sapere, ma per me, ci sono alle calcagna. Guardali senza fartene accorgere.”.
Thor cominciò a muovere la testa come se facesse una sorta di ginnastica e intanto lanciava occhiate ai due. Si fermò, fece due o tre torsioni con il busto per meglio inquadrarli dicendo “ Mi sento tutto in criccato.”. Poi riprese a camminare accanto a me.
         “Hai ragione. Quelli sono altri due spioni. Sarà meglio che inventiamo qualcosa. Un diversivo, che li tenga lontani dalla radio mentre Stubbing comunica con i suoi. Ci manca solo che quei due ascoltino, capiscano e vadano a riferire. E’ vero che sul capire non ci metterei la mano sul fuoco, visti i personaggi. Però la prudenza non è mai troppa.”.
Soledo aveva la radio sulle spalle, chiusa in uno zainetto, quindi Stubbing si apprestava a trasmettere il messaggio concordato al suo comando. Rimanemmo per ultimi, mentre il resto del gruppo entrava tra quei ruderi. Improvvisammo una conversazione, fatta più che altro di risate e suoni in libertà. Quasi fossimo due bambini che giocano e che parlano tra di loro con quel misterioso linguaggio, che solo quando si è bambini si usa, per poi dimenticarlo, crescendo. Per renderci almeno un po’ credibili, prendemmo a calci delle pietre. Le risate e gli urli, se da una parte non fecero capire nulla a quei due, sicuramente furono una solenne scocciatura per Stubbing e la sua trasmissione.
         “ Cosa vi è saltato in mente, Corso.”. Mi aggredì il capitano, quando entrammo Thor ed io tra i ruderi. “ Mettervi a urlare come due pazzi. Già la trasmissione è stata difficile in più voi due che urlavate come …”.
Gli spiegai brevemente i miei sospetti sui due personaggi che erano rimasti fuori. Mi guardò male lo stesso. Duca intanto fremeva e iniziò a parlare velocemente a bassa voce.
         “ Ho scoperto che i nostri cari ospito, non hanno bevuto fino in fondo la storia della spedizione scientifica. Sono molto diffidenti e sicuramente ci metteranno alle calcagna qualcuno dei loro. Stanno verificando presso la loro Casa della Scienza e in particolare, tentano di parlare con quel maestro, Tuoissant … giusto. Speriamo che abbiate detto una piccola ma importante verità, Capitano.”. Stubbing asserì vigorosamente.
         “ Comunque, il fatto che noi ce ne andremo domani, un po’ li ha sollevati. Non sono riuscito a capire però, se ci vogliono, perché interessiamo o ci vogliono via dalle scatole, perché siamo un problema. Dai discorsi che mi hanno fatto, sono emerse contraddizioni che non so proprio decifrare. Certo è che prima ce ne andiamo, prima staremo meglio tutti. Noi e loro. Questo per le notizie poco belle. Le notizie belle sono, che il tempo per la prossima settimana si manterrà bello, ma di notte farà freddo. Quindi di notte maglia di lana per tutti.”. La battuta fece ridere solo lui.
         “ Di’ in po’, bel tomo.”. lo apostrofai. “Di quei due la fuori sai nulla?”.

 
Dal diario del Cap. Stubbins.
 
Giornata nervosa. Non si capisce la posizione di questi dannati Mistrali. Sono con noi o contro di noi? In più il comando è stato evasivo al massimo, però fermo nelle decisioni assunte: continuate. In più quei due figuri, che hanno preso a seguirci. Stiamo diventando come le feci. Attiriamo ogni tipo d’insetti.

 

INUTILI TRACCE – Capitoli 18 e 19

Avete letto bene. Capitoli 18 e 19. Il numero 17 è il breve riassunto delle puntate precedenti. Procediamo.

18 – ovvero “Intermezzo”

Ci fu un momento d’incertezza, ma il sangue freddo del Sergente Luptberg, ci salvò e scosse da quel frangente. Si avvicinò alla slitta e da una borsa trasse un plico che consegnò a quello che doveva essere il comandante.
         “Ecco a voi i documenti del nostro gruppo; siamo scienziati e la nostra è una spedizione scientifica. Guardate pure, è tutto scritto.”. Così dicendo fece un passo indietro e sorrise, benevolo.
Il comandante lo fissò un attimo poi prese a consultare le carte. Chiese i passi a tutti noi e per ciascuno fissò abbastanza a lungo i volti delle fotografie. Quasi non si capacitasse che i volti delle fotografie, fosse uguali a quelli reali. Ritornò le carte a Lutpebrg poi fece un cenno a tutti noi di seguirlo. Il suo sguardo e soprattutto le canne dei fucili non ammettevano repliche o recriminazioni di sorte. Ci sentivamo prigionieri o comunque, sotto stretta osservazione.
Ci caricammo gli zaini e ricominciammo a camminare. Il passo fu quasi subito svelto e con il fiato grosso riuscii a dire a bassa voce a Stubbing.
         “ Non ci sono solo questi. Gli altri sicuramente ci seguono da qualche cengione in alto. Seguiamoli senza tante storie. Mani lontane dalle armi, perché ci faranno a pezzi in men che non si dica.”.
Stubbing annuì e fischiettò; per tutta risposta ottenne dei grugniti d’assenso. Anche gli altri avevano capito di non fare mosse inutili e pericolose.

Il resto della giornata passò con una marcia di buona lena, con la sola fermata ai piedi delle Balze per rifocillarci. Guardavo in su e vedevo la pista snodarsi in una serie di tornanti, che sparivano quasi nelle rocce. Passarono più di tre o quattro ore e finalmente, come d’incanto la massiccia sagoma dell’Irtitltaslag comparve all’improvviso. Le prime ombre sella sera ci stavano avvolgendo e sentiamo un po’ tutti che le forze stavano scemando. Quella vista ci rincuorava, ma metteva anche un po’ d’angoscia. Da lì a poco avremmo saputo il nostro destino. Entrammo attraverso un portone blindato, posto alla fine di una specie di labirinto. Oltre il portone, un piccolo cortile. Sulla destra una tettoia con delle gabbie, dove infilammo la nostra, slitta con tutte le nostre cose, armi nascoste comprese. Alla sinistra si apriva una porta, attraverso la quali fummo introdotti in una stanza. A lato una scrivania e dietro un accigliato graduato ci stava fissando. Il comandante della pattuglia gli tese la busta dei documenti e i nostri passi. Ci togliemmo gli zaini, oramai diventati troppo pesanti. Ci fu un nuovo controllo della documentazione poi l’uomo dietro la scrivania cominciò a far scorrere lo sguardo dall’uno all’altro di noi.
         “Così siete scienziati.“. Esordì. “ Vi recate alle Terre Alte. Per quale motivo v’interessa tanto arrivare là?“.
Stubbing prese la parola.
         “ Sono il capo spedizione e come ha letto, la nostra è una spedizione geologica e botanica. Ci sono specie di fiori rari e formazioni rocciose di grande interesse e questa spedizione può ampliare la conoscenza dei luoghi. Questo nell’ambito del una più ampia ricerca su questa catena montagnosa. Il nostro Congresso Generale delle Scienze, in collaborazione con la Grande Casa Scientifica Mistrali, ripone la massima attenzione a questo studio. Anzi se ci fosse l’opportunità di comunicare con il Gran Maestro Tuoissant, gliene sarei grato. Giusto per fargli sapere che siamo giunti nelle sue terre, sani e salvi.“.
Terminò il discorso con un ampio sorriso. Le parole non fecero però l’effetto sperato. L’altro bofonchiò qualcosa, che non capimmo e riprese:
         “ Voi lo sapete che ora in quel territorio è in corso uno scontro tra Clan rivali? Lo stesso territorio è fuori dalla nostra giurisdizione e poi in ogni caso non vogliamo avere nulla a che fare con beghe di pascolo e sfruttamento delle sorgenti. Lasciandovi andare, non ci assumiamo assolutamente nessuna responsabilità, per ciò che vi potrebbe accadere e non contate neppure su di un nostro aiuto. Il discorso mi pare chiaro.”. Chiuse perentorio.
Stubbing riprese.
         “ Chiarissimo, ma abbiamo avuto l’occasione di fermarci al Covo del Pissai, da dove abbiamo mandato messaggi che preannunciavano il nostro arrivo. Credo che la fonte di provenienza dei messaggi stessi, sia più che autorevole e quindi non credo che saremo toccati da quelle beghe.”.
L’ufficiale ci guardò e indicandoci disse.
         “ Vi ho avvertito, ma credo che le parole siano del tutto sprecate. Avrete solo quelle pistole a difendervi e in ogni caso adesso non vi servono, dunque siete invitati a lasciarle qua.”. Poi proseguì. “ Sarxento, armas !! Poi conducili alla Agle Seamore. La cena è tra un’ora. Pulenta e sautisa o se volete mangiar meglio c’é sempre il Gepu”.
Ci sfilammo i cinturoni e consegnammo le armi, ripresi i nostri bagagli, ci accingemmo ad uscire, quando un piccoletto agitatissimo entrò come una furia da una porta della stanza.
         “ Ahg, finalmente Corso, fil de’berra e d’en buk scrunà! Era ora che ti ritrovassi. Maleït, paga il tuo debito o ti cavo le budella.”.
Quello era il Gepu.
Sul momento rimasi interdetto; poi come un fulmine, il ricordo si fece chiaro e netto. Qualche tempo prima ero passato insieme a un gruppo di esploratori, anche di altri Clan e c’eravamo fermati all’Irtitltaslag. Quella sera facemmo bisboccia e il mattino ce ne andammo, dimentichi di pagare il conto, perché ne approfittammo alla grande della cantina del Gepu. A distanza di tempo quel demonio non solo se ne era ricordato, ma sicuramente pretendeva anche gli interessi. L’ufficiale mi guardò torvo.
Elargii il mio miglior sorriso.
         “Gepu, amico mio. Come vedi sono tornato apposta a pagare il debito. Vuoi forse che mi dimentichi di chi mi ha servito una cena, che non scorderò mai più. Cavarmi le budella, stai scherzando vero.”. Mi voltai verso gli altri. “ Certo che scherzi sei sempre stato un gran burlone. Me lo dice sempre Vrek.”.
A quel punto Gepu si fece più rosso in volto e temetti che fosse sul punto di esplodere.
         “ Stè citti !” Si mise ad urlare ancora più forte. Forse non avrei dovuto ricordargli il fratello con cui non aveva più rapporti da anni e al solo nome gli si avvelenava il sangue. Vecchi rancori famigliari mai sopiti e incattiviti con il tempo.
         “ Quanto ti devo?”. Volevo chiudere la partita al più presto.
Gepu, sempre paonazzo si mise a sputacchiare la cifra.
         “ Otto pezzi grossi.“.
Al ché messa la mano nella borsa ne trassi dieci di pezzi.
         “ Otto pezzi grossi, più due piastre per gli interessi. Pari patta. Contento?”.
L’ometto contò e ricontò il denaro, poi rivolgendomi uno sguardo per nulla rassicurante mi disse.
         “ Fati pì nen vughi! Bastard!”. Gonfiandosi il petto, tanto da sembrare un brutto rospo, si fece largo tra di noi, spingendo e sgomitando se ne andò finalmente soddisfatto e pagato.
Agli astanti mostrai uno sguardo di scuse, ma la severità con cui fui ricambiato, mi fece capire che era stato inutile, il sorriso messo in campo.
Thor a chiosa dell’episodio, mentre uscivamo dallo stanzone, disse.
         “ Io ve lo avevo detto. E’ stupido. E’ più forte di lui.”.
Qualcuno rise.

Dal diario del Cap. Stubbins.
La giornata è finita un po’ meglio di come era cominciata. Corso è un uomo dalle mille sorprese e sono tentato di credere a ciò che sostiene e, non so fino a che punto sia uno scherzo tra di loro o meno, che non si sottragga a compiere qualche stupidaggine. Vuoi per leggerezza, vuoi perché attratto dagli eventi. Sta di fatto che per un momento ho temuto seriamente di  perderlo per una stupidaggine compiuta in precedenza. La sua affidabilità a volte mi sembra come una foglia al vento. Adesso però dobbiamo riprenderci, riflettere e decidere sul da farsi.

19 – ovvero “Ultime spiegazioni”

Ci scortarono al famoso Agle Seamore. Uno stanzone in fondo ad un corridoio, vicino ai bagni. All’inizio del corridoio una camerata dei Cacciatori, con all’esterno un tavolaccio e due guardie. I bagni avevano solo bocche di lupo e per di più con inferriate, che parevano robuste. La nostra stanza una finestra che dava sul cortile interno. Proprio davanti a una torre d’osservazione con uomini armati. Vie per un’eventuale fuga, nessuna. Ci predisponemmo alla cena. Chi andò a lavarsi che riordinava le sue cose; io guardai fuori dalla finestra e vidi Duca Ramiro vicino alla gabbia, dove era custodita la nostra slitta. Stava confabulando con il sergente che ci aveva scortato. Questi a un certo punto della conversazione, aprì la porta della gabbia e Duca entrò. Cominciò a controllare il carico, ad assicurare gli ancoraggi e prese anche il telo che serviva da copertura. Lo stese e iniziò a legarlo sopra di quella che avrebbe dovuto essere l’attrezzatura della spedizione.
         “ Che sta facendo?“. Mi chiese il sergente Luptberg.
         “ Evita che ci freghino.“. Risposi col sorriso sulle labbra. “ Vede sergente, Duca coprendo la slitta, lo farà piegando il telo in un certo modo. Farà nodi particolari. Una gassa qua e un doppio marinaio là. Usando la passante prima a destra poi a sinistra e la successione sarà in concreto il suo sistema d’allarme. Se togliendo la copertura, la successione dei nodi e delle pieghe sarà uguale a quella che sta facendo, avremo la sicurezza che nulla è stato toccato. Vecchio trucco, ma sempre efficace.”.
Luptberg annuì vigorosamente e gli brillarono gli occhi.
Poco dopo ci chiamarono e ci servirono la cena. La sala da pranzo era ampia e tutta coperta di grosse travi di legno. Alle pareti fotografie delle montagne, che facevano corona al rifugio. Poi fotografie di animali, qualche fiore. Immagini di scalatori e qui i colori erano notevolmente sbiaditi, tanto che in alcune, dove c’erano dei gruppi a mala pena, si scorgevano le facce. Dalle zuppiere intanto saliva il profumo di una cucina rustica, ma dall’aspetto appetitoso. Ci diedero del vino forte e nero come la notte. La fame era molta e la voglia di essere schizzinosi, praticamente nulla. Passarono anche con un liquido nero, forte e bollente, che loro chiamavano caffè, con dentro una buona dose di liquore. Dopo la cena uscimmo in cortile, chiacchierando tra di noi di cose banali, ma Thor mi fece presente che se tutti avevano parlato l’unico che non era intervenuto nella discussione se non per mettere dei dubbi era stato proprio Duca Ramiro. Aveva chiesto delle spiegazioni, ma non ne aveva data nessuna. Convenni con lui che quella fosse la verità, quindi chiami immediatamente Stubbing.
Il quale, capita al volo la situazione, convocò gli altri con poche parole.
Ci sedemmo difilati in un angolo del cortile, in un luogo riparato dal vento che si era alzato, non forte, ma fastidioso.

Andai subito al cuore del problema, senza mezzi termini.
         “ Allora Duca, oggi abbiamo scoperto chi è chi e chi fa o dovrebbe fare, cosa. Tu cosa ci dici?”.
Duca, e me ne accorsi subito, mostrò immediato stupore. La sua mimica facciale era troppo evidente. Sapeva già da parecchio che sarebbe arrivata anche per lui la resa dei conti e sicuramente si era già preparato mille e una scusa.
         “ Cosa devo dire. Sono con voi. Io.”. Disse indicando i miei soci e il sottoscritto. “ Facciamo parte del Clan. Jeronimus, ha pensato bene di aggiungere un uomo in più e un uomo fa sempre comodo. Poi se ricordate al Covo ho travato e vi ho riferito, preziose informazioni. Vi ho messo in contatto con molta gente, che si rivelerà utilissima, anche nei giorni a venire …”.
Lo interruppi.
         “ Ecco parliamo di Jeronimus. Chi ti ha detto di spiare. Noi? O loro? Oppure entrambi?”.
         “Spiare. Assolutamente. Il mio compito è quello di agevolare in ogni modo il buon esito dell’impresa. Il Consiglio, Jeronimus, le Gilde si sono raccomandati tutti con me di aiutarvi in ogni momento. Anche prima … Ti ho visto che osservavi dalla finestra. Ti sarai accorto che ho messo la copertura all’attrezzatura e saprai benissimo che ho messo dei segni, tali da confermare se qualcuno ha avuto il naso troppo lungo. Dunque. Io non spio nessuno.”
Lo fissai a lungo, in un silenzio ricco di suspense. Sentivo che anche nell’oscurità gli occhi di Stubbing e degli altri, non si toglievano di dosso a Duca. Ripresi.
         “ Senti, oramai la verità.”. Feci un segno vago con la mano. “La verità è emersa. Tu cosa hai fatto sino ad ora? Hai spiato noi del Clan, riferendo a Jeronimus come stavamo portando a termine l’incarico? Oppure spiavi la squadra di Stubbing, sperando che saltasse fuori qualcosa. Jeronimus ha intuito una montatura e vuole sapere tutta la sua reale consistenza? Poi quali sono, se ci sono, i tuoi reali benefici?”.
Duca si sentiva accerchiato. Perle di sudore, sebbene la temperatura che stava scendendo, gli orlarono la fronte. Sentiva di essere stato messo alle strette.  Mordicchiandosi nervosamente il labbro inferiore, taceva, prendendo tempo.
Dal buio si levò una voce sottile e chiara.
         “Ricordati che da domani, la pista sarà piena di crepacci.”
Di rimando la voce di Thor si udì altrettanto chiara.
         “Non credo si debba giungere a tanto. Diamogli ancora un po’ di tempo, per trovare una risposta convincente. Se non dovesse arrivare, allora … Cercheremo un bel crepaccio.”.
Duca era a un bivio. Non parlare e la sua avventura sarebbe terminata, da lì a poche ore. Stubbing e i suoi non lo avrebbero aiutato. Né avrebbe ricevuto un aiuto da me. I miei due soci erano intenzionati seriamente a mettere in pratica le loro parole. Parlare sostenendo tutta la verità. Gli avrebbe salvato la pelle e ci avrebbe anche schiarito le idee. Avemmo avuto più elementi per sviluppare una strategia migliore, nel momento in cui avremmo dovuto prendere decisioni importanti e forse definitive.
Rimase in silenzio ancora qualche minuto, poi abbassata la testa iniziò a parlare.
         “ Va bene. Non mi date altra scelta. Jeronimus sospetta che questa non sia una spedizione scientifica. Vuole sapere tutto, soprattutto cosa sarà scoperto. Vuole giocarsela nella riunione del Consiglio Generale dei Clan. Vuole entrare nell’affare. Lui, per aumentare potere e influenza. Le Gilde per avere anche un ritorno economico e il Clan in generale otterrebbe più visibilità e considerazione a Gran Consiglio. Benefici per tutti, quindi. Anche per te ei i tuoi soci ci sarebbe stato un ricco benefit. Non vi avrebbe più permesso, naturalmente di andare a zonzo come fate ora. Senza controlli. Anzi avrebbe creato apposta la Gilda degli Esploratori e voi ne sareste diventati i capi. Sotto il controllo del Consiglio e quindi il suo. A lui interessa soprattutto ciò che troveremo e, quando lo avremo trovato, dovrò comunicarlo immediatamente. Forse hai ragione … avete ragione voi. Forse saputo il vero scopo di questo viaggio deciderà, lui e il Consiglio, se sacrificarci o meno. Se elevarci oppure schiacciarci come insetti, in nome della ragion di Stato. Non crediate che questa situazione mi renda allegro o sicuro. Se comunico ciò che troveremo non so quante probabilità ho di salvare la pelle. Se taccio le possibilità sono identiche, a quanto pare.”.
Dopo quelle parole, rimanemmo tutti in silenzio a meditare. Eravamo stati traditi tutti quanti, anche chi aveva il compito di farlo sin dall’inizio. In fondo Duca mi faceva pena.
Stubbing riprese la parola.
         “ A questo punto non so più a chi credere e se credere in qualcosa o qualcuno, valga ancora la pena.”. Lasciò la frase come sospesa. Aveva posto un interrogativo pesante. In fondo eravamo stati abbandonati tutti al medesimo destino. Per noi non ci sarebbe stato un ritorno festoso, come al solito. Piuttosto correvamo il serio rischio di non avere un ritorno.
SI fece sentire la voce di Stark.
         “ Se posso parlare signore e parlare liberamente, a questo punto della nostra storia gli unici in cui credere sono qui. Siamo noi che dobbiamo credere in noi stessi e in chi ci sta accanto. Uniti riusciremo ad uscire da questa situazione solo rimanendo uniti e fidandoci gli uni degli altri. Il resto … Il resto credo che conti poco. Capitano chiedo il permesso di ritirarmi.”.
Stubbing si mise la testa tra le mani. Provavo anch’io quello sconforto che sembrava averlo morso. Eravamo rimasti noi soli e dovevamo assolutamente fare gruppo unito se volevamo avere anche la più piccola speranza di cavarcela.
Mi alzai.
         “ Andiamo a dormire, anche se la notte sarà lunga per ciascuno di noi. Domani decideremo definitivamente cosa fare e porteremo la cosa fino in fondo, insieme.”.
Mestamente raggiungemmo la camerata con la testa in confusione e il tumulto nell’anima.

Dal diario del Cap. Stubbins.

Credevo che fosse finita, ma l’ultimo colpo l’abbiamo ricevuto prima di coricarci. Se avevo dei dubbi sulla figura di Duca, la sua specie di confessione li ha fugati definitivamente. Spiati per conto del Consiglio del Clan e sicuramente la maggior parte delle informazioni saranno arrivate anche sui tavoli del Gran Consiglio. A questo punto credo che i conti si debbano fare alla fine di tutta questa storia e di certo gliene chiederò conto.

 

Rugby’s what we are

Il rugby è ciò che siamo. Questa è forse la frase che più connota lo spirito di una nazione, di un popolo, che è agli antipodi.
Forse lo è del tutto. Rugby non è sola forza, ma occorre anche quella. Non è solo agilità, ma occorre anche quella. Rugby è soprattutto pensare, agire come se non fossimo monadi. Atomi spersi in un universo astratto. Bensì uniti da un pensiero comune e questo pensiero si esprime necessariamente in un’azione comune. In quest’azione ciascuno ha un compito e fedele a questo, agisce di conseguenza, senza perdere mai di vista né l’obiettivo finale, né quel filo invisibile che lega ogni giocatore all’altro. Filo fatto di comprensione, aiuto, fiducia, compassione. Non esiste il fuoriclasse, idolo sul piedistallo. Piuttosto esiste quello che può cambiare il volto di una partita, spingendo, suggerendo, insegnando agli altri la via verso la vittoria. Il motto dumasiano “ Uno per tutti. Tutti per uno.” è la regola filosofica del rugby. Tutti sono utili, nessuno é indispensabile, affinché la vera stella viva. La palla. Che deve essere sempre in movimento, che con le sue bizzarre traiettorie, i bislacchi rimbalzi rende vivo e continuo il gioco in eterno e strano susseguirsi di azioni. Palla che va avanti, tornando inesorabilmente indietro, per permettere non la sconfitta dell’avversario, ma la conquista del territorio dell’avversario. Oltrepassare quella linea non è solo apportare gloria e onore a chi la oltrepassa, ma anche rendere omaggio a chi tenacemente e con tutti gli sforzi ha tentato d’impedirlo. Ci siamo scontrati e ho vinto questo scontro. Ora facciamone un altro e vediamo come va a finire. Regole di gioco che diventano leggi. Arbitro che non assume i panni del dittatore, ma del giureconsulto. Di chi conosce queste leggi, le applica e suggerisce, a volte pretende, che siano norme vigenti e cogenti per tutti. Anche per lui. La sacralità delle regole, l‘inviolabilità dei giocatori, pur essendo il gioco dove il contatto è massimo, fa di questo gioco lo specchio di una vita come vorremmo che fosse. Fatta di alti e di bassi, nei quali necessariamente emergono le qualità di ciascuno e che si rapportano con quelle degli altri.
So che sto parlando di un mondo perfetto, che scrivo di un’utopia, ma lo spirito, l’essenza è quella. E’ il punto cui tutti noi ambiamo, vorremmo arrivare; il sogno o l’incubo che ci trasciniamo, mentre scartiamo il mazzo di carte della vita.
Ricomincerà domani la VIIa edizione della Coppa del Mondo di rugby. L’Isola della Grande Nube dopo ventiquattro anni riceve nuovamente i giocatori di venti nazioni. E’ ciò che di meglio possiate vedere sui campi dove campeggia una “H”. Uomini che hanno un sogno. Toccare e stringere quella coppa d’oro, intitolata all’inventore del gioco: William Webb Ellis. Si affronteranno seguendo quei principi, sapendo che in ogni caso, che ciò che succede sul campo, rimane sul campo. Uomini che hanno già avuto occasione d’incontrarsi, che sanno che nessuno entra in campo con il destino segnato. Proprio perché la palla è ovale. Forma bizzarra, cialtrona, che sfugge alle regole della balistica, perché sa di essere lei la regina così generosa, ma altrettanto crudele. Che sa farsi beffe di mani e di piedi, anche ottimi.
Per la settima volta ci sarà una pennellata d’azzurro, tra l’erba neozelandese. Che inseguirà quella palla, che rappresenta un sogno sognato da ventiquattro anni e 124 giorni. Andare ai quarti di finale. Arrivare anche seconda nel proprio girone, ma accedere alla fase successiva. Quell’azzurro allora sarà il cielo più grande dell’incipiente primavera agli antipodi. Avremo vinto anche noi la nostra coppa. Non d’oro, arricchita di nastri colorati e orpelli vari. Sarà l’intramontabile soddisfazione di chi potrà dire, senza essere smentito: “Io c’ero. L’ho fatto. Se l’ho fatto io, potete farlo anche voi.”.
Ci si parano altrettanti uomini con uguale desiderio e voglia.
Lo dico subito, sarà dura. Nel nostro girone, il “C”, abbiamo gli australiani, già due volte campioni e squadra fortissima e in gran forma. Che contro di noi pur vincendo sempre, ha altrettanto sofferto. Non si fanno sconti e nessun prigioniero.
Ci immergeremo nell’antica atmosfera della guerra fredda. Americani e russi. Nazioni rugbisticamente giovani e con spirito fin troppo giovanilistico. Però credono in quel che fanno. Sanno dei loro limiti, ma non saranno arrendevoli agnelli. Come simboli hanno quelli dello spirito nazionale. L’aquila e l’orso e nell’immaginario simbolico sono segno di forza e potenza. Non li dovremo sottovalutare.
Per ultimi e lì sarà la regina di tutte le battaglie, avremo di fronte antichi e conosciuti nemici. Le maglie verdi dei leprecauni d’Irlanda. Non crediate che siano rimasti a febbraio. Quando vennero in Italia per il 6N, ci trovammo di fronte a una squadra per certi versi irriconoscibile. Perdemmo di due punti, ma gli avversari riconobbero l’immensa fortuna avuta. Avevano trovato per caso la pentola d’oro alla fine del loro impalpabile arcobaleno.
Adesso sono ritornati a essere quei guerrieri che abbiamo sempre conosciuti.
Eppure non dobbiamo essere timorosi. Abbiamo nelle braccia, nelle gambe, nella testa il seme della vittoria. Abbiamo un gioco. Semplice, ma se giocato bene da frutti copiosi. Non crediamo di fare i diversi, non andiamo cercando leziosità transalpine, muscolosità albionica o l’inarrivabile precisione maori. Sappiamo di avere degli avanti, che tutti ci invidiano, seconde e terze linee che sanno fare la differenza e nei tre quarti abbiamo il guizzo geniale d’italica impronta. Dobbiamo preoccuparci delle mediane. Questo sì. Ora come ora non è tempo dei Pez, Scanavacca, Dominquez. Ci sono, giocano nelle nostre squadre atleti d’identico, se non maggior spessore. Sono forse ancora fin troppo mimetizzati. Un Merlino attento e più perspicace di tanti altri che si atteggiano, saprà scovarli e valorizzarli. Forse proprio per i prossimi mondiali, nel paese dove fioriscono i ciliegi. Ma c’è ancora tempo.
Per ora da domani fino al 2 ottobre ci sono i campi erbosi di:

 

  • Aukhland per      Australia – ITALIA    – 11 settembre
  • Nelson     per     ITALIA – Russia        – 20 settembre
  • Nelson     per     ITALIA – U.S.A.        –  27 settembre
  • Dunedin   per     Irlanda – ITALIA       –    2 ottobre

 

Solo al fischio finale, saranno le undici circa del mattino, sapremo se accederemo alla seconda fase del torneo, oppure anche questa volta toniamo a casa con la voglia di riprovarci tra quattro anni.
I favoriti? I padroni di casa. In una nazione dove anche le pecore giocano a rugby, i “TuttiNeri” non possono non provarci. Devono riuscirci. Organizzare un mondiale non é di tutti i giorni e sono già sei edizioni che non alzano la coppa. Edificarlo a casa loro, significa consegnare alla storia nazionale un momento, che potrebbe figurare nei libri di storia patria e non è detto che succeda.
Altri aspiranti? Per l’Emisfero Sud … dico Australia, Per quello Nord …  Inghilterra e Francia.
Ora sapete cosa dovete fare.
Puliziate gli scarpini, cospargetevi di olio canforato, riempite la vasca di ghiaccio, incerottatevi quel che più vi piace e riempite il frigorifero di birra.
Adesso non si scherza più. 

Crouch … Touch … Pause … Engage.

INUTILI TRACCE Capitolo 16° – ovvero Dalle parole ai fatti

Stubbing prima di riaprire bocca fece passare molte ore. Prima del quel lungo e per certi versi comprensibile, anche se insopportabile silenzio, disse ai suoi uomini.
         “ Gruppo Delta. Modalità Alfa Def Uno! A… a… azione!”.
Poi le comunicazioni con lui e gli altri cessarono.

Andavamo spediti e in fondo, la pista in falso piano aiutava la marcia. Di tanto in tanto Thor si guardava indietro, mentre Neelya e Duca guardavano i contrafforti delle Balze che ci venivano sempre più incontro. Dietro Holt o Stark, che chiudevano la marcia del gruppo ,guardavano anche loro se eravamo seguiti. Ci sentivamo accerchiati e in fondo lo eravamo. Ai lati e davanti i Cacciatori dei Mistrali e dietro gli emissari della Gilda.
A noi era rimasta l’angoscia di dover compiere qualcosa e comunque fosse andata, il nostro futuro doveva considerarsi azzerato. Darla si mise accanto a me e sentivo il suo fiato e i suoi passi; ci lanciavamo ogni tanto delle fuggevoli occhiate, ma nessuno di noi aveva il coraggio d’iniziare una conversazione. Guardai l’ora. Erano oramai le due del pomeriggio e avevamo attraversato buona parte del vallone e ora sentivo i morsi della fame farsi più insistenti. Guardavo anche i miei compagni e capii che una sosta sarebbe stata gradita.
Senza mezzi termini chiamai Stubbing.
         “ Ho fame “ dissi perentorio. “ Io mi fermo e mangio qualcosa.” E mi arrestai.
Stubbing diede l’alt ai suoi e scaricato lo zaino dalle spalle si sedette pesantemente a terra.
         “ Credevo che volesse continuare all’infinito. “ Continuò con un sorrisetto.
Thor intervenne
         “Lo avrei abbattuto prima, certamente.”.
Mi alzai dalla pietra su cui ero seduto e con la borraccia in mano attraversai la pista e la porsi a Stubbing.
“ Avvelenata, immagino” disse indicando la borraccia.
Ridacchiai.
         “ E’ il minimo. Non badi troppo al sapore. Sono sali ed integratori. Sanno di poco, ma agiscono in fretta e fanno bene. “
Cominciarono così a girare i pacchi di razioni dall’uno all’altro,come pure le borracce; confidando nella vicinanza dell’acqua Soledo e Darla andarono a riempire le proprie e poi anche quelle di tutti noi. Thor mangiava e si guardava intorno. Gli uccelli nel cielo volavano pigramente e un fischiatore fece una breve picchiata, giusto per controllare se spuntavano già degli avanzi. Un culbianco, piccolo ma simpaticamente irriverente si avvicinò a piccoli voli, giusto per mettersi in prima fila, aspettando qualche briciola.
Il ranger Holt si rivolse a Stubbing.
         “ Comandante, posso parlare “ E al cenno affermativo riprese. “ Volevo avvisala Corso che gli emissari della Gilda è dalle sedici zero zero di ieri, che non sono più in contatto con noi.”
Lo ringraziai. La notizia non mi aveva sorpreso. Ci avevano seguito per assicurarsi che avremmo imboccato la strada suggerita dai due Venerabili. Sicuramente da un’altra parte avremmo rivisto i neri mantelli dalla banda rossa e bianca. Era questione di tempo.
         “ Fuma Stubbing? E Lei Lutpberg? Qualcuno vuole una paprioska? “ Così dicendo allungai il pacchetto che avevo aperto la notte prima.
Stark e Soledo accettarono, Lutpberg estrasse un sigaro da un taschino e se lo accese con voluttà, poi, dopo due o tre boccate lo passò a Stubbing. Il sole era alto, l’aria ferma e calda. Finalmente con la pancia piena avevamo il tempo per riordinarci le idee.
Tra una boccata e l’altra di quel sigaro, Stubbing iniziò a parlare.
         “ Così Corso, ora sapete chi siamo e cosa faremo una volta arrivati a destino. Volete continuare il viaggio oppure ci salutiamo qui? Tanto, se ciò che ci avete detto è vero, non so proprio a chi lo potrete raccontarlo. “.
Buttai fuori l’ultima boccata della paprioska.
         “ Stubbing o la devo chiamare Capitano? Tenente? Colonnello? “
Stubbing m’interruppe subito.
         “ Sono Capitano e Lutpberg è Sergente Aiutante, Holt fuciliere e artificiere, Stark anche cecchino, Soledo specialiste trasmissioni. Voi invece?”.
         “ Thorbijorn Parkursson, cercatore esploratore cacciatore e alla bisogna cialtrone. Neelya idem come sopra, ma sulla cialtroneria deve lavorarci ancora. A dimenticavo è anche affetta dalla sindrome dell’infermiera. Riguardo il giovine Corso, bhè ha il mio stesso cursus honori, ma non ha superato l’esame di cialtroneria. In compenso è stupido.“. Si mise a sghignazzare, facendo un buffo inchino.
Guardai torvo il mio grosso compare e gli donai d’istinto il medio alzato e un non tanto soffocato
         “ Stronzo.”.
Poi cambiando tono di voce.
         “ Adesso che ci siamo presentati posso continuare? Grazie.  Dicevo, capitano inevitabilmente mi accodo a lei e alla qui presente dottoressa Darla. Non fosse altro perché, sento che sicuramente ci sarà da menare le mani. I miei compari ed io non siamo dei mena merda. E’ vero ci siamo presi un impegno, o almeno io l’ho fatto anche per loro e me ne sento responsabile. Se loro non vorranno seguirci, non posso certo convincerli né minacciarli di rimanere. Ma conosco i miei soci. Poi siamo curiosi di sapere cosa c’è di tanto importante in quelle casematte. In fondo siamo sulla stessa barca e se devo affondare lo voglio fare alla grande. In ogni avventura che ho intrapreso ho sempre messo in bilancio che avrei dovuto vendere cara la pelle, una volta o l’altra. Bhé, questa è l’altra.”. Terminai con un mesto sorriso.
         “ Bene. “ Riprese Stubbing “ “Sapete a grandi linee la destinazione e immagino, vi sarete fatta l’idea che l’arrivo del viaggio non sarà certo piacevole. Con Holt che è artificiere a questo punto avrete intuito che abbiamo dell’esplosivo. Tirate, dunque, le somme. Il vostro incarico dottoressa Arvig. “ Disse rivolto a Darla “ Ecco, ci sfuggono alcuni particolari. Se fosse così gentile di farcene parte.”.
Darla ci guardò e trasse un profondo respiro.
         “ Sento che siete ben decisi a farvi strada tra spari ed esplosioni. Siete dei duri, venderete cara la pelle. Per voi è un gioco. Il bel gioco infantile della guerra. Boom … bang, qualche bel fuoco, tanto fumo e così il divertimento è assicurato. Anche voi due “ Disse poi rivolta alle due ragazze “ Immagino che non stiate più nella pelle. Partecipare al gioco preferito dei maschietti, che soddisfazione. Io devo solo trovare un PC scaricare i dati del sistema e andarmene. Per meglio dire dovevo fare quello, ma a questo punto non so se riuscirò ad arrivare a quel maledetto PC e soprattutto, non so se riuscirò ad andarmene di là. Viva.”.
Lutpberg spezzò il lungo e pesante silenzio seguito alle parole di Darla.
         “ Se posso parlare signor Capitano, vorrei chiedere alla dottoressa se sa quale tipo di dati dovrà scaricare da quel PC.”.
Darla sembrava persa nei suoi pensieri dopo quel discorso.
Riprese con voce bassa e stanca.
         “ Mi hanno assicurato che è un sistema, non so bene … di avionica mi pare. Qualcosa che interessa la guida a distanza di aerei, razzi, missili. Cose simili.”
Stubbing ebbe uno scatto repentino, che sorprese un po’ tutti.
         “Allora sono veri i discorsi, che ho sentito. Le voci di corridoio, che insistenti hanno rincorso i giorni di preparazione a questa missione. In quelle casematte, in una in particolare c’ è veramente qualcosa di prezioso ed é per questo il Gran Consiglio dei Clan é disposto a fare carte false per impossessarsene. E’ disposto a sacrificare anche i suoi uomini migliori. Siamo veramente carne da macello. “
“ Un momento” Intervenni “ Un momento… Darla: i computer che tuttora sono in funzione e che  migliorano la nostra vita, diciamo così, non hanno un’architettura quantica? Quel PC e quel sistema, non è forse troppo arcaico per i nuovi sistemi, i nuovi programmi? I sistemi avionici che abbiamo ora e non è certo un tecnico che parla, non sono all’avanguardia proprio per i controlli dati dai PC quantici e questi sono già in funzione da moltissimo tempo. Giusto? “
Darla nel rispondermi sembrò riprendersi un poco.
         “ E’ vero. Qualcosa d’antico dovrà servire a controllare qualcos’altro di parimenti antico” rispose quasi sopra pensiero.
Neelya non si trattenne.
         “ Già, ma cosa?”
Stubbing stava per rispondere, quando una voce alle nostre spalle ci fece ammutolire e sobbalzare.
         “Documents, si us plau”
Ci voltammo e le canne dei fucili alzate verso di noi, ci fecero sapere che i Cacciatori dei Mistrali erano arrivati ben prima del previsto.

Dal diario del Cap. Stubbins.

La giornata da orribile si è fatta tremenda, anche se abbiamo trovato inaspettatamente degli amici e degli alleati. Devo assolutamente ricredermi sulla lealtà di Corso e dei suoi compari. Anche loro sentono il peso dell’abbandono. Naturalmente la comparsa dei Cacciatori dei Mistrali, lascia ancora di più segni oscuri sulla nostra spedizione.

INUTILI TRACCE – Riassunto breve dei capitoli precedenti

“ Facciamo il punto”


Sì, facciamo il punto della situazione. Più che altro per i distratti e i lettori dell'ultima ora. Spero di aver fatto cosa gradita. In ogni caso i colpi di scena non mancheranno. In tutti i sensi. Se siete curiosi, é il vostro momento.
Buona lettura.

In un futuro che occhieggia già al terzo millennio, in una terra che lentamente esce da grandi distruzioni apportate dall’uomo e dalla natura, si sviluppa la vicenda di Corso e dei sui due fedeli amici, Neelya e Thor. Esploratore, cercatore e membro di un Clan si trova suo malgrado a dover accompagnare in una non ben definita missione scientifica un gruppo di militari, che sotto le mentite spoglie di uomini di scienza, avranno il compito di distruggere un’antica fortificazione, posta in una landa montana. Con loro una vera scienziata, Darla Arvig, esperta in antichi codici informatici, che prima della distruzione del sito, obbiettivo del viaggio, dovrà prelevare documenti preziosi, là custoditi.
Prima di arrivare a compiere la missione avranno modo di conoscere popoli, che hanno mantenuto o tentato di farlo, la loro cultura politica sociale, linguistica; e altrettanti che vivono in una sorta di regolare anarchia.
Avranno di fronte la potente Gilda dei Mercanti di Idee, sorta di trasversale eminenza grigia  di quell’epoca, che utilizza la conoscenza per intessere una fitta rete di alleanze, di frizioni tra le varie popolazioni con cui viene a contatto. In nome dell’interesse economico proprio della Gilda stessa e con l’obbiettivo in un futuro di essere vera dominatrice su tutta la terra.
In questa miscellanea di uomini e sentimenti opposti, di menzogne e di sotterfugi, per Corso nasce un sentimento nuovo e inesplorato. L’amore verso Darla. Che naturalmente si rivela immediatamente difficile e tormentato, per la serie di menzogne che sono state seminate già dall’inizio del loro rapporto.
Il tempo e le occasioni che si presenteranno, metteranno a dura prova questo sentimento e naturalmente solo alla fine dell’avventura sapremo quale sarà il risultato di tanto impegno.

INUTILI TRACCE Capitolo 15° ovvero Giù le carte – – Fine Prima Parte

# 15° Capitolo ovvero “ Giù le Carte”

Alle prime luci dell’alba, mi ritrovai avvolto in una caligine bianca e umida e un freddo nelle ossa, che faceva male a tutte le mie giunture. Nuvole cariche di umidità avevano invaso il vallone e ora il sole era solo un’impressione vaga, nel cielo. Ci ritrovammo intorno ad un fuocherello, dove una pentola sobbolliva e da cui saliva un profumo di caffè. Ci guardammo in silenzio e ognuno perso nei propri pensieri accennò solo a un vago saluto di buon giorno. Ben presto levammo le tende e riprendemmo il cammino. La pista, ampia e ben battuta si snodava nel vallone, lungo il torrente che gorgogliava piano, dato il falso piano. All’intorno solo silenzio e un venticello freddo accompagnavano i nostri passi. Stubbing si avvicinò e compresi immediatamente che avremmo avuto un colloquio lungo e tempestoso, ma per me risolutivo. Decidevo in quel momento il mio futuro e il destino di altri. Dovevo pesare bene le parole.
         “Allora, Corso “ esordì Stubbing “ Non ci siamo più parlati riguardo al caso dei Venerabili?” Cosa ne pensa? … Non le pare strano che improvvisamente si fosse nato in loro un interesse così pressante alla nostra spedizione? In fondo è solo una ricerca scientifica … “
Non lo feci terminare.
         “Solo una ricerca scientifica? Fatta da un gruppo di Ranger? Da quando un corpo di élite s’interessa di ricerca? Da quando si fa ricerca accompagnandosi con un arsenale militare da fare impallidire chiunque? Stubbing, basta! Basta menzogne, sotterfugi! Ora lei mi deve dire chi veramente siete e cosa veramente state cercando e cosa farete! … Anzi no! Su cosa farete, lasciamo stare, non m’interessa. “
Parole che mi uscirono quasi urlate, tanto era la tensione che avevo addosso.
Si fermarono tutti e molte mani corsero alle fondine delle pistole, che intanto in quella mattina erano comparse alla cinta dei fantomatici scienziati.
Stubbing impallidì, per un momento, ma si riprese presto, e alzò la mano sinistra. Anche il vento aveva cessato di soffiare. Si udiva solo lo scorrere leggero dell’acqua.
         “Chi o cosa le dice che siamo Ranger?” mi chiese con voce ferma.
Lo guardai fisso negli occhi.
         “ Voi stessi e le vostre armi. Fucili d’assalto, lancia granate. Una forma fisica invidiabile e discorsi scientifici imparati su qualunque libro o dispensa scientifica. Nessun accenno alla natura dei fiori o degli animali incontrati o delle rocce. Niente di tutto ciò. Solo attenzione sul territorio circostante. Quel binocolo sempre puntato sì, verso le rocce, gli spuntoni, le creste, ma cercare qualcosa o qualcuno. La posizione precisa degli uomini. Avanzate tutti come in esercitazione. Siete militari e mi sono domandato perché non avete voluto dirlo apertamente sin dall’inizio?”.
Stubbing, mi rivolse un sorrisetto.
         “Siete un acuto osservatore. Me lo avevano detto, che tra tutti, voi eravate il migliore e la scelta fatta da Jeronimus è stata la migliore.”.
Ripresi
         “Non siamo qui a parlare degli assenti. Voglio delle spiegazioni e le voglio adesso”.
         “ Volete delle spiegazioni? E se vi dicessi che non sono in grado, non posso dare delle spiegazioni né a voi, né ad altri sul perché della nostra presenza e su cosa faremo una volta giunti sul nostro obbiettivo? Voi cosa farete? Ci abbandonate qui? Che cosa tenterete contro di noi? Cosa vi fa pensare, di potervi tirare fuori da tutto questo? “ Queste parole le disse con una calma irreale.
Lo fissai per un tempo che credei lunghissimo.
         “ Stubbing, io penso che voi e i vostri uomini alle Terre Alte abbiate il compito di distruggere qualche cosa. Distruggere solo dopo che la dott. Arvig compia qualcosa di preciso. Forse prendere documenti, oggetti nascosti da qualche parte in quei vecchi fortilizi. Qualcosa di un’importanza tale che solo una squadra ben armata e sicuramente altrettanto motivata, può riportare indietro.”.
         “ Corso, lei è un uomo dalle mille sorprese. Per or le dirò solo che certe decisioni, sono state prese ad altissimo livello politico. Se e quando torneremo indietro, ne parli con Jeronimus e vedrà che otterrà le risposte, che cerca. Intanto lei ha assunto un obbligo, immagino proprio con il Consiglio del suo Clan. Da quel che so, un obbligo si porta a compimento. Soprattutto quando è contratto da uomini che occupano il suo posto.”. Il suo sorrisetto si fece maligno a questo punto.
S’intromise Thor, inaspettatamente, nella conversazione.
         “ Va bene la decisione politica, va bene la copertura. Mi insospettisce un’altra cosa, però. Voi cosa avete combinato di tanto grosso, perché vi mandassero così … un po’ allo sbaraglio?”.
La risposta venne troppo velocemente e il tono era concitato.
         “Assolutamente nulla. Cosa vi fa pensare ad una simile imbarazzante ipotesi. Tutti noi abbiamo una carriera invidiabile e di specchiata virtù! “
         “ Davvero?” E fu la voce di Duca Ramiro.
         “ Per voi tre “ disse indicando il socio, Neelya e me “ E’ facile la spiegazione. Siete tre romipicoglioni e qualcuno spera che questa sia la volta buona perché possiate trovare qualcosa o qualcuno che vi faccia smettere”.
         “Tu, ad esempio” Lo aggredì Neelya, rossa in volto e con una mano sul lungo coltello da caccia, che portava alla cinta.
         “ Assolutamente, negativo “ Ribatté Duca, facendo però un passo più in là.
         “ Io di notte dormo, con un occhio aperto, come tutti, ma mi guardo bene di farvi del male. Siete troppo preziosi. Piuttosto il giovane Corso ha messo a segno una bella domanda. Qual è lo scopo della vostra missione? Un pò di verità a questo punto non guasterebbe. Perché vedete, siamo seguiti dagli emissari della Gilda dei Mercanti d’Idee e ieri mi sono accorto che anche una pattuglia di Cacciatori di Montagna è sulle nostre tracce. I Mistrali ci tengono d’occhio con particolare attenzione e interesse e questa notte dovremo dormire al rifugio in cima alle balze. Quello per la cronaca è un forte Mistrali e dovendo obbligatoriamente dare a loro delle spiegazioni sarà bene avere una linea comune. Sono particolarmente diffidenti e mancano le prigioni da queste parti. Non certo i luoghi per far scomparire dei corpi. Piombo compreso.”  Concluse serafico.
Stubbing a questo punto assunse un’aria pensosa. Stava riflettendo e non ci mise molto a dare una risposta.
          “ Dovrete attendere. Devo mettermi assolutamente in contatto con il mio comando. Fino a d allora … Soledo, tiri fuori la radio. Approfittiamo di queste nubi, per non farci scorgere. Via, veloce Soledo, non perdiamo tempo.”
Il gruppo si divise in due. Noi da una parte della pista. Loro circondarono Soledo, che intanto aveva tirato fuori l’apparecchio radio e si era messa dietro la slitta. Sentii chiaramente lo scatto di un otturatore.

Gruppo Alfa –Rapporto Urgente – Immediato
Riservato CTE.OPN.TRFDD – Prot. 16 – SEGRETO
DA: Cap. Stubbins
Gruppo scoperto STOP. Richiesta spiegazioni. Anche su target. STOP.
Ancora margini operativi e di collaborazione STOP.
Attendiamo ordini precisi STOP.

La risposta non si fece attendere molto e Stubbing me la mostrò.

Gruppo Alfa –Rapporto Urgente – Immediato
Riservato CTE.OPN.TRFDD – Prot. 16 – SEGRETO
DA: CTE.OPN.TRFDD
Continuate Missione STOP
Assicurare e Procedere STOP
         “ Temo che siate stati scaricati “ dissi dopo aver letto il messaggio. “anzi temo che siamo stati scaricati tutti quanti. E mi chiedo il perché di questa mia sensazione”.
         “Forse perché quello che dovete cercare e prendere  è così importate che siete ampiamente sacrificabili. Almeno dopo che la missione sia conclusa. “ Disse Thor.
Darla uscì dal suo silenzio.
“ Capitano Stubbins, è meglio che diciate tutto. Sarà più facile capirsi da adesso in poi e più facile difenderci, se come ha detto Duca saremo oggetto di domande.”
“ Continuate la missione “ Ripeteva a bassa voce Stubbing “ Assicurate e procedete, come se nulla fosse successo, come se la copertura non fosse saltata. Ma è saltata cazzo. Siamo stati scoperti … e loro? Niente! Per loro non è successo niente. Allora è vera quella sua sensazione Corso … siamo pedine spendibili. Questa è una missione senza ritorno. Se abbandoniamo saremo fatti fuori, in ogni caso. Come traditori.  Se la portiamo a termine lo saremo perché sapremo cose di cui non si dovrà parlare assolutamente. Cose pericolose, che devono rimanere celate per sempre e a qualunque costo.”
Thor si alzò dalla pietra s cui era seduto e bofonchiò.
         “Si è fatto tardi. Io direi di andare”  E prese a camminare con passo deciso sulla pista.

Dal diario del Cap. Stubbins.
Mattinata orribile. Scoperti e scaricati. Non ci rimane che procedere e portare fino in fondo la missione. Non si torna indietro.

INUTILI TRACCE – Capitoli 13 e 14

# 13° Capitolo ovvero “ Finalmente in Pista”

Finalmente la tempesta cessò. Con la stessa intensità con cui il marino e il norreno avevano combattuto la loro battaglia, a metter pace tra i venti si levò un potente maestro. Iniziò a soffiare una notte e per due giorni martellò le gole e le montagne attorno al Covo. Si sentiva ululare come una turba di lupi, come pardi di montagna che ringhiano, mentre attaccano la preda.
Vreck, il vecchio guardiano, che ogni tanto andavo a trovare, avvolto nella sua pelliccia sogghignava felice per quel fortissimo vento.
         “ Sento ancora scorrere il sangue della mia gioventù “ Diceva “Quando sento muggire il Mistrale. Già, i miei anni più felici … Ma cosa ne puoi sapere dei miei anni di gioventù. Sembri un cagnetto bagnato. Un bastardino pulcioso e pauroso.“  Si metteva a ridere come un pazzo, scuotendo la piccola testa grinzosa, adorna di pochi capelli, tutti arruffati e camminava su e giù, davanti al portone del Covo. Intanto i sui due pardi, eccitati da quel va e vieni, ringhiavano e di tanto in tanto si azzuffavano tra loro. L’eccitazione di quel vento, pareva emettere onde elettriche tali da rendere incontrollabile chi ne fosse toccato. Le nubi correvano nel cielo accavallandosi l’une alle altre, in una sorta di corsa pazza e spaventosa. E intanto le macchie di azzurro si facevano sempre più grandi e alla fine, stanco anche lui il vento cessò di rombare.
Una strana quiete pervase ogni cosa. Gli animi più eccitati si calmarono, come d’incanto e il sole finalmente prese a scaldare la terra, ad asciugare le grandi macchie d’acqua che la terra stessa, per la troppa pioggia, non era riuscita a succhiare. La neve che era scesa anche copiosa nei giorni precedenti, si scioglieva velocemente, sotto l’azione del vento, accumulandosi qua e là e nelle zone dove forte era l’azione del sole, lasciava una scia di consunzione; come di lumaca.
Quando il vento, si trasformò in una piacevole brezza, riprendemmo il cammino. Avevamo deciso di affrontare l’ultima parte del viaggio seguendo a ritroso il cammino dei Mercanti di Idee. Fino alla Ciaplèra. Poi ci saremmo buttati sul difficile sentiero che attraversava quel mare di massi e giù fino alle Terre Alte. Pensavo tra me che avevo ancora pochi giorni, per smascherare l’inganno della spedizione scientifica. Perché sentivo che lo era, un inganno. Dibattuto, anche, se fosse il caso di anticipare le mosse, oppure attendere di essere arrivati a destino. Qualche volta mi negavo anche quest’ultima soluzione, preso com’ero da un turbamento, che non riuscivo a spiegare e che aveva un nome preciso. Darla. Nei giorni che avevano seguito l’incontro con i Mercanti; giorni nei quali il tempo era così repentinamente cambiato, ci prese l’euforia, come a tutti d’altronde, dei preparativi della ripartenza.  Ristudiavamo le carte, rinterrogavamo chi aveva già percorso quei sentieri, quelle piste. Valutavamo le provviste che avremmo dovuto prendere, cercando di ottimizzare i carichi di ciascuno. Tutte le volte che ci incontravamo, ci ripromettevamo di parlare ancora dell’incontro, che così l’aveva turbata. Io che volevo aver chiari i sentimenti nei suoi confronti, mi ritrovavo a portare sulle spalle della mia anima un pensiero in più. Lo ammetto, Darla mi piaceva e valutavo, tra le altre cose, se fosse buon gioco di far scoppiare un altro caso, tale da giocarmi le fortune di un amore, che vivevo solo io. Sentivo i fremiti di un amore più che adolescenziale, ma d’altro canto sentivo ancora più forte la responsabilità che mi ero caricato, m accettando quell’incarico. Come il solito mi ero cacciato in un ginepraio e al m, omento non sapevo bene come uscirne. O forse erano solo tutte fantasie, dettate da quella voce irrazionale che mi rendeva inquieto.
Carichi come bestie da soma, abbandonammo in una limpida alba il Covo del Pissai. Ci vennero a salutare, e qui fu strana la cosa, anche i due Venerabili. Ci augurarono un buon viaggio e una grande fortuna per le nostre ricerche. Il mio socio ed io, ci interrogammo con lo sguardo e lo stesso fece Stubbing.
         “Non crede che ne dovremmo parlare” mi fece con il fiato un po’ grosso, mentre camminavamo, lungo la pista che portava ai contrafforti del Msalaba
         “Parlare di cosa?“ Chiesi, rivolgendogli uno sguardo sottecchi.
         “Di questo improvviso interessamento da parte dei Venerabili, della nostra spedizione?” continuò.
         “Mi pare logico. Loro sono interessati a qualunque cosa che possa portargli dei vantaggi. Non importa se immediati oppure tangibili. Hanno un’altra visione delle cose, rispetto alla nostra. Credo che il loro interesse sia per ciò che scopriremo e potranno essere anche dei flebili indizi, delle tracce risibili.  Nel loro contorto modo di pensare, negli arzigogoli delle loro menti, sicuramente riusciranno a carpire qualcosa di utile dai nostri, o meglio, dai vostri sforzi. Per loro tutto quanto accade può essere utile. Anche un nuovo sistema per scavare una buca può trasformarsi in guadagno”.
Stubbing rimase in silenzio e vedevo, che si era messo a riflettere su quanto avevo detto. Dietro di noi la compagnia, preso il giusto passo, si mise a parlottare, scambiandosi impressioni sul paesaggio e richiamando ora l’uno ora l’altro a guardare soprattutto gli animali che riprendevano le loro occupazioni giornaliere. Voli di fischiatori, neri dal becco giallo, stridevano e fischiavano volteggiando sulle nostre teste, mentre più in alto vedemmo un’aquila volteggiare maestosa, forse in caccia. Sentimmo il fischio insistente delle marmotte, lanciato come allarme che precedeva la nostra andatura mentre su una roccia, indifferente al mondo, scorgemmo un pardo, dalla livrea grigia e nera, dedito alla pulizia della pelliccia. Ogni tanto la pista s’infilava in un gruppo di alberi e sentivamo pungente l’aroma di resine. Una giornata magnifica per una scampagnata all’aperto non c’è che dire. La giornata passò camminando di buona lena e solo quando arrivammo all’imboccatura di Prabloem, decidemmo di fermarci presso dei massi erratici, figli di un antico ghiacciaio, che si ergevano a guardiani della valle, che indovinavamo, nella luce dorata del tramonto, coperta di fiori. Mettemmo il campo al riparo di uno di questi giganti. Il luogo doveva essere già frequentato da guardiani di greggi e viandanti. Sotto di esso era stata scavata una sorta di grotta. All’interno tracce di fuochi, anche recenti. Paglia vecchia ed erba secca a formare dei giacigli. Ci spartimmo le provviste e decidemmo anche turni di guardia per prudenza.
Le balze di Kralovna si stagliavano al fondo della valle. Immense e impervie e sapevo, che alla loro sommità c’era l’ultimo rifugio, che avrebbe potuto darci un riparo confortevole: l’Irtitltaslag. Sempre che i Mistrali ci avessero accolto.

Dal diario del Cap. Stubbins.

Siamo finalmente ripartiti. Le giornate si prevedono soleggiate a sentir le parole di quel vecchio pazzo del Guardiano del Covo, quel tal Vreck. Ho avvicinato Corso per scambiare le impressioni riguardo il colloquio con i due Venerabili. Non solo si è mostrato abbastanza stupito, ma è andato oltre. Che sia certo che non siamo i soli a seguire la pista verso le Terre Alte?  Forse che Duca ha detto o fatto qualcosa che ha suscitato un interesse particolare dei Mercanti? Occorre assolutamente che mi metta in contatto con il Comando, per ricevere nuovi ordini.

# 14° Capitolo  ovvero “ Fantasmi troppo evidenti”
Scese la notte. Nel cielo nero, le stelle mandavano il loro lucore e una luna matura, incurante delle antiche rughe, mostravano il suo volto illuminato. Il vento dei giorni precedenti aveva reso l’aria tersa e come il sole scaldava di più durante il giorno, così la notte la luce della luna piena era più intensa. Le grandi e piccole rocce, che ci circondavano, lasciavano ombre nette e sentivo che non vi era nulla di spettrale intorno a me. Solo una sensazione di pace e di quiete. L’acqua di un rio vicino, gorgogliava, saltellando allegra tra le rocce e ogni tanto il sordo gracidio di qualche ranocchia si faceva sentire. Pareva quasi in imbarazzo, tanto da non voler spezzare l’incanto di quel momento. Anche il brontolio, cupo e sordo, di qualche pardo in caccia si era spento quasi subito. Tutti volevano bearsi di quegli attimi, succhiare fino in fondo la delizia gustosa che si provava. Appoggiato a una roccia, ancora tiepida, fissavo le stelle e provavo a indovinare i nomi delle stelle, cercavo le costellazioni. Più per esercizio che per piacere. Udii un fruscio alla mia destra e dall’ombra si materializzò la figura di Darla. Mi sedette accanto e per un lungo tempo non proferì parola. Affascinata dallo spettacolo organizzato dalla notte, fissava il cielo scuro. La osservai di sottecchi. Aveva un buffo modo di strizzare gli occhi. Due nocciole dietro quelle lenti. Accennai a un sorriso.
Piano, quasi sottovoce, mi rivolse la parola.
“ Che notte magnifica e il cielo … Non ricordo di averne visto uno più bello.”
“ Già …”
Poi cambiò espressione e tono di voce
“ Allora … Hai finito di riflettere? Nei giorni scorsi ti avevo posto una domanda e per un motivo o per l’altro, non mi hai risposto.”.
Presi tempo preparandomi una paprioska. Fumavo solo quando ne sentivo il bisogno e quello era il momento.
“ Parli dell’incontro con i Venerabili, immagino?”
Assentì con un rapido cenno del capo.
“ Allora … “ Ripresi ancora tempo, gettando fuori una boccata di fumo.
“ Allora … Credo che siamo seguiti. Credo che mi abbiano mentito. Sono sicuro che tu mi piaccia.”
L’ultima frase la dissi velocemente, d’un fiato, senza accorgermene, d’impulso.
Spalancò gli occhi e quelle due nocciole si trasformarono in due lingotti dorati. Poi represse una risata e trasse un lungo respiro.
“ Ah … bhè. Detto così. Speravo che questa notte aiutasse gli animi romantici, ma forse … “
Sentivo che se non avessi parlato allora, non avrei avuto più la forza di farlo e iniziai.
“ Ti chiedo solo di non interrompermi. Primo, credo che siamo seguiti, perché dai discorsi di Duca e dagli sguardi complici dei due Venerabili, mi son fatto persuaso, che abbiano intuito, quei due, che il nostro viaggio riveste una particolare importanza. Quello che riusciremo a scoprire, loro in qualche modo lo vorranno. Non sanno cosa, ma da quello ne trarranno profitto. Se non subito, con il tempo; se non loro altri come loro. Informati da loro sui fatti che accadranno. Se accadranno.
Secondo. Sono stato ingannato. Voi non siete chi dite di essere. Forse tu sì, sei veramente una scienziata. Ma Stubbins, Luptberg e gli altri? No. Non li sono. Sono Ranger. Truppa scelta, l’élite. Perché? Perché tacere la loro vera identità. Se avessero parlato immediatamente. Siamo quel che siamo: Dobbiamo andare là e una volta arrivati, abbiamo un compito da portare a termine. Quello, é affar nostro. Voi portateci là. Punto. Invece sotterfugi, silenzi, coperture, ipocrisie. Ma forse non siete voi. E’ il sistema, sono i vostri capi, come lo sono i miei. Jeronimus e i capi delle Gilde. Non so cosa ci sia sotto, ma questa … spedizione, nata nella menzogna, temo finirà male. Forse in un bagno di sangue e se permetti … il mio non vorrei proprio versarlo. Ne parlerò a Stubbing e lo costringerò a dichiararmi tutta la verità. Poi, poi non si sono mai visti scienziati armati di fucili d’assalto, di lancia granate. Armi da caccia … E già sono nato sotto un albero di cachi, io. Sotto un cavolo.” Finii la frase sbottando un po’ di rabbia repressa.
La fissai e lei mi guardava con gli occhi sbarrati. I lingotti erano spariti e le due nocciole si erano trasformate in due frutti rinsecchiti. Volli andare fino in fondo. Sentivo che mi giocavo il tutto per tutto e che in ogni caso da quel momento tante cose sarebbero cambiate e non m’importava nulla, anzi speravo in un violento cambiamento.
“ Terzo e ho finito. Tu mi piaci.
Non so perché, ma mi attrai come la luce, la falena.
Il fiore, un’ape.
Ti guardo e, come dal primo momento, mi sento ribollire il sangue. Lo so ti sembro più pazzo di prima, più inaffidabile più … non so neppure io. Ma resta che tu mi piaci. Questi tuoi occhi, il tuo muoverti; così sinuosa, elegante anche in questa divisa, che ci fa goffi e impacciati. Mi piaci quando sorridi, quando davanti al tuo PC, fissi lo schermo e le tue dita, si agitano sui tasti come farfalle impazzite d’amore. Mi piace la tua risata, discreta e fresca. Quel tuo ciuffo di capelli che spunta, ribelle, da sotto la visiera e immagino che farà lo stesso dal casco. Mi piaci perché sento che sei l’unica verità, l’unica certezza.
Unica …”
Terminai questa volta con un sospiro. Mi sentivo svuotato, incapace a quel punto di nessun altro pensiero di nessun’altra reazione. Aspettavo, con il cuore e l’animo schiacciato da un grande improvviso peso, quale la sua reazione.
Ci furono attimi di silenzio carichi di tensione, che avvertivo sulla pelle, come il fiato di un animale selvatico che sta per azzannarmi e, altrettanto, io non potevo sottrarmi da quell’attacco. Poi, ruppe il silenzio.
“ Anch’io sento che quell’incontro non porterà assolutamente buoni frutti, anzi. Un senso di angoscia ogni tanto mi prende e mi costringe a voltarmi indietro. Quasi fossi seguita da un’ombra oscura che vuole ghermirmi. Credo che effettivamente vogliano, ciò che dobbiamo scoprire, se mai lo scopriremo. E’ un segreto. Una cosa terribile, della quale neppure io sono certa, ma è certo che dovrà essere trovata e distrutta. Sono una scienziata è vero. Sono specialista in codici informatici antichi. Codici in uso prima dei grandi disastri, delle grandi guerre. Sono nata e cresciuta nella città che ospita il Congresso Generale delle Scienze. Ho tre lauree e questa è la mia prima esperienza sul campo. Mi sono allenata un anno superando prove e test, dove anche i migliori di me, hanno fallito. Ce ne sono, stanne certo, che sono migliori di me. Hanno scelto me e non so. A volte credo, come in un incubo, che alla fine di tutto, per me ci sarà solo un colpo di pistola o fucile, nella testa. Eppure la sete di curiosità dello scienziato, mi ha fatto accettare e rimanere con questo gruppo. E’ vero sono Rangers. Ed è altrettanto vero, che le scelte politiche fatte dai nostri governi hanno creato quest’equivoco, che sa minando le basi di questa spedizione. Non so perché di questo cumulo di menzogne. Non so se ci sarà o meno quel colpo alla testa, ma è mia ferma intenzione andare fino in fondo.
Anche perché adesso devo decidere se mi piaci ancora.”.
Si alzò dopo aver parlato con voce bassa ma ferma, senza incrinature, senza incertezze. Era una scienziata che esponeva fatti certi, di cui era a conoscenza. Nessuna ipotesi, tranne forse quella di un paventato tragico epilogo. Mi fissò ancora, poi volendomi le spalle con passo svelto raggiunge le tende senza voltarsi indietro.
Udii una voce provenire dall’oscurità.
“ Farti i fatti tuoi, almeno per un po’ … No! Quando mai. Pare bruttissimo. Invece di fare il romantico. Di invocare la luna come complice, no! La accusi di chissà quale delitto, ma poi le sbavi addosso le più imbarazzanti smancerie. Ma sarai stupido! Anzi sei stupido e della più bell’acqua. Adesso sì, che c’è da dormire con un occhio aperto. Se Darla parla e si sfoga con Stubbins, mio caro, bada che difenderò solo la mia, di gola. Sappilo.”
“ No, Thor. Non credo che parlerà a nessuno. Almeno per questa sera. Comunque, dici bene. Sono uno stupido e mi dovrò arrangiare a difendere la mia gola. Grazie dell’avvertimento.”
Mi allontanai nel buio, per cercare un posto più riparato di quello del colloquio e iniziò così una notte fatta di tormenti.


Dal diario del Cap. Stubbins.

Notte magnifica. Un tappeto di stelle ci sorveglia e la luna, alta nel cielo sembra un faro. L’unica nota stonata il rientro precipitoso della dott. Arvig. Mi è sembrata turbata. Forse il primo appuntamento con il giovane Corso non è andato come lei sperava. Piccole incomprensioni, sicuramente, che saranno superate nei prossimi giorni. Dovrò affrontare nuovamente il discorso dei Venerabili e comunicare con il Comando per ricevere altri ordini.

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