CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Un kiwi amaro

Il kiwi, di norma, non è amaro. E’ verde e dolce con una punta di aspro. Per noi, popolo ovale, oggi è amaro.
Il verde e l’aspro della sconfitta, si coniuga bene con l’amarezza di essere stati per quaranta minuti, a un passo dalla cima. A quanto pare, però, l’isola dalla grande nube, non è terra favorevole; almeno a questa squadra non la è stata.
Il girone di qualificazione ha dato le risposte e l’Italia è fuori. Le due vittorie contro USA e Russia non sono bastate. Forse non siamo pronti ad affrontare la partita della vita. Non lo siamo così come siamo. Intendiamoci, la squadra c’è, uomini come i nostri, all’estero sono ricercati e apprezzati. Da luglio, alla corte di Mallett, con il contratto scaduto, si è formato un bellissimo gruppo, coeso e contento di affrontare un impegno molto gravoso e difficile. Credo anche, convinto di riuscire a portare a casa prove maiuscole. Certo di bene figurare. Di dare soddisfazione ai numerosi tifosi, che in patria attendono trepidanti, ma soprattutto dare quella soddisfazione a un allenatore, che in quattro anni, a dispetto delle innumerevoli, diciamolo senza paura, dèbacle, ha creduto fermamente in questo gruppo e l’ha plasmato, fino a portarlo ai mondiali con un’aura di pericolosità. Mallett, un duro sudafricano, non è uomo facile. Duro, schietto, diretto ha sicuramente spiazzato per certe scelte tattiche a volte inspiegabili, ma altrettanto ha fatto nei suoi rapporti con la dirigenza e i giocatori. Non ha mai mandato messaggi. Li ha sempre dettati personalmente ai destinatari. Non ha parlato a suocera, perché nuora intendesse. Forse ha pagato per la sua onestà intellettuale e molto probabilmente per colpe non tutte sue. Insomma troppe volte ha dovuto fare fuoco della legna che aveva. Comunque la nostra squadra, un po’ paura ha fatto e il rispetto delle compagini con cui ha giocato, se l’è guadagnato tutto.
Già contro l’Australia, fresca trionfatrice del “TRI NATION”, è riuscita a imbrigliare i “Wallabies” per quaranta minuti in un risicato 6 a 6, tanto che i gialli australiani, lo erano anche dalla paura. Poi nel secondo tempo, l’incanto si è spezzato. Le folate “Aussi”hanno sconfitto una difesa che non è più riuscita ad arginarli. La difesa, la nostra arma principe nel gioco, ha mostrato vuoti e incertezze. Soprattutto per la sua inspiegabile staticità e il continuo proporsi del medesimo modulo in ogni momento. Difesa a scalare e a scorrere, nel tentativo di portare l’avversario verso i lati del campo. Ora questa la puoi giocare, di fronte ad una compagine dal gioco macchinoso e lento, vedi gli USA. Contro i canguri e contro gli irlandesi, no. Devi difendere attaccando. Andando contro l’avversario. Riducendo gli spazi di manovra, tentando di infilarli nel tuo imbuto difensivo. Alzare al così detta “rete”. Non fermi attenderli, ma dare pressione sulla palla, cha sappiamo viaggia all’indietro per avanzare. Invece, inspiegabilmente abbiamo fatto il contrario. Scelte dello staff? Nessun “piano B”? Chi è più addentro di me, ha deplorato questo modulo e purtroppo è stato un’inevitabile Cassandra.
E’ vero che contro le “Aquile” e gli “Orsi” abbiamo assistito a piacevoli partite, finite con altrettante vittorie. Ciò non toglie che qual vizio, non ce lo siamo tolti lo stesso. Le tre mete dei russi, sono lì a ricordarcelo. Se concederle a una squadra pasticciona e piena di sola buona volontà, potrebbe (sottolineato più volte) anche star bene, contro Australia e soprattutto oggi, contro l’Irlanda, assolutamente è da evitare, come i debiti.
Finisce così la nostra avventura. Tra le lacrime del “Barone” Lo Cicero, al suo ultimo mondiale, il tenero abbraccio della moglie di Parisse a quel monumento che è Sergio, “Capitano, mio capitano”.  In Inghilterra non vedremo più Totò Perugini o la barba ispida di Ongaro. Avranno quell’età per cui in prima linea non potrai più far danni all’avversario, più giovane, più agile e forse più sfrontato di te. Anche negli altri reparti ci sarà da sfoltire i ranghi, ringiovanirli e le nuove leve dovranno impegnarsi e molto per assurgere a quei livelli ed entrare nel nostro immaginario collettivo. Le speranze sono tante e giovani che hanno dimostrato di valere, già nell’ultimo mondiale “Under 20” in terra veneta, ne sono saltati fuori. Se riusciranno a farsi le ossa nelle varie competizioni, cui sono iscritti i rispettivi club, l’ovale azzurro riuscirà a darci ancora grandi emozioni e chi lo sa, anche soddisfazioni mondiali.
Passiamo ora alle altre squadre. Dei canguri e dei trifogli abbiamo detto. Sorprendente la vittoria dei secondi sui primi. Si sa che i figli delle contee d’oltre “Bristol Chanel”, riservano sempre sorprese e colpacci a effetto. Si scontreranno con i Dragoni e saranno scintille. Soprattutto da parte dei rossi gallesi, che dopo la sonora sconfitta (66 a0) imposta alle Fiji, a vendicare la sconfitta dei precedenti mondiali, hanno intenzione di proseguire il cammino agli antipodi.
I gallesi sarebbero stati i nostri avversari, ma in ogni caso ce li ritroveremo a febbraio nel 6N. Lo scontro è solo rimandato.
Inglesi e francesi, un duello sulla Manica, sono la seconda partita dei quarti.
Inglesi in palla, ma privi di “Wilko”. Il numero 10 si è seriamente infortunato contro la Scozia e i tempi di recupero sono un enigma. I francesi, visti contro Tonga, che si sono permessa di batterli, non dico agevolmente, ma con autorità, non sono più quegli “champagnard” cui eravamo abituati. Qualcosa si è spento nei “Bleu” e rischiano di fare la fine del drago, infilzati da Flood e compagni.
Grande battaglia nel terzo quarto. Sud Africa e Australia. Questi ultimi hanno l’infermeria piena e hanno perso contro gli irlandesi. Contro di noi hanno faticato e hanno ceduto campo e gloria ai russi. Con gli americani si sono allenati. Non sono però la squadra del “TRI NATION” e i vuoti improvvisi di gioco che hanno avuto, influenzeranno le loro vicende future. I sud africani stanno ritrovando la strada dei mondiali. Dopo una sofferta vittoria sui gallesi e una altrettanto difficile, su Samoa si sono concessi bel gioco contro Fiji e un generoso allenamento contro la Namibia. Questa è una partita di difficile interpretazione. Ambedue le compagini l’hanno sollevata già due volte la WEBB ELLIS. “Wallabis” in affanno e con la panchina corta, contro “Spingbocks” in rimonta di forma e orgoglio. Ottanta minuti da non perdere.
“Pumas” argentini, enigmatici e imprevedibili, mai domi e sempre tesi come un dolente tango, contro quella che fino ad ora si è mostrata la marea nera.
Gli AB hanno mostrato e dimostrato ampiamente il loro valore. Forse non eccelsi nella mischia ordinata, ma date loro la palla e potrete solo sperare in un intervento divino, altrimenti niente e nessuno potranno fermare Carter e soci. Anzi, qualcuno che deve aver gufato e operato un qualche sortilegio negromantico, è riuscito a colpire proprio Carter. Grave infortunio per lui e mondiale finito. Come pure è finita per ora la sua rincorsa al “Wilko”. Tra l’inglese e il neozelandese, ci sono una manciata di punti a dividerli per chi sarà il miglio marcatore di tutti i tempi in campo internazionale. “Wilko” per ora rimane in testa, ma anche per lui si stanno aprendo le porte di un sontuoso ritiro dai campi di gioco. Per Carter, più giovane e se riuscirà a superare e bene questo momento, c’è la possibilità di essere incoronato re.
Questa è una partita da vedere assolutamente. Per gli “AB” c’è da fugare un fantasma biancazzurro, che popola i loro incubi peggiori. Per i “Pumas” ci sarebbe la soddisfazione di far rimanere cardinale chi si sente papa “in pectore” e per “vox populi”. Domenica prossima.
Tre curiosità per terminare.
Prima: lo stadio più divertente. Quello di Rotorua. Nella caldera di un antichissimo vulcano, i “nessi” hanno creato un campo, alzando solo la tribuna coperta. Il resto, ad anfiteatro, é un enorme prato. Lì il terzo tempo inizia prima del fischio dell’arbitro.
Seconda: gli inni nazionali, cantati in lingua originale da un coro e non certo parrocchiale. Forse hanno sfruttato le voci dei tanti che da ogni parte del mondo si sono costruiti una nuova vita nella terra dei maori. Un bell’omaggio a tutti.
Terza: terminata la partita Samoa – Fiji, tutti i giocatori, vincitori e vinti si sono messi in cerchio per la preghiera finale. Cerimonia comune per gli isolani, quella di pregare a termine partita. Fatta da tutti i giocatori, non so perché, ma ha assunto un sapore un po’ speciale. Lo sport riesce a unire nei luoghi e in maniera impensabile.
Pensierino finale:

“Una squadra di rugby, la puoi fermare solo con un’altra squadra di rugby.
Andate là fuori e dimostrate di esserlo.”

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10 pensieri su “Un kiwi amaro

  1. Splendida analisi!
    Chissà se Mallett è anglo o afrikaner…
    Comunque, io credo che la nostra sia una buona nazionale, che nel tempo è cresciuta fino ad essere ammessa a un torneo che prima era rigorosamente riservato alle squadre britanniche e ai cugini francesi. Queste cinque squadre, unitamente alle tre "mitiche" dell'altro emisfero, per ora ci sono ancora superiori, ma il nostro ranking è sicuramente buono e – se la crescita continuerà – in futuro potremo toglierci maggiori soddisfazioni. Giocando spesso contro i forti non si può che migliorare…

  2. Splendida analisi!
    Chissà se Mallett è anglo o afrikaner…
    Comunque, io credo che la nostra sia una buona nazionale, che nel tempo è cresciuta fino ad essere ammessa a un torneo che prima era rigorosamente riservato alle squadre britanniche e ai cugini francesi. Queste cinque squadre, unitamente alle tre "mitiche" dell'altro emisfero, per ora ci sono ancora superiori, ma il nostro ranking è sicuramente buono e – se la crescita continuerà – in futuro potremo toglierci maggiori soddisfazioni. Giocando spesso contro i forti non si può che migliorare…

  3. bello il pensiero finale

  4. ma quella del kiwi amaro è una metafora? no perchè io li ho mangiati ieri e non erano amari ecco….

  5. @ 1 = Infatti. Siamo al 10°  posto nel ranking mondiale. Anche questa volta abbiamo ottenuto la qualificazione automatica per i prossimi mondiali. Con Mallett la squadra si é compattata. Abbiamo assunto un'altra mentalità, forse più vicina a qualla delle "Grandi". Ora dobbiamo crederci un po' di più e modificare ulteriormente. Fare quel passo in più che ci consacrecrebbe tra le grandigrandi della palla ovale. Spazio ai giovani, come é giusto che sia e poi … buon rugby a tutti.

    @ 2 = L'ho riportata, anche se non con le parole esatte dette dall'allenatore, perché mi sono parse quelle più giuste. Bisogna sembre dimostrare a se stessi il proprio valore. Questione di autostima e fiducia nelle personali capacità.

    @ 3 = Archi, capisco l'ormone imminente, però … dai ..ma son cose da dire?
    Prova a mangiare anche quelli gialli, che sono un po' più dolci.

  6. @ 1 = Infatti. Siamo al 10°  posto nel ranking mondiale. Anche questa volta abbiamo ottenuto la qualificazione automatica per i prossimi mondiali. Con Mallett la squadra si é compattata. Abbiamo assunto un'altra mentalità, forse più vicina a qualla delle "Grandi". Ora dobbiamo crederci un po' di più e modificare ulteriormente. Fare quel passo in più che ci consacrecrebbe tra le grandigrandi della palla ovale. Spazio ai giovani, come é giusto che sia e poi … buon rugby a tutti.

    @ 2 = L'ho riportata, anche se non con le parole esatte dette dall'allenatore, perché mi sono parse quelle più giuste. Bisogna sembre dimostrare a se stessi il proprio valore. Questione di autostima e fiducia nelle personali capacità.

    @ 3 = Archi, capisco l'ormone imminente, però … dai ..ma son cose da dire?
    Prova a mangiare anche quelli gialli, che sono un po' più dolci.

  7. dai era normale che finisse cosi, insomma la palla non è tonda come nel calcio e alla fine i valori in campo determinano il risultato finale. Un po' come nella pallanuoto dove, quest'anno, siamo i campioni del mondo 🙂

  8. dai era normale che finisse cosi, insomma la palla non è tonda come nel calcio e alla fine i valori in campo determinano il risultato finale. Un po' come nella pallanuoto dove, quest'anno, siamo i campioni del mondo 🙂

  9. @ 5 = normale dici?  Io credo che quest'anno era possibile fare il colpo. Passare ai quarti. Il gruppo c'era tutto e anche la volontà di fare la cosa giusta.
    Poi, che sia stata una scelta tattica, oppure una immotivata rinuncia a livello collettivo o forse il troppo nervosismo che ha colpito tutti inspiegabilemnte, comunque qualcosa non ha funzionato.
    C'é sempre il prossimo mondiale per riprovare ancora una volta a dare il giusto valore alla nostra squadra.
    Italnuoto campioni?  Perché sono entrati in vasca con quel pizzico di cattiveria, buona s'intende, in più rispetto ai tanti avversari incontrati.
    A volte l'alchimia si forma in un momento ben preciso, che però porta a frutto, il duro lavoro precedente.

  10. @ 5 = normale dici?  Io credo che quest'anno era possibile fare il colpo. Passare ai quarti. Il gruppo c'era tutto e anche la volontà di fare la cosa giusta.
    Poi, che sia stata una scelta tattica, oppure una immotivata rinuncia a livello collettivo o forse il troppo nervosismo che ha colpito tutti inspiegabilemnte, comunque qualcosa non ha funzionato.
    C'é sempre il prossimo mondiale per riprovare ancora una volta a dare il giusto valore alla nostra squadra.
    Italnuoto campioni?  Perché sono entrati in vasca con quel pizzico di cattiveria, buona s'intende, in più rispetto ai tanti avversari incontrati.
    A volte l'alchimia si forma in un momento ben preciso, che però porta a frutto, il duro lavoro precedente.

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