CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

INUTILI TRACCE – 24° e 25° Capitolo

# 24° Capitolo – ovvero “ Tra un no e un forse”
 

Fissavamo stupiti quei due uomini, senza avere il coraggio di parlare. Ci parve incredibile, che il loro coraggio fosse così simile all’incoscienza pura. Eppure qualcosa iniziò a farsi strada in me.
“Se sei stato tanto abile da capire dove ci saremmo fermati, ”. Pensai “allora lo sei altrettanto per farci una proposta cui sarà difficile rispondere in maniera del tutto negativa. Oppure sei pazzo e allora qualunque cosa dirai, non otterrà nulla se non un’alzata di spalle.”.
Fu Stubbing a parlare per primo.
         “Alla prima che hai detto, la risposta è no. Ne abbiamo tre di guide e le migliori sulla piazza. Per la seconda … Che cosa intendi per alleato.”.
Fui lusingato da quelle parole, anche se poteva essere il contentino del momento, ma il tono usato mi parve sincero.
Pituddu, non si fece pregare, per continuare il suo ragionamento.
         “ Poiché non vi servono guide in più, allora vi servono alleati. Vedete, là dove volete andare c’è in atto una guerra tra Clan. Una guerricciola … questione di pascoli, di sorgenti da sfruttare e le Terre Alte, è un po’ … Come dire … Il posto migliore. Pascoli ricchi di buona erba, sorgenti ben alimentate e costruzioni per riparare uomini e bestie in buono stato. In più si trovano alla confluenza di varie piste. Da una parte l’Alta via dei Giganti che dopo il passo delle Lobbie diventa la pista dell’Ischiator, raggiunge il Botiga del Turò, per entrare nelle terre dei Mistrali. Dalla parte opposta salendo per il Logiokalna percorre tutta la valle del Grande Fiume e risale fino al passo di Novemae e scende nelle terre dei Valsi. Questo da Nord a Sud. Verso Est c’è la pista che porta da dove siete arrivati voi. E’ più difficile per via della valle stretta scavata dal Grande Fiume e poi i forti di Houstain, di Hounzin fanno buona guardia, ma di lì scendete per la strada verso città fortificata di Dorp, per continuare verso il porto di Koitma.”.
         “Un punto cruciale quindi, queste Terre Alte.”. osservò Thor.
Pituddu fece una risata, mostrando un chiostro di denti guasti.
         “L’hai detto.”.
Anche il suo compare si mise a ridere in maniera più sgangherata.
Ci guardammo, ancora una volta più interdetti.
         “Va bene. Abbiamo capito che conosci bene la geografia dei posti. Sai quali sono i problemi … ma noi cosa centriamo in tutto questo e soprattutto tu … Chi rappresenti e perché ci offri un’alleanza?”. Dissi, interrompendo un silenzio che diventava sempre più pesante e imbarazzante.
         “ Vedi, noi … il mio compare, che si chiama Gios Brandacojon.”. Così dicendo gli diede una strofinata sulla testa con mani tozze e segnate dalle intemperie e dal lavoro, con unghie smangiate e dal sudiciume antico. Tutto in loro sapeva di sporco e trasandato.
         “Dicevo, noi siamo del Clan dei lleteirs e in questo conflitto ci perdiamo soltanto. A noi interessa il latte degli animali. Lo facciamo diventare formaggio, burro. Lo vendiamo in tutta la valle del Grande Fiume. Non è ricco il nostro Clan, ma se ci tolgono il latte …”.
Stubbing ci accigliò.
         “ Va bene … ci perdete, ma allora chi ha scatenato questa guerra?”.
Pituddu si fece serio.
         “ Il Clan dei Koerhrden vuole il libero transito sulla pista che dalle Terre dei Valsi muore in quella dei Mistrali. Il Clan dei Feirmeior li lascerebbe anche passare, ma pretendono il pagamento di un dazio. Capi di bestiame in contropartita per il pascolo su queste terre, che loro pretendono di aver avuto in eredità dal passato. In fondo vogliono salvaguardare le loro coltivazioni, le loro foreste, dalle invadenze degli animali liberi al pascolo. In più ci sono anche i territori di caccia. Più bestie mangiano, meno bestie hai nel carniere. A noi lleiters interessa solo che ci diano il latte.”.
         “ Allora siete più propensi a una all’alleanza con i Koerhrden.”. Dissi io.
Pituddu scosse il capo.
         “No, anche i Feirmeior comprano il nostro prodotto e noi i loro. Diciamo che ci conviene averli alleati entrambi. Ti ripeto, siamo troppo piccoli perché possiamo in qualche modo incidere sulle sorti della guerra.”.
Thor si grattò furiosamente la barba.
         “ Voi siete troppo piccoli per incidere sul conflitto e volete tenere il piede in due scarpe; noi siamo uno sputo in uno stagno. Che pericolo rappresentiamo?”.
         “ Nessuno. Fino a che vi terrete lontani dalle fortificazioni. Se vi avvicinerete ai bunker, allora sia gli uni sia gli altri penseranno che siate spie.”.
Darla intervenne nel discorso.
         “Perché dovrebbero pensarlo?”
Riprese.
         “Perché penseranno che curiosi potreste scoprire i loro piccoli grandi segretucci, che nel corso degli anni, hanno accumulato qua e là. Certi bunker sono diventati magazzini. Altri sono rifugi e forse anche armerie. Se doveste scoprire i loro affari, la vostra pelle non varrebbe nulla. Anzi sareste merce di scambio. Avrete o no un prezzo di mercato.”.
Stubbing, meditabondo sbottò.
         “In un certo senso il discorso non fa una grinza. Ci vedono girovagare in un punto, per loro strategico e per certuni saremo equiparati a spie. Se butta bene, saremo sequestrati in attesa di riscatto. In caso contrario finiremo in qualche crepaccio, con la testa spaccata. Quindi, quest’alleanza in che cosa consisterebbe?”.
“Vi faremo da garanti. Noi llaices, garantiremmo per voi. Potrete aggirarvi liberamente. Compiere i vostri studi, le vostre ricerche senza nessun disturbo. I risultati saranno verificati da entrambi le parti e potrete andarvene tranquillamente. E per la strada più breve. Mi pare un buon patto.”.
Dovevamo prendere tempo. Assolutamente.
Dissi.
         “Vediamoci ancora domani, sulla pista tra il bivacco di Gleannahrd e il forte della Valls deis Reis. Se permetti. Ne dobbiamo discutere tra di noi questa notte.”.
Pituddu scosse la testa in maniera assertiva.
         “Bene.“. Disse. “Noi ce ne andiamo. Dateci dieci quindici minuti di vantaggio, prima di muovervi. Ah … per caso avete mica delle provviste in più. Sapete. Gios ha sempre un certo appetito.”.
Duca, che era rimasto accanto alla slitta, ma abbastanza vicino per non perdersi nulla dei discorsi fatti, frugò tra le provviste e trasse un pacco. Lo gettò al compare, al quale subito lo sguardo s’illuminò. Emise un grugnito, che ci parve di ringraziamento e in quattro balzi sparì tra le rocce. Pituddu ci ringraziò e fece altrettanto.
Eravamo di nuovo soli, tra di noi e più preoccupati di prima.
 
Dal diario del Cap. Stubbing.
 
Forse è meglio abbandonare l’impresa. Essere messi in mezzo ad una guerra e rischiare di essere scoperti chi veramente siamo e morire con il marchio infamante della spia, non me la sento. Dovrò affrontare una decisione fondamentale per me e per i miei uomini.

# 25° Capitolo – ovvero “Ancora in viaggio”
 
In poco tempo ci preparammo e riprendemmo il cammino. Per una buona ora, ciascuno di noi rimase preda dei propri pensieri. Poi la strada si fece più agevole e incontrammo squadre di uomini dei Mistrali che stavano facendo manutenzione alla pista stessa. Lunghi tratti erano stati cosparsi di un misto di terra e pietrisco fine. Dalla pietraia si passava così alla terra battuta. A un certo punto raggiungemmo una balconata naturale. Il sole del primo pomeriggio illuminava uno spettacolo grandioso. Davanti a noi la pista si stava alzando fin verso il Bivacco. Vedevamo anche la sinuosità della pista stessa, che scendeva in grandi spirali verso il fondo della valle. Costeggiava un lago dalle acque terse e poco profonde, tanto da vederne il fondale. Poi la pista si rialzava nuovamente e spariva dietro un’evidente sella, sul cui culmine troneggiavano giganteschi massi erratici. Allungando lo sguardo si vedeva una parte di un altro lago. Certo più grande del precedente. Le acque, viste dalla nostra posizione, parevano persino nere, tanto doveva essere profondo. La pista gli correva intorno e con un’ultima impennata saliva per qualche tornante, per poi sparire dietro ad un grande mammellone di roccia. Sullo sfondo i prati e i pascoli della Valls deis Reis chiedevano la vista. Il forte non era visibile, ma dall’intrico dei sentieri, che segnavano quei prati, s’intuiva che non doveva essere molto distante.
Più scura di tutte le altre, la traccia del nascente Grande Fiume, risaltava tra quel verde.
Formava già allegre e rocciose anse e s’intuiva dal ribollire dell’acqua, che saltava di roccia in roccia e che prendeva forza, per affrontare il suo lungo viaggio.
Alla nostra sinistra una fuga d’immense pareti rocciose, sul cui culmine le punte delle montagne parevano i termini di una gigantesca corona regale. Fatta di rocce e ghiacci, sulle quali, guardando con i binocoli, che avevamo, potevamo scorgere puntini colorati. Scalatori impegnati a salire quelle pareti oppure, erano già presi dalla discesa.
Sulla nostra destra si apriva lo sguardo sugli immensi prati delle Terre Alte e la traccia scura del Grande Fiume ora era più ampia e marcata. Al sole gli sbuffi e i giochi delle acque che ricadevano di roccia in roccia a formare cascate e rapide, erano più evidenti.
Scrutammo, tra i prati che si dispiegavano ora verde carico, ora tendenti al giallo pallido secondo la loro vicinanza o meno dalle acque, quelle macchie più scure, quei quasi evidenti tumuli, che stavano segnalando la presenza delle antiche fortificazioni.
Ogni volta che una di quelle era individuata, veniva immediatamente fotografata. I cannocchiali erano predisposti anche con una macchina fotografica, all’interno e il software segnava automaticamente i punti di rilevamento. Durante la serata, con comodo, avremmo scaricato le immagini, sul PC di Darla così da formare una sorta di mappa dei luoghi che ci interessavano. Puntando poi lo sguardo vero est, densi boschi occupavano le pareti delle montagne che s’innalzavano dalle Terre Alte. La pista che puntava concretamente a est, virava bruscamente a sinistra e attraversato il fiume su di un solido ponte, così ci parve, dopo qualche ampia curva s’inabissava improvvisamente. Sullo sfondo ancora montagne, ma dalle forme più aggraziate, più tondeggianti, sulle quali ai pascoli si mescolavano zone più scure di campi coltivati. La risoluzione dei nostri binocoli era eccellente e con un colpo di fortuna, immagino, riuscii a scorgere le torri d’avvistamento di Houistan. Pensai, mentre osservavo tutto quello, come fossi oggetto di altrettanta attenzione, dalle torri di Houistan. Lo trovai buffo.
Quell’ora di osservazioni ci rinfrancò e rese più chiara la visione d’insieme dei luoghi che fino allora ci erano stati descritti, ma on così bene come ora li stavamo vedendo. La natura mostrava tutta la sua severa grandiosità. Nei passati viaggi avevo attraversato luoghi montani ed ero stato anche in quei posti, ma il mio viaggio era terminato all’Irtitltaslag, con l’aggiunta dell’imbarazzante episodio di Gepu. Eppure quei luoghi emanavano un fascino e un magnetismo particolare. L’adrenalina a poco a poco stava montando e sentivamo un po’ tutti, che eravamo finalmente vicini alla fine di un capitolo e si stava preparando il momento più emozionante della nostra avventura.
Non ci rimase che continuare il nostro viaggio verso il Bivacco di Gleannahrd. La pista fattasi molto più agevole invitava a un passo spedito, ma l’acclivio che aveva assunto, spingeva a più miti consigli. Costeggiando le immani pareti est delle montagne, dopo circa un paio d’ore giungemmo alla nostra meta. Il desiderio più grande era quello di toglierci gli zaini, gli scarponi e avere un po’ d’acqua calda per i nostri poveri piedi. Se ci fosse stata poi una bevanda calda, il pomeriggio, avrebbe assunto tutto un altro aspetto.
Proprio perché al Bivacco c’era la seconda pattuglia dei Cacciatori, come ci aveva annunciato le comandate dell’Irtitltaslag, ecco che i nostri desideri si realizzarono.
Dopo le formalità dei saluti e dei convenevoli, che si svolgono tra viaggiatori, ecco comparire tazze di liquido fumante, accompagnate da duri ma ottimi, biscotti e più prezioso ancora, un invito a servirsi delle docce del Bivacco. Trangugiata la tisana, a costo anche di ustionarsi la bocca, ci recammo ai bagni. Una grande stanza da cui pendevano una serie di soffioni, puntati in varie direzioni. Decidemmo che fosse il caso di far usufruire delle docce, prima le donne. Noi uomini potevamo aspettare. Dopo quella sosta sotto getti d’acqua calda e poi fredda, alternativamente, ci sentivamo tutti meglio. Il caldo sole della giornata, aveva riscaldato alcune rocce piatte, che erano d’intorno alla costruzione. Come lucertole ci sdraiammo e ci facemmo asciugare. Il silenzio era rotto di tanto in tanto dai fischi delle marmotte o dallo stridio di qualche aquila, che rimbalzava tra le pareti. Il consueto rumore che fa le stoviglie, quando si prepara da mangiare, ci fece piacevolmente agitare.
Il maggiore Harvèe, comandante della pattuglia, che ci aveva accolto al nostro arrivo, ci raggiunse.
         “ Ancora un’oretta e la cena sarà pronta, se vorranno essere nostri ospiti. Altrimenti il cuoco sarà ben felice di mettersi a disposizione per preparare le vostre provviste come desiderate.”.
Darla guardando e sorridendo rispose, indovinando il pensiero comune.
         “ Se non sono troppo sfacciata, saremmo onorati di dividere il pasto con voi e i vostri uomini. La vostra cucina così semplice, ma certamente appetitosa, l’abbiamo provata a Irtitltaslag e devo riconoscere, con molta soddisfazione.”.
Il maggiore s’inorgoglì.
         “Assolutamente, non siete sfacciata. Anzi, lei e le sue compagne saranno mie graditissime ospiti.”.
Poi, come colto dal sospetto di aver commesso un errore soggiunse.
         “Naturalmente il professore e i suoi amici, saranno altrettanto illustri ospiti alla nostra tavola.”.
Stubbing, trasse d’impaccio l’ufficiale.
         “ Certo che sì. Verremo volentieri e mangeremo in compagnia. Cosa c’è di più bello di un’allegra tavolata. Poi confesso che il vostro cibo e la maniera come lo preparate, mi piacciono molto e la cortesia, usataci fino ad ora, deve essere degnamente onorata. Anzi.”.
Rivolgendosi a Ramiro.
         “Dottor Ramiro, cerchi uno dei gagliardetti della nostra spedizione e ne faccia omaggio al signor maggiore. A ricordo del nostro felice incontro.”.
         “Certamente. Provvedo immediatamente.”
Thornbijorg, seduto vicino a me, iniziò a brontolare come il solito.
         “Ecco … le donne, graditissime ospiti. Quest’altri macachi, illustri commensali.  Noi … i figli della schifosa.”.
Non riuscimmo a trattenere le risate.

 
Dal diario del Cap. Stubbing.
 
Finalmente siamo arrivati al Bivacco. Tempo splendido e natura meravigliosa. Questa notte dovremo assolutamente prendere una decisione e spero che sia definitiva. Potessimo prendere contatto il Comando.

 

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5 pensieri su “INUTILI TRACCE – 24° e 25° Capitolo

  1. Le guerre nascono quasi sempre per motivi stupidi. Direi che sono sbagliate per definizione, sebbene qualcuno disse che la guerra è una prosecuzione della politica. Fra interrogativi e splendide descrizioni, la storia avvince e convince.

  2. La guerra fa bene a pochi e male a tutti. Anche a chi ne gode i frutti  in fondo.
    E' ben vero che quando la politica non ha più argomenti validi e ragionevoli, essendo fatta dagli uomini, si evolve da discussione in rissa e poi la parola passa alle sedie in testa.
    E' un germe di difficile estirpazione.
    Per quanto riguarda questa guerra ho traslato in questo lontano futuro, solo le ragioni politiche, economiche che governano le attuali guerre.
    In fondo a chi frega della Libia, se non fosse perché nel sottosuolo c'é petrolio e gas a scialare. Se fosse solo uno scatolone pieno di sabbia, ne avremmo solo echi lontani e confusi..
    In ogni caso grazie per gli apprezzamenti.

  3. La guerra fa bene a pochi e male a tutti. Anche a chi ne gode i frutti  in fondo.
    E' ben vero che quando la politica non ha più argomenti validi e ragionevoli, essendo fatta dagli uomini, si evolve da discussione in rissa e poi la parola passa alle sedie in testa.
    E' un germe di difficile estirpazione.
    Per quanto riguarda questa guerra ho traslato in questo lontano futuro, solo le ragioni politiche, economiche che governano le attuali guerre.
    In fondo a chi frega della Libia, se non fosse perché nel sottosuolo c'é petrolio e gas a scialare. Se fosse solo uno scatolone pieno di sabbia, ne avremmo solo echi lontani e confusi..
    In ogni caso grazie per gli apprezzamenti.

  4. Gradiremmo un ampio servizio sul mondiale di rugby

  5. Gradiremmo un ampio servizio sul mondiale di rugby

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