CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Gentiluomini di fortuna

I gentiluomini di fortuna, vagano per il mare della rete, osservano e riportano alla propria spiaggia, le storie imparate e le raccontano.I gentiluomini di fortuna, non parlano degli uomini, delle donne, non citano nomi. I gentiluomini di fortuna citano storie e le raccontano.La storia di oggi è una storia nata da un congiuntivo. Orbene non sto a raccontarlo a voi, ma nel condominio Splinder, i poeti, non abbondano come mosche sul miele, ma la loro presenza è folta e con alterne fortune. Solcando quei mari incontri versi che ti fanno pensare, ti fermano e ti incitano a gettare l’ancora. Infatti, trovo dei versi che mi spingono a dar fondo; li leggo e ne leggo i commenti. Complimenti vari, poi per un’oretta  circa scopia una canea riguarda un congiuntivo. C’è un verso il cui congiuntivo è perfetto per il senso, il ritmo, l’essenza della poesia. Ma grammaticalmente sbagliato. Cosa accade allora: i Sapegno di turno si ergono a censori e discettano, analizzano, discutono, si inc…no, si insultano per quel congiuntivo. Io che sono malmostoso, colto da crisi d’ira funesta, ho richiesto le attenzioni dell’Angiolieri << Se fossi foco …>> Sììì … se fossi foco, brucerei questi critici del martedì di un novembre nebbioso e uggioso. Guardate che non sentiamo l’urgenza del vostro dire. Anzi, badiamo al risparmio. La poesia a mio modesto sentire è offrire, come pasto nudo a tutti, i sentimenti, le passioni, gioie, dolori, l’angoscia, la felicità, che attraversano la vita in un dato momento e se hai la sensibilità di fermarla, la fermi. Critallizzi il tempo in due versi. << Ed è subito sera >> ferma il tempo in un luogo preciso del giorno, e apre un mondo, se uno a voglia di leggerlo quel mondo.

Così, leggi la poesia, rifletti, poi non contento ne leggi un’altra e cerchi dov’è nascosto il diamante e cioè l’autore. I diamanti non crescono sugli alberi, occorre sangue, sudore, lacrime per trovarli. Bisogna sforzarsi e trovatolo/i, bisogna saper trattar bene la pietra preziosa. Il blog potrebbe essere un modo per scaricare i fardelli che ci opprimono, e questo scarico lo affidiamo a dei versi. Il blog è un momento personale con cui umilmente ci si spoglia e altrettanto umilmente si cerca. Ho imparato molto in questi ultimi tempi. E’ facile tranciar giudizi, ma è altrettanto facile esserne tranciati. Nelle regole d’ingaggio del post “Ore 13,30” di ieri sono stato chiaro, e quelle saranno le regole che applicherò, anche per le vaccate (ops !) che mi verrà di scrivere.

Il blog non è la vita reale, non è il fine ultimo. E’ un’occasione di crescita, di condivisione, di compassione (La compassione nell’accezione più alta è il “patire assieme ad un altro” sia dolori, che gioie, tipico della religione buddista). Questi sentimenti non son merce comune, quanto l’ironia e l’autoironia. Denaro difficile da trovare e da spendere bene. Il blog, nella sua asetticità, ti permette di provare a coltivarli, ti permette di cercare negli altri lo stesso frutto e una volta trovati, di condividerne i piaceri.

La strada è difficile sa seguire ? E’ così arduo riflettere sull’essenza del pensiero trovato ? Solo così facendo troviamo l’autore, colui cioè con cui potremmo stiamo bene insieme, con cui e per cui compatiamo i fatti, gli argomenti, foss’anche gli stessi quasi fossimo tutt’uno.

Lo so è difficle trovare assonanze così strette, eppure ho cominciato ad intuire che molti di voi hanno trovato questa strada ed insieme la percorrono. Questa è amicizia. Non è tranchant questa affermazione. Mi pare molto vicino alla verità (sta a voi mettere il capolettera maiuscolo o minuscolo).

E’ ora di salpare l’ancora e di riprendere il mare, ci sono ancora tanti luoghi da visitare, tante cose da imparare e poi << … il mare più bello è quello che non abbiamo mai navigato. >>

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7 pensieri su “Gentiluomini di fortuna

  1. talune critiche nascono perchè molti pensano di pensare e non sentono di non sentire.

  2. purtroppo non amo la poesia.
    solo pochi grandi mi hanno colpito. ma è un mio problema.

    preferisco l’aforisma.

    il commento qui sopra, per esempio, lo incornicerei.

  3. Prendilo e custodiscilo come un fiore prezioso.
    CapeH

  4. accidenti, leggo ora.
    grazie.

  5. Mi ha colpito il commento di Brigitt “talune critiche nascono ecc……”
    Già mi piace come scrivi tu, se poi ci trovo commenti del genere faccio trasloco subito……

  6. La definizione che dai del blog è assolutamente perfetta e mi piace anche l’accorata difesa di quel congiuntivo errato. Ma perchè errato poi? Chi lo stabilisce? E quandanche lo fosse probabilmente è proprio quello che rende grande tutto lo scritto. Non so a quale poesia tu ti riferisca ma mi viene spontaneo pensare: “avranno mica fatto l’autopsia a quei versi invece di leggerli? Io penso che quando una persona scrive, qualsiasi cosa scriva, ci mette l’anima, affida a chi legge le sue paure, le sue emozioni, le sue aspettative. E’ come se dicesse: questa è la parte di me più segreta ma anche quella che amo di più. Ve la regalo così com’è, magari non è il massimo, però ci sono io lì dentro……abbiatene cura……Che importa poi un congiuntivo?

  7. I commenti di Brigitt e Beaticomelerane appartengono all’era Splinder.
    Questo post dev’essere del 2009.
    Quindi non ricordo assolutamente a quale poesia si faccesse riferimento in quel momento, però mi parve strano che si dovesse scatenare una canea sull’uso proprio o meno di un modo verbale.
    Da lì, come tante volte l’occasione di una riflessione e la lenta scoperta che un blog é un piacere per se stessi.
    Quando diventa un obbligo o tende a diventrlo, allora se ne perde il gusto giocoso e questa sensazione l’apprendi con il tempo.
    Sempre che tu riesca ad ascoltarti o peggio, come é stato detto: pensare di pensare, ma non sentire di non sentire.

    Ogni tanto ripropongo i vecchi post. Quelli che sento più miei e forse quelli con cui ho avuto più feeling. I 570 li ho salvati tutti in file word, quindi se vogliamo, me lo posso permettere.

    Scrivo bene? Grazie, ma sono solo un onesto zappatore di sintassi , che deve confrontarsi con il congiuntivo e non sempre ne esce vincitore.

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