CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

La memoria e la strada

La strada, una serpe, nera d’asfalto,

ha dipanato le spire  e mi ha spinto, quì , sulle colline. Le mie.

Tra i rapidi scoppi di rossi infuocati, di gialli assolati e di ocre

che attendono il vento che le impasti alla terra,

in quast’aria nebbiosa di cui usmo gli umori,  solo non sono.

A presso, in un altro filare, mio padre e suo padre ciangottano piano,

ricordando e parlando di vigne, vendemmie e di mosti.

Nei tini barbera e nebbiolo mostano lenti i loro sapori, di terra bagnata, di foglie e di fiori.

Il frullo , un battito d’ali. Un fagiano.

Via basso e veloce, scampato per caso, al morso del doppietto crudele.

Un corvo si posa e, mi guarda dubbioso, non sa, non conosce chi son e chi son stato,

e così siamo in due ad usmare quest’aria nebbiosa.

Alle spalle il moscato finisce il fermento, e aspira a pieni polmoni l’aria nebbiosa

ne succhia tutti i suoi umori, per esser potente domani, alla festa.

Di fronte, il re, il barolo, col suo palafreno, barbaresco sagace, si appressano ad un sonno

di forza, di forti sapori, di legno, tabacco stemperati infine da semplici viole.

A lato il Roero è tripudio di arneis, di rossi frizzanti e dolcetti in forma smagliante.

Il “Novello” s’atteggia, si da una parvenza. Mi metto le scarpe e poi sono pronto a partire pur io.

Io ripercorro, usato giochino, le orme del nonno e le copro veloce col passo,

che natura mi ha dato. Coprendo anche quelle del padre, rivado ai suoi passi, alle sue sensazioni.

Lo penso a zonzo su queste colline a guardare il miracolo dei frutti di vigna.

E a parlare con quanti, antichi sodali, l’hanno aspettato, per ragionare,

e vedere ancora vendemmie, nocciole ed il raro selvaggio,

respirando quest’aria nebbiosa.

Non son più così tanto incupito, afferro l’idea di queste colline, mi permea quest’aria nebbiosa

che sa di confine tra noi e una morte, che andiam a festeggiare.

Ricordi. Pian piano si fanno più netti. Persone, parole ed i fatti assumono i loro confini.

La strada , nero sarpente d’asfalto, ha dipanato le spire e mi ha spinto quì, sulle colline.

Quelle di un padre, ancora presente, che dorme, guardiano di un figlio che ancora ha vendemmie nel cuore.

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5 pensieri su “La memoria e la strada

  1. [rabbiosa*bella e sentita]

  2. Grazie, neint’altro che grazie. Il resto è superfluo.
    CapeH

  3. [io ti lascio lo schiocco di un bacio*]

  4. In questi versi si delinea un paesaggio naturale ed umano che pare un dipinto: colori a tratti vivaci, talora più sfumati, accompagnano i buoni sentimenti e i nostalgici ricordi, misti ad un buon sentore di terra, di uve, di…vino. Bravo!
    A rileggerti, Annita

  5. @anitapoz = Il paesaggio é quello della mia terra. Una giogaia di colline. Lì ho radici e i ricordi delle persone a me più care.
    Grazie per la visita

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