CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivi per il mese di “dicembre, 2011”

Ogni promessa …

E’ debito. Non importa molto il giorno. Importa di pagarlo subito, per la gioia dei creditori. Quindi non dite che non l’ho pagato.

Qui ci sono i … DA … DAVANTI

 

Non lo sai, ma ti vedo

 

A ciascuno il suo regalo

 

Chi vuol essere Cappucetto Rosso?

 

Quì ci sono i … DI … DIETRO

 

Visto, che vi vedo?

 

Un po' di disordine? N'é valsa la pena!

 

Cappuccetto Rosso .... TU ? Ma daì !!

 

Il debito l’ho pagato. Per i reclami sapete dove rivolgervi.

 

Noi, quelli del ’54 (Buoni pagatori in fondo 🙂 )

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Anche questa é andata

A chi passa:

BUON NATALE

MERRY CHRISTMAS

JOYEUX NOËL

Geseënde Kersfees

GLÆDELIG JUL

FELIZ NATAL

ΚΑΛΑ ΧΡΙΣΤΟΥΓΕΝΝΑ

Nollaig Shona

NADOLIG LLAWEN

Gleðileg jól

PRIECĪGUS ZIEMASSVĒTKUS

WESOŁYCH ŚWIĄT

חג מולד שמח

CRACIUN FERICIT

РОЖДЕСТВОМ

GOD JUL

Frohe Weihnachten

Mutlu Noeller

РІЗДВОМ

میری کرسمس

לעבעדיק ניטל

Շնորհավոր Սուրբ Ծնունդ:

A tutti insomma !!!

NUNTIO VOBIS GAUDIUM MAGNUM

Sì, miei cari amci, sodali e non dell’ovalità del mondo,

Se non mi é partito l’embolo, lo sento  pronto però. E’ lì che si é già messo in posizione di partenza.

Non sono andato fuori come un poggiolo e del tutto. (come qualcuno potrebbe supporre e non si vergonerebbe assolutamente a dire vd. in proposito la Leonessa e qualche sua Allegra Comare)

NO, miei unici patatoni. Ma avete visto bene la mia stanza. Ai  più arguti non é certamente sfuggito il fatto che improvvisamente nell’angolo degli archivi i mesi e gli anni si sono moltiplicati in maniera esponenziale (?) …  massì esponenziale.

Apodittici, compaiono ora gli anni, che vanno dal settembre 2008 ad oggi. Questo perché? Perché lanciato a NordOvest di me stesso, a mia completa insaputa, soprattutto dei due neuoroni TRANZO E SCIALLO che abitano agevolmente quella cosa che sostengo essere la mia scatola cranica e in spregio alla manciata di sinapsi, che gioco forza tengono loro compagnia le CIAMPORNE, con un blitz degno dei GIS, dei NOCS, del CONSUBMIN, dei NAVY SEALS e chi più ne ha, più ne metta attraverso le indicazioni che mi aveva dato a suo tempo KLIMT77  e con l’aiuto del lavoro prezioso e mai ben lodato dello staff di LOGGA.ME, ho RECUPERATO TUTTO il mio blog.

Altro che baubaumiciomicio!! Altro che programmino salvatutto di Splinder-Splendor, che naturalmente non funge.

Quì carta canta !!! Troverete i post che più mi stanno a cuore. troverete i vostri commenti e anche quelli di blogger, di cui si sono perse le tracce o forse sapete dove sono , ma se non  me lo dite fa nulla!

GIOIA, GAUDIO, TRIPUDIO.  Quasi quasi mi merito un cioccolatino. Mentre scrivo ne assaporo il finissimo gusto, l’aroma mi permea la bocca e tittilla in maniera quasi lasciva le papille gustative. Cioccolato nero, extra-fondente. Ah, il nettare degli dei é giusto premio a chi, quasi per gioco ha tentato e questa volta ci é riuscito. Adesso non so perché, mi trovo in pace con me stesso.

BABBO NATALE mi ha portato un dono inaspettato. Non solo a me, ma anche a quelli che si prenderanno la briga di scorrazzare nelle mie stanze. Naturlmente , ça va sans dire, non  mettete troppo in disordine. Ci sono pezzi d’antiquariato e alcuni sono delicati, ma conto sui vostri modi di gentiluomini. Per le gentil donne quanto detto sopra non ha valore. La squisitezza e il garbo sono  il loro naturale passepartout, quindi.

Quindi condividete con me la felicità del momento. Grazie.

Qualcuno potrebbe

Qualcuno potrebbe non credere ai propri occhi. Quel che leggerete é vero, in quanto frutto d’ingegno e d’impegno. Impegno senza l’aiuto di sostanze, di cui le Pandette non parlano in maniera favorevole e neppure l’Arte d’Esculapio ha parole gentili.  Ciò che leggerete é opera mia e di un momento, non di sconforto perché abusato da forze esterne o estreme a me medesimo, bensì di ponderato e attento pensiero su ciò che sarei andato a scrivere. Mi sono speso, perché  come ebbi ha scrivere e lo troverete scritto: sono stato cretino anch’io, non me ne vanto, ma non dimentico.

Quindi perché non riderci un po’. Giusto per ricordare anche di non cedersi troppo addosso. Fa male e porta troppo lontano. Tanto da non ritrovarsi più, normalmente.

Il Cretino. Ontologia e Deontologia del fenomeno.

Miei cari, dall’alto della Nostra età, perché noi del ’54 quell’età l’abbiamo, mi corre il bisogno, urgenza irrefrenabile di pormi, come mentore di voi tutti. Lo so che qualcheduno di voi con l’elegante spocchia che lo contraddistingue si ergerà e pronto sul labbro avrà l’insulto, dei più facili tra quelli più risibili. Ebbene non me ne calo, anzi calo i pantaloni e conseguentemente agisco.

Attenti però a trarne facili conclusioni. Emetto sostanziali suoni a 250 bar e 140 dl.

Di norma mi gingillo con un fanculizzatore triviale inversamente proporzionale (un fangù vostro, due dei miei) e del cecchinaggio sono maestro. Il mio propormi, in maniera così prosaica e scevra da ogni poesia, si traduce nel ringraziare gli squisiti ospiti, che mi hanno voluto, ahimè loro, tra le vostre fila, che spero copiose in un futuro quanto mai prossimo venturo. Epperò son qui ad ammonirvi di come il cretino, per l’unicità della specie in essere, ed anche un po’ in avere, ma non in battere o in levare badate bene; il cretino, dicevo deve forzatamente avere una ontologia, termine che ora mi sfugge come significato, ma non come significante e del quale non mi dilungo  indarno, sapendovi ferrati (Ah la mascalcia, negletta arte, ma che vedo ben coniugata in questi luoghi). Ma alla deontologia non posso sottrarvi, anche un semplice quanto didascalico e didattico ritratto.

La dottrina più accreditata, di cui vi invito ad assaporarne tutti i più invitanti umori, si condensa sapientemente in due tomi fondamentali.  “La prevalenza del Cretino” e “Il ritorno del Cretino”, scritti mirabilmente da menti eccelse quali Fruttero & Lucentini. Testi fondamentali da cui non può assolutamente sottrarsi il vero cretino. Non tanto per gli esempi di cretineria che possiamo trovare. Ciascuno di noi ha tutti i mezzi per poterli abbondantemente superare, in altezza, profondità, larghezza e non ultimo peso specifico. No, ma gli esempi portati dai due scrittori sono da studiare e compulsare come pandette per scoprire chi surrettiziamente, con fare urfido, con movenze murfide vuole proclamare la propria cretinaggine. Siatene certi, avrete trovato esecrabili esempi di supposti cretini, coloro che fingono con spocchia la propria cretineria per trarne profitti che dire immondi, è non dire.

Avrete scoperto sulle vostre strade il cretino per delega, essere abbietto che impossibilitato di suo ad essere vero cretino, delega una sì alta missione, oppure pur non avendone i mezzi pone in essere maldestramente azioni cretine, perché titillato da chi sa quali improbabili benefizi. Così che la categoria ne venga ampiamente squalificata. Oppure il truce esempio di cretino su commissione. Perfido esempio di empietà obliqua. Furbetto del quartierino, uomo dotato di cervello che le avverse condizioni atmosferiche permettono un rigonfiamento cerebrale, millanta di esserne in possesso e quindi, con sprezzo della casta compie cretinaggini.  Ma pari è quello, cerebralmente ipodotato che spinge a compierle. Per loro, vi dico e affermo, non ci sarà che dolore e stridor di denti. Miei cari, siate esempi limpidi, puri, casti (in quest’ultimo caso è facoltativo). Fate della cretineria un’arte, non soggiacete alle fatue chimere di sirene, che sciupano il loro e altrui tempo, di quelli che palesano di essere cretini in vari modi e manifestazioni. Attenti ai falsi miti televisivi. Lo dico a voi giovani e immacolate menti. Ho visto i nefandi risultati alla troppa esposizione agli “Amici di Maria”. Ho visto negli occhi dei sovraesposti il nulla e vi ho ò letto terrore di tanta, troppa visione. Attenti a certi politici, che sbavano la loro squallida piaggeria, bavosa e lumacosa presenza di chi si fa più realisti del re. Con le lagrime agli occhi vi imploro, non abbandonatevi alla lettura di notiziari cartacei, ma anche via etere, che devastano e pervicacemente pongono in essere la distruzione neuronale, vostra e di chi vi circonda.

Chi non ascolta le farneticanti esternazioni fediane, gli sbrodolamenti bondiani o peggio le insalivature gasparrine, sarà salvo. Ma chi se ne pascerà e ingordamente ne trarrà piacere, allora per lui: , “Anatema”  per ennumeri generazioni, sia passate che future. Per concludere questo mio intervento, vorrei che mandaste a mente quest’epigramma, sinecura ed ancora di salvataggio  nell’affrontare i perigli che il mondo vi frappone, perché non solo:   “Cretini si nasce, ed io lo naqui, ed essere cretino è un arte”

In ogni caso ricordate che alle avversità potrete sempre ribattere, senza tema di smentita alcuna:  “Lei è un cretino, m’informi.”

Noi, il Popolo

Quandamente:

Docente di Cretineria della Ragion Pura e Pratica
Rettore della “cadrega” di  Deficentologia Ontologica
Magister Oprimus di Scienza dell’Imbecillità Indotta
Maggior Cretino dell’Ordine Dell’Imbornito
Maestro di Cretineria Applicata o meno, ai Più.
Professore emerito di Stlonzaggine Teoretica,
Associato in Fanfaronaggine Internazionale
Primo Relatore in proprio di Cog …oneria Acuta
Mentore dell’Inutilità della Propria Presenza
Guardiano degli Spazi Cretini Comuni
Epigono di Lepidezze, Facezie e Trastulli
Tedoforo della Slurpaggine Applicata

Ricercatore in Paleocretineria

Consortato di Dabbenaggine.

Etc. etc. etc.

E’ finito

Il racconto é finito . Le ultime due puntate le ho pubblicate nella sezione  RACCONTI LUNGHI  – INUTILI TRACCE  cap.44 e 45.

E’ stato un bel percorso, almeno per me. Credo di essere migliorato da quello precedentemente scritto – IL CAMMINO DELLE VERITA’ –

Mi avete aiutato nel migliorarmi e di questo ve ne rendo merito. Oramai il racconto é vostro. E’ per le vostre emozioni, i vostri pensieri, le vostre cirtiche, io ho solo raccontato e mi sino divertito a farlo.

Ripeto, per chi vuole il PDF, che ho già preparato, non ha che da contattarmi, però ad un nuovo indirizzo. Splinder é moribondo e si sta avviando verso una fine. Ingloriosa, forse. Anche INTERFREE, il portale dove appoggiavo la mia e-mail ha deciso di diventare a pagamento. Guarda caso proprio dal 31 ennaio p.v. – E’ un caso? INTERFREE é un figlio della DADA srl, che ha preferito seppellire SPLINDER. No! Non é un caso. Quindi:  c.prunotto@alice.it sarà il nuovo riferimento.

Un po’ mi scoccia rivoluzionare ulteriormente la mia vita virtuale, ma é nei cambiamenti che si cresce, che si trovano nuovi stimoli per farlo e poi , come si dice: gli esami non finiscono mai.

Un ultima cosa. Bolle già il terzo capitolo della trilogia del VIAGGIO. Dopo un cammino nel MedioEvo, e le tracce nel futuro, nel presente seguiremo un sentiero. Da qualche parte porterà e se avrete la voglia di seguirlo, credo che ci divertiremo.

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

Visto che oramai su SPLINDER leggere il seguito del racconto – INUTILI TRACCE – credo sia diventato improbabile se non impossibile gli ultimi capitoli li posterò nella nuova casa.

Prima però credo sia doveroso, per quei lettori, nuovi o vecchi che siano, di fare un piccolo riassunto. Giusto per raccogliere i fatti e dare un senso a quello che leggerete in seguito.

Cominciamo:

In un futuro, che spero non si realizzi mai, all’alba di un’epoca post nucleare un giovane, Corso e i sui due amici Thornbijorn e Neelya sono stati ingaggiati come cercatori e guide da una spedizione scientifica per essere accompagnati nella ricerca di un luogo nascosto, ma ricco di notizie utili per il proseguimento della civiltà residua.

In un epoca in cui non esistono più nazioni, bensì popoli e clan, pur dotati di una tecnologia residua salvata dalle guerre e dalle catastrofi naturali conseguenti a quelle, i nostri si trovano a viaggiare con sconosciuti che fanno di tutto per mantenere il mistero su di se. Ben presto però si accorgono che quegli scienziati, non sono null’altro che dei militari e la spedizione, non è prettamente scientifica. Sospetti e menzogne si accumulano tanto da deflagrare in scontri violenti tra i partecipanti. Scontri verbali, ma la fiducia riposta viene spazzata. Anche la simpatia che Corso mostra nei confronti di quella che è effettivamente, l’unica scienziata del gruppo, è messa a dura prova. Intanto il gruppo si ritrova sotto la protezione di un popolo, I Mistrtali, le cui truppe, pur non mostrando ostilità nei loro confronti, si sentono in dovere di sorvegliarli apertamente. Quasi a farne dei liberi prigionieri. L’incontro poi con due individui, che raccontano loro storie di rivalità e di conflitto tra clan, che insistono su di una frontiera labile e creatasi con il tempo, aggiunge ancor di più quel senso di un finale tragico per la spedizione stessa. Una sorte di non ritorno. Sentendosi abbandonati da tutti e con lo sguardo poliziesco dei Mistrali addosso, i nostri decidono di portare a termine il loro viaggio in ogni caso. Costretti quasi ad assoldare i due individui, come guide, si ritrovano in un complesso militare, il loro vero obiettivo finale. L’amore tra Corso e Darla, questo è il nome della scienziata, non ostante tutto riesce a sbocciare e ad attecchire. Tra ulteriori sorprese, tra verità rivelate dopo i troppi indugi su tracce che si rivelano inutili, si riuscirà a venire a capo circa una verità sconvolgente. Il luogo custodiva da tempo il segreto per rimettere in funzione, da un’altra parte del globo sistemi missilistici in grado ancora una volta di scatenare l’ultima guerra atomica.

Naturalmente prendono la decisione di distruggere tutto e sono costretti a farlo per l’incalzante attacco di una banda di predoni al soldo di un’entità “La Gilda dei Mercanti” intenzionata ad impossessarsi di un simile segreto.

I capitoli finali ci sveleranno se e in che modo riusciranno a salvarsi. Sempre che si salvino.

I Capitoli li trovere pubblicati nella pagina RACCONTI LUNGHI INUTILI TRACCE

Remainder

Vorrei ricordare, giusto per …  che ci sono altre quattro pagine per ora, che  contribuiscono ad aumentare la fuffa di questo blog.

Giusto per … chi fosse interessato.

Così … senza impegno alcuno. E’ a…gratis, sia ben chiaro

Ufficio Facce – Nuova Sede

Nel 2010 l’Ufficio facce scriveva: 

Inizia la cinquantunesima settimana dell’anno:  

L’Ufficio Facce intravede la fine del tunnel e si dispiace di sapere che sono cazzi amari per tutti !!!

Oggi constata che è vero. E poi dicono nemo propheta in patria.

Ufficio Facce

INUTILI TRACCE Capitoli 41 e 42

41° Capitolo – ovvero “Si apre un tenue spiraglio”.
 
Gli unici che dormirono profondamente furono Tauranga, neppure a parlarne e Thorn, che mostrava sempre un sonno piombino e Darla, non abituata a tutti quegli strapazzi. Gli altri, come me, dormicchiarono. Osservavo Darla e immaginai, seguendo il filo dei pensieri in libertà, di essere circondato e senz’altra speranza, da quella banda di predoni. Di certo non mi avrebbero risparmiato e neppure Darla avrebbe fatto una bella fine. Di sicuro sarebbe stato il loro trastullo, poi se fosse riuscita a sopravvivere a tanto scempio, l’avrebbero barattata o forse sarebbe stata una delle tante schiave, in loro possesso. Strinsi con nervosismo, il calcio della mia pistola e mi ripromisi, che alla mal parata, avrei conservato due colpi. Uno per lei e uno per me. Mi augurai di rimanere vivo quel tanto da portare a termine il mio progetto. 
Al buio del giorno si passò a quello della notte. La tempesta si acquietò e la pioggia prese a scendere piano e regolare, fino al punto di diventare una petulante acquerugiola. Quella che entra in ogni fessura, in ogni piega dei vestiti e ti rende madido e zuppo fin nelle ossa.
Ci interrogammo se fosse opportuno andarcene e proseguire il viaggio, in cammino sulla pista, abbandonando così il folto del bosco. Da una parte, pur nella difficoltà, il cammino era più agevole, ma eravamo più esposti al pericolo di essere intercettati. Dall’altra, camminare nel bosco, con il rischio di non vedere in sostanza nulla e di incontrare ostacoli che avrebbero pregiudicato la personale incolumità, tutto ciò ci fece propendere per una levata all’alba. Ci riavvolgemmo così nei nostri giacconi. Le braci del piccolo fuoco oramai emanavano solo un pallido bagliore e il calore era ridotto a ben poco.
Una livida luce ci mostrò, che un nuovo giorno era iniziato. Ci avvicinammo a quel che rimaneva del fuoco e utilizzando pochi rami secchi, trovati da Soledo, riattizzammo un fuoco, giusto per far scaldare una bevanda nerastra, che qualche commissario militare si era arrogato il diritto di chiamarlo pomposamente: caffè. Una broda schifosa, che aveva il solo vantaggio, di essere calda. Mangiammo qualcosa e trangugiato l’ultimo sorso, coprimmo come potevamo le tracce del nostro bivacco notturno. Il fuoco si spense in fretta e per sicurezza lo coprimmo con manciate di aghi dei pini. Prendendo quelli più esposti all’acqua e ricoprendoli con gli altri, più chiari presi alla base dei tronchi. Abbastanza soddisfatti, ci rimettemmo in marcia sulla pista, abbandonando così il folto del bosco. Disposti su due file, guardinghi, con le orecchie sempre ben tese ad ascoltare ogni più piccolo rumore.
Davanti al sergente e Duca, che oramai facevano coppia fissa, si fermarono e alzarono un braccio. Ci acquattammo dietro gli alberi. Duca rientrò verso di noi.
         “ A sinistra c’è un sentiero. Abbastanza ben segnato. Io direi di prenderlo e di allontanarci da questa pista. Stiamo diventando un bersaglio troppo facile.”.
Con cautela, intanto c’eravamo avvicinati tutti al comandante DuRaand e al capitano, che stavano consultando la carta, per capire quali fossero gli ordini. Stubbing dopo aver osservato la carta per parecchio disse.
         “ Questo sentiero sembra portare verso il fiume. Potessimo trovare un’ampia radura, riusciremmo a lanciare ancora il segnale di emergenza e se ci assiste la fortuna, riuscirei anche a prendere contatto con il comando.”.
Poi esplose.
         “ Maledizione. Sono giorni che non ci sentono. Possibile che non venga in mente a qualcuno, che forse siamo in pericolo. Che forse avremmo bisogno d’aiuto. Che forse siamo riusciti nel nostro intento e che quindi sia ora di rilevarci!”.
Aveva il volto stravolto. Profonde rughe solcavano il volto del capitano. Portava ancora i segni dell’esplosione. Chiazze di sporco sul volto e sulle mani. L’acqua caduta e gli schizzi di terra ed erba sulla divisa facevano di noi tutte maschere grottesche. Ero contento di essermi rasato o quasi la capigliatura.
Ogni tanto mi prendeva un prurito, tanto che temevo di avere contratto qualche strana malattia. Eravamo sporchi, stanchi con l’ombra della morte che danzava la sua macabra coreografia intorno a noi. Alzavamo gli occhi e avevamo solo un muro verde che ci circondava. In alto spicchi di un cielo grigio ci guardavano beffardi e quasi contenti della nostra misera situazione. Così pensavo in quei momenti, però mi parve giusto rincarare la dose.
         “Capitano, non mi stupisco più di tanto. Non ricorda le parole che abbiamo avuto nel vallone di Prabloem. Come ci siamo confrontati e come siamo venuti a chiederci se eravamo stati scaricati, noi e voi. Che cosa diceva l’ultimo messaggio del vostro comando: Assicurare e Procedere? Giusto. Bene per procedere lo abbiamo fatto. Ora lanci il messaggio così li assicuriamo. Sempre che il teorema della carne da cannone, non sia ancora valido. Certo è che per loro due: DuRaand e Tauranga, il discorso non dovrebbe essere valido.”.
DuRaand guardò tutti noi.
         “ Andiamo al fiume e rilanciamo le richieste di soccorso. Se non ricordo male, questo sentiero conduce a una radura, che è di fronte ad un isolotto in mezzo al fiume. Lì c’è una casamatta. L’isola è abbastanza grande. Il lato a monte ci sono alcuni grossi alberi e dei massi. Nel lato a valle, c’é un grande spiazzo su cui un TraspAir può atterrare agevolmente. Ho fatto due calcoli, mentre camminavamo. Non crediamo di esserci allontanati poi tanto dal bunker AB12. Forse abbiamo fatto un paio di chilometri. Quel bosco ci ha asciugato le risorse e in alcuni punto, mi sono accorto ci siamo passati almeno un paio di volte, adesso che ci ripenso. Quindi quell’isolotto è ancora a tiro degli obici dei Mistali. Quelli piazzati sui contrafforti della Valls des Reias. I Mistrali sono formidabili artiglieri quindi potremmo avere un inaspettato aiuto.”.
Stubbing lo guardò interrogativo.
         “Perché dovrebbero sprecare preziosi colpi d’artiglieria? Per noi poi. Stranieri e certamente lontani da ciò che abbiamo detto loro. Anche se, a suo tempo, temo ci avessero scoperto.”.
Tauranga si mise a ridere e DuRaand continuò.
         “ Certo che vi avevano scoperto. Il maestro Touissant è un membro del Consiglio da molto tempo e quindi … L a vostra copertura, per così dire, è saltata appena lo avete nominato. Infatti, immagino sia, sto interpellato e lui avrà ordinato che la vostra, anzi ora è anche nostra, spedizione fosse seguita con attenzione e vi fosse stato dato tutto l’appoggio possibile. Credo che l’occasione di spezzare qualche osso alla banda di Friso il Norreno, i Mistrali non se la vogliano certo far scappare. Quei ladroni sono una spina nel loro fianco. Poi dare un avvertimento alla Gilda è sempre buona cosa. Commerciate pure, ma attenti. Vi teniamo d’occhio.”.
Tauranga a quelle parole faceva ampi assensi con la testa.
         “Condivido e sottoscrivo le tue parole Ossij. I Mistrali sono gelosi di tutto ciò che appartiene a loro. Lingua, cultura … tutto. Sono capaci di essere buoni alleati, ma altrettanto feroci assassini, se toccati nei loro sentimenti profondi e poi a menar le mani son sempre pronti, soprattutto con banditi e razziatori in genere. Come Frido il Norreno.”.
Thornbijorn si distanziò di un passo.
         “Basta. Ho sentito abbastanza. Io adesso vado a quell’isola. Monto un’amaca e aspetto i soccorsi. Sono zuppo d’acqua, ho una fame che mangerei  non so cosa e ho anche sonno.”. E s’indirizzò verso il sentiero indicato.
Darla lo seguì e sentimmo la sua voce.
         “ Aspetta, orso mal mostoso, vengo anch’io, ma scorsati che ti agiti il ventaglio sotto il naso. Ah, vedi se puoi di fare un bagno, una doccia … di lavarti insomma. Puzzi come una fogna otturata.”. Lo disse rivolgendosi a noi con un ampio sorriso.
Il mio socio si fermò di botto.
         “ Senti, mammoletta, credi di profumare come un cespo di rose. Anche tu puzzi e forse più di me.”. E ci strizzò l’occhio.
Il sergente guardò i due e poi noi, fermi e interdetti dal duetto.
         “ Ecco. Abbiamo chiuso lo zoo, abbiamo aperto l’asilo.”.
Stubbing scosse la testa.
         “Andiamo avanti.”.
 
 
Dal diario del Capitano Stubbing.
 
Abbiamo ancora qualche possibilità e vogliamo giocarla fino in fondo. Credo che quell’isola sarà l’ultimo passo da fare per portare a casa la pelle.

42 ° Capitolo – ovvero “ Prima dell’ultima tempesta”
 
Se la stanchezza si faceva sempre più presente, ciò di cui non sentivamo assolutamente il bisogno, era quello di sorprese e per di più sgradite. Il cielo iniziava nuovamente a scurirsi. Oramai era pomeriggio inoltrato e la coltre di nubi che ancora gravava su di noi si stava scurendo.
         “Altra pioggia in arrivo”. Dissi a mezza voce e mi tirai più in alto il collo del mio giaccone mimetico. Cosa perfettamente inutile, poiché era fradicio, sporco di fango e pesante come non mai.
I volti segnati dei miei compagni stavano a indicare che eravamo arrivati quasi al limite. Ancora un paio d’ore e i più stanchi, i più provati sarebbero crollati. Rallentai il passo e mi misi a fianco di Darla. Nel suo sguardo lessi la feroce determinazione a non mollare. A dimostrare, credo innanzitutto a se stessa e poi agli altri, che aveva ancora la forza di continuare e che non aveva nessunissima voglia di arrendersi. Eppure il suo passo a volte rallentava, la vedevo ondeggiare, sotto il peso dello zaino. Aveva ricevuto l’incarico di portare cibo e medicinali e non sopportava il peso anche di un’arma, che non fosse stata la pistola che le avevo dato giorni prima. Anche gli altri pian piano iniziarono ad arrancare. Soprattutto quando iniziammo a guadare una serie di ruscelli. Scendere all’acqua e poi saltare di masso in masso, giusto per evitare d’inzupparsi ancora di più. Diventavano quelli esercizi sempre più difficili e pericolosi. Infatti, mentre attraversavamo uno degli ultimi incontrati quel giorno, misi male il piede su una pietra piatta e scivolosa, con il risultato di fare una brutta caduta all’indietro. Mi bagnai di più di quello che ero già, ma di più fu bagnato il mio orgoglio. Mi sentivo il classico gattino sotto l’improvviso acquazzone. Gli altri ridacchiarono, quel tanto da allentare un poco la tensione, ma non fu abbastanza. Intanto la voce del grande fiume iniziò a entrarci nelle orecchie.
Dopo un’ultima curva giungemmo al limitare del bosco. Davanti a noi il fiume scendeva gagliardo e attraversata un’ampia radura, coperta da foglie gigantesche ed erbe alte, avremmo ritrovato un guado, tale d permetterci di attraversare il braccio corto del fiume e ritrovarci, forse, al sicuro. Darla, Tauranga ed io rimanemmo ultimi della colonna. Gli altri avanzavano in ordine sparso, scalati di una posizione con il lato più numeroso alla mia destra. Il nostro triangolo doveva rimanere centrale nella formazione.
Cautamente iniziammo ad avanzare, quando, eravamo circa a metà percorso, si scatenò un feroce fuoco di fucileria. Le pallottole fischiavano da ogni parte e subito non capimmo se eravamo finiti in mezzo ad un’imboscata, oppure i colpi arrivavano da una parte sola. Mi gettai a terra e infilai la faccia nell’erba e nel fango.
         “Stai giù con la testa!”. Urlai a Darla, che era pochi metri avanti a me.
Sentivo, ma non capivo gli ordini di Stubbing e le raccomandazioni che si lanciavano gli uni agli altri i miei compagni. Alzai il capo per un momento e mi accordi che alla mia sinistra Tauranga, stava armeggiando con il suo zaino tentando di sfilarselo. Mi parve strano. Mi vide e mi fece segno di raggiungere, strisciando Darla. Lui in qualche modo avrebbe coperto la mia iniziativa. Gli spari provenivano soprattutto dalla destra del nostro schieramento, quindi mi girai verso quella direzione e strisciando e scalciando, ma tenendo il mio Aska65 in posizione, riuscii a raggiungere la ragazza. Distesa, con gli occhi chiusi, sembrava non respirasse. La rassicurai subito, prima che compisse qualcosa di sbagliato.
Mi girai di nuovo verso Tauranga, ma l’uomo era scomparso.
La fucileria intanto, aveva perso l’intensità iniziale e sentivo che anche i nostri rispondevano al fuoco. In quel momento pensai solo a difendere Darla e me stesso e non avevo assolutamente idea di come uscire da quella situazione. Alzai la testa brevemente e vidi Stark, Holt e Neelya alti sul prato che stavano facendo fuoco di sbarramento. Duca, Soledo e Thor correre bassi verso di loro e poi cambiare direzione e fare lo stesso. Questi ultimi stavano coprendo la corsa di Stubbing, il sergente e di DuRaand. Rimanevamo solo noi. Come presero a sparare, quel punto scattai in piedi, fucile al fianco e con una zampata alzai di peso Darla e le gridai
         “Corri più forte che puoi. Corri! Corri!”.
Intanto presi a tirare raffiche brevi, quattro cinque colpi alla volta in direzione di alberi e cespugli alla mia destra. Quella decina di metri la divorammo in pochissimi secondi, poi ci gettammo di nuovo terra, schiacciandoci sul terreno più che potevamo. Mi voltai, ma di Tauranga, nessuna traccia. Non potevo ritornare sui miei passi. Maledissi quei momenti. Si ripeté il ciclo. Un gruppo sparava e l’altro correva. Finalmente ci ricongiungemmo accanto al fiume. Vicino ad alcuni massi e mi accorsi che c’erano dei tronchi gettati tra le due sponde, come una passerella. L’acqua aveva formato una pozza poco profonda, ma la corrente era vigorosa, vista la pioggia caduta. Salire e correre sulla passerella erano un azzardo troppo grande. Saranno stati otto, dieci metri, ma così eravamo un bersaglio perfetto per i cecchini. Poi ancora con il peso dello zaino a rallentarci ed eravamo stanchi, anche se l’adrenalina circolava con forza in noi. Lo sforzo sarebbe stato grande e forse non pagante per tutti. Stubbing pose la classica domanda.
         “Ci sono tutti?”.
Risposi.
         “No! Manca il comandante Tauranga. Era accanto a noi, ma già al primo scatto non l’abbiamo più visto. Torno indietro e vado a cercarlo.”.
Prima che Stubbing dicesse qualcosa e soprattutto prima che io mi muovessi, ecco la voce del comandante uscire da un cespuglio e lui e il suo zaino si catapultò in mezzo a noi.
Coperto di fango e sangue, con la faccia sulla quale c’era un evidente schizzo di color roso intenso, due occhi spiritati, di chi ha ucciso e non solo una volta. In mano aveva un kirkuk, un coltello dalla lama leggermente ricurva, affilatissimo. L’impugnatura era bagnata di rosso e sembrava cosa recentissima.
         “ Non vai da nessuna parte. Come quei tre bastardi che c’erano alle spalle. L’ultimo aveva questa tra le mani e contava di usarla. Chi la vuole?”.
Così dicendo si rigettò nel cespuglio e uscì con un’AMG40 e un caricatore completo.
A Thor brillarono gli occhi.
         “ Cazzo! Un “semina supposte”. Grandissimo. Amico mio. E’ il regalo che aspettavo da tanto.“. Con un balzo fu vicino al comandante e gli stampò due sonori baci sulle guancie.
         “Grazie! Grazie! La userò come si deve. Grazie! Avete visto che amicone che abbiamo? Una”semina supposta”! Sei un grande. Adesso che vengano i bastardi. Adesso venite pure, figli di grande cagna. Vi spazzeremo dalla faccia di questa e quell’altra terra!”.
Ormai stava andando fuori controllo e ci volle tutta la forza di Holt e del sergente, per non permettergli si saltar fuori dal nostro nascondiglio e mostrare il suo nuovo giocattolo al nemico.
         “Pazzo bastardo maledetto. Vuoi farci scoprire?”. Gli urlò Stubbing, stravolto da quella manifestazione.
Poi rivolgendosi a tutti noi riprese.
         “ Bisogna assolutamente passare dall’altra parte. Sergente Luptberg, lei con Duca e DuRaand attraverserete questo guado. Prenda le corde che abbiamo. Le tenderete tra un capo e l’altro del guado. Una volta tesa, al primo giro lei rimarrà di copertura, mentre Duca e il comandante aiuteranno il primo a passare. Lo so ci bagneremo di più di quello che siamo, ma è l’unica soluzione. Rimarrò per ultimo e taglierò le corde. Soledo, mi raccomando la radio. Se qualcuno di voi crede in qualcosa, bhè inizi a pregarlo. Andiamo!”.
 Il sergente si gettò per primo, stretta la corda alla vita con vigorose bracciate, forse erano le ultime forze rimaste, attraversò la grande pozza. Dietro nuotava Duca, che dopo qualche sorsata di troppo, riuscì a raggiungere anch’egli la sponda opposta. Il comandante
Non ebbe difficoltà. Le corde andavano e venivano e tutti riuscimmo a passare. Tauranga si tuffò nell’acqua gelida e fece il percorso tutto in apnea. Quell’uomo era fonte di sorprese continue. Prima si era mostrato una sorta di deficiente, poi un attento analista, infine uno spietato assassino e per ultimo un grande nuotatore. Per essere dei Servizi Informativi del Congresso Continentale occorreva certamente possedere qualità superiori. Anche il comandante DuRaand era della medesima pasta. Forse con una predilezione per il dialogo, più che per lo scontro fisico. Certo si era dimostrato un attento e gelido attore, quando lo incrociammo per la prima volta.
I banditi non sparavano più se non radi colpi e concretamente a casaccio. Si erano concentrati più verso il centro della radura e la parte più lontana dalla passerella, che puntare verso la nostra parte. Gliene fummo grati. Confusi con le ombre degli alberi e della prima sera riuscimmo a raggiungere la casamatta. L’entrata era nascosta da grandi felci e dopo un breve corridoio, si apriva una grande stanza. Da un lato una sorta di focolare, per il resto, l’arredamento era formato da due vecchie reti rotte e arrugginite abbandonate in un angolo. Lungo il muro principale si aprivano alcune feritoie e dietro tre buchi nel muro permettevano coprirci le spalle. La fioca luce di una lampada, sopravvissuta agli strapazzi dei giorni a dietro, illuminava la scena su quella che poteva essere il luogo della nostra ultima resistenza. Fui preso da una profonda depressione. Rimanemmo in silenzio. Iniziava l’ultima notte?
 
 
Dal diario del Capitano Stubbing.
 
Siamo alla fine. Intrappolati come topi sul fondo di una trappola. Non ci rimane che difenderci sino alla morte.

 

Sta arrivando

Non so da voi, ma qui, nelle brumose lande, che si adagiano molli e un po’ fanée, tra il grande fiume e i suoi piccoli, ma a volte feroci immissari, si sente odore di santo Natale.

Lo si avverte dalle grandi, piccole cose di pessimo gusto che vengono esposte per  sollecitare un bagliore, un barbaglio nei nostri occhi. Che a ben vedere ci sono rimasti solo per piangere. Non sempre e con molta parsimonia, sia chiaro.

Eppure l’aria c’é. Sottile, inquieta e pur timorosa; perché anche lei sente che adesso non sembrerebbe cosa di manifestarsi nell’apoditticità magnificente degli anni passati.

Questi son tempi sfavorevoli, che inducono più di un pensiero, se non cupo, almeno bigio.

La Leonessa, perché di lei vado blaterando, in questa ennesima notte, naturalmente ed inutilmente persa come sempre perso a NordOvest di me stesso, lei dicevo forte della giusta incoscienza della giovinezza come sempre vuole prendersi piccole grandi soddisfazioni.

Quale maggior soddisfazione se non quella di regalare il pegno del suo amor filiale, esprimendolo nella classica e clamorosa mutanda?

Oramai ci sono avvezzo e credo che anche voi lo siate. Già ebbi a raccontare della mutanda, della sua epifanica manifestazione e dell’ezioloigia cui soggiace.

Già vi narrai con toni epici della sua natura, della sua consistenza e di come rifulge, quale caposaldo del mio peregrinare.

Dopo il verde ortofrutta, dopo gli omini nevosi, le manette in formalissimo grigio ferro e feroci bulldog viola dopociucca, dopo il cobra cobrante e una maliziosissima composizione di strumenti atti più ad un consumato mastro da muro, che ad un canuto e senescente genitore qual sono, mi toccherà in sorte una coreografica composizione sui sfondo rosso.

Questa primizia, almeno per il colore, la voglio condividere con voi, miei pochi affezionati lettori.

Lo so che tornerò ad essere il trastullo delle vostre ore passate dinnanzi allo schermo, almeno per il tempo della lettura di questo mio manufatto.

So e sento il beffardo risolino che spontaneo, o quasi, vi urgerà tra le fauci e immagino i vostri volti, pensierosi nell’immaginarmi avvolto da tanto tessuto. O forse no.

Sapete che vi dico? Non provo alcuna vergogna; anzi il saper che vi ho strappato un sorriso, mi rende contento.

So che siete carogne q.b. per burlarvi con la giusta ironia del mio parapudenda.

So che in cuor vostro siete schierati tutti, in favore della Leonessa e dei suoi gusti, che ritenete assolutamente giusti e corretti e molto, ma molto fashon.

Certo che mi riterrete un marrano se non mi ornassi di tanto splendore e non gratificassi, la luce dei miei occhi, con ringraziamenti a sfinimento.

Come potrei sottrarmi, sapendo che voi, con occhio accigliato, guatate le mie mosse, anche a mia completa insaputa?

Ora come potrò evadere le domande che mi giungeranno pressanti riguardo il tipo, il colore dello sfondo e dei disegni, le dimensioni dei medesimi e qualcuna/o, più malizioso si spingerebbe a chiedermi anche le dimensioni della mutanda stessa.

Non negate che c’è chi questa malizia la vorrebbe porre in essere e sicuramente la porrà!

Sacripante! Sapete bene che non mi sottrarrò a tali ragguagli.

Come non mi sottrarrò al giudizio, quasi divino delle Allegre Comari della Leonessa.

Infatti la mutanda, prima di entrare in mio legittimo possesso, sarà oggetto di misura da parte delle amiche collegiali di mia figlia, che giudicheranno circa l’acquisto ed in tanto prenderanno l’occasione di sbellicarsi dalle risate, facendo di me, il loro innocente zimbello.

Anche se, ad onor del vero, so di alcune che plaudono al mio coraggio ferino, per il motivo che io acconcio le pudende con gli orpelli regalatimi dalla Leonessa.

Solo per questo fatto, sono stimato a mille e scusate se è poco.

Saranno giovani, ma hanno compreso che a noi ometti, in fondo, piace piacere.

Amiamo vellicare il nostro ego con piccole grandi cose, pavoneggiarci, fare i piacioni insomma.

Via, che  sarà mai, almeno una volta all’anno abbandoniamoci a questa voluttà.

Quindi si gridi evviva per la mutanda ciclica  (Natale e compleanno), apodittica nella sua sorprendente manifestazione tessile, ma soprattutto regalata per amore di figlia e per ricordarci, ultimo ma non per ultimo, che nella vita un minimo d’ironia, anche se nascosta per evidenti motivi questa volta, non ci sta mai male.

Mai credersi troppo addosso. Porta troppo lontano da noi stessi.

Dunque, per la mutanda si gridi evviva e la si indossi, con le stesso amore con cui la si è ricevuta in dono.

Noi, Quelli del ’54. Persi, nella notte persa, a NordOvest di se stessi

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