CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

INUTILI TRACCE Capitoli 41 e 42

41° Capitolo – ovvero “Si apre un tenue spiraglio”.
 
Gli unici che dormirono profondamente furono Tauranga, neppure a parlarne e Thorn, che mostrava sempre un sonno piombino e Darla, non abituata a tutti quegli strapazzi. Gli altri, come me, dormicchiarono. Osservavo Darla e immaginai, seguendo il filo dei pensieri in libertà, di essere circondato e senz’altra speranza, da quella banda di predoni. Di certo non mi avrebbero risparmiato e neppure Darla avrebbe fatto una bella fine. Di sicuro sarebbe stato il loro trastullo, poi se fosse riuscita a sopravvivere a tanto scempio, l’avrebbero barattata o forse sarebbe stata una delle tante schiave, in loro possesso. Strinsi con nervosismo, il calcio della mia pistola e mi ripromisi, che alla mal parata, avrei conservato due colpi. Uno per lei e uno per me. Mi augurai di rimanere vivo quel tanto da portare a termine il mio progetto. 
Al buio del giorno si passò a quello della notte. La tempesta si acquietò e la pioggia prese a scendere piano e regolare, fino al punto di diventare una petulante acquerugiola. Quella che entra in ogni fessura, in ogni piega dei vestiti e ti rende madido e zuppo fin nelle ossa.
Ci interrogammo se fosse opportuno andarcene e proseguire il viaggio, in cammino sulla pista, abbandonando così il folto del bosco. Da una parte, pur nella difficoltà, il cammino era più agevole, ma eravamo più esposti al pericolo di essere intercettati. Dall’altra, camminare nel bosco, con il rischio di non vedere in sostanza nulla e di incontrare ostacoli che avrebbero pregiudicato la personale incolumità, tutto ciò ci fece propendere per una levata all’alba. Ci riavvolgemmo così nei nostri giacconi. Le braci del piccolo fuoco oramai emanavano solo un pallido bagliore e il calore era ridotto a ben poco.
Una livida luce ci mostrò, che un nuovo giorno era iniziato. Ci avvicinammo a quel che rimaneva del fuoco e utilizzando pochi rami secchi, trovati da Soledo, riattizzammo un fuoco, giusto per far scaldare una bevanda nerastra, che qualche commissario militare si era arrogato il diritto di chiamarlo pomposamente: caffè. Una broda schifosa, che aveva il solo vantaggio, di essere calda. Mangiammo qualcosa e trangugiato l’ultimo sorso, coprimmo come potevamo le tracce del nostro bivacco notturno. Il fuoco si spense in fretta e per sicurezza lo coprimmo con manciate di aghi dei pini. Prendendo quelli più esposti all’acqua e ricoprendoli con gli altri, più chiari presi alla base dei tronchi. Abbastanza soddisfatti, ci rimettemmo in marcia sulla pista, abbandonando così il folto del bosco. Disposti su due file, guardinghi, con le orecchie sempre ben tese ad ascoltare ogni più piccolo rumore.
Davanti al sergente e Duca, che oramai facevano coppia fissa, si fermarono e alzarono un braccio. Ci acquattammo dietro gli alberi. Duca rientrò verso di noi.
         “ A sinistra c’è un sentiero. Abbastanza ben segnato. Io direi di prenderlo e di allontanarci da questa pista. Stiamo diventando un bersaglio troppo facile.”.
Con cautela, intanto c’eravamo avvicinati tutti al comandante DuRaand e al capitano, che stavano consultando la carta, per capire quali fossero gli ordini. Stubbing dopo aver osservato la carta per parecchio disse.
         “ Questo sentiero sembra portare verso il fiume. Potessimo trovare un’ampia radura, riusciremmo a lanciare ancora il segnale di emergenza e se ci assiste la fortuna, riuscirei anche a prendere contatto con il comando.”.
Poi esplose.
         “ Maledizione. Sono giorni che non ci sentono. Possibile che non venga in mente a qualcuno, che forse siamo in pericolo. Che forse avremmo bisogno d’aiuto. Che forse siamo riusciti nel nostro intento e che quindi sia ora di rilevarci!”.
Aveva il volto stravolto. Profonde rughe solcavano il volto del capitano. Portava ancora i segni dell’esplosione. Chiazze di sporco sul volto e sulle mani. L’acqua caduta e gli schizzi di terra ed erba sulla divisa facevano di noi tutte maschere grottesche. Ero contento di essermi rasato o quasi la capigliatura.
Ogni tanto mi prendeva un prurito, tanto che temevo di avere contratto qualche strana malattia. Eravamo sporchi, stanchi con l’ombra della morte che danzava la sua macabra coreografia intorno a noi. Alzavamo gli occhi e avevamo solo un muro verde che ci circondava. In alto spicchi di un cielo grigio ci guardavano beffardi e quasi contenti della nostra misera situazione. Così pensavo in quei momenti, però mi parve giusto rincarare la dose.
         “Capitano, non mi stupisco più di tanto. Non ricorda le parole che abbiamo avuto nel vallone di Prabloem. Come ci siamo confrontati e come siamo venuti a chiederci se eravamo stati scaricati, noi e voi. Che cosa diceva l’ultimo messaggio del vostro comando: Assicurare e Procedere? Giusto. Bene per procedere lo abbiamo fatto. Ora lanci il messaggio così li assicuriamo. Sempre che il teorema della carne da cannone, non sia ancora valido. Certo è che per loro due: DuRaand e Tauranga, il discorso non dovrebbe essere valido.”.
DuRaand guardò tutti noi.
         “ Andiamo al fiume e rilanciamo le richieste di soccorso. Se non ricordo male, questo sentiero conduce a una radura, che è di fronte ad un isolotto in mezzo al fiume. Lì c’è una casamatta. L’isola è abbastanza grande. Il lato a monte ci sono alcuni grossi alberi e dei massi. Nel lato a valle, c’é un grande spiazzo su cui un TraspAir può atterrare agevolmente. Ho fatto due calcoli, mentre camminavamo. Non crediamo di esserci allontanati poi tanto dal bunker AB12. Forse abbiamo fatto un paio di chilometri. Quel bosco ci ha asciugato le risorse e in alcuni punto, mi sono accorto ci siamo passati almeno un paio di volte, adesso che ci ripenso. Quindi quell’isolotto è ancora a tiro degli obici dei Mistali. Quelli piazzati sui contrafforti della Valls des Reias. I Mistrali sono formidabili artiglieri quindi potremmo avere un inaspettato aiuto.”.
Stubbing lo guardò interrogativo.
         “Perché dovrebbero sprecare preziosi colpi d’artiglieria? Per noi poi. Stranieri e certamente lontani da ciò che abbiamo detto loro. Anche se, a suo tempo, temo ci avessero scoperto.”.
Tauranga si mise a ridere e DuRaand continuò.
         “ Certo che vi avevano scoperto. Il maestro Touissant è un membro del Consiglio da molto tempo e quindi … L a vostra copertura, per così dire, è saltata appena lo avete nominato. Infatti, immagino sia, sto interpellato e lui avrà ordinato che la vostra, anzi ora è anche nostra, spedizione fosse seguita con attenzione e vi fosse stato dato tutto l’appoggio possibile. Credo che l’occasione di spezzare qualche osso alla banda di Friso il Norreno, i Mistrali non se la vogliano certo far scappare. Quei ladroni sono una spina nel loro fianco. Poi dare un avvertimento alla Gilda è sempre buona cosa. Commerciate pure, ma attenti. Vi teniamo d’occhio.”.
Tauranga a quelle parole faceva ampi assensi con la testa.
         “Condivido e sottoscrivo le tue parole Ossij. I Mistrali sono gelosi di tutto ciò che appartiene a loro. Lingua, cultura … tutto. Sono capaci di essere buoni alleati, ma altrettanto feroci assassini, se toccati nei loro sentimenti profondi e poi a menar le mani son sempre pronti, soprattutto con banditi e razziatori in genere. Come Frido il Norreno.”.
Thornbijorn si distanziò di un passo.
         “Basta. Ho sentito abbastanza. Io adesso vado a quell’isola. Monto un’amaca e aspetto i soccorsi. Sono zuppo d’acqua, ho una fame che mangerei  non so cosa e ho anche sonno.”. E s’indirizzò verso il sentiero indicato.
Darla lo seguì e sentimmo la sua voce.
         “ Aspetta, orso mal mostoso, vengo anch’io, ma scorsati che ti agiti il ventaglio sotto il naso. Ah, vedi se puoi di fare un bagno, una doccia … di lavarti insomma. Puzzi come una fogna otturata.”. Lo disse rivolgendosi a noi con un ampio sorriso.
Il mio socio si fermò di botto.
         “ Senti, mammoletta, credi di profumare come un cespo di rose. Anche tu puzzi e forse più di me.”. E ci strizzò l’occhio.
Il sergente guardò i due e poi noi, fermi e interdetti dal duetto.
         “ Ecco. Abbiamo chiuso lo zoo, abbiamo aperto l’asilo.”.
Stubbing scosse la testa.
         “Andiamo avanti.”.
 
 
Dal diario del Capitano Stubbing.
 
Abbiamo ancora qualche possibilità e vogliamo giocarla fino in fondo. Credo che quell’isola sarà l’ultimo passo da fare per portare a casa la pelle.

42 ° Capitolo – ovvero “ Prima dell’ultima tempesta”
 
Se la stanchezza si faceva sempre più presente, ciò di cui non sentivamo assolutamente il bisogno, era quello di sorprese e per di più sgradite. Il cielo iniziava nuovamente a scurirsi. Oramai era pomeriggio inoltrato e la coltre di nubi che ancora gravava su di noi si stava scurendo.
         “Altra pioggia in arrivo”. Dissi a mezza voce e mi tirai più in alto il collo del mio giaccone mimetico. Cosa perfettamente inutile, poiché era fradicio, sporco di fango e pesante come non mai.
I volti segnati dei miei compagni stavano a indicare che eravamo arrivati quasi al limite. Ancora un paio d’ore e i più stanchi, i più provati sarebbero crollati. Rallentai il passo e mi misi a fianco di Darla. Nel suo sguardo lessi la feroce determinazione a non mollare. A dimostrare, credo innanzitutto a se stessa e poi agli altri, che aveva ancora la forza di continuare e che non aveva nessunissima voglia di arrendersi. Eppure il suo passo a volte rallentava, la vedevo ondeggiare, sotto il peso dello zaino. Aveva ricevuto l’incarico di portare cibo e medicinali e non sopportava il peso anche di un’arma, che non fosse stata la pistola che le avevo dato giorni prima. Anche gli altri pian piano iniziarono ad arrancare. Soprattutto quando iniziammo a guadare una serie di ruscelli. Scendere all’acqua e poi saltare di masso in masso, giusto per evitare d’inzupparsi ancora di più. Diventavano quelli esercizi sempre più difficili e pericolosi. Infatti, mentre attraversavamo uno degli ultimi incontrati quel giorno, misi male il piede su una pietra piatta e scivolosa, con il risultato di fare una brutta caduta all’indietro. Mi bagnai di più di quello che ero già, ma di più fu bagnato il mio orgoglio. Mi sentivo il classico gattino sotto l’improvviso acquazzone. Gli altri ridacchiarono, quel tanto da allentare un poco la tensione, ma non fu abbastanza. Intanto la voce del grande fiume iniziò a entrarci nelle orecchie.
Dopo un’ultima curva giungemmo al limitare del bosco. Davanti a noi il fiume scendeva gagliardo e attraversata un’ampia radura, coperta da foglie gigantesche ed erbe alte, avremmo ritrovato un guado, tale d permetterci di attraversare il braccio corto del fiume e ritrovarci, forse, al sicuro. Darla, Tauranga ed io rimanemmo ultimi della colonna. Gli altri avanzavano in ordine sparso, scalati di una posizione con il lato più numeroso alla mia destra. Il nostro triangolo doveva rimanere centrale nella formazione.
Cautamente iniziammo ad avanzare, quando, eravamo circa a metà percorso, si scatenò un feroce fuoco di fucileria. Le pallottole fischiavano da ogni parte e subito non capimmo se eravamo finiti in mezzo ad un’imboscata, oppure i colpi arrivavano da una parte sola. Mi gettai a terra e infilai la faccia nell’erba e nel fango.
         “Stai giù con la testa!”. Urlai a Darla, che era pochi metri avanti a me.
Sentivo, ma non capivo gli ordini di Stubbing e le raccomandazioni che si lanciavano gli uni agli altri i miei compagni. Alzai il capo per un momento e mi accordi che alla mia sinistra Tauranga, stava armeggiando con il suo zaino tentando di sfilarselo. Mi parve strano. Mi vide e mi fece segno di raggiungere, strisciando Darla. Lui in qualche modo avrebbe coperto la mia iniziativa. Gli spari provenivano soprattutto dalla destra del nostro schieramento, quindi mi girai verso quella direzione e strisciando e scalciando, ma tenendo il mio Aska65 in posizione, riuscii a raggiungere la ragazza. Distesa, con gli occhi chiusi, sembrava non respirasse. La rassicurai subito, prima che compisse qualcosa di sbagliato.
Mi girai di nuovo verso Tauranga, ma l’uomo era scomparso.
La fucileria intanto, aveva perso l’intensità iniziale e sentivo che anche i nostri rispondevano al fuoco. In quel momento pensai solo a difendere Darla e me stesso e non avevo assolutamente idea di come uscire da quella situazione. Alzai la testa brevemente e vidi Stark, Holt e Neelya alti sul prato che stavano facendo fuoco di sbarramento. Duca, Soledo e Thor correre bassi verso di loro e poi cambiare direzione e fare lo stesso. Questi ultimi stavano coprendo la corsa di Stubbing, il sergente e di DuRaand. Rimanevamo solo noi. Come presero a sparare, quel punto scattai in piedi, fucile al fianco e con una zampata alzai di peso Darla e le gridai
         “Corri più forte che puoi. Corri! Corri!”.
Intanto presi a tirare raffiche brevi, quattro cinque colpi alla volta in direzione di alberi e cespugli alla mia destra. Quella decina di metri la divorammo in pochissimi secondi, poi ci gettammo di nuovo terra, schiacciandoci sul terreno più che potevamo. Mi voltai, ma di Tauranga, nessuna traccia. Non potevo ritornare sui miei passi. Maledissi quei momenti. Si ripeté il ciclo. Un gruppo sparava e l’altro correva. Finalmente ci ricongiungemmo accanto al fiume. Vicino ad alcuni massi e mi accorsi che c’erano dei tronchi gettati tra le due sponde, come una passerella. L’acqua aveva formato una pozza poco profonda, ma la corrente era vigorosa, vista la pioggia caduta. Salire e correre sulla passerella erano un azzardo troppo grande. Saranno stati otto, dieci metri, ma così eravamo un bersaglio perfetto per i cecchini. Poi ancora con il peso dello zaino a rallentarci ed eravamo stanchi, anche se l’adrenalina circolava con forza in noi. Lo sforzo sarebbe stato grande e forse non pagante per tutti. Stubbing pose la classica domanda.
         “Ci sono tutti?”.
Risposi.
         “No! Manca il comandante Tauranga. Era accanto a noi, ma già al primo scatto non l’abbiamo più visto. Torno indietro e vado a cercarlo.”.
Prima che Stubbing dicesse qualcosa e soprattutto prima che io mi muovessi, ecco la voce del comandante uscire da un cespuglio e lui e il suo zaino si catapultò in mezzo a noi.
Coperto di fango e sangue, con la faccia sulla quale c’era un evidente schizzo di color roso intenso, due occhi spiritati, di chi ha ucciso e non solo una volta. In mano aveva un kirkuk, un coltello dalla lama leggermente ricurva, affilatissimo. L’impugnatura era bagnata di rosso e sembrava cosa recentissima.
         “ Non vai da nessuna parte. Come quei tre bastardi che c’erano alle spalle. L’ultimo aveva questa tra le mani e contava di usarla. Chi la vuole?”.
Così dicendo si rigettò nel cespuglio e uscì con un’AMG40 e un caricatore completo.
A Thor brillarono gli occhi.
         “ Cazzo! Un “semina supposte”. Grandissimo. Amico mio. E’ il regalo che aspettavo da tanto.“. Con un balzo fu vicino al comandante e gli stampò due sonori baci sulle guancie.
         “Grazie! Grazie! La userò come si deve. Grazie! Avete visto che amicone che abbiamo? Una”semina supposta”! Sei un grande. Adesso che vengano i bastardi. Adesso venite pure, figli di grande cagna. Vi spazzeremo dalla faccia di questa e quell’altra terra!”.
Ormai stava andando fuori controllo e ci volle tutta la forza di Holt e del sergente, per non permettergli si saltar fuori dal nostro nascondiglio e mostrare il suo nuovo giocattolo al nemico.
         “Pazzo bastardo maledetto. Vuoi farci scoprire?”. Gli urlò Stubbing, stravolto da quella manifestazione.
Poi rivolgendosi a tutti noi riprese.
         “ Bisogna assolutamente passare dall’altra parte. Sergente Luptberg, lei con Duca e DuRaand attraverserete questo guado. Prenda le corde che abbiamo. Le tenderete tra un capo e l’altro del guado. Una volta tesa, al primo giro lei rimarrà di copertura, mentre Duca e il comandante aiuteranno il primo a passare. Lo so ci bagneremo di più di quello che siamo, ma è l’unica soluzione. Rimarrò per ultimo e taglierò le corde. Soledo, mi raccomando la radio. Se qualcuno di voi crede in qualcosa, bhè inizi a pregarlo. Andiamo!”.
 Il sergente si gettò per primo, stretta la corda alla vita con vigorose bracciate, forse erano le ultime forze rimaste, attraversò la grande pozza. Dietro nuotava Duca, che dopo qualche sorsata di troppo, riuscì a raggiungere anch’egli la sponda opposta. Il comandante
Non ebbe difficoltà. Le corde andavano e venivano e tutti riuscimmo a passare. Tauranga si tuffò nell’acqua gelida e fece il percorso tutto in apnea. Quell’uomo era fonte di sorprese continue. Prima si era mostrato una sorta di deficiente, poi un attento analista, infine uno spietato assassino e per ultimo un grande nuotatore. Per essere dei Servizi Informativi del Congresso Continentale occorreva certamente possedere qualità superiori. Anche il comandante DuRaand era della medesima pasta. Forse con una predilezione per il dialogo, più che per lo scontro fisico. Certo si era dimostrato un attento e gelido attore, quando lo incrociammo per la prima volta.
I banditi non sparavano più se non radi colpi e concretamente a casaccio. Si erano concentrati più verso il centro della radura e la parte più lontana dalla passerella, che puntare verso la nostra parte. Gliene fummo grati. Confusi con le ombre degli alberi e della prima sera riuscimmo a raggiungere la casamatta. L’entrata era nascosta da grandi felci e dopo un breve corridoio, si apriva una grande stanza. Da un lato una sorta di focolare, per il resto, l’arredamento era formato da due vecchie reti rotte e arrugginite abbandonate in un angolo. Lungo il muro principale si aprivano alcune feritoie e dietro tre buchi nel muro permettevano coprirci le spalle. La fioca luce di una lampada, sopravvissuta agli strapazzi dei giorni a dietro, illuminava la scena su quella che poteva essere il luogo della nostra ultima resistenza. Fui preso da una profonda depressione. Rimanemmo in silenzio. Iniziava l’ultima notte?
 
 
Dal diario del Capitano Stubbing.
 
Siamo alla fine. Intrappolati come topi sul fondo di una trappola. Non ci rimane che difenderci sino alla morte.

 

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