CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

I tempi devono cambiare?

La bizzarria della domanda che fa da cappello a questo intervento, mi stata data osservando il volo degli uccelli. Oggi, nel pomeriggio ho dovuto attendere ad alcune commissioni e mentre percorrevo una delle mie solite strade, confuso dalla neve che cadeva veloce, si è levato un nutrito volo di passeracei. Spaventati dal rombo dell’auto e insicuri del loro precario posatoio sul ciglio della strada, si son levati e non so perché mi è sorta spontanea la domanda. Dovevano proprio levarsi in volo? Dovevano per forza cambiare la loro posizione? Marciavo al centro della carreggiata, di una strada vicinale e non avrei assolutamente interferito con loro e le loro attività. Eppure. Si sono dispersi in un volo sincopato, per poi forse radunarsi nuovamente. Ho modificato quindi i loro tempi, hanno dovuto cambiarli per il mio passaggio. L’imprevisto, l’inaspettato quindi come misura di cambiamento? Oppure in ogni caso avrebbero mutato il luogo e forse le loro faccende. Che non saprei quali che possano essere, in una giornata di neve e freddo.  Comunque sono intervenuto in un loro mutamento, e mi sono posto la domanda se i tempi devono cambiare. Questo mutamento a quale soggezione fa riferimento? Mutano o devono mutare o possono mutare gli uomini e in quale rapporto con chi o cosa?

Guardiamo solo le variazioni del clima. Dopo una buona parte d’inverno, caratterizzata da temperature che dire quasi mite è azzeccarci, improvvisamente neve a basse quote e prossimamente freddo e gelo. Di quello figlio della stagione. Ecco che subito ci siamo preoccupati o almeno ci hanno offerto di che preoccuparci. Forse confidando nella poca memoria delle stagioni passate. Quando la neve, il freddo e anche il gelo c’erano comuni compagni. Adesso sono diventati nemici da combattere. Quasi che il nostro distacco dagli eventi naturali debba essere rimarcato. La natura è matrigna e non si assoggetta spontaneamente alla volontà umana. La visione antropocentrica cui siamo stati allevati educati, addestrati rimane sbigottita e inerme di fronte ad una rapida caduta delle temperature, di tanti fiocchi di neve. Di quel cielo bigio, che sfuma le cose, che neutralizza i colori, che fa cristalli i sentimenti stessi. Tutto ciò pare faccia orrore e ripulsa e la memoria del tempo dell’attesa, della riflessione dell’intimità finalmente a portata di mano, cosa rara e preziosa di questi tempi così convulsi e ansiogeni, svanisce nelle grida di allarme, nei consigli non voluti, mai cercati, di facile dimenticanza. Tutto deve rimanere com’è, perché il più piccolo cambiamento può generare chissà quale squilibrio.  E’ una continua proposizione della teoria del caos. La farfalla batte le ali a Sumatra e a pozza di Fassa scendono e si fermano tre metri di neve. Detto così non fa sorridere, bensì sganasciare dalle risa. Eppure a dar retta a simile teoria, che ha dei fondamenti scientifici sia chiaro, ma per fenomeni di tutt’altro genere e proposta per altri scopi e con altri fini, significa risolversi all’immobilismo. Io che digito al PC, posso essere causa di un’improvvisa inondazione, di una frana o più semplicemente della caduta di una foglia da qualche albero sperso nella foresta equatoriale? Non sono disposto a crederlo, non almeno nei termini che qualcuno ce li propone. Quanti di noi hanno memoria degli inverni passati? Tutti ricordiamo giornate come quella di oggi. Siamo ancora qua a raccontarcela. Non abbiamo subito i nefasti effetti della furia del “buran”. Vento della steppa russa, che io immagino come l’agiografico cosacco che cavalca furioso dalle rive del Don fino alle Alpi Giulie, per poi slanciarsi furioso e dilagare nella pianura. Mi ricorda certi discorsi riguardo all’abbeverata dei “budyjonny” alle fontane di Piazza San Pietro. Altri tempi che minacciavano un cambiamento radicale, perfino rivoluzionario. Nulla di tutto il paventato è successo. Anzi si è verificato il contrario.

Allora forse è l’atteggiamento che deve cambiare per far sì che i tempi cambino.

La risposta che diamo al gelo di queste ore non è spavento o angoscia, ma l’aguzzare dell’ingegno a sopportare meglio il freddo incombente. Trovare soluzioni possibili e condividerle, nella piena disponibilità di accettare le migliori, se quelle fossero diverse dalle nostre.

La risposta più semplice permette di affrontare meglio il futuro del cambiamento. Anche se il quadro si presentasse complesso, come quello attuale e non parlo del tempo atmosferico, quello stesso dovrà essere affrontato passo dopo passo. Scavando nel problema più che aggiungerne altri. E’ tempo di togliere, di svuotare, di compiere l’opera dello scultore. Che toglie i troppi pieni per lasciare solo quelli essenziali che danno forma e sostanza alla sua creazione.

Molti si stanno interrogando tra di noi su come sono vissuti e lo saranno in futuro principi e fondamenti del consorzio umano. Sentono che i tempi stanno cambiando e ne riconoscono il dovere di questo cambiamento. Nel cambiamento avviene il progresso, nel cammino: l’avanzamento. Cambiare è dovere di crescita e non è detto che questa sia uguale ad aumento della ricchezza. Può essere anche una migliore distribuzione della medesima. O più semplicemente il porre le basi oggi per un futuro migliore di cui abbiamo solo agognato i frutti, ma saranno i nostri successori a goderne. Non per questo non dovremmo essere contenti. In fondo abbiamo contribuito al cambiamento. Siamo cambiati noi e quindi abbiamo assolto il nostro compito.

Da gigante qual era Dante pone in bocca a Ulisse le parole:

“ Nati non fummo per viver come bruti,

ma per seguire virtute e conoscenza”.

I tempi devono cambiare. L’ha detto anche Robert Zimmermann.

Non è Dante, ma è poeta pure lui.

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30 pensieri su “I tempi devono cambiare?

  1. carmilla50 in ha detto:

    uhm…bel post pieno di riflessioni…direi, da meditarci sopra:)

    cmq, io amo questo tempo gelido, e la neve, ed i ricordi di quando da bambina vedevo tutti gli inverni cadere tanta neve; e mi piace il fatto che sono libera i prossimi due giorni, ed approffitando del maltempo, posso anche concedermi il lusso di prendermela un pò più comoda del solito:)

    • @ carmilla54 = Mentre mediti stai attenta a non scivolare, che dalle immagini che ho visto, dalle tue parti la neve non difetta certo.
      🙂

      • carmilla50 in ha detto:

        🙂

        beh, qui è nevicato un pochino ieri sera e c’era vento molto forte; stamattina c’era un pochino di neve, e stasera è tutto nuvoloso ed il vento è parecchio freddo…inzomma, vedremo cosa succederà. sai, cmq qui sul mare la neve, quando cade, si ferma per poco; però nel glorioso 1985 ghiacciò il lago di Massaciuccoli…potrebbe succedere di nuovo…vedremo:)

        di certo, non è come quando ero bambina, ad Alessandria…allora la neve raggiungeva anche 50-60 cm, praticamente nevicava sempre, d’inverno, e la temperatura andava parecchi gradi sotto lo zero…a me piaceva, veramente; ma erano altri tempi…eh già:)

      • @ carmilla50 = la tua faccia non mi é nuova !!
        Ci siamo già conosciuti in un altra vita … Sìsìsìsìsì …
        Alessandria … Mandrogne … Cascinagrossa … Spinetta …..sìsìsìsìsì il nome del cane mi sfugge.
        Bella moretta!
        😉

  2. Esimio Maestro… lei comincia a preoccuparmi. Invece che imbarcarsi in questi pensieri… non potrebbe stare sulla sua destra e pensare a guidare?????????

  3. Seriamente… io credo che tutti noi cambiamo, di continuo, adattandoci alle situazioni. I volatili hanno intravisto un pericolo, ed hanno reagito… semplicemente, nella maniera più opportuna che ad essi venisse in mente. Così facciamo noi. Chiedersi cosa sarebbe successo se fossimo rimasti inermi non ha senso. Anche perchè non siamo mai del tutto inermi. Se pure fossero rimasti lì… avrebbero imparato che non c’è da aver paura di un’auto. Se non è cambiamento… questo!!!!

  4. appeno ho visto il titolo del post, mi era venuto in mente Zimmermann!

    ciò che mi sconcerta è che non si ha la minima idea di come avverrà il cambiamento e dove ci porterà.

    • @ la isi = Non solo mi é venuto in mente lui. Mi é ventua alla mente una serata di aprile, maggio del ’79. Al Palalido di Milano c’era un incontro – conferenza di Reinhold Messner. (The climbing are a changing) Per lui erano le scalate che dovevano cambiare e in fondo ha modificato la filosofia dell’andare in montana e quella di affrontare certe imprese alpinistiche. Conservo gelosamente un suo poster autografato.
      Riguardo il cambiamento e il desiderio di effettuarlo la confusione é anta. Forse troppi mettono lingua e in maniera approssimativa, irresponsabile o peggio: infantile.
      Manca il pensiero pulito, lineare o quasi, intelleggibile ai più.
      Un pensiero a prova di cretino in somma. Forse chiedo troppo.

  5. I tempi cambiano senza chiedere il permesso, cape.
    Si può solo cercare di orientare il cambiamento, cominciando a metterlo in pratica.
    Come in bici o sugli sci, spostando un po’ il peso da una parte o dall’ altra alla fine si riesce a fare le curve …

  6. @ Melo = Se lo chiedessero, il permesso, non staremmo quì a parlarne.
    Se lo facciamo é perché sta emergendo l’esigenza di interpretare, capire l’evoluzione di questi nostri tempi.
    L’orientamento é difficile in questi frangenti e ogni piccolo refolo appare come una tempesta.
    Gironzolando qua e la, altri stanno intraprendendo la tua stessa strada, in maniere differenti, ma il succo del discorso é sempre quello.
    Quali siano i valori del momento. Se sono gli stessi di un tempo oppure stanno svuotandoli dei loro intimi significati. Se sono sostituiti da altri oppure é in corso una semplice “soluzione finale”, per approdare ad un nulla definitivo.
    Fino a quando però, ci si interroga nulla é perduto e un lume di speranza ancora brucia.

  7. azalearossa1958 in ha detto:

    Come dicevano i nostri vecchi: Chi pianta datteri non mangia datteri.
    Noi stiamo piantando datteri. Non ne gusteremo i frutti, questo no.
    Il dubbio che mi fa compagnia è: riusciranno davvero i figli dei figli e più avanti ancora i nipoti a godere dei frutti di questo nostro faticoso lavoro? Delle rinunce a cui ci stiamo sottoponendo per far sì che i datteri crescano sani e rigogliosi? Dei cambiamenti che ci vengono imposti e a cui ci stiamo (giocoforza) adattando come la Concordia al suo fondale? Perché anche noi siamo per metà sommersi.
    Non ho ancora capito se siamo i fautori o le vittime del cambiamento, ma avremo tempo per meditare e darci una risposta.
    O magari saprà farlo Lei, caro Cape, mentre guida e fa scappare gli uccelli…

    Beviamoci ‘sto caffè di mezza sera, va’… che bellonerofortebollente ci scalda il cuore e l’anima.

  8. @ AzaleaR = Mi chiedo, a volte qaunti datteri abbiamo mangiato di quelli che han piantato prima di noi. Anche loro sono passati sotto forche ben più pesanti. E’ vero che per un certo tempo qualcuno in più ci ha creduto e fermamente, ma poi i tempi si son fatti bui e cupi e per tutti.
    Ora come ora, qualcuno più cialtrone ne gode ancora. Proprio perché é più cialtrone e in fondo più terrorizzato di noi.
    Saremo nati ofrse in quella generazione di mezzo che come un soldatino, ligio al dovere lo fa fino in fondo. Mugugnando, ma lo fa. Dimenticando con qualche sforzo i se e i ma.
    Abbiamo la speranza di lasciare qualcosa a chi ci segue. Forse solo briciole.
    Ma la speranza é l’ultima che vorremmo veder morire, per cui si continua, perché siamo figli di quella educazione e in fondo ne siamo fieri.

    Quanto zucchero? Un cioccolatino per farci la bocca migliore? 😛

  9. Il problema è che l’uomo trova sempre qualcosa da ridire su come evolve la natura e lo fa sempre a sproposito.
    I 32° estivi? Sono vissuti come una minaccia biblica e si invoca il santo inverno e il suo gelo.
    La nve a febbraio e le temperature rigide? Ci vorrebbe un bel solleone.
    E via di questo passo.
    Sono un vecchio e ricordo bene 1956. e il relativo febbraio. Vento e neve, ghiaccio e gelo. Nessuno ha fiatato allora. E che dire del 6 gennaio 1985 che diede l’inizio a una nevicata che ridusse la Padania simil Siberia?
    D’inverno faccia freddo e cadda la neve, d’estate sia caldo e col sole. L’autunno con la sua nebbia e la primavera con le sue pioggie. Però come dici bene, qualcosa sta cambiando e non vogliamo accettare i cambiamenti.

    • @ NWB = Più che non accettarli i cambiamneti ci fanno puara. Bhè paura … ci indispettiscono. Ci spostano le poche povere certezze che possiamo ancora avere. Le scuotono rendendoci più inquieti di qual che siamo. Poi abbiamo memoria corta. Dell’inveno del 1981-1982 ne vogliamo parlare. Il freddo iniziò intorno al 8 dicembre e tra gelo e neve ci accompagnò per tutto gennaio e metà febbraio. Siamo sopravvissuti praticamente tutti. Forse é la percezione della natura che é distorta. Da troppe cose, da infiniti quanto inutili proclami, dei troppi ovviologhi che affollano le nostre giornate e così perdiamo il senso delle stagioni, dei loro ritmi e delle consuetidii che per immemori le accompagnano. Siamo di nuovo al “tutto e subito” e neanche con il doveroso “per favore”.

  10. carmilla50 in ha detto:

    🙂

    Mandrogne, per l’esattezza:)

    e tu sapessi come sarei curiosa di sapere che faccia avevi allora e come sei adesso….ahahahahahahaha…e se veramente noi ci siamo conosciuti a quei tempi, chissà:)

    non so se siamo migliorati o peggiorati, nel frattempo…ehehehehehehehe

    ad ogni modo, certo; sono proprio io, morellina di splinder:)

    P.S.= il bellissimo canone si chiama Rischio:)

  11. @ Carmilla50 = Allora … sarò rincutito, ma il vecchio fiuto mi é rimasto. E’ bastato un nome ed ecco chei ricordi affiorano. Pensare che avrei dovuito pensarci prima. I segnali e le tracce erano abbastanza evidenti con quei tuoi programmi di grafica, che ti piacciono tanto. Sto invecchiando e nonsono più il … leopardo di una volta.
    Meno male che il Liga c’é e mi sostiene con i suoi affetuosi miagolii e così recuero in parte ilmio lato felino.
    😀

    • carmilla50 in ha detto:

      :)))))

      no no non sei ancora rincutito del tutto…eheheheh

      sei sempre il solito leopardo…e poi, non è mica detto che invecchiando si debba per forza peggiorare…ehehehehe

      se tu sei come il vino, forse, invecchiando, sarai migliorato:PPPPP
      ho detto FORSE, eh….ahahahahahahaha

  12. @ carmilla50 = Ecco, é quel FORSE … che …
    Mhà …. sarà come dici tu.
    🙂 🙂 🙂

    • carmilla50 in ha detto:

      ahahahahahahahaha

      FORSE…certamente; ma solo perchè non posso fare il confronto fra quello che eri prima e quello che sei adesso…sarei molto più precisa, immagino:P

  13. @ carmilla50 = preferisco qust0’aura d’indeterminazione. 😛

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