CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

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Ufficio Facce – Febbraio 2012

UFFICIO FACCE – Febbraio 2012

 

Essere modesti significa proprio non aver nulla di che vantarsi?

Ufficio Facce.

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Chi c’é dietro l’angolo?

Una volta ci si chiedeva cosa mai ci fosse dietro l’angolo. Pensando o immaginando che dietro il cantone fosse presente una o la nuova Gerusalemme. La più musicale terra di Ramazzotti o per rifarci alla storia e ai suoi miti: l’Eldorado rilucente d’ori e tesori.

Ora invece ci si chiede chi ci sia dietro quell’angolo. Qualcuno c’é. Quelli che sono considerati i Minatori della Rete. Dimenticate la confortante immagine fanciullesca dei sette nani, che scavano pietre preziose. Allontanate il pensiero dalle più prosaiche talpe, formiche o altri animali scavatori. Esiste una nuova progenie di tipi siffatti. Quelli che scavano nella nuova, grande e prolifica miniera del millennio: la Rete.

Perdonate l’ignoranza o comunque il mio personale ritardo a certe informazioni, ma esistono i Minatori di Dati. Individui all’apparenza normali, se non fosse per lo sguardo n po’ vacuo di quelli che fissano per ore una sola fonte luminosa. Se non fosse per un abbigliamento che va dalla classica giacca e cravatta a jeans e improbabili magliette dalle scritte più impossibili. Quelli, sono coloro che possiamo trovare dietro il nostro angolo. Sono i cercatori di metadati Quelli che dai motori di ricerca utilizzati, distillano preferenze, gusti e quant’altro degli utilizzatori di tali motori. Queste informazioni, così ottenute le analizzano ulteriormente, estrapolano valori, comprimono assonanze, graficano discordanze e … vendono il risultato finale. Miei cari, se cercate di scoprire la differenza tra le carte piacentine e quelle napoletane, non stupitevi se le società di gioco on-line, dopo qualche tempo dalla vostra ricerca, vi subisseranno d’inviti molto suadenti e allentanti a ricevere euro gratis e partecipare a poker e roulette o alla più semplice scopa d’assi. Siete diventati un bersaglio privilegiato.

Non lo sapevate? Occhio! Cosa vecchia? Motivo per ripensarci!

Ora fino a qui potrebbe anche andar bene. Dico e rilevo il mio dire. Alla teoria vuole che in rete, luogo elevato alla più concreta, e se vogliamo, sfrenata libertà, non dovrebbe esserci nessuno che vada sindacando le scelte o i gusti di chicchessia. A quanto pare proprio per la libertà di movimento, questo sia venuto all’occhio di quelli che in fondo governano il panorama mondiale. Se il semplice cucchiaio desta un interesse morboso, che oltrepassa frontiere e continenti, vuol dire che la domanda sale in proporzione. Perché non approfittarne ed espandere il commercio? L’esempio vale per qualunque cosa, di tangibile, di fruibile da parte dell’uomo. Non è detto che sia un oggetto, anche un’idea va benissimo. Sia scritta, che cantata, che filmata. Basta che venda e dia profitti. A questo punto però, il discorso mostra il suo fianco. Se il mio interesse verso il cucchiaio fosse oggetto di un’analisi più profonda della mia vita. Se s’iniziasse a indagare sulle scelte in fatto di cibo, dei miei spostamenti sia per lavoro sia per svago, da me compiuti. Se s’iniziasse a scavare più approfonditamente sui miei gusti personali e quindi su come gestisco i miei rapporti con l’esterno; a questo punto mi chiedo se questi Minatori sono semplici ricercatori scientifici (?) oppure li debba rubricare alla voce: spioni! Perché ora ho la netta sensazione che vi sia qualcuno che sta ravanando nelle mie di mutande e quello è uno spazio, a me tra i più cari. Si apre quindi lo scenario, che tutti noi combattiamo ogni giorno, per mantenerlo nei giusti confini: la privacy. Assodato che la stagione de “il privato è pubblico e politico” vada archiviata e che non ci sia più nessuno intenzionato a resuscitarla, neppure per un esempio d’antan. Giacché ognuno ambisce a coltivare la propria riservatezza di pensiero e d’azione nel campo delle libertà individuali e che nella rete, si è colta una nuova occasione di sfoggiare doti da coltivatore, a questa notizia c’è da fare altro che un balzo e soffocare un borborigmo di spavento. Io personalmente mi adombro come un bufalo cafro, un vecchio caimano affetto da gengivite cronica e ascessi pluridentali.

Non ci sto!  Comincio a essere indisponente verso quelli che, pur non giudicando loro stessi, il giudizio, lo danno in pasto ad altri e per di più fornendo modo e misura per porlo in essere. Perché è facile passare dall’orientamento verso questo o quel cucchiaio, all’orientamento politico, sessuale, culturale.

Non mi si venga a dire che certe cose non le hanno mai fatte e non le porranno mai in essere.

Noi non lo sappiamo, ma se a pensar male si farà peccato, certo sbagliamo poche volte.

Qualcuno obbietterà, che tutto ciò non ha solo il valore d’indagine per il “mercato”.

Non è solo indirizzato alla produzione e al commercio di un bene qualsiasi.

E’ con questo sistema che il mondo si protegge, o almeno tenta, dalle nefandezze che l’uomo stesso, ama tanto produrre.

Qualche esempio? Terrorismo, reati informatici di varia natura (Non è detto che questo non lo sia, sia chiaro).

Di tutto ciò, per sovrapprezzo c’è anche la cancellazione al “diritto d’oblio”. Ciò che è nostro passaggio in rete rimane e rimarrà, presumibilmente, in eterno.

Per colmo d’ironia, anzi come farsa finale, dopo la tragedia di essere oggetto d’indagine questo scritto corre il rischio di essere letto in un futuro a me sconosciuto, da un signor o signora X che potrà chiedersi e ne avrà facoltà e diritto: Capehorne? Chi era costui? Con questo non ambisco all’immortalità, non voglio perseguitare le generazioni future con una mia apodittica, quanto imbarazzante presenza, ma al contempo passare per un Carneade di turno, sinceramente mi deprime. Più che altro che oltre alla spiegazione sul capitolo dei Promessi Sposi, ove il buon curato pronuncia, la frase, il professore non si esimeva dal raccontare la storia del filosofo Carneade e del suo oscuro pensiero (Oscuro perché alla totalità degli alunni non gliene importava una bella mazzafionda di nulla e tuttora gioisco della mia beata ignoranza su quel pensiero e dell’uomo che l’ha partorito).

La mia vita ora è a un bivio. Da una parte geloso della privatezza della mia vita, ne scrivo ponendo anche a nudo la mia anima, i miei sentimenti, i miei personali gusti su come vivo e ragiono. Questo per condividerla con chi vuole farlo. E ciò rimarrà beffardamente, per sempre. Non solo per far ciò mi aggiogo a delle imposizioni, che già tali s’intrufoleranno in questa mai vita, per coglierne aspetti, per me del tutto inattesi.

Dall’altra proprio in virtù di queste imposizioni la mia libertà l’ho venduta per un pugno di byte, ma per poterla sbandierare a quattro venti.

La beffa è che qualcuno ci guadagna o guadagnerà qualcosa, dopo aver scoperto tutto ciò.

   Per chi ne vuole sapere di più

La colpa non é mia

Miei cari, mi dispiace tanto, ma è evidentissimo: la colpa è vostra. C’è un problema? Bene la colpa è vostra. Non c’è soluzione o se c’é, ci vuole tempo per attuarla? Benissimo, la colpa è solo vostra! C’è la soluzione? Meglio. E’ merito mio, solo mio, assolutamente mio.  Questo è il nuovo mood, la nuova life’s way, l’ultimo stile di vita contemporaneo. Adesso però mettete via le armi proprie e improprie che avete fin qui sfoderato contro di me, che vado a spiegare.

Partiamo dal tempo. Ha nevicato, nevica e nevicherà ancora. Un inverno che si è mostrato più duro e difficile di quelli degli ultimi anni. S è formata sul nostro piccolo stivale la tempesta perfetta e a quanto pare ci si trova bene, tanto che non se ne vuole andare. Detto ciò guardiamo gli ultimi sviluppi. Da una parte abbiamo chi, con le carte in mano, le sbandiera ululando ai quattro venti: l’avevo detto, l’avevo previsto. Dall’altra ed è maggioranza che risponde: veramente ero distratto, non credevo che fosse così, non avete detto un bel niente, è colpa vostra.

Ahaaa! Qui casca l’asino! Le colpe! E’ evidente che siano del servizio meteorologico, che non ha dato l’esatta altezza delle precipitazioni nevose città per città. Che incompetenza, che pressapochismo dilettantesco. Posso capire non darle via per via, ma almeno le città, che diamine. Perché è questo che emerge, a leggere le parole del sindaco della città eterna. Ora, “omen nomen”, ci si figura un uomo che al primo fiocco caduto, ha in mente immediatamente il piano di protezione delle città. Invece sappiamo com’è andata a finire e come la farsa continuerà nelle prossime ore. Sì perché le tragedie italiane hanno sempre un che di farsesco, ma ciò non per edulcorare i fatti, bensì per caricarle di quell’area sulfurea e incredibile, tale che i confini tra gioia e dolore si confondano tanto da renderci un quadro tale, da rimanere attoniti e sbigottiti. Il mio personale sbigottimento aumenta quando la colpa del disastro romano è ascrivibile al Nord. Questo non per campanilismo sfegatato, con tanto di bollo verde e spadone sguainato. Piuttosto per l’incredibile assurdità del pensiero (?). Al Testaccio il “sor Giulio” è scivolato, perché i marciapiedi erano una lastra di ghiaccio. Il signor Brambilla da Cernusco Lombardone, madama Pautasso da Noasca o il sior Prampolin da Trebaseleghe, “appo judice”, dovranno discolparsi per i danni causati. Che la signora Ghislanzoni da Marano sul Panaro, non dorma sonni tanti tranquilli. Ciò che é più assurdo è che la nevicata, provocata sicuramente dagli oscurantisti della Val Sugana, si è verificata nel momento in cui il Governo deve dire sì o no alla candidatura di Roma olimpia. Quindi l‘immagine della capitale ora è appannata se non offuscata. A questo punto non ho parole per commentare.

Quelle poche che mi rimangono riguardano un’altra “perla” della comunicazione.

La tempesta perfetta è figlia di un vento freddo e gelido che dalla Siberia, arriva come un’orda di cosacchi. Dopo aver fatto gli ultimi rifornimenti di ghiaccio sui Carpazi e i Sudeti, poiché era di passaggio. A quanto pare si chiama “Buran”. Va bene, siamo esterofili e certi termini, a dirli, ci rendono insaporiscono la bocca. Forse che la bora, stia assumendo i connotati di un venticello esotico, cui si dimentica di reiterare il nome? Sarà, ma io preferisco la rustica e usata tramontana per definire il vento invernale e freddo. Mi stanno bene anche maestrale e libeccio, perché so di che parliamo.

Adesso però in queste ultime ore soffierà feroce e crudele il “Blizzard Balcanico”.

Blizzard Balcanico? Un momento. Per alimentare la mia infinita ignoranza, prendo l’Atlante Geografico commentato (2 volumi) delle De Agostini e leggo: Blizzard vento forte tempestoso, caratteristico dell’America settentrionale. Soffia in Canada e nel nord degli Stati Uniti, apportando tempeste di neve, anche a ciel sereno. Penso che tra me e lui, il Blizzard, ci siano quasi 5.000 km. A pensarci bene però esiste la globalizzazione e quindi, anche i venti avranno subito la stessa sorte. Quindi non più Blizzard con il volto dipinto dai colori invernali dei Cree o dei Nez Percé, piuttosto quest’anno lo vedremo avvolto nel mantello in pelo di pecora, caro ai pastori della Pustza. E’ la globalizzazione, bellezza! Che ti piaccia o no.

Però, mi chiedo. Possibile che non esista un nome specifico anche per questo tipo di vento, senza andare a mutuare e in maniera sbagliata, secondo me, il nome di un vento di un altro continente? Pensare come i metereologi si sbizzarriscano con i nomi. Pensate ai tifoni. Negli States hanno nomi femminili, in Europa le tempeste hanno nomi maschili. Non so se questo malo tempo si chiami Sigmund, Peter, Bjorn o semplicemente Mario, ma per favore il vento non chiamatelo Blizzard. Che ne dite di “Osjećaj“. Ha un sapore orientale da soddisfare il palato di chi non sa stare senza previsioni meteo. Soddisfa abbastanza la nostra esterofilia e lo possiamo pronunciare storpiandolo a nosto piacere. Soprattutto non sa d’America, per una volta tanto. Quindi per altre ventiquattro, quarantotto ore avremo venti freddi, neve e un aumento progressivo di malattie da raffreddamento, fratture più o meno composte, melanconia e depressione a scialare.

Se penso ai Maya, che forse non conoscevao neppure la neve, mi viene addosso una cosa, ma una cosa che … lasciamo perdere.

A proposito. Niente trasferta a Roma e i biglietti per la Leonessa e il sottoscritto li incornicerò con la scritta : Chiuso per neve.

Potessi tornar bambino.

Orme

Finisce qui. In questa notte di gelo e freddo quasi polare.
Da aggiungere non c’é nulla.
L’ultimo spenga la luce, chiuda la porta e lasci le chiavi in portineria.
Ciascuno di voi ha una nuova casa e ha riallacciato le vecchie amicizie.
Bene.
Qualcuno avrà anche deciso che il suo tempo é finito.
Che la vita gli sia lieve.
Qualcuno, il più distratto domani passerà e troverà chiuso.
Peccato.
Qualcuno se ne andato già da tanto tempo e questa notizia lo stupirà, forse. O gli scivolerà addosso.
Normale.
Qualcuno avrà pensato anche di prender casa quì. in fondo ora c’é più spazio.
Fuori tempo massimo.
I più, non ci credono ancora. Sperano nel miracolo finale. In un esausto “deus ex machina”.
Commovente.
Per me, un’altra pagina scritta. Ne ho cominciata a scrivere un’altra. Buona fortuna a tutti.

Noi, quelli del ’54.

Questo é stato l’ultimo post che ho lasciato su SPLINDER, la notte del 31 gennaio, ieri sera dunque.

Oggi per curiosità ci sono passato stamani e … Sapete bene cosa ho trovato. Non il nulla, bensì una sorta di aggregatore (?).

Avrei preferito uno di quegli avvisi che ogni tanto compaiono: “ERROR 404 etc,,,” oppure “APACHES – page not found”.

Avrebbe dato un senso a tutto quello  smarrimento provato nei mesi scorsi. L’incrociarsi di consigli, di link, di siti da un blogger all’altro. Gli smanettoni che mettevano a parte del loro sapere, la maggior parte dei poveri sfrattati della blogosfera. Le ore passate a traslocare le nostre idee, che oramai erano state di tutti. Gli insuccessi di quel trasloco o lo svolgersi dell’ordinata migrazione, senza perdere nulla di quanto scritto, di quanto detto. Sorrisi e lacrime. Insulti e offese. Sguardi rancorosi oppure parole di stima e affetto. Storie di amicizie virtuali che in alcuni si si sono trasformate in reali. Gli incontri anche frequenti di tanti che attraverso il blog hanno ampliato conoscenze, innestato amicizie e chissà: trovato l’amore.

Per molti più di un decennio  di appuntamenti con se  e gli altri, che hanno permesso di valutare la crescita personale di ciascuno. C’é chi l’ha vissuto il tempo dei pionieri, c’é chi é arrivato quando tutto si stava smorzando, quasi si avvertissero i rantoli di un’agonia improvvisamente annunciata.

Annunciata dalla comparsa di altri “social-net”.

Più aggressivi, più pronti e facili. Dotati dell’immediatezza, connotati più dalla “pancia” che dalla “testa”. Giornali e non libri.

Come diceva Guccini: “un altro giorno é andato, un’altra musica é finita …”

Quella musica é finita. Adesso c’é un altro spartito da riempire. Righe da completare con le nostre orme.

Allora … allora musica … Maestro.

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