CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

La colpa non é mia

Miei cari, mi dispiace tanto, ma è evidentissimo: la colpa è vostra. C’è un problema? Bene la colpa è vostra. Non c’è soluzione o se c’é, ci vuole tempo per attuarla? Benissimo, la colpa è solo vostra! C’è la soluzione? Meglio. E’ merito mio, solo mio, assolutamente mio.  Questo è il nuovo mood, la nuova life’s way, l’ultimo stile di vita contemporaneo. Adesso però mettete via le armi proprie e improprie che avete fin qui sfoderato contro di me, che vado a spiegare.

Partiamo dal tempo. Ha nevicato, nevica e nevicherà ancora. Un inverno che si è mostrato più duro e difficile di quelli degli ultimi anni. S è formata sul nostro piccolo stivale la tempesta perfetta e a quanto pare ci si trova bene, tanto che non se ne vuole andare. Detto ciò guardiamo gli ultimi sviluppi. Da una parte abbiamo chi, con le carte in mano, le sbandiera ululando ai quattro venti: l’avevo detto, l’avevo previsto. Dall’altra ed è maggioranza che risponde: veramente ero distratto, non credevo che fosse così, non avete detto un bel niente, è colpa vostra.

Ahaaa! Qui casca l’asino! Le colpe! E’ evidente che siano del servizio meteorologico, che non ha dato l’esatta altezza delle precipitazioni nevose città per città. Che incompetenza, che pressapochismo dilettantesco. Posso capire non darle via per via, ma almeno le città, che diamine. Perché è questo che emerge, a leggere le parole del sindaco della città eterna. Ora, “omen nomen”, ci si figura un uomo che al primo fiocco caduto, ha in mente immediatamente il piano di protezione delle città. Invece sappiamo com’è andata a finire e come la farsa continuerà nelle prossime ore. Sì perché le tragedie italiane hanno sempre un che di farsesco, ma ciò non per edulcorare i fatti, bensì per caricarle di quell’area sulfurea e incredibile, tale che i confini tra gioia e dolore si confondano tanto da renderci un quadro tale, da rimanere attoniti e sbigottiti. Il mio personale sbigottimento aumenta quando la colpa del disastro romano è ascrivibile al Nord. Questo non per campanilismo sfegatato, con tanto di bollo verde e spadone sguainato. Piuttosto per l’incredibile assurdità del pensiero (?). Al Testaccio il “sor Giulio” è scivolato, perché i marciapiedi erano una lastra di ghiaccio. Il signor Brambilla da Cernusco Lombardone, madama Pautasso da Noasca o il sior Prampolin da Trebaseleghe, “appo judice”, dovranno discolparsi per i danni causati. Che la signora Ghislanzoni da Marano sul Panaro, non dorma sonni tanti tranquilli. Ciò che é più assurdo è che la nevicata, provocata sicuramente dagli oscurantisti della Val Sugana, si è verificata nel momento in cui il Governo deve dire sì o no alla candidatura di Roma olimpia. Quindi l‘immagine della capitale ora è appannata se non offuscata. A questo punto non ho parole per commentare.

Quelle poche che mi rimangono riguardano un’altra “perla” della comunicazione.

La tempesta perfetta è figlia di un vento freddo e gelido che dalla Siberia, arriva come un’orda di cosacchi. Dopo aver fatto gli ultimi rifornimenti di ghiaccio sui Carpazi e i Sudeti, poiché era di passaggio. A quanto pare si chiama “Buran”. Va bene, siamo esterofili e certi termini, a dirli, ci rendono insaporiscono la bocca. Forse che la bora, stia assumendo i connotati di un venticello esotico, cui si dimentica di reiterare il nome? Sarà, ma io preferisco la rustica e usata tramontana per definire il vento invernale e freddo. Mi stanno bene anche maestrale e libeccio, perché so di che parliamo.

Adesso però in queste ultime ore soffierà feroce e crudele il “Blizzard Balcanico”.

Blizzard Balcanico? Un momento. Per alimentare la mia infinita ignoranza, prendo l’Atlante Geografico commentato (2 volumi) delle De Agostini e leggo: Blizzard vento forte tempestoso, caratteristico dell’America settentrionale. Soffia in Canada e nel nord degli Stati Uniti, apportando tempeste di neve, anche a ciel sereno. Penso che tra me e lui, il Blizzard, ci siano quasi 5.000 km. A pensarci bene però esiste la globalizzazione e quindi, anche i venti avranno subito la stessa sorte. Quindi non più Blizzard con il volto dipinto dai colori invernali dei Cree o dei Nez Percé, piuttosto quest’anno lo vedremo avvolto nel mantello in pelo di pecora, caro ai pastori della Pustza. E’ la globalizzazione, bellezza! Che ti piaccia o no.

Però, mi chiedo. Possibile che non esista un nome specifico anche per questo tipo di vento, senza andare a mutuare e in maniera sbagliata, secondo me, il nome di un vento di un altro continente? Pensare come i metereologi si sbizzarriscano con i nomi. Pensate ai tifoni. Negli States hanno nomi femminili, in Europa le tempeste hanno nomi maschili. Non so se questo malo tempo si chiami Sigmund, Peter, Bjorn o semplicemente Mario, ma per favore il vento non chiamatelo Blizzard. Che ne dite di “Osjećaj“. Ha un sapore orientale da soddisfare il palato di chi non sa stare senza previsioni meteo. Soddisfa abbastanza la nostra esterofilia e lo possiamo pronunciare storpiandolo a nosto piacere. Soprattutto non sa d’America, per una volta tanto. Quindi per altre ventiquattro, quarantotto ore avremo venti freddi, neve e un aumento progressivo di malattie da raffreddamento, fratture più o meno composte, melanconia e depressione a scialare.

Se penso ai Maya, che forse non conoscevao neppure la neve, mi viene addosso una cosa, ma una cosa che … lasciamo perdere.

A proposito. Niente trasferta a Roma e i biglietti per la Leonessa e il sottoscritto li incornicerò con la scritta : Chiuso per neve.

Potessi tornar bambino.

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47 pensieri su “La colpa non é mia

  1. Un saluto dalle lande del NordEst, dove el Leòn magna el Teròn, come dise il nostro sindaco, e el Buràn magna el Roman. Torno domani e rileggo, assaporandomelo bene! ‘notte

  2. @ Lillo = Ti aspetto in questo NordOvest freddo e imbiancato.

  3. La nevicata, com’ è noto, è colpa dei media, dei poteri forti anglofoni, del governo del 2001, dell’ opposizione che diffonde pessimismo e della speculazione internazionale.
    E sicuramente anche un po’ colpa nostra.
    Che ci vuoi fare, ormai siamo abituati così.

    Per l’ origine del buran bisognerebbe chiedere agli Iperborei, quelli che vivono oltre la bora e ce la mandano, con la bora mandano la burrasca che si infila tra i monti e quindi la chiamiamo, familiarmente, “tramontana”.
    Il blizzard invece altro non è che la vecchia e obsoleta “tormenta”.
    Infatti, come dice Wikipedia “In Italia, le tormente di neve non sono comuni nelle zone di pianura, tranne che sul versante adriatico, essendo quest’ultimo esposto ai gelidi venti dai Balcani”.

    Ma vuoi mettere quanto è più fico un blizzard portato dal buran ???

  4. Dalla mie parti dicono che “la colpa è una brutta bestia” perché nessuno se ne vuole addossare i motivi.
    Quindi mi pare giusto che a Roma la colpa sia di Gabrielli, che ha dato l’allerta ma ridendo.
    Leggo oggi sulla cronaca di Bologna polemiche feroci all’incontrario. L’allerta c’è stata con relative chiusure di scuole, ecc. ma non è successo niente. Nel senso che venerdì doveva esserci una nevicata epocale, ma è arrivata con quattro ore (dico quattro ore) di ritardo. Forse la colpa è di qualcuno che ha distratto la neve facendole perdere tempo.
    Niente Italia – Inghilterra? Che disdetta! Tutta colpa di ..
    Di chi è la colpa?
    Un saluto

    • @ NWB = Il ritardo é da attribuirsi al noto … intervallo accademico di cui é nota Felsinea la Dotta.

      No match!? 😦
      Ebbene si ! 😦
      Tra inclemenza del tempo, acciacchi pervenuti all’ultimo momento, imprevisti vari, possibilità delle quali sono in corso accertamenti significativi, la partita me la sono, anzi ce la siamo vista in TV. Il commento sintetico é uno solo

      ENGLAND, MORE ASS THAT ANIMATES
      👿

  5. La tempesta che arriva come un’orda di Cosacchi 🙂 !!
    No no, è colpa di mio cuggino trasferitosi a Carate Brianza.

  6. @ LILLO = Ma che cuggino hai?
    🙂

  7. Quoto Melogrande e abbraccio la Leonessa!
    Coraggio 🙂

  8. OT in fondo abbiamo un destino simile (Maggica e Inter): soffrire.
    Salvo quando arriva un Mou 😛

  9. Lei ha ragione. Siamo fin troppo adusi a scaricar le colpe… spesso prima ancora di impegnarci nel porvi rimedio.
    Per le previsioni… sono oramai convinto che sia impossibile prevedere con una certa attendibilità un evento, se questo non rientra nelle “statistiche”. Lei non può immaginare, ad esempio, in questi giorni quante volte sia stata prevista neve sul mio paese (la provincia in realtà è stata abbondantemente colpita… in effetti), cosa che puntualmente non si è mai verificata. Non un fiocco uno… intendo. La verità è che non son capaci… e questo spiegherebbe anche i nomi fantasiosi ed esterofili che danno ai fenomeni naturali. Almeno così non si capisce bene cosa siano… ed è più facile metterci una pezza, a posteriori.

  10. Brum = Sicuramente. L’importante é trovare, a volte a priori, quello cui si può scaricare tutto addosso.

    L’evento tempo é ciò di cui é più difficile predire gli effetti. Piove quà e dietro l’angolo c’é un sole giaguaro. Mi domando però, dato il fronte ciclonico, come un pensiero in più non sia venuto. Un pensiero votato alla prevenzione, non al facile “j’accuse” a posteriori.
    O forse é meglio sforzarsi in quella direzione?

    • E’ una domanda a cui rispondere è difficile. E’ un pò come il calcio… si può dire tutto ed il contrario di tutto. La prevenzione, certo… è essenziale. Ma cosa diremmo noi, se a fronte di una prevenzione puntuale e solerte (e penso ai fatti di Roma…) non si verificasse poi l’evento che avremmo voluto prevenire? Quantomeno avremmo criticato i soldi inutilmente spesi in sale e noleggio spazzaneve, nonchè di stipendi pagati inutilmente agli uomini allertati… ecc.

    • C’è un errore di concetto, noto a tutti, ma trascurato. La meteorologia è una scienza statistica basata su proiezioni dello stato rilevato e pertanto qualsiasi previsione deve essere considerata suscettibile di essere sbagliata tanto più è lontana nel tempo; una previsione, forse il termine è ambiguo, indica fenomeni che hanno una “certa” probabilità di verificarsi, una “certa” affatto certa, appunto. La neve è difficile da prevedere e le probabilità di “non darci” clamorosamente sono alte perché dipendono dai molti parametri che entrano in gioco nel delicato fenomeno. Si rende necessario che i meteorologi aggiungano alle loro previsioni un parametro di attendibilità, una percentuale di successo. Sono una categoria destinata a non avere più colpa di quanta ne abbiamo noi. Bisogna che gli italiani lo capiscano. Spesso ciazzeccano! Post molto apprezzato.

      • @ odinokmause = Bell’intervento,. Nelle presvisioni si mira più che altro alla pancia. Visto che se prevedi pioggia e hai un sole giaguaro sulla testa, puoi maledire il Bernacca di turno e ritoranare ad affidarti ai tuoi bene amati calli.
        🙂

      • Odino, ho fatto un paio di esami di statistica… concordo con quello che dici. In teoria (dicendolo a modo mio) ci si basa sugli eventi passati (e la metereologia è scienza moderna…) per “predire” il futuro. In pratica, non conoscendone bene tutti i fattori che intervengono, le loro concatenazioni causali ed i meccanismi interni, sapere per esempio che gran parte delle volte che, in passato, si son verificate certe condizioni… è nevicato, serve non dico a nulla, ma certamente a poco. Il fatto è che loro le spacciano per certe (basta vedere l’importanza che danno ai vari bollettini meteo, e la loro collocazione all’interno dei palinsesti) o quasi. Secondo me bisogna che LORO si ricordino, come tu hai giustamente detto, di riportare SEMPRE il parametro di attendibilità che tu stesso hai citato. Non tutti possono aver studiato statistica (che è una scienza esatta, invece). Applicata alla metereologia, tra l’altro. Io non darei la colpa agli italiani…

      • @ Brum = La metereologia é una scienza che si basa sul passato. E sullo studio serio e continuo di tutti i vari fenomeni. Questi hanno un preciso sviluppo (Non dico al mm) e gli effetti sono altrettanto. La domanda di “pancia” forse é la seguente: nevica, bene, quanti centimetri e per quanto tempo. A questo punto intervengono cvariabili che non credo possano essere esaminate tutte e spiegate altratanto. Basta che il vento rinforzi, che alla tramontana si mescoli più scirocco o viceversa ed ecco che le condizioni cambiano da un momento con l’altro.
        Pretendiamo l’esattezza del fenomeno e la otteniamo: piove, c’é il sole, é nuvoloso. Però pretendiamo si sapere anche il numero delle nuvole e questo francamente mi sembra eccessivo.
        Anche perché il condizionale é un a forma verbale che da troppi viene usata a sproposito.
        🙂

      • Si tratta di esperienza del passato fino a un certo punto, quellidel54.
        Si raccolgono i dati dalle sonde, dalle stazioni di monitoraggio sparse in tutto il mondo (temperatura, umidità, pressione atmosferica…) e si costruisce un modello digitale ad elementi finiti dell’atmosfera e dell’orografia e si avvia un processo iterativo che tende alla risoluzione delle equazioni dinamiche della termodinamica, dell’equilibrio energetico, facendo uso di mainframe che forniscono la più probabile configurazione degli stati successivi dell’atmosfera al variare del tempo. Ma i fenomeni sono di natura stocastica: è un casino; non è detto che vada come dicono le simulazioni:
        http://www.westwind.ch/?link=gfsm,http://www.wetterzentrale.de/pics/Rtavn,.png,001,061,121,181,241,301,361,421,481,541,601,661,721,781,841,901,961,1021,1081,1141,1201,1261

        E’ relativamente facile (alta percentuale di attendibilità) prevedere che il tempo migliorerà, già che l’anticiclone delle Azzorre si estenderà per qualche giorno nel mediterraneo, bloccando le depressioni mobili atlantiche; così dicono le simulazioni e vedrai che un po’di sole sull’Italia a oltre 1020 hpa, si dovrebbe vedere. 🙂 La neve, è difficile, come dicevo, estremamente sensibile alla casualità dei micro eventi, delle modeste variazioni.

        Questo è un modello a bassa risoluzione che si presta ad interpretare il quadro sinottico generale, ma non tiene di conto dei fenomeni locali, come possono fare quelli ad alta risoluzione, fenomeni anche determinanti che vengono conteggiati dai meteorologi nell’interpretare i dati derivanti delle simulazioni, per avanzare previsioni in base dell’esperienza e alle caratteristiche peculiari del luogo.
        Brum, davvero dovrebbero implementare la valutazione e comunicazione della percentuale di attendibilità ad ogni previsione, e gli italiani ovviamente non hanno colpa; molti, forse, solo quella di non saper cosa sia una previsione meteorologica.

      • Non ha preso il link; riprovo, casomai copincollalo:
        http://www.westwind.ch/?link=gfsm,http://www.wetterzentrale.de/pics/Rtavn,.png,001,061,121,181,241,301,361,421,481,541,601,661,721,781,841,901,961,1021,1081,1141,1201,1261

        ciao 🙂

      • Accidenti che casino che fatto!!! Scusami. Riposto il testo senza link perché non riesco a leggere parte dello scritto:

        Si tratta di esperienza del passato fino a un certo punto, quellidel54.
        Si raccolgono i dati dalle sonde, dalle stazioni di monitoraggio sparse in tutto il mondo (temperatura, umidità, pressione atmosferica…) e si costruisce un modello digitale ad elementi finiti dell’atmosfera e dell’orografia e si avvia un processo iterativo che tende alla risoluzione delle equazioni dinamiche della termodinamica, dell’equilibrio energetico, facendo uso di mainframe che forniscono la più probabile configurazione degli stati successivi dell’atmosfera al variare del tempo. Ma i fenomeni sono di natura stocastica: è un casino; non è detto che vada come dicono le simulazioni:
        E’ relativamente facile (alta percentuale di attendibilità) prevedere che il tempo migliorerà, già che l’anticiclone delle Azzorre si estenderà per qualche giorno nel mediterraneo, bloccando le depressioni mobili atlantiche; così dicono le simulazioni e vedrai che un po’di sole sull’Italia a oltre 1020 hpa, si dovrebbe vedere. La neve, è difficile, come dicevo, estremamente sensibile alla casualità dei micro eventi, delle modeste variazioni.
        Questo è un modello a bassa risoluzione che si presta ad interpretare il quadro sinottico generale, ma non tiene di conto dei fenomeni locali, come possono fare quelli ad alta risoluzione, fenomeni anche determinanti che vengono conteggiati dai meteorologi nell’interpretare i dati derivanti delle simulazioni, per avanzare previsioni in base dell’esperienza e alle caratteristiche peculiari del luogo.
        Brum, davvero dovrebbero implementare la valutazione e comunicazione della percentuale di attendibilità ad ogni previsione, e gli italiani ovviamente non hanno colpa; molti, forse, solo quella di non saper cosa sia una previsione.

      • Com’è che si pretende precisione oraria e millimetrica sulle nevicate; e quando ci avvertono che disboscando -per esempio- la Valtellina x far campi da sci avremo frane ed esondazioni, facciamo le orecchie da, propriamente, mercante?

      • Odino, quel che dici è giusto. Ed in gran parte concordo. Ciò su cui non concordo totalmente è il fatto che non si basi sul passato. Le stesse leggi della termodinamica si basano sul passato, ossia sull’osservazione dei fenomeni accaduti… per trarne una regola generale puntualmente valida. Cosa che non è. Non a caso, come giustamente dici, i fenomeni a cui quei modelli si riferiscono sono stocastici, ossia aleatori, ossia variabili… ossia non del tutto prevedibili. Da me avevano più volte detto: neve a quote pianeggianti. Non ha fatto un fiocco uno. Qui non si tratta di fare i pignoli… si tratta di non azzeccarci del tutto. Spesso ci azzeccano di più i pescatori anziani.
        Voglio dire… c’è qualcosa che ci sfugge, ancora. E allora (e qui torno a concordare con te) io dico: ditela contestualmente alla previsione, questa attendibilità. Ed anche sulle attendibilità potremmo aprire una discussione… perchè se mi dai la probabilità del 90% di pioggia, per esempio, è troppo facile cavartela dicendo: “vabbè, l’avevamo detto che c’era un 10% che non piovesse…”. Così le so fare pure io, le previsioni.

      • Lo sai lillo, sono gli interessi che muovono tutto e noi tendiamo alla leggerezza, ad enfantizzare noi stessi e il presente e sconsiderare gli altri nel domani. Non tu ed io, eh?

        Brum, non sono un meteorologo sebbene un’infarinatura della materia mi servisse a pianificare qualche navigazione; osservando le animazioni dei quadri sinottici riesco a fare previsioni affidabili di vento e dunque di mare, tranne in circostanze ambigue. Bisognerebbe ti rispondesse un professionista.

        Tutto deriva dall’esperienza del passato, ma nel caso specifico mi riferivo a quella di chi avanza previsioni, alla conoscenza dei microclimi e dei fenomeni locali che possono non essere rappresentati nei modelli, e anche a quella del pescatore. Di fatto queste informazioni servono a correggere localmente l’interpretazione delle carte tematiche che illustrano i dati delle simulazioni. Ho idea che i professionisti facciano sostanzialmente come me: leggono l’output e lo interpretano, e non so quanto si attardino a comprendere se sia necessaria una correzione dovuta a qualcosa che si conosce di non computato, così da rendere più probabile l’esattezza della previsione. Insomma, molto spesso le previsioni collimano con i dati dell’elaborazione; sono le carte lo strumento fondamentale.

        Oggi c’è il sole, almeno qui; lo sapevo perché era davvero improbabile che qualsiasi fenomeno locale avesse la forza di modificare significativamente il quadro. E’ difficile sbagliare mare, vento e sole il giorno prima, ma classificare per luogo e quota le precipitazioni distinguendole in fasce di pioggia, neve o grandine, è davvero complesso: ci sono le correnti delle valli, le masse di acqua localmente più calda, l’irraggiamento, le brezze, e così sbagliano spesso. Non è colpa loro, forse dovrebbero dichiarare il coefficiente d’incertezza.
        Teniamo presente che si tende ad osservare i casi in cui “non ci danno”, tra tanti casi in cui, tuttavia, “ci hanno dato”; se non fosse così, con la neve, dovrebbero davvero smettere.

        Forse la quota parte di colpa degli Italiani è di non averli ancora capiti. O, forse, davvero, non abbiamo meteorologi bravi. Non lo so.

      • @ odinokmause = la tua risposta andava bene anche un incasinata. Comunque ti ringrazio. Innanzitutto ora ho più chiaro l’approccio che devo avere alle previsioni meteo.
        Il non dare per scontato ciò che é soggetto a molte variabili, soprattutto per ciò che riguara le situazioni locali. Interviene l’orografia del luogo, la presenza o meno di corsi o specchi d’acqua, la dominanza delle correnti e via discorrendo. Certo che per un quadro generale il discorso é più facile, soprattutto per chi ha accmulato esperienza.
        Forse il problema non é tanto quello di dare l’informazione giusta, piuttosto di dare l’informazione.
        Cioé mi é sembrato che, nel caso specifico, non si sia voluto accentuare il fatto che le correnti fredde dei giorni passati avrebbero interessato l’Italia per giorni e che le stesse avrebbero portato neve e gelo in quantità superiore a quello che avremmo dovuto aspettarci.
        Nel senso: questo tipo di perturbazione porta un tot di neve, un tot di freddo etc. Questa volta non sarà e non é stato così.
        Avremo, come abbiamo avuto più neve e gelo conseguente, per più giorni.
        Molto di più di quelli consueti.
        Sappiamo che i modelli matematici funzionano bene fino ad un massimo di 5 gg. proprio perché intervengono in breve o lungo termine dele variabili che possono cambiare il corso degli eventi.
        Giusto perché sono variabili, come tali incidono in positivo o in negativo.
        Concordo con te che non ci sia una educazione alla metereologia, anche perché nell’ambito scolastico al di la di sapere che esistono le famose isobare, non si va. Questo perchè la geografia é una di quelle materie secondarie sulle quali ci sofferma poco o punto.
        Quest’ignoranza, ce la portiamo appresso e ci affidiamo alle previsioni televisive, che danno il quadro generale d’insieme, perché di più non possono fare.
        Poi adesso siamo diventati più insofferenti. Che piova, nevichi o faccia sole, per noi é tutto troppo. Anche le risposte sono troppo scarse. Ci siamo abituati al tutto e subito dimenticando che per averlo bisogna rimboccarsi anche le maniche e fare la propria parte.

        @ Lillo = Giusta osservazione e giusta risposta.Troppe volte non conosciamo gli effetti delle nostre azioni e in ogni caso, non crediamo molto al fatto che reiterarle provochi gli stessi effetti.
        Disbosca, disbosca così che non sarai tu a visitare la montagna. Sarà lei a bussare alla tua porta.

        @ Brum = Credo che le risposte di odino ci confortino in qualche misura. Manca di sicuro un educazione, anche in questo caso, a vedere l’evento metereologico per quel che é. Una risposta della natura al ritmo delle stagioni. questa risposta va interpretata, ma anche circoscritta per le nostre contingenze, senza per questo volerla stravolgere. Penso al così detto riscaldamento terrestre. Migliaia di kmq di Artico si sono sciolti. Se da una parte gli oceani si sono alzati e non so di quanti mm, dall’altra quel ghiaccio era una sorta di coperta che faceva buon gioco nel formarsi degli eenti atmosferici. Non averemmo avuto una depressione così grande e violenta. Avremmo avuto l’inverno solito e non quello di questi giorni.
        temo che l’eccezionalità si trasformi, per i prossimi anni, in routine.

      • “Quest’ignoranza, ce la portiamo appresso e ci affidiamo alle previsioni televisive”

        Esatto quellidel54. Non ci mettiamo la testa, del nostro. Perché capire che prevedere la neve è un po’ fasullo – piò essere che sì, può essere che no ma probabilmente sì – è alla portata delle nostre conoscenze ma spesso siamo pigri, indolenti al ragionamento su ciò che è ragionato e spiattellato da altri per noi. Così è il sistema, ed è anche bello, che ci permette di vivere in un mondo complesso, affidandoci a piloti, ingegneri e meteorologi svariate volte al giorno. Ci adagiamo sui bollettini perché il nostro cervello è impegnato in altri interessi. Ma intendimi, è un atteggiamento giusto perché davvero i meteorologi dovrebbero informare gli utenti sui limiti della loro scienza, e fare un po’ di chiarezza perché stanno facendo casino, mi sembra di capire.

        Funziona, più o meno, così:
        previsione a domani, 95 % di successo
        previsione a 2 gg, 90 %
        a 3 gg, 80 %
        a 7 gg 50 %
        dopo di che non ha più senso parlare di previsione ma di scenari possibili.

        E’ normale che d’inverno nevichi. Eventi straordinari a parte, ci accorgiamo che sono diventati più caldi? Che io andavo a scuola vent’anni fa con i guanti e arrivavo con le mani che se le battevo si spezzavano; adesso gli inverni mi sembrano più miti e mi torna, perché il surriscaldamento globale è una realtà.
        Grezie quellidel54 e Brum per la piacevole conversazione.

      • Grazie a voi due. Non capita spesso di discutere avendo idee differenti e di non arrivare ciò nonostante ai vaffa. E’ stato un piacere….

      • @ odino & Brum = I complimenti ve li devo proprio fare. Così sì che é conversare ammabilmente, cercando le ragioni dell’altro pur difendendo le proprie.

        E’ stata puna conversazione decisamente … inglese.
        In fondo gli albionici se non parlano del tempo, di cosa dovrebbero mai parlare.
        😀

  11. Prrrrr 😛
    Introduzione

    Scrivere la prefazione di un libro, è una cosa difficile, soprattutto per chi non ha consuetudine. La nostra auditrice quando mi fece questa richiesta, tale la considerai come una allegra provocazione. Mi ebbi a ricredere quando, con ferma determinazione me la riconfermò.
    Ora una prefazione la si può utilizzare come un riassunto ragionato degli eventi, che il lettore andrà a gustarsi, sfogliando le pagine.
    Oppure trasformarla in un’ una sorta di osannante panegirico, senza un accenno critico, senza neppure il minimo distinguo. Solo un’ unica sbrodolante ode trionfalistica all’autrice a al frutto di tanta fatica.
    Quindi, di fronte a questi dilemmi, ho scelto una terza via. Accenno è chiaro al contenuto del libro. Alla sua trama e all’ordito dell’intreccio di vite che si consumano attraverso le pagine che leggerete. A come la storia con l’ esse maiuscola è la presente impalcatura della trama, ma vorrei farvi notare la fatica, che sorregge e attraversa le parole scritte.
    Scrivere è faticoso; ne è riprova queste poche righe che vorrebbero fare da viatico all’opera successiva. Non occorre molto, in fondo: conoscenza della lingua e delle regole, quindi un serio uso della sintassi, un po’ di consecutio, un minimo senso dei congiuntivi ed ecco che le parole che abbiamo nella mente, riusciamo a vederle vive sul foglio di carta.
    Eppure non basta ancora. Occorre un’idea abbastanza forte, che regga una trama e la costanza di svilupparla, accompagnandosi con un minimo di fantasia.
    Tutto questo, in Alessandra Bianchi c’é. Ed anche un briciolo d’incoscienza.
    Scrivere un romanzo, utilizzando un mezzo come il blog è tra le cose più complicate che esistano. Ci si devono dare e osservare scadenze precise e l’attenzione del lettore deve essere mantenuta viva e lo deve fidelizzare. Oltre a scrivere bene, occorre essere anche un buon operatore di marketing per saper vendere al meglio il prodotto.
    Nato come una sfida, tra provocazioni con il sorriso sulle labbra, questa di Alex Alliston, ha avuto un prologo breve ma intenso. La storia di un self-made man, nella maturità dell’epoca vittoriana, apogeo dell’Impero Britannico, che riesce a coronare, non mancando certo dolori e fatica, il suo sogno di affermazione sociale. Accanto a lui, alla sua storia si affiancano personaggi di calibro e spessore, che rendono più viva e sicuramente più vera l’atmosfera dell’epoca. Personaggi che vivono vite parallele, ma che s’ intrecciano, a volte gioco forza, con quella del personaggio principale. Che a primo acchito non raccoglie molti consensi. Forse perché giustamente immaturo e impreparato alla vita, che poi gli vedremo vivere. Dovrà combattere contro se stesso più che con gli altri, più di una volta e darà sempre l’idea di uno sconfitto in partenza. Poi con gli anni e con essi la maturità avrà modo di mostrare invece tutta quell’umanità che gli inizi gli avevano negata. Il suo amore disperato e ripiegato verso una donna che rispetta e da cui viene rispettato, ma non amato come avrebbe voluto. Neppure la gioia di una paternità inattesa e insperata, riusciranno a togliergli quella nota malinconica. Nota che pare scomparire, dopo mille peripezie, negli anni della piena maturità. Finalmente quell’amore giovanile, che gl’impeti e i principi a volte vissuti con intransigenza, tali da impedire il suo concretizzarsi, si realizza nella sicurezza di sentimenti oramai maturi. Due anime che si sentivano gemelle; ma un’unione negata a causa dei personali temperamenti. Un amore maturo, nel quale finalmente riuscire a sciogliere, gli ultimi nodi di una vita vissuta.
    Il destino, cinico e crudele riuscirà a piegarlo aspergendolo ancora di dolore. Quando la lucida follia vendicativa di una donna riuscirà a strappargli, in modo atroce, l’unica donna che veramente ha amato.
    L’amore per le donne è quel “fil rouge” che gli indica la strada e lega i suoi passi.
    Le donne sono il deus ex machina della narrazione e non poteva essere diversamente. Tra amore e odio, ma anche tra rispetto e considerazione le vicende d’amore e denaro, tra vita e morte s’intrecciano, senza un attimo di respiro. La gelosia si trasforma in odio per Bellatrix e quando l’unica arma in suo possesso, il denaro, si consuma definitivamente, la stessa saprà affrontare i propri cupi fantasmi e sorprendentemente riuscirà ad ottenere un insperato perdono. Perché al di là delle azioni, Alex riesce a scorgere sempre un fondo di bontà nel prossimo. Anche le nozze con Jane, figlia omosessuale del suo avversario in affari, se all’inizio paiono solo un meschino mezzuccio per ottenere quella fama e quei denari, cha paiono le fondamenta della narrazione, si rivelano invece un banco di prova formidabile per la crescita del nostro eroe. Diviso tra ragione e sentimento, riesce a trovare un equilibrio e per tenerlo ben stretto a sé combatte una lunga battaglia, vivendo quei compromessi, che s’ impone stoicamente. Anche l’arrivo di una figlia seppur adottata, se da una parte stempera la tensione e gli fa sembrare normale, ciò che non è, dall’altra sarà cagione di anni di ulteriore sofferenza. Vissuta però con la certezza che i nodi dovranno arrivare al pettine, per riuscire a chiudere quel cerchio di lotta tra bene e male, che lo accompagna dall’inizio della sua vita. Crede fermamente nella vittoria del bene e come una formica accumula giorno per giorno le piccole vittorie, i minimi passi avanti, facendo tesoro sempre di tutto ciò che affronta.
    Accanto alle vicende personali, ai continui rovesci che subisce il nostro eroe, appare, quasi fosse storia a sé, la personale vicenda di un altro personaggio, che ha scatenato la passione dei lettori. L’investigatore Carrick e la sua maniacale indagine su “Jack the Ripper”. Carrick il leopardo è stato chiamato, l’uomo che risolve i problemi, l’uomo tutto d’un pezzo, che usa e getta il prossimo, disinteressandosi, all’apparenza dell’umanità degli altri. Il suo scopo è uno solo, la sua vita è votata alla cattura di uno dei più famosi serial-killer, che la storia ci ha regalato. Può apparire cinico, perfino brutale, ma questa sete di giustizia ha origini antiche e altrettanto crudeli. Ha vissuto ai margini di una società, che ha da sempre considerato lui e i suoi simili semplice feccia, eppure a quella stessa società deciderà di regalare un momento di pace e di sicurezza. In realtà persegue una sua personale vendetta e attraverso quella vuole riscattare, non la sua esistenza, ma quella di una madre indimenticata e per lui, motivo di sofferenza e angoscia. Carrick rappresenta la parte oscura che è in noi, quella della vera giustizia, cieca e sorda a ogni distinguo, alle sottigliezze leguleie della legge, più pronta con la spada che con la lingua; più avvezza al taglione, che non al sereno dibattito. La sua scomparsa, se ha lasciato un vuoto nei lettori, ha colmato la vita di Alex di un nuovo capitolo sulla strada della sua consapevolezza e responsabilità di vita. Con se stesso e con gli altri.
    Le sorprese continue hanno dato vita anche ad una ridda d’ipotesi sugli intrecci futuri, tra i tanti fedeli lettori, che attendevano i capitoli, settimana dopo settimana. Ci sono stati schieramenti, opinioni contrastanti, anche cambi di simpatie. Questo per sottolineare come l’autrice ha faticato non poco a mantenere viva l’idea del romanzo e come i lettori si sono appassionati, non importando assolutamente il tempo che si andava, necessariamente dilatando tra una vicenda e l’altra. 100 capitoli, sembrano uno scherzo, ma é anche una enormità. 100 settimane, quasi due anni per leggere con dispiacere la parola fine.
    Ora che tutti quei sentimenti, tutte le centinaia di commenti, linfa e combustibile per la scrittrice e i lettori, sono compendiati nelle prossime pagine, non rimane che dire due cose.
    Prima cosa: ne valeva la pena.
    Di scrivere. Con fatica, certo. Forse anche con qualche dubbio di aver compiuto la scelta giusta. Di aver scritto con sacrificio, ma sempre con l’onestà di offrire un prodotto all’altezza delle aspettative. Dubitando forse di qualche scelta, di qualche personaggio; ma anche i minori hanno avuto la dignità di quei 15 minuti di notorietà, che a nessuno dovrebbe essere negata. Con il timore di aver fatto il passo più lungo della gamba, di accartocciarsi nei momenti difficili, quando la stanchezza si fa più sentire più forte. Ma altrettanto forte si è fatto sentire l’affetto di chi ha sempre apprezzato, ciò che leggeva, perché sapeva cosa leggeva.
    Seconda cosa: ne valeva la pena.
    Di leggere. Di saper attendere con gioia il tempo che trascorreva. Di cercare ipotesi e trovare soluzioni, per lo più rivelatesi fallaci, ma sempre con il gusto del gioco, del misurato divertimento. Più uno stuzzicare, che altro; perché non si mette freno alla fantasia e non s’imbriglia, ai propri capricci, un’idea, rivelatasi vincente.
    Di spronare, con affetto, ma anche con voce burbera quando era il caso, a non mollare, a non farsi irretire dalle false voci di quelle sirene, che abitano i nostri sentimenti e che si cibano ingorde, delle nostre paure. Di sostenere questa fatica, con presenze discrete, ma continue.
    Di riuscire ancora una volta a dire grazie ad Alessandra.
    Ne valeva la pena, grazie.

    Carlo Prunotto

  12. carmilla50 in ha detto:

    ho letto divertendomi il tuo resoconto degli eventi meteorologici di questi giorni:P
    quello che mi fa ridere è la polemica di Roma, dove sono caduti (ho letto) non più di 30 cm di neve…che, se ci si pensa bene, è veramente pochina:)…è verissimo, in Italia, se ci fai caso, siamo sempre in “emergenza”..o per il maltempo, o per il caldo, o per qualcosa d’altro…pare proprio che i media facciano sempre apposta, per tenere la gente comune in una situazione di ansia per questo o per quello. e non si capisce perchè..il maltempo c’è sempre stato, in fondo in Italia c’è un clima continentale, quindi ovvio che a volte d’inverno faccia molto freddo, e d’estate molto caldo..pare quasi che tutti se lo siano dimenticato…mah:)

    complimenti per l’introduzione al libro di Alessandra:)

    • @ carmilla50 = A confronto dei metri di Urbino, di quelli sparsi lungo la Romagna o dei guai che ha combinato nelle atre regioni del Centro e Sud Italia, quella trentina di centimetri di neve e poi non su tutta la città sono veramente ridicoli.
      Forse a Roma, perché Capitale, assumono una valenza maggiore. Hanno quella risonanza mondiale, che non ha Pescasseroli o Potenza o quei paesini dell’entroterra romagnolo.
      Bisogna saper endere bene tutto, anche le disgrazie.

      Imbarazzo triplicato.

      • carmilla50 in ha detto:

        già, proprio così; e del resto anche qui in toscana, nel mugello, c’è molta neve, ma le scuole non sono rimaste chiuse, nessuno ha protestato, ed hanno fatto tutti del loro meglio per sopportare l’inevitabile disagio:)

        è ridicolo, perchè in italia, quello che in altre nazioni è semplicemente INVERNO, diventa oggetto di discussioni continue e di ripicche varie…a volte è proprio esasperante, ecco…

        sorrido per il tuo imbarazzo…ehehehehehe

      • @ carmilla50 = nei luoghi dove sono abituati alla neve o a situazioni simili, lgi abitanti del luogo o on ci fanno molto caso oppure e credo che sia proprio così, hanno l’attrezzatura mentale per superare le difficoltà loro poste.
        Sanno organizzarsi, hanno le giuste contromisure. E’ chiaro che di fronte ad un avveninemnto che supera di gran lunga tutte le possibili previsoni ci possono essere dei cedimenti, della falle, ma in linea di massima si riesce asuperare il problema con il minor danno possibile.

        sorridi ehee … 🙂

  13. Deve essere certamente colpa mia, se a Roma non sono abituati alla neve, se le previsioni del tempo sono solo previsioni e non certezze, se d’inverno arrivano venti gelidi e d’estate può fare anche molto caldo. Adesso però comincerei a preoccuparmi per i monsoni e per le relative piogge e per i prossimi venti, che saranno sicuramente il pampero e lo zonda.

  14. (tralasciando quella ‘a’ di troppo)

  15. @ GM = Mi associo e concorro alla colpa. Ora attendo fiducioso il pampero, lo zonda, el nino o qualche marea equinoziale di fronte a Lerici e confido nel monsone.
    Così potrò aumentare a dismiura il mio senso di colpa e alimentare la conseguante depressione.
    Non vogliamo dare una mano alla FederFarma?
    Nei momenti di crisi ciascuno faccia la propria parte.

  16. ODINO,
    veramente… 😦 non ho disboscato materialmente la Valtellina, però c’ero andata a sciare. Col senno -e le informazioni- di poi, oggi, sono disposta a rinunciarci.

  17. azalearossa1958 in ha detto:

    E pensare che Blizzard è il nome di una delle renne di Babbo Natale (o almeno così mi pare…)!
    Mi pareva di vivere nello scenario del libro di Corona di cui avevo parlato poco tempo prima.
    Mauro Corona discendente dei Maya?
    Chi può dirlo…..

    Vi ho pensati, il giorno della partita, e vi ho immaginata a casa a soffrire (perché si sa che questa è la sorte di chi tifa Italia in questo sport… oddio, non solo in questo, per la verità!). Ancora sotto.

    Caffè?

  18. @ AzaleaR =
    In Italiano:
    Cometa, Ballerina, Fulmine, Donnola, Freccia, Saltarello, Donato, Cupido.

    In inglese:
    Comet, Dancer, Dasher, Prancer, Vixen, Donder, Blitzen, Cupid.

    Ha nevicato é vero, fin troppo é altrettanto vero, ma siamo in inverno, é stagione e nulla potrà fermare l’accumulo di fiocchi. Forse gli effetti peggiori di quell’accumulo si potevano evitare. Forse … oppure doveva finire così. Così ci ricorderemo dell’invento del 2012. Giusto per triturare in futuro con la classica : Ma ti ricordi l’inverno del 2012? Ahhh … quelli sì che erano inverni” E saraà Natale e viino alla tua baita di montagna annaffierai i gerani. Guarderai stupito i pinguini che battono i denti sulle spiagge di Sydney e ti porrai delle domande., mentre ti sistemi la tuta antiradiazioni.
    🙂

    Giornata passata con il coltello tra i denti e a tenere brava la Leonessa, che quando il tifo si fa duro … Lei cominicia a tifare … come un tifone!!!
    😛

    Caffè? Grazie ne ho propio bisogno. Grazzzzzzzzzzzzzzieeeeeeeeeeee !!!
    🙂

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