CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Chi c’é dietro l’angolo?

Una volta ci si chiedeva cosa mai ci fosse dietro l’angolo. Pensando o immaginando che dietro il cantone fosse presente una o la nuova Gerusalemme. La più musicale terra di Ramazzotti o per rifarci alla storia e ai suoi miti: l’Eldorado rilucente d’ori e tesori.

Ora invece ci si chiede chi ci sia dietro quell’angolo. Qualcuno c’é. Quelli che sono considerati i Minatori della Rete. Dimenticate la confortante immagine fanciullesca dei sette nani, che scavano pietre preziose. Allontanate il pensiero dalle più prosaiche talpe, formiche o altri animali scavatori. Esiste una nuova progenie di tipi siffatti. Quelli che scavano nella nuova, grande e prolifica miniera del millennio: la Rete.

Perdonate l’ignoranza o comunque il mio personale ritardo a certe informazioni, ma esistono i Minatori di Dati. Individui all’apparenza normali, se non fosse per lo sguardo n po’ vacuo di quelli che fissano per ore una sola fonte luminosa. Se non fosse per un abbigliamento che va dalla classica giacca e cravatta a jeans e improbabili magliette dalle scritte più impossibili. Quelli, sono coloro che possiamo trovare dietro il nostro angolo. Sono i cercatori di metadati Quelli che dai motori di ricerca utilizzati, distillano preferenze, gusti e quant’altro degli utilizzatori di tali motori. Queste informazioni, così ottenute le analizzano ulteriormente, estrapolano valori, comprimono assonanze, graficano discordanze e … vendono il risultato finale. Miei cari, se cercate di scoprire la differenza tra le carte piacentine e quelle napoletane, non stupitevi se le società di gioco on-line, dopo qualche tempo dalla vostra ricerca, vi subisseranno d’inviti molto suadenti e allentanti a ricevere euro gratis e partecipare a poker e roulette o alla più semplice scopa d’assi. Siete diventati un bersaglio privilegiato.

Non lo sapevate? Occhio! Cosa vecchia? Motivo per ripensarci!

Ora fino a qui potrebbe anche andar bene. Dico e rilevo il mio dire. Alla teoria vuole che in rete, luogo elevato alla più concreta, e se vogliamo, sfrenata libertà, non dovrebbe esserci nessuno che vada sindacando le scelte o i gusti di chicchessia. A quanto pare proprio per la libertà di movimento, questo sia venuto all’occhio di quelli che in fondo governano il panorama mondiale. Se il semplice cucchiaio desta un interesse morboso, che oltrepassa frontiere e continenti, vuol dire che la domanda sale in proporzione. Perché non approfittarne ed espandere il commercio? L’esempio vale per qualunque cosa, di tangibile, di fruibile da parte dell’uomo. Non è detto che sia un oggetto, anche un’idea va benissimo. Sia scritta, che cantata, che filmata. Basta che venda e dia profitti. A questo punto però, il discorso mostra il suo fianco. Se il mio interesse verso il cucchiaio fosse oggetto di un’analisi più profonda della mia vita. Se s’iniziasse a indagare sulle scelte in fatto di cibo, dei miei spostamenti sia per lavoro sia per svago, da me compiuti. Se s’iniziasse a scavare più approfonditamente sui miei gusti personali e quindi su come gestisco i miei rapporti con l’esterno; a questo punto mi chiedo se questi Minatori sono semplici ricercatori scientifici (?) oppure li debba rubricare alla voce: spioni! Perché ora ho la netta sensazione che vi sia qualcuno che sta ravanando nelle mie di mutande e quello è uno spazio, a me tra i più cari. Si apre quindi lo scenario, che tutti noi combattiamo ogni giorno, per mantenerlo nei giusti confini: la privacy. Assodato che la stagione de “il privato è pubblico e politico” vada archiviata e che non ci sia più nessuno intenzionato a resuscitarla, neppure per un esempio d’antan. Giacché ognuno ambisce a coltivare la propria riservatezza di pensiero e d’azione nel campo delle libertà individuali e che nella rete, si è colta una nuova occasione di sfoggiare doti da coltivatore, a questa notizia c’è da fare altro che un balzo e soffocare un borborigmo di spavento. Io personalmente mi adombro come un bufalo cafro, un vecchio caimano affetto da gengivite cronica e ascessi pluridentali.

Non ci sto!  Comincio a essere indisponente verso quelli che, pur non giudicando loro stessi, il giudizio, lo danno in pasto ad altri e per di più fornendo modo e misura per porlo in essere. Perché è facile passare dall’orientamento verso questo o quel cucchiaio, all’orientamento politico, sessuale, culturale.

Non mi si venga a dire che certe cose non le hanno mai fatte e non le porranno mai in essere.

Noi non lo sappiamo, ma se a pensar male si farà peccato, certo sbagliamo poche volte.

Qualcuno obbietterà, che tutto ciò non ha solo il valore d’indagine per il “mercato”.

Non è solo indirizzato alla produzione e al commercio di un bene qualsiasi.

E’ con questo sistema che il mondo si protegge, o almeno tenta, dalle nefandezze che l’uomo stesso, ama tanto produrre.

Qualche esempio? Terrorismo, reati informatici di varia natura (Non è detto che questo non lo sia, sia chiaro).

Di tutto ciò, per sovrapprezzo c’è anche la cancellazione al “diritto d’oblio”. Ciò che è nostro passaggio in rete rimane e rimarrà, presumibilmente, in eterno.

Per colmo d’ironia, anzi come farsa finale, dopo la tragedia di essere oggetto d’indagine questo scritto corre il rischio di essere letto in un futuro a me sconosciuto, da un signor o signora X che potrà chiedersi e ne avrà facoltà e diritto: Capehorne? Chi era costui? Con questo non ambisco all’immortalità, non voglio perseguitare le generazioni future con una mia apodittica, quanto imbarazzante presenza, ma al contempo passare per un Carneade di turno, sinceramente mi deprime. Più che altro che oltre alla spiegazione sul capitolo dei Promessi Sposi, ove il buon curato pronuncia, la frase, il professore non si esimeva dal raccontare la storia del filosofo Carneade e del suo oscuro pensiero (Oscuro perché alla totalità degli alunni non gliene importava una bella mazzafionda di nulla e tuttora gioisco della mia beata ignoranza su quel pensiero e dell’uomo che l’ha partorito).

La mia vita ora è a un bivio. Da una parte geloso della privatezza della mia vita, ne scrivo ponendo anche a nudo la mia anima, i miei sentimenti, i miei personali gusti su come vivo e ragiono. Questo per condividerla con chi vuole farlo. E ciò rimarrà beffardamente, per sempre. Non solo per far ciò mi aggiogo a delle imposizioni, che già tali s’intrufoleranno in questa mai vita, per coglierne aspetti, per me del tutto inattesi.

Dall’altra proprio in virtù di queste imposizioni la mia libertà l’ho venduta per un pugno di byte, ma per poterla sbandierare a quattro venti.

La beffa è che qualcuno ci guadagna o guadagnerà qualcosa, dopo aver scoperto tutto ciò.

   Per chi ne vuole sapere di più

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41 pensieri su “Chi c’é dietro l’angolo?

  1. Sono entrato in rete quando ho deciso di non avere segreti. Purtroppo, per quanto si possano usare stratagemmi vari, in qualche modo si viene sempre raggiunti. La memorizzazione delle preferenze, studiata per essere utile, rischia di essere un fardello gravoso. Se guardo per caso un filmato su youtube, non è detto che quel filmato mi piaccia, anzi forse l’ho guardato solo per criticarlo e parnarne in maniera orribile, eppure risulterà tra le mie preferenze. Google ripropone a mio nome cose dette da me o da miei omonimi un decennio fa, cose che ormai hanno perso la loro rilevanza e la loro opportunità, eppure rimangono lì come fastidiosa testimonianza. Insomma, la rete è un mondo ancora inesatto e imperfetto, che spesso evidenzia le stupidaggini anziché le cose veramente importanti, ma quel che è peggio, è un ossimoro: l’effimero eterno, dati che possono essere cancellati in un attimo, ma ciononostante rimangono segnalati in qualche modo in qualche viluppo della rete per l’eternità. Basta non preoccuparsene troppo (ma stando attenti a quello che si va raccontando al mondo).

    • @ GM = Giuste osservazioni le tue, soprattutto riguardo ai trascorsi, dei quali possiamo averne oggi una visione diversa e darne credito.Le opinioni cambiano con il mutare della personalità. Ciò che é stato detto a volte non coincide con quello che diciamo ora. Se da una parte potrebbe apparire simpatico vedere come é aenuta la trasformazione e la maturazione personale, dall’altra potrebbero rimanere delle “macchie” , che potrebbero non deporre a nostro sfavore. La prudenza non é mai troppa.

  2. Ah, i bei tempi delle indagini di mercato su carta!
    Ti ricordi di quando arrivavano a casa quei bustoni col questionario sui consumi della famiglia?
    Ero addetta alla compilazione: con mia sorella, scrivevo un sacco di frottole contradditorie …
    OPPS ..!! Forse non dovrei dirlo!

  3. io mi sono fermata ai sette nani che scavano nella miniera in cerca di pietre preziose…. i miei ormoni al momento non mi concedono tempi di attenzione più lunga… aspetto che zazà mi faccia un riassunto

  4. In primo luogo, condivido per le mutande come spazio più caro. Parlo delle mie, naturalmente, non delle Sue.
    E poi acclamo sinceramente questa riflessione. Per taluni siamo un numero… un possibile profitto. Per talaltri, tra cui noi, le Sue riflessioni saranno sempre preziose. E se potranno quantizzare le Sue visite, le Sue navigazioni… spero non si prendano la briga di incasellare le nostre memorie.

    • @ Brum = Ahaaaa…aha. Visto che la mutanda é un bene prezioso e il contenuto lo é ancora di più? Io vado dicendolo da tempi e non sospetti. SALLATELO !!!!
      🙂

      Credo che la preziosità delle riflessioni siano intrinseche. Non valgono di più o di meno perché dette da tizio o caio. valgono perché riescono a trasmettere quel “quind”, tale da muoere una riflessione, un pensiero da condividere o da rifiutare. L’importante é la riflessione e lo sforzo per farla.

  5. condivido la Sua passione per le… ecc ecc, volevo dire.

  6. Per me non è una novità. Ma… credo che esistano cose più gravi, caro Carlo, come ad esempio “Il Grande Fratello” che ci sorveglia tutti , e non sto scherzando. Se tu al cellulare pronunci certe parole vieni immediatamente individuato da un computer mondiale, e schedato.
    Magari poi stavi scherzando con la Leonessa…

    • @ ALE = Ecelon e i suoi eponimi?
      Con questo sistema si é generata la cultura del sospetto e con essa si alimenta un innaturale stato d’allerta. Forse il “tutti contro tutti” a qualcuno giova, perché si sa che a pescare nel torbido …
      Questo é ben vero … scherzi al telefono sui candelotti di ghiaccio, che facevano bella mostra di se dalla grondaia di casa e rischi di passare per un affliliato di qualche oscura trama terroristica.

  7. azalearossa1958 in ha detto:

    Inquietante scenario.
    Evito fb e tw, ma per il resto… colpevole!
    Conosco chi non ha carte di credito e codici bancari online, scrive solo dal posto di lavoro e sotto mentite spoglie.
    Vien da rimpiangere il tempo dei soldi sotto il materasso e delle lettere scritte a mano (che dal nastro della olivetti si poteva ricostruire il contenuto dei pensieri dello scrivano).
    Che fare? Chiudere baracca e burattini e isolarsi dal mondo?
    Dilemma.

    • @ AzaleaR = Ci si domanda allora se alla in fine, non sia meglio alzare la mattonella e ricavare una nicchia o dire e parlare solo in presenza del diretto interessato.
      Con la presenza di un legale, naturalmente!
      🙂

  8. Qualsiasi scritto, pensiero o altro passa dalla rete viene catturato, triturato e incasellato non solo da Google, ma anche da altri molteplici attori. Detto in altre parole siamo spiati in continuazione, compresa questa mia risposta.
    Come difendersi? In pratica è impossibile, salvo non chiudersi in una torre eburnea in solitario silenzio.
    Cosa scrivo? Solo qualcosa di innucuo o almeno così ritengo per tutelare la mie mutande.
    E’ squallido lo so. E’ ipocrita, lo so. Ma non vedo altre soluzioni.
    Un caro saluto

    • @ NWB = Mi allaccio alla risposta precedenza. Al di là di arsi sempre tutelare da un legale di fiducia, esporre poche ed edulcorate idee forse uccide di più, che affrire di se solo un dignitoso silenzio.
      Non possiamo vivere con il sospetto. E’ ingiusto e deleterio.
      Rispolverare l’antica virtù della prudenza, della riflessione o quella più nuova e mai così non in voga ora: connettere con estrema attenzione cervello e lingua.
      Questo sì che é un atto rivoluzionario e che, volesse il cielo, dovrebbe rimanere in eterno, come esempio da seguire sempre.

  9. azalearossa1958 in ha detto:

    Se poi pensiamo alle telecamere dentro e fuori uffici e negozi, lungo le strade, agli incroci e sulle rotatorie…
    Quel che diciamo, quel che scriviamo, dove andiamo… tutto è registrato, tutto!
    Alcatraz.

    • @ AzaleaR 1 = Alcatraz? Noi quì a Sing Sing, ne abbiamo sentito parlare.
      Non bene però 😦
      Pensa che ogni sera ci fanno vedere i filmati migliori della giornata. Poi dicono che non c’é svago in questi luoghi. Ciascuno ha quei quindici minuti di notorietà, cui ha diritto!!
      🙂

  10. Ho fatto casino coi commenti, vero? Lei è un tipo estremamente ordinato, Maestro?

    • @ Brum 3= Pregiaterrimo DucaConte, con questa mia vado a dirle a Lei, medesimo di persona personalmente, che in fatto d’ordine, disciplina non siamo certo di quelli che offrono il fianco o altri luoghi corporali degni di menzione, a chicchessia.
      Nel senso che poniamo in essere fatti e misfatti, tali che l’ordine é da ascriversi nella rubrica sotto la voce:
      NON PERVENUTO!
      🙂

      ps: insomma …. ci incasiniamo a tutto tondo!!

    • @ Brum = Quando la Merghetti s’incasina é troppo simpatica.
      Cosa dobbiamo fare ? Ne prendiamo atto. Punto
      Poi diciamolo tutto, ci rende il blog più … scompigliato, é la nostra sbarazzina
      🙂

  11. carmilla50 in ha detto:

    si, avevo letto l’articolo che segnali; direi che la faccenda è piuttosto inquietante, e molto fastidiosa, per come la penso io..e cmq la sensazione di essere continuamente “sotto controllo” credo l’abbiamo un pò tutti; proprio perchè ogni cosa che si dice e si scrive viene registrata ed è praticamente incancellabile.
    rimedi non ce ne sono, credo; perchè anche nel caso che una persona decidesse ad esempio di non collegarsi più ad internet, cosa cmq improbabile..beh, servirebbe a poco..perchè tutto quello che ha fatto prima resta cmq in rete…vabbè…:(

  12. @ carmilla50 = E’ quel passato che ritorna costante e tragicamente esatto come lo abbiamo vissuto. Senza poterci agrappare ad un alibi, che so: una inesattezza grammaticale, una virgola in più o in meno.
    NO! Il maledetto é là con tutto il suo carico e per di più rischia, con l’occhio di oggi di essere fuori tempo o contesto. Pure chi lo legge, non avrà il senso e la misura del tempo trascorso e della maturazione personale avvenuta, nel frattempo.

    • carmilla50 in ha detto:

      infatti…concordo, e questa cosa è assai assai fastidiosa; è un pò come se il passato, e le eventuali e probabili caxxate scritte e pensate in un particolare contesto, non potessero più essere dimenticati, qui in rete…e invece magari a posteriori ci si accorge che siamo cambiati, non pensiamo più quelle cose…ma il nostro passato, come una spada di damocle ci perseguita…uff, che noia, però…………..:(

  13. Scusa se vado fuori tema (non darmi un voto basso in coesione, please), ma è un po’ che non passo perché ero sotto esame e poi in giro per le nevi d’Italia da Cosenza a Roma e dovevo mostrarti una cosa che mi ha fatto pensare a te vista a a un risveglio sul divano davanti a sanremo:

    No, non ringraziarmi: si fa per amicizia (non conosco molte persone di nome Carlo, perdonami)

  14. @ Shapparè = Grazie.Dato che non ho visto il Festival non avevo mai sentita quella la canzone.
    Me ne aveva accennato mia figlia, che era stata colpita dal titolo e anche perché la cantante é delle nostre parti.
    Se non ricordo male sono coetanee e mia figlia la conosce di vista.

    Comunque; la canzone é gradevole e spiritosa e poi … essere citato in una canzone non é d tutti i giorni.
    🙂

    Gli esami? Tutto bene immagino e spero!

  15. E’ da quando al mio nome i motori di ricerca rispondevano presentandomi anche in una garbata polemica nel forum dei vigili urbani di una decina d’anni fa, adesso finalmente scomparsa, che ho capito la delicatezza del problema e cominciato ad applicare regole severe nel mio rapporto con la rete, consapevole che il modo di interagire con l’esterno in digitale è cambiato, che frequentare il virtuale comporta lasciare tracce di sé, forse per sempre. E’ una dimensione alla quale ci dobbiamo abituare, in cui abbiamo ormai un’altra vita delicata e complessa come quella reale; dobbiamo finire di comprendere che Internet non è il gioco di quando l’abbiamo conosciuto. Che non ci si separa facilmente andando ciascuno per la sua strada e che tiene traccia della vita che sta dietro un nome.
    E mentre un’amica m’invita ad iscrivermi a Linkedin, io ci penso. Quante sono le implicazioni…anche la voglia di Twitter della settimana scorsa mi sta passando, e sono uscito da Facebook perché mi pareva servisse solo a bracare nella case di parenti e amici, e ho persino idea di rinunciare al comodo account gmail, letto il tuo post e l’articolo linkato 🙂 Mi chiedo, di questi tempi, se i miei dati privati siano più sicuri sul disco a casa o su tre server sparsi per il globo come sarà presto. E ho scelto odinokmouse al mio nome per avere più libertà espressiva e non parenti e aziende che solo scrivendolo ciacciano dei fatti miei, qui condivisi con un minimo di privacy, almeno apparente: tu puoi sapere chi sono, è una mia scelta; basta essere sempre responsabili di quello che diciamo in rete che tutto conserva come fosse il presente. Cosa succederà? Che tutti ci stringeremo i dati addosso e ci cancelleremo dal binomio Google-Youtube e gonfieremo un Bumble-Ipipe che nasce da due ragazzotti che propongono l’alternativa rispettosa e Internet si evolverà con la spontaneità che ha sempre dimostrato? Ci sarà la solita guerra in agguato tra gli interessi di pochi che stringono la morsa sulla libertà e i diritti di tutti?

    • @ odinokmause = Hai messo bene in evidenza i problemi che sorgono ora e che sorgeranno nel prossimo futuro. Anmch’io sono sato invitao a iscrivermi a Lindekind. Quando mi sono accorto che volevano sapere troppe cose ho interrotto l’iscrizione, anche perché non credo proprio che avrò a che fare con il sistema in se. Ora come ora mi arrivano i vari aggiornamenti, che vanno dentro una mail che dal primo marzo sparirà, con mia grande soddisfazione. Sempre il portale non le reindirizzi. Comunque ora mi sono accorto che si deve usare il famoso ” granum salis”, quando ci si impegna nella rete. Proprio perché si corre il rischio di rimanere in luoghi e per fatti che in un prossimo futuro non ci apparteranno più. Riguardo la possibile lotta futura tra una rete, più orientata al “mercato” da una parte e una rete forse più anarchica ma più “etica”, dall’altra, solo il tempo darà le indicazioni circa l’evoluzione. In ogni caso, anche chi usa e sfrutta la rete per i propri legittimi interessi deve essere il soggetto attivo della sua attività nella rete, facendo sì che la difesa dei propri e degli altrui diritti sia una delle priorità.

  16. Cos’è BUMBLE-IPIPE ?

  17. Mah, ragazzi, non so che dirvi. 🙂
    Quando ci sarà da fare farò la mia parte etica dicendo quello che penso se me lo faranno dire, perché poi è l’unica cosa che posso fare. Mi sono dotato di blog; non ho più scusanti. Penso che la guerra per mantenere internet libera sia inevitabile e temo si possa perdere perché non c’è coesione, ordine; quello che è il suo valore è anche la sua vulnerabilità e il presupposto perché sia imprevedibile. Non credo il potere si farà in dietro di fronte a questa cosa che ha inglobato tutto, trovando le risorse proprio nel valore di mercato dei nostri dati personali, e ormai è fatta, ma dobbiamo comunque stringere a fondo il dado sull’impermeabilità del nostro schermo e continuare a condividere informazioni e opinioni. Siamo consapevoli e dunque dobbiamo fare scelte, individuare gli elementi dannosi e cominciare a guardare alle alternative che si fondano sul rispetto della nostra riservatezza e che compariranno. Stringere non con le persone che ci leggono perché interessate al contenuto, ma con le entità che mirano a usarlo per deformare la rete a dispetto della sua indole e di tutti noi e trarne potere o profitto, i due interessi che muovono un mondo che non sta umanamente dietro al progresso tecnologico.
    Anche io ho rinunciato a Linkedin; proprio leggendo questo tuo post mi sono chiesto se davvero mi sarebbe servito a qualcosa, ma da tanto tempo provo molto fastidio verso i siti che richiedono dati che non mi sembrano utili allo svolgimento della loro funzione.

  18. @ odinokmaouse = COndivido la tua visione del problema. A questo punto Sta proprio a noi non offrire spuni a che ci richiedano, anche inutilmente dati, che consideriamo personali e quindi riguardanti il nostro modo di essere.
    Sfruttando proprio la libertà che circola nella rete dobbiamo essere liberi di accettare o meno certe richieste che ci vengono fatte ogni pié sospinto. Credo che il personale codice etico sia usare il sempre guardato con sufficienza: grano salis.
    Se non potremo mettere un bavaglio, entiamo almeno di mettere un freno.

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