CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Curva dopo curva

A un uomo capitò di morire. Per i motivi più naturali possibili; era venuto il momento. Ora, quest’accadimento non lo colpì o sconvolse a tal punto d esserne dispiaciuto o amareggiato. Forse un leggero fastidio, quello sì. O forse, in questa storia, può andar bene anche un senso di liberazione. Scegliete voi quella che più vi aggrada.

L’uomo morì, dunque e trascorso un tempo indefinito, nel quale si trovò a non sapere bene cosa fare, prese una strada. Percorrendola si accorse di incontrare persone, soprattutto, che aveva già visto o incontrato e che avevano fatto parte, a vario grado e modo della sua vita. Tutti con una caratteristica precisa, con le sembianze cioè che aveva al momento della dipartita. L’uomo pensò che il tempo, da com’è inteso, giochi un ruolo anche nel momento della dipartita. Il tempo è personale e particolare, cucito addosso a ciascuno. Ecco perché l’amico, morto in gioventù, manteneva i caratteri di allora ed era per quello stesso motivo, che il volto del nonno aveva la medesima ragnatela di rughe, che lui ricordava. Man mano che avanzava, però quei volti, quei corpi parevano che sbiadissero e l’uomo di si domandava quale potesse essere la causa. Forse una morte antica, più della sua o il tempo giocava una partita, di cui nessuno aveva mai parlato, ipotizzato, quasi fosse una sorta di grande gomma da cancellare, in grado di sfumare sempre di più i tratti, le fisionomie. Oppure era la vicinanza di un qualcosa d’altro, che procurava tutto quello. Fatto sta che si trovò, improvvisamente al cospetto di Dio. Una luce particolare, una figura indistinta, che emanava un qualcosa che lui stabilì essere un fluido, che fece sparire tutte le sensazioni negative che provava ed ebbe chiaro, in un lampo, il senso della sua personale vita. Non servirono presentazioni, ma l’uomo per prima cosa si profuse in scuse, perché secondo lui non era riuscito a compiere e bene tutto ciò che si era prefisso.

Dio invece, con sua grande sorpresa, lo ringraziò per essersi prestato, suo malgrado e non ostante tutto, a essere parte del suo grande disegno.

L’uomo ne rimase sorpreso e poi confuso. Non riusciva a comprendere il perché di quel ringraziamento. E’ vero, la sua era stata una vita da considerarsi normale. Senza picchi da una parte né dall’altra. A volte anche un po’ monotona. Aveva seguito le regole etiche e quelle morali correnti nella sua epoca. Non aveva commesso delitti e quando si era trovato nell’occasione, aveva mostrato il lato buono del proprio carattere, senza per questo menarne vanto, condendo valore e modestia accuratamente. In fondo però rimaneva ancora un dubbio e rivolse il suo piccolo pensiero alla prima parte della domanda. Rispondere compiutamente e risolutamente alla seconda, quale fosse cioè il disegno divino nella sua interezza, solo a soffermarsi per un momento, gli parve così al di sopra delle sue possibilità, che ne provò un poco di sincera tristezza. Così piccolo da non poter neppure provare a fantasticarci un po’. Alla prima parte però occorreva dare una risposta. Com’è in che misura fosse rientrata anche la sua esistenza a far parte del disegno. In che maniera e a che proposito, si domandava, dato che la sua era stata un’esistenza, secondo lui anonima. Eppure doveva essere così. Anche anonima, la sua esistenza aveva attraversato, per gradi e per vie, pur vissute, che non aveva riconosciuto al momento. Ripensò alla sua esistenza. Quante volte da fatti accadutigli, come conseguenza aveva mutato atteggiamenti o pensiero. Gli sforzi compiuti per formarsi una famiglia e quelli compiuti per farne un blocco coeso e aggiungiamo gli altri, compiuti per migliorare il tono di vita. Non solo quello meramente economico, ma anche quello, come dire, spirituale. Il legarsi in amicizia con quello piuttosto che con l’altro. Attendere alla pittura, piuttosto che al cinema o la televisione. Il disegno poteva formarsi anche da e in una frase detta o sentita, per come stava ragionando. Le cose cambiavano se in qualche modo partecipava al cambiamento, sia seguendo lo stimolo innovativo, sia osteggiandola. Se il futuro era imprevedibile, però aveva potuto partecipare a crearlo nel suo piccolo oggi, frutto del suo ieri e di quello che aveva avuto in eredità dai suoi antenati. Rifletté sul tempo e venne al dunque che quello fosse una variabile scostante. Il suo tempo era diverso dal tempo di Dio. Non poteva rapportare la sua brevità con l’eternità o comunque con qualcosa che esisteva già prima della memoria dei suoi avi. La sua vita quindi era, nella sua brevità, un tassello, necessario passaggio, per un altrettanto tassello. Vide formarsi un disegno formato da migliaia di tessere, che si perdeva nello spazio da lui concepito, tanto era grande. Tutte le tessere s’incastravano, ma non riuscì a vederne i contorni, perché la limitatezza dei suoi sensi gli fece percepire solo le tessere che lo circondavano, ma altresì sentiva che si estendeva all’infinito e per renderselo più comprensibile, pensò ai punti cardinali. Solo a quel punto capì la frase accettandone le conseguenze. Sentì più lievi gli errori e ne apprezzò il significato, come pure delle gioie procurare e ricevute e per la prima volta percepì chiaro il significato di essere pronto.

Come andò a finire non lo so. Appartiene a quella zona che ancora non ho esplorato e quando lo dovrò fare, mi dispiace, ma non credo che avrò occasione e mezzi di parlarne.

Ciò che avete letto scaturisce proprio da una frase di Kirkeegard. La gioia di Dio nell’incontrare l‘uomo che gli ha permesso di aggiungere un tassello nel suo disegno e la raggiunta consapevolezza di quest’ultimo, che una vita non importa come consumata, rimane come traccia indelebile nel percorso umano. Non siamo soli, non siamo isole né dobbiamo pensare di essere indispensabili, ma abbiamo un’utilità incancellabile. Di questo disegno potremmo considerarci oggetti, sottoposti a una volontà superiore, ma dobbiamo sapere anche che ne siamo i soggetti. Siamo noi con la nostra vita, la nostra responsabilità, la nostra libertà che collochiamo la nostra tessera nel quadro. Ciò che può essere sbagliato ai nostri occhi, non è detto che lo sia a quelli dell’altro e viceversa.

I quattro punti cardinali ci servono solo per contentarci di sapere che quel disegno si estende all’infinito verso quattro direzioni, le più facili da conoscere e ricordare.

Il sapere a che punto sia o quali ne siano i contorni è cosa ben più difficile.

Il mio scritto, ho la presunzione di credere che s’inserisca nell’occasione data dal filosofo, quella di riflettere e ve ne offro il risultato.

Ciò che ne seguirà sarà solo una conseguenza.

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16 pensieri su “Curva dopo curva

  1. Kierkeegarde è stato uno dei filosofi prediletti quando anni, molti anni fa mi dilettavo di leggere opere filosofiche.
    In questo pezzo induce il lettore a riflettere sulla sua natura e su quello che ha fatto o prodotto. L’uomo morto al cospetto di Dio esegue quest’analisi a arriva al risultato di comprendere che lui fa parte di un’immensa tela, è un minuscolo ingranaggio che consente all’umanità di esistere e che ruota e si muove in sincronia con altri esseri umani.
    Nessuno può chiamarsi fuori, tutti sono parte di un unico disegno.
    Il filosofo ha sempre privilegiato l’analisi dell’anima per scoprire cosa c’è dentro di noi. Però il destino di ognuno di noi è segnato e al quale non sfuggiamo.
    Dunque il silenzio del sabato notte ha portato consiglio.

    • @ NWB = E’ il frutto del caldo afoso di domenica pomeriggio. Così lontano dalla notte e dalla sua atmosfera.
      Che il destino dell’uomo venga segnato non so.
      So di certo che la nostra personale tessera non é detto sia una figura perfetta.
      L’imperfezione mia si incastrerà nell’altrettanta imperfezione di un altro e questo non comporterà che il quadro d’insieme venga alterato.; anzi proprio il movimento così imprevedibile renderà tutto più appatibile agli occhi di chi saprà guardare e bene.

      • Nessuno è perfetto, tanto meno io, il più imperfetto tra gli imperfetti.
        Però sono convinto che ognuno di noi abbia un ruolo ben predefinito nel quadro generale e quello che appare imprevedibile non è frutto del caso.

  2. Non so quanto ci sia di autobiografico in questa sorta di racconto… ma non credo che esistano vite anonime. Se ci sia un disegno… non so, e tenderei a non crederlo… ma nessuna vitaè mai anonima. Di questo sono ragionevolmente certo.

    • @ Brumbru = Nulla di personale. Ci sono cose che fanno rilfettere più di altre e sollecitano tanto che diventa quasi un urgenza condividere quelle riflessioni con altri. Sentire altri pareri, anche opposti, rende il quadro più chiaro eliminando o attenuando dubbi, scoprendo meglio le certezze.
      Rendendo la tessera meno imprecisa e favorendo meglio l’incastro con un altra.
      Sì esiste un disegno, del quale non so l’inizio ne mi pongo il problema della fine e sono contento di farne parte.
      Credo che però l’importanza del contributo non spetti a noi giudicarla, ma a qualcun’altro e questo é il mio personalissimo pensiero.
      Verificabile, opinabile come sempre e da tutti voi.

    • @ Brum= E’ per questo e altro ancora che quì ci confronta e si conversa.
      Per un giusto confronto di opinioni.
      Senza voler far prevalere l’una piuttosto che l’altra, nell’assoluta libertà del propio pensiero.
      Liberi anche di mutarlo e non necessariamente a vantaggio di questo o quello.

  3. Un post davvero importante, che induce all’ottimismo.
    Una visione grandiosa: la compenetrazione fra Dio e l’uomo, non importa quale sia stato il cammino del secondo.
    Applausi!

    • @ AB = Ottimismo? Perché no!?
      Ne abbiamo bisogno di ottimismo.
      Non solo per rialzare un morale infiacchito dai tempi, piuttosto per confortarci del fatto che le nostre azioni sono necessarie ed utili a confermare un legame tra noi e Dio e in qualche maniera anche tra noi e gli altri che ci seguono, ci precedono o ci hanno preceduto, che ci seguiranno.
      La solitudine é decisamente meno gravosa con queste premesse.

  4. Mi piacerebbe assai che la tua visione fosse quella giusta, Cape.
    Mi accontenterei del pensiero di poter lasciare almeno una traccia, il disegno unico e solo di impronte lasciate sulla sabbia, ma che sia un bel disegno…

    • @ Melo = Non so perché. ma mi punge vaghezza che alla fine quel nostro piccolo disegno lo vedremo e capiremo anche quello più grande. Lo vedremo incompiuto sicuramente, ma ne capiremo la struttura e il suo logico evolversi verso la completezza.
      rendendoci al fine conteo che anche il nostro é stato non solo necessario, ma anche un bel disegno. FOrse non eseguito in manioera magistrale, secondo i nostri canoni, ma sicuramente fato con tutta la passione possibile.
      C’é da dire che dobbiamo affrontare un critico preparatissimo.
      🙂

  5. Grazie, Capeh!!

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