CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Le cose capitano

Le cose capitano, di là delle nostre intenzioni, delle nostre azioni, senza un tempo ben preciso, senza una preparazione. Capita e basta. Così come ho scritto dell’undici settembre, altrettanto le notizie dall’altra sponda del Mediterraneo sono state, e rimangono le più fosche possibili. E’ anche vero che qualcuno potrebbe indicare nella congiunzione di date e anniversari, il momento più propizio a che accadessero, altri il mero fato, altri non avrebbero una risposta precisa. Le cose accadono e scoprine la ragione, l’eziologia in questo caso non cambia di molto gli effetti presenti e futuri del caso stesso.

Mi sorprende però il pensiero che mentre mi chiedevo come e in che modo possa influire una data, un fatto nella comune o personale memoria, altri e per altre vie lo hanno ricordato. Sto pensando a una maniera meno cruenta e terribile, però. Ieri pomeriggio guardavo alla televisione un telefilm: “West Wind”. In breve è la storia e le inevitabili vicissitudini di un Presidente statunitense e del suo staff. Proprio ieri la puntata verteva sul ricordo di quelle ore. Ora di tutto quello che possono aver detto, nella finzione scenica due cose mi sono rimaste impresse. Una riguarda la ragione prima dello stato di conflitto tra il mondo Occidentale, rappresentato dai valori espressi nel lavorio secolare della sua cultura sociale, politica ed economica e il mondo Orientale, focalizzando il problema solo sul e nel mondo di cultura Araba Mussulmana. Ora la ragione prima, a detta degli sceneggiatori, sta nei rapporti tra Abramo, Sara e Agar. Sappiamo che il primo per lungo tempo non ebbe figli e che la colpa di quest’assenza era stata data alla sterilità della moglie Sara (Su questa “colpa” possiamo aprire un dibattito infinito e non mi pare il caso specifico) Piuttosto Sara vede nella sua serva Agar la possibile madre di un figlio che dia una qual forma di successione a capo del clan di Abramo. Nacque Ismaele, ma sappiamo anche, che Dio diede a Sara un figlio e nacque Isacco. Sara impose ad Abramo di scacciare Agar e Ismaele, perché solo Isacco aveva i presupposti per continuare la catena di comando.

E’ vero, come dice la Bibbia che Ismaele non fu dimenticato anzi, fu a capo di un popolo proprio come Isacco. Se Isacco è il progenitore degli Ebrei, così Ismaele lo è per gli Arabi. Troppo facile? Troppo semplice affidarsi ai versetti di un libro, tenuto in considerazione, è vero da una buona fetta della popolazione mondiale, ma parimenti negletto o osteggiato da un’altra parte di popolazione? Le sceneggiature di qualunque telefilm, perché facciano presa sugli ascoltatori, tendono a semplificare quadri e scenari, anche i più complessi. Comprimendoli in poche battute recitate a effetto. I soggettisti non si prendono la briga di analizzare le situazioni, gli effetti, i presupposti, piuttosto utilizzano parole o frasi semplici e in misura semplificativa. Pur nella grezza semplicità, quelle frasi devono sortire l’effetto e l’hanno fatto, di rimanere impresse. Ora mi sono andato a leggere il brano biblico ed effettivamente l’allontanamento richiesto da Sara c’è e usa anche parole dure. Tanto che Abramo ne rimane sconcertato, ma accetta, pur con dolore, l’imposizione.

E’ questo dunque il cuore del problema? Se così fosse i drammi famigliari, sembrerebbero di nessuna soluzione, anzi con il trascorrere del tempo, non importa come si misura, diventano più profondi e insanabili. Oppure c’è un fondo di verità, seppur occorra averne una visione lata e cioè che la risoluzione conflittuale tra Occidente e Oriente, sarà risolvibile solo se sarà ricomposta in maniera definitiva la questione palestinese? Ricordo che a tal proposito, Igor Man ne scrisse più e più colte e non citando solo una sua idea, piuttosto raccogliendo il pensiero di fior d’intellettuali dell’una e dell’altra sponda del Giordano. Cioè a dire che guarita definitivamente la piaga dell’odio tra israeliani e palestinesi, il mondo non solo troverebbe finalmente quella pace che tutti auspichiamo, ma si appianerebbero anche le distonie ora in corso tra Occidente e Oriente. A poco a poco ci rimarginerebbero quelle cesure che ancora incontriamo nei rapporti e forse riusciremo finalmente a colloquiare capendo e interessandoci delle ragioni dell’uno e dell’altro. Perché ora è un discorso, urlato, tra sordi e della peggior specie. Acuita, questa sordità, dalla prepotente campagna mediatica degli opposti estremismi, che vede nell’altro solo e unicamente le diversità e le considerano come un male, una tabe che corrode o vuol farlo tutta l’indubbia bontà dell’uno. Insomma l’estremismo di qualunque genere non è altro che uno scambio di scelleratezze, perpetrate anche ai danni di chi cerca l’opposto, cioè dialogo e compassione. Sono proprio contro di questi che più si scagliano gli estremisti, facendolo in modo ancora più barbaro e tremendo. Usando subdolamente l’arma del martirio. Ora il martire è chi è disposto a offrire finanche la vita per il proprio ideale. Si batte e combatte per esso. Una figura di cui è piena la cultura cristiana e donne o uomini che furono, sono additati ad esempio e sull’onda di quello, ora se ne vuole perpetuare la matrice. Ignorando che un martire, se può infiammare gli animi e spingere qualcuno all’emulazione, dall’altra infiamma ancora di più chi li ha combattuti e soppressi. Da una parte perché suscitano emulatori, dall’altra perché ciò facendo, hanno già perso la guerra che credevano vinta. Il martire deve far riflettere su cause ed effetti, che l’hanno portato all’estremo sacrificio e soprattutto sul perché a lui non è rimasto null’altro che morire per la causa. Ora sappiamo che il martire è anche eroe, anzi a volte è difficile stabilire un confine tra l’uno e l’altro. Eppure questo confine, una battuta di quel telefilm, l’ha fornito. L’eroe è quello che vive per la causa e non muore per essa, diventando un martire quasi scontato. Il combattimento non è da intendersi solo con armi, piuttosto e meglio con le idee. Grandi esempi di questi eroi, fortunatamente la storia recente o meno, ne ha fornito un buon numero. Donne o uomini che fino all’ultimo loro giorno, hanno lottato credendo nell’assoluta bontà di ciò che propugnavano e i fatti hanno dato loro ragione. Forse non subito, forse non hanno ottenuto quegli effetti sperati, ma le loro idee hanno smosso culture, ne hanno permesso un balzo in avanti. Rimangono acquisite e sono patrimonio collettivo a tutte le latitudini. Sono entrate sotto varie forme nella vita di ciascuno di noi, elaborate, rimasticate nella forma, forse, ma solide nella sostanza dei fatti.

A questi dobbiamo guardare, più che ai primi. Un martire è indice della soppressione volontaria o meno di una vita e ciò sta a indicare un fallimento. Perché non si è potuto o peggio, voluto trovare una via, seppur nuova o anche diversa da quella abitualmente percorsa. Paura di novità d’idee, di parole da vivere e condividere, come se arroccarsi nelle proprie convinzioni sia l’unica forma di vita, l’unica via di sopravvivenza, perché a questo punto non si tratta di viver, ma di sopraviere e farlo d’idee e modi oramai in sentore di obsolescenza.

L’unica speranza è quella che gli eroi si moltiplichino dall’una come dall’altra parte. Che nascano e siano poi ascoltati, che l’eroe sia il vero profeta e che concorra alla comprensione e alla compassione umana.

Questa è la cosa che deve accadere.

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17 pensieri su “Le cose capitano

  1. E’ possibile che quella semplificazione contenga un fondo di verità.
    In effetti, tutti i problemi, i rancori e la violenza, nascono da lì.
    Lo Stato di Israele.
    E io, purtroppo, non vedo soluzioni, almeno per i prossimi vent’anni.

    • @ AB = La soluzione é solo in una pace vera e duratura, ma più andiamo avanti e più mi pare un discorso nonsolo tra sordi, ma anche quello tra due popoli che non vogliono assolutamente sentire nulla se non il suono della propria voce.
      Qualche flebile spiragio di tanto intanto si vede, ma basta un razzo, una bomba ed ecco che si chiude immediatamente.
      Bisognerà estirpare quelle volontà che desiderano negare una pace in quella terra.
      Una volta vi scorreva latte e miele, ora solo fiele e veleno.
      Israele ha contribuito come tutti gli altri a far si che questa situazione si mantenga purtroppo viva e vegeta.

  2. Non saprei se un’ origine cosi’ remota serva davvero a spiegare quello che sta succedendo da quelle parti.
    Da quanto so nell’ ultimo par di millenni i problemi con gli ebrei li abbiamo avuti noi, non l’ islam, o quanto meno non in misura importante..

    Ed e’ proprio in seguito al senso di colpa per la Shoah che gli europei hanno generosamente deciso dopo l’ ultima guerra che era tempo che gli ebrei avessero una terra tutta per loro.

    Non in Europa, chiaramente.
    A casa d’ altri…

    • @ Melo = Infatti si dice che l’erba del vicino é sempre più verde. A parte questo, date le spinte delle varie organizzazioni sioniste prima e poi fatte direttamente proprie da quelli che si definirono i rappresentanti del popolo ebraico, inglesi e americani (soprattutto) preferirono dare agli scampati un pezzo di terra. Abituati a ragionare come ai tempi di Yalta e ancor prima, il resto fu di conseguenza.
      Gli interessi economici poi, hanno fatto il resto.

  3. Letto con attenzione il lungo post dove pur partendo da lontano hai percorso una strada ben precisa. La dicotomia tra occidente e oriente, tra mondo mussulmano e mondo ondivago tra religioso e ateo.
    Ma certi eventi accadono in determinate date perché qualcuno rimesta nel fango, nel torbido. Da un lato la lobby della guerra, troppo tempo siamo stati in pace e da l’altro un mondo povero che viene sfruttato da furbi menestrelli del corano. E’ un mix esplosivo.
    Tra poco meno di due mesi ci saranno le lezioni americane. Quale ghiotta occasione sfruttare una data, impressa nella memoria dei cittadini USa, immettendo sul mercato un trailer di un film multimilionario che fa la parodia della religione islamica? E’ davvero singolare che dei finanziatori (io li definisco dei benefattori, perché non si sprecano 5 milioni di dollari per un filmaccio che non uscirà mai) così danarosi siano svaniti nel nulla, come regista e attori.
    Che stranezza che il trailer ha girato su youtube proprio 11 settembre.
    Troppe coincidenze per pensare quello che scrivi all’inizio “Le cose capitano, di là delle nostre intenzioni, delle nostre azioni, senza un tempo ben preciso, senza una preparazione. Capita e basta.” sia solo dovuto al caso. Certo una manina segreta ha dato un aiutino o aiutone a seconda del punto di vista.

    • NWB = E’ vero che le cose accadono, ma ci sono anche quelle che si vogliono fare accadere. Come dici bene di cattivi maestri ce ne sono esempi limpidissimi a tutte le latitudini. Un’occasione poi così ghiotta dell’anno dell’elezioni presidenziali, non poteva che cadere a fagiolo. Da una parte un’agonizzante primavera araba, dall’altra un mercato finanziario ondivago e aggiungiamoci anche una asfissiata epoca politica, in tutto questo torbido chi é abituato ad una simile pesca, non si trova che nel proprio elemento naturale.
      Il futuro non é proprio nero, ma ha troppe sfumature di grigio.

      • Alludi alla trilogia pseudo-erotica delle sfumature che nessuna donna spergiura di aver letto ma che conosce a memoria ogni passaggio?
        Si, troppo torbido il clima perché qualcuno non ci provi.

      • @ NWB = Perplessa dal gran battage pubblicitario, che non ha quel ritorno sulle pagine del libro. Sarà dovuta anche alla personale sensibilità, ma non era del tutto convinta della bontà del libro. Va bene la fantasia, ma secondo lei era fin troppo confinante con il grottesco. Insomma non é stata convinta, tanto da terminare dopo un centinaio di pagine.

  4. Condivido in pieno newwhitebear!

  5. Non credo proprio che la soluzione del problema palestinese porterebbe giovamenti. Anche quando la “scusa” è quella, sotto si nascondono interessi economici ben più forti di quelli religiosi, quando scoppia una guerra.

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