CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Scusate, vi piace Brahms?

Il titolo, potrebbe portare a pensare che mi voglia fare una seria padellata di fatti vostri, senza pensare minimamente che esiste ed è sbandierata ogni dove, la privacy. Lontano da me questo pensiero, piuttosto è per introdurre un tema frivolo.

Immagino che a tutti piaccia la musica, declinata in ogni sua forma  e genere e di questi oramai ce ne sono così tanti che è difficile star dietro a tutti e in egual misura. Per questa volta la mia attenzione si rivolge ad un tipo di musica, che è entrata sicuramente a far parte della vita di ciascuno, almeno una volta nella vita. La musica sacra o quella musica che viene utilizzata nei momenti liturgici e che ha assunto anche una propria e autonoma collocazione nel panorama musicale.

C’è di che sbizzarrirsi a parlarne, in quanto forme e sostanza. Alcuni poi della musica sacra ne hanno fatto motivo di fama e gloria imperitura, oltre che di pagnotta quotidiana. Bach non vi ricorda nulla? Oltre a lui perché tacere di Monteverdi, Haydin, Hedael per il quale persino il Re di Gran Bretagna, ascoltando la tempesta di note e di voci del suo “Alleluja”, ancora oggi si leva doverosamente in piedi per rispetto. Gloria a profusione per i vari “Requiem” o “Missae Solemnis” di Verdi, Mozart e tutti gli altri di cui non ricordo il nome. Quindi il filone è sempre stato ricco e dovizioso di soddisfazioni. Ha attirato però, la mia curiosità un nuovo filone. Quello cioè della musica sacra o sacraleggiante interpretata dagli uomini di chiesa stessi. Questo perché un nuovo cantante si affaccia sulle scene ed è un semplice francescano. Un altro frà Cionfoli, mi chederete, con occhio inevitabilmente a pallino? (Nello specifico occhio a pallino, esso si manifesta: sbarrato, attonito e trepidante, timoroso per ciò che è stato e per ciò che sarà o potrebbe essere).

Assolutamente.  Il nostro fraticello, conscio della sua bella voce, ma stupito che per questa, ora si veda catapultato in un mondo non proprio suo, è in trepida attesa del debutto del suo disco. Disco naturalmente incentrato su pezzi di musica religiosa; grandi melodie classiche di consumato successo come “Ave Maria” di Schubert, ma anche un “Fratello Sole, Sorella Luna” sound track dell’omonimo film di Zeffirelli. Con l’aggiunta di una novità, una canzone composta all’uopo e come testo una preghiera del Santo d’Assisi. L’occasione è stata data dalla Decca, gigante discografico della musica classica che sentendo il nostro frate, non ha perso l’occasione di acchiapparlo, metterlo sotto contratto e sfruttarne le indubbie doti. Naturalmente tutto per la maggior gloria di Dia e degli uffici della contabilità della casa discografica. Ora fra’ Alessandro Brustenghi, questo è il nome del giovane frate, si ritrova al centro dell’attenzione mediatica. Lui si schermisce, per ora svicola da interviste e dai richiami delle sirene televisive, però trepida per il debutto di metà ottobre, proprio in quella Santa Maria degli Angeli, che custodisce intatta la Porziuncola. Insomma un debutto della e nella  francescanità al quadrato se non al cubo. Giornalisti da mezza Europa pronti a scrivere e speriamo in bene, di questa novità nel mondo ecclesiale, così da affiancarsi ai tre parroci irlandesi: “The Priests”, ai tre sacerdoti francesi: “Les Prêtres” e agli ancora più famosi monaci spagnoli di Santo Domingo de Silos, antesignani nel genere. E’ però vero che ai monaci, le cose non sono andate poi così bene. Il loro produttore, ha intascato la maggior parte, se non tutte le royalities, derivate dalle migliaia di cd venduti, dato il successo planetario del coro, per cui i monaci stessi si sono visti costretti ad affrontare una causa per riavere il mal tolto. Non dimentichiamo poi i monaci dell’italianissimo Convento di “Sant’Antimo” in quel di Montalcino, votati anch’essi al canto gregoriano. Che più che canto è da considerarsi una preghiera cantata vera e propria, non dimentichiamolo.

Ora mi auguro che non succeda al nostro fra’ Alessandro, ciò che è accaduto ai monaci spagnoli.  A lui che per la prima volta nella sua vita ha volato e sino a Londra, per accedere ad un a sorta di Sancta Sanctorum della musica, incidendo l’intero cd ad Abbey Road, negli studi che videro le performance dei Fab Fours e avendo come produttore Mike Hedges, quello degli U2, The Cure, giusto per non nominare nessuno.

Naturalmente al nostro fraticello auguro tutto il bene possibile e mi auguro che dei proventi i confratelli ne facciano l’uso migliore, visto che pronunciati i voti di povertà, tutti i guadagni finiranno nelle casse dell’Ordine.

Ora sorge spontanea la domanda e cioè se sia giusto o meno che un uomo di chiesa, votato ad una specifica condotta di vita, tralasci quella, anche se momentaneamente e si dedichi a tutt’altro?

Da parte mia credo che sia giusto. Abbiamo avuto dei doni, dei carismi e non sarebbe giusto sprecarli, annullarli o reprimerli. Utilizzati con discernimento, non possono che portare del bene a chi li ha questi doni e a chi ne trae gioia dai doni stessi.

Non è forse il tamburo, la voce di Dio? Non è forse la musica e il canto che ha accompagnato per secoli le liturgie della maggior parte delle religioni e ancora è l’accompagnamento. In più qualcuna di esse ha aggiunto anche il ballo. Composto, aggraziato, ma sempre ballo. E’ dimostrazione di amore verso la divinità e verso il prossimo, è l’aiutino che introduce in una dimensione più allegra e riempie di speranza, di voglia. In fondo i Salmi dovrebbero essere cantati e in molte celebrazioni lo sono, quindi lo stupore un po’ si attenua. Poi non mancano neppure chi del canto ne fa anche un abuso di pazienza altrui. Certe pie donne che a squarciagola, inanellano stecche nelle processioni, come non possiamo dimenticarle, ma va bene così. Anche quelle sono un segno di preghiera e di fede, che lascia dei dubbi, forse in chi ascolta, non certo in chi canta.

Sarà bene allora ascoltare la voce del nostro fra’ Alessandro e poi porci domande e nel caso darci risposte.

Sempre che cuore e anima, non vadano in altre migliori direzioni.

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25 pensieri su “Scusate, vi piace Brahms?

  1. Anche secondo me è giustissimo. Se Dio ha dato dei talenti, essi vanno usati. Per chi non crede: se qualcuno ha delle doti, sarebbe sciocco non farne uso. George Martin benedirà l’operazione, e John e George sorrideranno benevoli.

  2. OT anche tu hai certi talenti… e la scrivente aspetta 😛

  3. Sono incerto tra il giusto e non corretto ma provo a mettere in fila i pensieri.
    Tralasciando i mostri sacri, citati (O.T ma Haedel chi è? Conosco un Haendel con le sua watermusic e le sonate per flauto dolce) ricordo un certo Vivaldi, detto il prete rosso (per fortuna era settecento e i rossi dovevano ancora nascere), le cui opere mi deliziano. Sono un modesto appassionato di musica classica con circa un centinaio di CD.
    Se il nostro fraticello ha fatto bene? Forse ma non lo so. Il successo può inebriare e il voto di povertà potrebbe finire nel sottoscala.
    Aspettiamo e vediamo. Il tempo, dicono, è galantuomo, ammesso che ne esistano ancora.

    • @ NWB = Hai ragione. mancava una enne e non me ne sono proprio accorto (Haendel e non Haedel 😦 )
      A volte una lettera cambia veramente il senso della storia musicale. 🙂

      La parte difficile sarà sottrarsi allo sfavillio tarocco del successo. Lì dovrà temprarsi bene. Come il clavicembalo di Bach.
      🙂

      • Bach è un immortale, il successo è effimero.

        • capehorn in ha detto:

          @ NWB = Un effimero ben rincorso da tutti

          • newwhitebear in ha detto:

            E’ più facile rincorrere l’effimero che fissare il duraturo.
            La vita è breve è molti cercano di sfruttarla durante la loro esistenza, perché pensano che la gloria postuma non dia loro nessuna soddisfazione.

          • capehorn in ha detto:

            @ NWB = E’ uno dei grandi limiti dell’esistenza umana. Il desiderare l’ora e subito, piuttosto che pensare o prevedere che ciò che si compie possa rimanere per gli altri. E’ difficile accettare il fatto che le nostre azioni odierne possano illuminare, si fa per dire, il cammino delle generazioni future. L’egoismo, spinge a non prevedere ciò che potrebbe essere e positivo per il domani di altri.

          • newwhitebear in ha detto:

            Verissimo quello che dici. Con la gloria, dicono alcuni, non si campa in questa vita.

          • capehorn in ha detto:

            @ NWB = E’ vero. Peccato che ci siano anche quelli che campano su quella degli altri. Sia attuale che postuma.
            Insomma a qualcuno va sempre bene.
            🙂

          • newwhitebear in ha detto:

            E non siamo

          • capehorn in ha detto:

            @ NWB = In coscenza, noi … no!

          • newwhitebear in ha detto:

            E’ più facile rincorrere l’effimero che fissare il duraturo.
            La vita è breve è molti cercano di sfruttarla durante la loro esistenza, perché pensano che la gloria postuma non dia loro nessuna soddisfazione.

  4. Sai una cosa ?
    Vado oltre Alessandra e dico che usare il proprio talento, piccolo o grande che sia non è solo giusto, è doveroso.
    Una sorta di imperativo morale, nonostante i rischi.

    Non so se sarei in grado al momento di dare una giustificazione razionale a questa affermazione, ma sento che è così.

    • @ Melo = Sono concorde. Se si ha talento lo si deve mostrare, aggiungendo un pizzico di umiltà nel farlo e nel coltivarlo . E’ facile, da parte degli altri, coltivare e aizzare invidie, anche velenose e ciò fa parte dei rischi, ma se il talento c’é ed é forte credo che possa aiutare anche nei momenti difficili.

  5. Devo prendermi il tempo di ascoltarlo! Ma a parte il caso specifico:

    Credo che un talento debba giovare a tutti, anche se si esprime attraverso uno solo.

    E inoltre mi viene in mente una frase di Sant’Agostino: Chi canta, prega due volte.
    Ciao

    • @ Lillo = Ben ritrovata. E’ da un po’ che manchi dalle scene. (Pensare che il taleno non ti manca) 🙂

      Nojn posso che sottolineare con te, ciò che ho scritto in precedenza.
      Il talento fa ene a chi lo possiede e anche a chi ne ha la possibilità di goderne i frutti. Agli altri insomma.
      E poi … chi sono io per contraddire Sant’Agostino?

  6. Uhm. Se ne parlò anche con Frà Cionfoli, come giustamente hai ricordato. Ed avevo una posizione uguale a questa tua. Perchè no… dicevo.
    Ora sono un pò più scettico. Il problema non è il canto, ovviamente. Ma le tentazioni a cui e sottoposto un uomo di spettacolo… anche se Frate. Diciamo chew rimango agnostico, stavolta…

    • capehorn in ha detto:

      @ Brum = Il pericolo di una “Cionfolizzazione” é sempre dietro l’angolo. Chissà se a quella riuscirà ad opporsi e chissà se avrà l’aiuto doveroso dei confratelli.
      Vedremo cha carte ha in mano il tempo e soprattutto se queste non sono truccate o già truccate.

  7. Lasciamo che canti. Perchè non dovrebbe? C’è posto per tutti, poi si vedrà. Inutile fasciarsi la testa prima di averla rotta.

  8. Oh, che poi frate Cionfoli faceva canzoni di schifo, eh? Diciamolo…

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