CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

E’ arrivato

E’ arrivato l’autunno. Sì, lo so, non è così epocale questa notizia. So anche di essere fuori tempo, giacché è già da una ventina di giorni che viviamo quest’ennesima stagione annuale. Però è incontrovertibile: è arrivato l’autunno.  L’autunno lo possiamo considerare un maturo signore, che ama vestirsi in maniera sobria ma elegante. Non disdegna anche il colore, anche se propende per tonalità terrose, ferrigne. Sa giocare sulle sfumature, ma a volte il gioco gli sfugge di mano, eppure riesce sempre a essere gradevole, pur negli accostamenti anche i più arditi. Accanto a gialli esplosivi troviamo un marrone smorto; mescola rossi fiammeggianti e cupi grigi, ma il contrasto rimane piacevole, indicendo a pensare di come la vita sa essere caduca. Nel cadere o decadere ha ancora dei fremiti, si vuol togliere delle voglie, desidera dare e ancora dare, apparentemente instancabile.

Se lo confrontiamo, l’autunno, con le altre stagioni ci accorgiamo che ha un “aplomb” tutto personale.

Non ha la titubanza primaverile, che con i giorni si trasforma in fregola, nell’irrequietezza di chi deve dimostrare tutto a tutti. Accanto alla delicatezza dei colori, prepara già quelli che sono i frutti di un lavoro che parte da lontano. Dall’autunno ad esempio. Perché è lui che raccoglie e serba fin dall’inizio i frutti per la nuova stagione. Frutti che hanno bisogno di tempo, di calma per mostrarsi. Devono però essere messi a dimora e curati sin dall’inizio e solo l’autunno ha quella sapienza. Alcuni poi li porterà a maturazione solo quella sfacciata dell’estate. Perché ‘estate è sfacciata. Nei colori, nelle luci violente, nella passionalità dei suoi giorni. Eccessiva perché a volte supera la passionalità degradando nella volgarità. Eppure le è perdonato, quell’abbandono fugace e lo sarà per i suoi frutti così copiosi, così desiderati, che si sia portati a pensare che in fondo, anche una piccola scivolata di stile può starci.

Che dire dell’inverno? Così scontroso e burbero. Le precedenti stagioni hanno raccontato tutto e a lui non rimane che farne uno scarno riassunto, che a quanto pare piace poco. Così lo ricopre di nebbia, di neve, di gelo, rimandando tutto a un dopo così lontano, così precario, così titubante, quello quale della primavera successiva.

L’autunno pare dire che ciò che è stato, è stato. E’ tempo di bilanci, è tempo di ripensamenti, ma è anche il tempo di farsi gli ultimi regali. Quelli forse più ricchi e succosi, che potranno venir bene per molto tempo ancora. Regali che travalicano i tempi, alcuni li ritroveremo solo dopo molti altri autunni. Il vino, simbolo di ebbrezza, gioia, meditazione. Ogni autunno lo regala solo se le stagioni precedenti hanno atteso alla vite con cognizione di causa. Lui ci gioca su questo. Se il vino non é all’altezza, la colpa non si può proprio dare a lui. Un a primavera bizzarra, un’estate troppo piovosa o troppo asciutta ed ecco che le botti non preparano mosto ed ebbrezza, bensì un liquido senza polso, snervato. Se invece hanno fatto un buon lavoro, allora l’autunno, memore del suo lignaggio, metterà mano a tutta la sua sapienza, per regalare un frutto degno di quel nome. Non pensiamo però che l’autunno sia un gentiluomo d’altri tempi. Dedito a colorare il mondo, che abita, nel migliore dei modi. Ha anche lui i suoi momenti di furore, di rabbia non reprimibile, dai motivi oscuri e diventa non un buon, ma un cattivo selvaggio. In odio a tutto e a tutti si scatena, distrugge, allaga, sconvolge in ogni maniera; forse vuol fare sentire anche lui che la pazzia non è solo di retaggio agli altri. Anche lui ne é attraversato da una forte e profonda vena. Solo che non sempre la vuole far apparire, non sempre se ne serve per i suoi insondabili fini. Da però serie avvisaglie di quelli che saranno i tempi futuri. Invita a ricoprirsi non solo il corpo, ma anche lo spirito. Le giornate si accorciano e il sole si fa più pallido. E’ tempo di ricominciare a ripensarsi, ad abbozzare idee da svilupparsi durante le ore lunghe della stagione successiva. E’ un ozio costruttivo, quello verso cui spinge l’autunno, non è la vacanza estiva e non è ancora il rimuginare invernale. E’ iniziare ad attendere, a prepararsi ad una nuova lentezza, pur affrettandosi a porre al riparo le ultime cose. Porle e disporle al meglio, perché i giorni che verranno saranno magri e forse duri. Gli ultimi regali sono i più importanti e nell’accoglierli, si deve aguzzare l’ingegno a riporli al meglio. Abbiamo ancora tempo per raccogliere le ultime cose e per rifinire il lavoro, quindi all’opera, perché l’autunno è arrivato.

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30 pensieri su “E’ arrivato

  1. In questo post ti ritrovo in tutto il tuo splendore.
    Autunno: per me sciocca cittadina, il tempo delle stagioni non segue il ritmo della natura, ma si è sempre adattato alle vicende umane: a settembre riaprivano le fabbriche, ad ottobre le scuole, ci si tagliava i capelli per eliminare quelli sbiancati dal sole, si terminavano i romanzi estivi e si tornava a studiare, e a lavorare alla vendemmia, si mollavano gli amori che l’estate aveva svaporato, si facevano progetti. Altro che Capodanno!
    L’autunno caldo. L’autunno tempo di migrare. L’autunno, pieno di sorprese.

    Banale, ma lo so che non osavi e aspettavi che qualcuno la postasse per te 😀 :

  2. Metto il mi piace e mi riservo il commento a più tardi. Dalla lettura veloce ammetto che mi ha affascinato questa dissertazione sulle stagioni.

  3. A noi l’ autunno CI piace, e diciamolo !
    Con il maglioni di tanti colori, e il vino novello che con le castagne è la morte sua, e con gli stormi di uccelli neri com’ esuli pensieri.
    Che anche se azzarda un po’ coi colori, il buon gusto non lo tradisce mai.

    http://melogrande.files.wordpress.com/2011/11/08-colors2.jpg?w=700&h=

    Io se potessi il tempo lo fermerei a ottobre, cape.
    Una di quelle giornate limpide e fresche.

    • @ Melo = Ah … le ottobrate !! Con quel cielo che ha ancora voglia di essere limpido e terso. Con quei colori incredibili e azzardati. Quell’azzardo, vivido ricordo nelle lunghe giornate d’inverno. Per non dimenticare che esistono i colori.

  4. Eccomi pronto a pontificare sull’autunno.
    Il ciclo delle stagioni lo possiamo, come hai evidenziato, paragonarlo alla nostra vita.
    Il tenero fanciullo che cresce, che mette le radici nel mondo rappresenta la fresca e bizzosa primavera con il verde che spunta dagli alberi e nel prato, con i fiori odorosi delle rose, coi capricci del tempo,
    Poi arriva la forza della natura nel ragazzo che si fa uomo, incarnato dalla forte estate, calda, passionale, solare o uggiosa a seconda del tempo. Stagione della vita che può durare a lungo o essere breve per lasciare il posto alla maturità, sua maestà l’Autunno.
    Questa stagione raccoglie i frutti delle stagioni precedenti e prepara la mente all’ultima fase della nostra vita, il freddo inverno.
    Con esso si conclude la nostra vita sotto la terra fredda e dura.
    Dal post, scritto con rara perizia e verve accattivante, si deduce che adori l’età di trapasso dal ragazzo fattosi uomo a quello della vecchiaia, che deve essere consumata nel migliore dei modi.

    • @ NWB = Nel trapasso colgi l’essenza del cambiamento che avviene. Trovi la crescita e la maturazione dei frutti che saranno il cibo futuro. Futuro incerto e misterioso, ma non per questo bisogna rifuggirlo, anzi affrontarlo per conoscere, comprendere.
      Il passato consolida il presente e da la spinta per il futuro, attraverso la maturità che abbiamo ottenuto e dalla quale é bene non separarci. Tanta o poca che sia.

    • @ NWB = Il barolo é solo un forte richiamo alle mie origini, anche se avrei dovuto parlare di barbera, ma é un vino che dopo i tre anni non ha più quelle qualità
      ceh la contraddistinguono.
      Non facciamone un caso di lana caprina, sul vino almeno.
      La maturità riesce a dare risposte. L’importante é avere orecchie ben aperte per ascoltarle.

  5. Questa si chiama Prosa.
    Ho letto avvinta!
    Per me, l’autunno è un signore molto elegante, tuttavia vagamente fastidioso, poiché ci porterà in dono il Mio Nemico. Io vivo di sogni, di primavere e soprattutto dei caldi mesi dell’estate che recano in dono la vita.
    Baci alla Leonessa e un caro saluto al Maestro.

    • @ AB = Sì é elegante l’autunno. Ricorda molto un nobiluomo d’antan. Pronto a indossare i panni per la caccia come allo stesso modo il frak d’ccasione.
      E’ maturità dell’anno, tanto ha dato in tempi lontani ed ora é pronto a raccoglierne i frutti, sapendo già dell’inevitabile futuro. Non credo che lo veda come un nemico, piuttosto come una ineludibile realtà e si comoiace di allontanerla, almeno per un poco, con pazzie cromatiche, con doni inebrianti, con sapori anche forti. Forse con l’autunno si gode più di testa che non di pancia, anche se questa … ha le sue soddisfazioni. 🙂

      Baci estesi e sempre bene accetti.
      Il Maestro va a confondere la faccia con i rossi dei pampini.
      😛

  6. adoro l’autunno con tutti i suoi bei colori e le castagne:)

    • @ M.M = Aaaaaaaaaaaah, allora sei tornata !!!
      Allora castagnaccio e Brachetto d’Acqui per tutti, o preferisci il Moscato d’Amburgo? O il semplice Moscato?
      Perchè quì, c’é da festeggiare e alla grandissima

      BaciAbbraccieCoccole. 🙂

      Questa volta , permettimi di permettermi 🙂

  7. Qui non è arrivato altro che caldo. Non se ne può più….

  8. Porre al riparo le ultime cose? Verissimo. Se non mi sbrigo a raccogliere il basilico mi si seccherà al primo gelo…

  9. Il mio basilico sta fiorendo adesso, sul mio balcone milanese, e stamattina gli uccelli si raccoglievano sulle antenne della tv per migrare. Almeno quest’anno sono in perfetto orario.

  10. @GM = Orto domestico? Allora sei di gran moda !!! Oltre che in perfetto orario.

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