CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivi per il mese di “gennaio, 2013”

UFFICIO FACCE 2013 – Gennaio

Il fatto che il peggio sia avanzato in ogni dove e abbia smerdazzato in conseguenza, impone una domanda semplice , ma inequivocabile.

Chi pulisce?

Ufficio Facce.

 

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Ufficio Facce – Gennaio 2013

Vista la campagna elettorale in corso, ci si chiede nell’ordine:

  1. che cosa abbiamo fatto di male?

  2. che cosa non abbiamo fatto?

  3. c’é possibilità di rimediare, almeno in questa vita?

UFFICIO FACCE

Ora che …

Ora, che tutto è finito. Che ci siamo messi alle spalle un altro anno è facile e al contempo difficile, fare un bilancio del tempo trascorso. Facile perché tutto si è dissolto, tutto appartiene al passato, che sia prossimo o remoto, ed è entrato a far parte della nostra vita e non è detto che siamo disposti ad archiviare tutto. Con ordine e metodo: catalogare e riporre cose e esperienze che ci hanno visto protagonisti o semplici spettatori. Neppure sentiamo l’esigenza di riporlo, questo passato, in maniera disordinata, affidandoci ad un ripescaggio della memoria, guidato dal caso o anche dalla necessità.

Risulta altrettanto difficile, perché occorre uno sforzo per stabilire quali che siano le cose migliori accaduteci. Quelle che necessariamente., doverosamente o anche sentimentalmente hanno caratterizzato il tempo trascorso. Quelle degne di fare da base per il futuro prossimo venturo. Personalmente e faccio mie le parole dell’Ufficio Facce, nella speranza che il peggio, abbia dato il meglio di se, per l’anno che è venuto mi auguro … già, cosa mi posso augurare?

Potrei augurarmi di non doverlo vivere come Paperino. Si, avete capito e letto benissimo. Paperino, il nipote sfortunato, iracondo e pasticcione di Zio Paperone. Quello che da innumerevoli anni veste alla marinara. Che guarda sconsolato il vuoto del suo portafoglio. Curato a vista dalla sfiga più nera e che viaggia con un macinino targato “313”. Di questi tempi , non so voi, ma è un personaggio che mi sta molto a cuore, quasi mi ci proietto. Vero è che  non viaggio nell’indigenza, che la targa della mia auto non ha neppure un tre, nella combinazione alfanumerica e che non ho uno zio mega miliardario, ma mi sento come lui. Un po’ schiacciato e oppresso da un mondo che fatico a capire. Dalle troppe regole farraginose e contraddittorie, Ricco di balzelli, ahimé. Una cornucopia negativa che non smette neppure un attimo di elargire iatture, che si appiccicano come morchia. Fossero solo i balzelli, divenuti soffocanti. Anche altre parti della società le sento spire soffocanti, invadenti sempre pronte a guidarmi dove non voglio andare, a suggerirmi pensieri che non mi appartengono, a impormi scelte di cui posso farne a meno. Lavoro, politica e via discorrendo. E’ difficile sottrarsi, in questi casi e per questi quasi sfoghi, al facile populismo, ma non si stava meglio quando si stava peggio, perché peggio di così, non ricordo di aver vissuto. Fette intere di società che vivono parallelamente le une con le altre, in una corsa all’infinito e la geometria c’è d’aiuto, ma non di conforto. Sappiamo e conosciamo i mali, ma non c’è nessuno che voglia applicare la propria ricetta per un tentare una possibile guarigione. Anzi se mai vi fosse, ebbene a quello o quelli si farà di tutto  per impedire di porla in essere. Che dico: almeno tentare.  Lo sfascismo impera, una furia iconoclasta dove testa e pancia si sono gelificate in un pastone irriconoscibile, tanto che il singolo si trova a combattere, solitario Don Chisciotte, contro mulini a vento, anche artatamente posti sul suo cammino. Mulini inconsistenti a volte, oppure solide costruzioni indistruttibili ed ogni volta siamo chiamati a combattere con foga, tanta da uscirne esausti, senza più forza per batterci invece nelle buone battaglie. Eppure credo che i giorni che verranno, ci vedremo costretti ad alzare la testa per dire basta. Sia chiaro, non voglio agghindarmi da “sanculotto” ed innalzare la ghigliottina in ogni piazza del nostro Paese. La rivoluzione sarà anche bella, ma procura un mare di guai e ne abbiamo di che esportarli in ogni dove, al momento. Però mi par giusto cominciare a dire dei: no. Cambiando stile di vita, cambiando interlocutori, pretendere di far bene le cose che facciamo e altrettanto bene devono essere fatte quelle che riceviamo. Rimettere in piedi, rinfrescarle, attualizzarle certe parole che questi tempi uggiosi hanno deciso, propria sponte, di porre fuori uso. Dovere, responsabilità, morale, etica, merito, professionalità. Parole che ora appaiono vuoti contenitori, facciate di sepolcri imbiancanti, il più delle volte alla meno peggio. Parole che un tempo contavano, su cui si costruivano educazioni, formazioni sociali. Erano vanto di chi non solo le conosceva o le possedeva, ma soprattutto di chi le praticava. Quelli stessi che sono guardati ora con un ombra si sospetto; dalla presenza ingombrante e infastidente, che ci ricordano come dovremmo essere e additano ciò che siamo diventati, anche volutamente. Mi auguro di ripescare, anche se ciancicata e sgualcita la coscienza del singolo, ma anche quella della collettività, perché so che siamo belle persone e che gli esempi non provengono solo dall’alto, ma anche da quelli pari a noi. Mi auguro di dare e di ricevere, non facendolo pesare a nessuno, perché regalare è gratuità, compassione, amore. Mi auguro di avere la possibilità di diventare un po’ più uomo, che è già un buon inizio.

Se poi c’è qualcuno che per vari motivi è affetto da triscadeicafobia, non si affligga e non faccia poi tanto il talebano della situazione. Niente dodici più uno o quattordici meno uno ad esorcizzare una verità lunga 365 giorni. Allontani il desiderio che quest’anno, dal numero negletto da molti, passi in un istante e si ricordi delle parole del “L’anno che verrà”  …“ … E se quest’anno poi passasse in un istante, vedi amico mio come diventa importante che in quest’istante ci si anch’io …”. Può essere solo un instante , ma è importante esserci.

Esserci per partecipare “ … è questa la novità”.

 NB:

Nel 1913, il ventisei ottobre fu introdotto il suffragio  universale in Italia. In verità era solo per i maschietti e quelli erano i tempi, ma bastava aver assolto il servizio militare a anche gli analfabeti avevano diritto di tracciare il proprio segno sulla scheda elettorale. Visti i tempi era una gran conquista.

 La Leonessa, la luce dei miei occhi è nata il tredici di agosto e per lei non esiste più bel numero. Quando giocava a pallavolo era il suo numero, ora si è dovuta accontentare (!?) di un suo simile.

Il tre, perché s’è mai visto un pilone sinistro con il numero tredici? Suvvia non confondiamo le linee.

Ufficio Facce – Gennaio 2013

Nella speranza che il peggio, abbia dato il meglio di se … abbiamo davanti 365 giorni di viaggio. Un passo dopo l’altro

Ufficio Facce

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