CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Questi monsignori

“Questi monsignori, questi porporati, questi principi della chiesa …”. Così inizia uno dei capitoli più intriganti, almeno dal punto di vista storico ma non solo, de “A che punto è la notte” della mai dimenticata ditta Fruttero & Lucentini. Capitolo intenso e quasi irreale, vissuto dai due personaggi, il Cardinale appunto e il Commissario, che in una fredda canonica a due passi dal luogo dove si è consumato un delitto, discute su lontane eresie. Tali che hanno attraversato la Chiesa, sino al limite di minarne le basi e che riaffiorano di tanto in tanto, quasi stimoli di un vento che pare non volersi chetare. Colpisce soprattutto il tono del colloquio e tutta la costruzione ideologica ed espositiva che fa il Cardinale. Non tanto per colpire l’eresia, piuttosto come intuendo, prevedendo dove potrebbero andare a parare le domande del Commissario, crea attorno agli aspetti più spigolosi del discorso, una sorta d’impalpabile, ma non per questo impenetrabile area di sicurezza. Dice, ma glissa, evita, ma ipotizza; suggerisce, ma tace, in un gioco sottilmente diplomatico tanto che da indagato diviene inquisitore, ribaltando il gioco delle parti.

Ora che tutto è avvenuto, che sono trascorsi i giorni dello stupore e se vogliamo, anche dello spavento e dell’incomprensione, tanto eclatante è stata la notizia, mi pare giusto accostare la mia voce a quella, di certo più autorevole, che già ha fatto sentire il proprio tono e con quello le proprie ragioni.

Ora non contesto e non ho statura tale per farlo, i motivi che hanno spinto il Papa ad un passo, di cui si era perso nei secoli il senso e la misura. Credo anzi che, con quel gesto, abbia misurato a ciascuno di noi quanto in realtà sia fragile, per ogni singolo uomo, la propria vita. Ha compiuto un atto, direi profetico, perché abbandonare il Soglio porta in se, una carica di umiltà, ma di sovrana libertà che è difficile da sottovalutare. Anzi al contrario è e sarà l’oggetto di disamine ben più attendibili, e per molto tempo. Lascia un’eredità, non solo al suo immediato, ma anche ai suoi prossimi successori, con la quale misurarsi. Anche noi lo saremo, perché esiste da oggi un prima e un dopo Benedetto XVI. Si dirà o potrà dire di tutto e l’opposto contrario, certo è che con quel suo “Non possumus”, dettato da vari, pressanti e sicuramente pesanti fattori, ha tracciato un solco, posto un termine ineludibile. In questi otto anni ha voluto affrontare temi che oramai erano e sono oggetto gravemente contundente per la Chiesa. La pedofilia e i suoi orrori, lo I.O.R. e l’ambigua presenza sul “mercato” di una cassaforte ecclesiastica, la sempre più forte ingerenza locale delle varie “Curie Episcopali”, un sempre più marcato ateismo sociale. Questo poi non solo riguardante la Chiesa e ciò che rappresenta, ma anche verso i principi fondanti le ragioni della società, come la intendiamo, ma non viviamo, oggi giorno. Contro questi mali si è lanciato in una battaglia sofferta e sofferente, forte di quello spirito cattolico calvineggiante che contraddistingue la cultura tedesca. In prima persona ha lottato e certe posizioni non hanno deposto a suo favore, anzi gli hanno alienato ben presto simpatie e forse anche amicizie. Soprattutto in quei luoghi dove le alleanze contano. Eppure ha proseguito con fede titanica, ma al contempo usurante, eppure certo della bontà della sua opera. Alla fine si è reso conto che le parole da lui pronunciate al momento impetuoso, dell’”habemus papam” : “Sarò null’altro che un umile vignaiolo, nella vigna del Signore”, hanno declinato tutta la loro vera carica. Con umiltà è entrato nella vigna, con dignità l’ha coltivata secondo le sue forze e con altrettanta umiltà e dignità ora la lascia.

La lascia in un momento storico e di difficile interpretazione. Troppi e contrastanti sono i segni e i richiami di questo periodo. In un’Europa, che sta invecchiando, ripiegata su se stessa alle cui genti fin troppo è urlata una politica indirizzata più alle loro pance, della cui vuotezza per troppi non è una metafora, che alle loro menti. Che vive accanto, un po’ schifata e schizzinosa, di altrettante genti più che mai in bilico e che n on riesce a darsi delle risposte forti e a questo punto rivoluzionarie.

Il successore di Pietro si trova di fronte una Chiesa, nella quale i “poteri forti” si guardano in cagnesco l’un l’altro, attenti a consolidare una secolarizzazione che già per troppe vie, ha trovato terreno fertile. S’interroga ora, pressata dagli eventi se sia più utile seguitare sulla secolare strada di una chiesa eurocentrica, oppure abbandonarsi alla vera vocazione di universalità, non importando quale sia il luogo d’origine del nuovo Pietro, ma piuttosto abbracciando la cattolicità da qualche tempo attesa. Ora sembra quasi che debba decidere se affrontare una sorta di rivoluzione, al di fuori delle logiche laiche di un “Manuale  Cencelli” ad hoc, oppure attendere la maturazione dei tempi.  Dovrà scegliere tra una dolorosa transizione, oppure, sullo stimolo delle molteplici voci, che chiedono continuità e profondità dell’azione benedettina, scegliere un “pescatore” giovane o comunque forte abbastanza da portare su di se un peso così grande.

Di là da quali e quanti potranno essere i numeri e le alleanze generate, certo è che i conclavisti dovranno affrontare la certezza di avere nelle loro mani e nelle schede che porranno nel calice, che farà da urna per le elezioni, un destino che segnerà i tempi a venire. Questa volta sono chiamati alla prova più difficile, rendere chiaro il cammino futuro della Chiesa e dei suoi fedeli e anche di quelli che osservano si con distacco, ma non per questo non attendono come tutti, un segno di speranza vera, di fede che possa alimentarne il fuoco.

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16 pensieri su “Questi monsignori

  1. Hai introdotto l’argomento in maniera davvero brillante con un romanzo, forse non il migliore della coppia ma sicuramente molto in linea con quello che è avvenuto, avviene e forse proseguirà nel tempo.
    La chiesa è ammalata e il Papa ha provato a somministrargli una medicina ma il malato si è messo a tirare calci, come un mulo.
    Il papa tedesco non mi ha mai acceso l’anima. L’ho trovato sempre troppo freddo e distaccato, puntiglioso nelle apparenze, diciamo meno umano die due predecessori. Ma con l’atto di dimettersi in maniera inusuale ha dato una scossa alla chiesa cattolica. Però non so fino a che punto questa servirà. Il clero ecclesiale è troppo terreno, troppo attaccato al potere e ai poteri forti, a chi ricco e danaroso offre prebende e poco incline al suo magistero, alla vicinanza di chi soffre o è povero. Almeno questo nelle sfere più alte. Poi al basso ci sono sacerdoti, istituzioni che si comportano come la dottrina cristiana ha insegnato.

    • @ NWB = Che non abbia acceso gli animi idi molti, questo é stato palese sin da subito.Forse perché ancora abbagliati da una figura di enorme carisma che per vent’anni ha dominato la scena ecclesiale. Vuoi per propria capacità, innegabile, vuoi anche perché ha saputo cavalcare i media con un’abilità, nell’accezione migliore della parola, encomiabile. Ora proseguire su quella riga sarebbe stato arduo se non impossibile. Benedetto invece, si é preso in mano il ventilabro, perché conscio di quali e grandi buchi neri aleggiassero su di una Chiesa che stava perdendo sempre più il polso vero della situazione e sempre di più l’effimero che corre nel mondo. Credo che al di là del Tevere ci sia stata e perduri una lotta di potere inimmaginabile. Scardinare un’eredità secolare di poteri più o meno vissuti, più o meno occulti alla Chiesa stessa é stata e sarà una impresa ardua. Benedetto ha messo la sua, di faccia, quando contro la Chiesa “apparato” si sono scagliati un po’ tutti. Ha difeso la “Dottrina” con quel vigore che gli é congeniale e frutto della sua militanza teologica e dogmatica, a cui non può prescindere. Ma un conto é vivere come il pensatore, un altro é affrontare quotidianamente l’amministrazione di un apparato così composito. Da una parte é monarca assoluto, ma dall’altra deve rendere conto alle migliaia di fedeli sparsi in tutto il mondo e con culture ed esperienze, anche diametralmente opposte. far condividere Dio e Mammona, giusto per la semplice amministrazione, é un impresa titanica per la quale occorre tutto ciò che a Benedetto ora manca. Anche l’appoggio incondizionato dei suoi collaboratori, oltre che delle sue forze. L’età e le conseguenze, lo ha consigliato di fare quello che nessuno mai si sarebbe aspettato. Andarsene, conscio di aver operato per quali e quante fossero le sue forze. Con il rimpianto forse di non avere dieci anni di meno per poter portare a compimento quell’opera di pulizia che sicuramente noi tutti vogliamo.

      • Non lo so se avesse avuto dieci anni di meno cosa sarebbe riuscito a fare. D’altra parte non sarebbe stato eletto se avesse avuto dieci anni di meno, perché avrebbe uguagliato il suo predecessore sulla cattedra di Pietrp. E questo non lo voleva nessuno. Però abbandoranare equivale a fuggire dal peso delle responsabilità

        • @ NWB = Che non lo volesse nessuno, non lo credo. Dopo il ciclone Karol la Chiesa aveva bisogno di un rallentamento se non una frenata. Un fine teologo come Josef era l’uomo giusto, secondo me e visto che l’aria doveva essere combiata Lui ci ha provato e con tutte le sue forze. Forse troppo pragmatico, forse troppo teutonico, per i sofismi curiali. Poi si sono sollevati tanti e troppi coperchi che i predecessori avevano voluto tener chiusi in un maniera o nell’altra. Invece Lui li ha scoperchiati e così facendo si é esposto in prima persona. Prendi il caso della pedofilia. Lui ha cercato l’incontro anche con le vittime, seguendo un po’ traccia carolina del richiedere il perdono per le malefatte della Chiesa. Tutto ciò gli é ivalso i favori di molti all’interno dei poteri forti ecclesiastici. Sicuramente gli hanno fatto guerra e che guerra, tra le stanze sacre. A lungo andare e con il gravare di una situazione fisica non prorpio al top, ha ridimensionato le sue posizioni e i suoi slanci, fino ad accettare il fatto che di tutti i suoi intenti, in nessun caso é riuscito a venirne a una. Però ha dato delle indicazioni. Primo che con più forze e più giovinezza si può arrivare in fondo e che stare sul soglio petrino é commisurabile alle forze possedute e alle personali capacità.
          Chi vestirà il pallium avrà anche quell’eredità, un pesante fardello difficile da lasciare in un angolo.

          • Non sono molto convinto della tua diagnosi. Ovviamente opinioni personali.Mi lascia perplesso che, se dovesse fare opera di pulizia, si elegge un papa a 78 anni. Se si vuole un papa ramazza se ne elegge uno di 60, che ha energia e possibilità di vivere per almeno un ventennio. Che non fosse in salute lo si sapeva anche otto anni fa.
            Insomma non si voleva un papa giovane, un papa in salute. Su questo non ho dubbi. Chi manovrava potere, soldi e qualcosa d’altro, pensava a un Papa più arrendevole di quello che è stato in realtà. Secondo me è stato questo il motivo per cui si è trovato in mezzo al fuoco amico.

          • @ NWB = Che non fosse un pezzo di pane, lo sapevano le “berrette rosse”. Benedetto é stato uno dei più fidati consiglieri di Giovanni Paolo. credevano che il pontificato giovanneo continuasse ancora per qualche tempo e per certi versi é stato così. Possiamo considerarlo definitivamente concluso il prossimo 28 febbraio. Certo non si aspettavano che il Papa tedesco volesse incidere, come ha tentato di fare, in quegli aspetti più tenuti nascosti della storia “secolare” della Chiesa. Si é rivelato più progressista di quanto aveva dato d’intendere prima e la palma del conservatore é passata a Giovanni Paolo. Sono sempre più convinto che le forze fisiche non gli abbiano permesso di realizzare quelle riforme nella Chiesa, che si era posto.
            Lascerà in eredità, al suo successore, il cammino che ha intrapreso, sempre che l’erede abbia intenzione di seguirlo, ma credo che l’opera di pulizia debba essere portata fino in fondo. Da molte parti si é levata la voce che il “male” é entrato dalla porta principale e si é fatto spazio, fin troppo. Molto c’é da eliminare, ridimensionare, contenere e cancellare.
            La ruota della Chiesa é lenta nel suo girare, ma gira e poi … c’é sempre il “Capo” e sappiamo tutti che tipo é.

          • Può darsi che tu abbia ragione ma non ne sono del tutto convinto

          • @ NWB = Le impressioni che ho su questo caso, sono quelle che ti ho espresso a grandi per linee. Molto dovrà essere scritto sul perché Benedetto é arrivato alle dimissioni e sulle conseguenze di queste, sul futuro della Chiesa.
            E’ una partita totalmente e talmente aperta che non azzardo nessun pronostico.

  2. Il Papa aveva contro la Curia, inutile negarlo. Ed è stanco per le molteplici battaglie affrontate prima, da consigliere supremo, e in seguito da pontefice, molte delle quali purtroppo perse. Uomo rigoroso, intelligente, coltissimo, ha imitato Silla. Però per andare in un convento a scrivere, e non in campagna con una dolce fanciulla.
    E’ una scelta che merita rispetto.
    (Non il convento, ovviamente; intendo l’abbandono del soglio).

  3. @ AB = Del suo rigore, tutti noi abbiamo avuto più che una prova. Non solo, ma anche dell’acutezza delle sue vedute e della prudenza che ha profuso nel manifestare le sue idee.Essere il capo supremo di un’organismo che deve saper coniugare al meglio ragione e sentimento, calibrandone le dosi; esaltando prima un aspetto e poi reprimendo un altro, in un gioco di equilibri difficili da gestire e mantenere. poi , nn ultimo come sempre, il fattore umano. Non solo il proprio, ma anche quello di chi lo circonda. Credo che la sua solitudine sia una delle peggiori, che un uomo tocchi vivere. In mezzo a tanta gente, ma solo a lui é demandata ogni decisione e la responsabilità credo che a lungo andare schiacci e triti sia la ragione che il sentimento di ognuno. Benedetto ne é stato straziato e da persona umile qual’é ha deciso di non infierire oltre, su di se , ma anche su gli altri.
    Decisione comprensibile, ma di sofferenza anche da chi é semplice spettatore.

  4. Woytila, con la sua abilità politica e mediatica, è riuscito a tenere nascoste tutte le oscurità del Vaticano, bloccando di fatto i tentativi di innovazione e conservando il conservabile. Ratzinger, eletto per consentire alla Chiesa di prendere tempo, tenendo stabili gli aspetti speculativi, senza cedimenti al relativismo e al laicismo dominanti, si è trovato di fronte a scelte non più rimandabili, per il bene della Chiesa, scelte di apertura che una stretta ortodossia non poteva accettare, scelte di trasformazione etica, che renderebbero però la struttura ingovernabile. Ha affrontato scandali che mostrano chiaramente l’insostenibilità di una gestione tradizionale del marciume ormai stratificato nelle gerarchie cattoliche. Di fronte a questo non poteva che esprimere, onestamente, la sua inadeguatezza. Occorrerebbe un uomo di grande forza, capace di sostenere l’innovazione e la trasparenza, in grado di risolvere la crisi delle vocazioni e della credibilità di una struttura che si avvia verso un rapido declino. Ma temo che i conservatori riescano a tirar fuori dal cilindro un altro Woytila, per tirare avanti in qualche modo per altri vent’anni.

    • @ GB = Spero proprio di no. Stranamente questi li avverto come tempi di rivoluzione. Non infiamma come nel ’68, ma se ne avverte tutta l’esigenza, l’urgenza. A richiami coinvolgenti, si pretende un altrettanto coinvolgimento di chi li ha lanciati. Dalle parole ai fatti e se si dovesse sbagliare, credo che si sarebbe altrettanto pronti a ricominciare. Si impongono sacrifici? Bene, che siano per tutti in misura adeguata alle possibilità e alle capacità di ciascuno. Non é più tempo di diktat: “Armiamoci e partite”. Se ci si deve armare e partire, si deve fare insieme e verso obbiettivi certi, perché di fumo non ne vogliamo più sapere.
      Continua a dirlo e lo ribadisco anche ora. L’opera cominciata da Benedetto deve essere pertata alla fine e se le conseguenze fossero anche le peggiori, meglio radere al suolo e costuire ex novo, piuttosto che restaurare e male.
      E’ scritto che non bisogna mettere una pezza nuova sul vestito vecchio. la pezza non tiene e il vestito si rompe.
      Chi l’ha detto ne sapeva e ne sa più d’ogni altro.

  5. Non è tipo che susciti calorosi consensi, però non lo definirei freddo, piuttosto riservato, abituato alla compagnia dei libri che amava, raccolto. Correggimi se sbaglio, mi pare che amasse molto lo musica e penso avesse anche un pianoforte. Ma forse mi confondo con un altro. Comunque non aveva certo la tempra del suo predecessore e si è trovato a dover fronteggiare situazioni davvero pesanti. Ha avuto l’umiltà di capire il suo limite e lasciare.
    Anche secondo me è tempo di cambiamenti, era ora! Ognitanto bisogna cambiare aria nella stanza.

    • @ S 11 = Per l’eredità ricevuta, molti avevano creduto che avrebbe continuato semplicemente ad amministrarla, invece ha detto: grazie, ma faccio di testa mia. Ha provato e riuscito in qualche modo a cambiare il corso degli eventi, ma questi si sono rivelati troppo grossi rispetto alle sue forze. E’ un fine pensatore e non un uomo d’azione a tutto tondo. Questo suo gesto lascia un segno profondo però; anteponendo la fede, con tutti i suoi significati, al potere, con altrettanti significati ed accezioni, ha dichiarato le sue deboli forze, riconoscendo che per lui non era più possibile proseguire sulla strada intrapresa, ma allo stesso tempo ha indicato la via che il successore potrà continuare o cambiare. Credo che il prossimo Papa proseguirà nell’opera di cambiamento e rinnovamento, perché l’aria é diventata irrespirabile, per certi versi.

  6. Sono un pò in inbarazzo. Dire che abbia fatto bene significa dire implicitamente che Giovanni Paolo II abbia fatto male a rimanere, pur essendo in condizioni fisiche molto peggiori. E questo non lo sosterrò mai. Non so.

    • @ Brum = I casi sono diversi, perché ogni Papa é diverso. Nel primo caso G.P. non avrebbe mollato mai , anche se fu tentato di farlo, o comunque si pose il problema e prima di lui Paolo Vi e anche Giovanni XXIII.
      In questo caso Benedetto ha reputato di farlo perché crede nel rinnovamento e ne ha indicato una possibile via, pur non avendo ora le forze e l’età di portarlo, questo rinnovamento, fino in fondo. Credo che da quel monastero partiranno, in segreto consigli e suggerimenti, se richiesti ben inteso.

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